Ikkitousen: Great Guardians

…e dopo il fanservice e ulteriore fansevice, cosa possiamo aspettarci dalla terza serie?

Ikkitousen: Great Guardians

Questa terza serie riprende il filo qualche tempo dopo il termine della seconda. La minaccia di Motoku è stata sventata, e le tensioni tra le scuole si sono visibilmente rilassate: oramai molte guerriere si frequentano anche se sono di istituti diversi.
Un avvenimento, tuttavia, scuote la tranquillità: Ryofu Housen, che morì nella battaglia finale contro Toutaku (prima serie), sembra essere tornata in vita! Non ha tuttavia conservato alcuna delle sue memorie… cosa sarà mai accaduto? Lei è davvero Ryofu e, se sì, come fa ad essere nuovamente viva? Come mai alcune persone iniziano a comportarsi in maniera a dir poco strana? Chi c’è dietro a tutto ciò?

Partiamo innanzitutto dal punto focale di questa serie: il fanservice. Durante le prime puntate si torna ai livelli della prima serie, con mutande e tette in ogni dove: inoltre, rifanno la loro comparsa le scene ai limiti dello yuri-hentai: nulla di esplicito, ma la differenza è solo di pochi cm2 di stoffa. Dopo circa la metà delle dodici puntate, tuttavia, il livello di zozzerie visive si riduce abbastanza sensibilmente. C’è addirittura un combattimento in cui si colpiscono e le tette non volano al vento!!

Sulla trama, gli autori hanno probabilmente fatto un ragionamento. Nella prima serie avevano avuto qualche ideuzza, e il resto era nebbia. Nella seconda serie la storia era un casino senza senso. Nella terza… perché darsi la pena di pensarci troppo?
In seguito a tale illuminato pensiero, la prima metà della serie è composta di filler comico/ecchi che non portano da nessuna parte il mistero della resurrezione di Ryofu (preso per naturale dopo due minuti da qualsiasi personaggio). Verso puntata 7-8, probabilmente per uno scrupolo di coscienza, il problema inizia ad essere affrontato. Nelle puntate rimanenti, la trama prende pertanto un’accelerata notevole: tra sbandate, discorsi e qualche mazzata, si arriva ad avere un quadro abbastanza completo della situazione. Volendo fare un riassunto, ci troviamo dinnanzi alla solita storia del personaggio che è cattivo perché è stato maltrattato, non capisce l’amicizia, si sente solo e quindi vuol distruggere tutto: l’originalità è morta alla seconda parola di questa frase, ma perlomeno non si sono avventurati in idee assurde e insensate. Anche tutta la menata del “devo farlo perché è il mio destino”, di cui erano tristemente permeate le prime due serie, è un po’ meno presente.

I personaggi sono i soliti di sempre, con un paio di nuove entrate che però risultano parecchio inutili. La sorella di Hakufu ha la stessa utilità di una narice sulla schiena, e il Grande Cattivo trama nell’ombra… talmente nell’ombra che interagisce con gli spettatori solo nelle ultime due puntate.
Sui protagonisti che ci accompagnano da tre serie è stato fatto un lavoraccio: praticamente tutti sembrano le caricature di sé stessi, e soprattutto Kan’U Unchou e Ryonmou Shimei (due delle poche che nelle precedenti vicende avevano fatto una figura almeno decente) sembrano delle totali idiote in confronto alle pseudo-rispettabili guerriere che erano prima. Anche i loro stili di combattimento diventano totalmente inutili, poiché qui ci si picchia ben meno che nelle prime due serie: peccato.
Inoltre, praticamente chiunque ha un quoziente intellettivo a cifra singola: tutti vengono presi in giro dai più ingenui dei trucchetti, cadono nelle trappole inconsciamente dopo che, tre minuti prima, qualcuno aveva detto loro che X era un nemico, eccetera.
L’unico personaggio che in fin dei conti mi ha sorpreso è Ouin Shishi: per quasi tutta la serie pensavo “ecco, la continuity se ne va a ramengo, lui non era più così” e poi mi son trovato colpito dal fatto che tutto ciò avesse una motivazione, e che essa fosse coerente con il carattere dell’eroe di 1800 anni fa che vive in Shishi.

La grafica ha fatto un passo indietro rispetto alla seconda serie (che sia stato un taglio di fondi, visti i risultati del passato? Chissà), e i combattimenti sono meno spettacolari di un tempo – e sono anche di minor numero.
Nulla da dire sulla parte audio, con opening ed ending nella norma e delle voci appropriate.

Beh… che dire. Giunti oramai alla terza serie, non avevo alcuna aspettativa per Ikkitousen: Great Guardians. Per quanto rimanga una serie a mio parere scarsa e senza alcun mordente, tuttavia, devo concedere che in un paio di punti ho visto qualche barlume di decenza che non fa sprofondare questo terzo capitolo ai livelli del secondo.

Voto: 5,5. Siamo sui livelli della prima serie: tante tette, qualche scena quasi zozza e uno straccio di trama per tenere insieme tutto. Non basta, ma magari qualche 15enne ingrifato potrebbe rimanerne colpito.

Consigliato a: chi ha gradito la prima serie di Ikkitousen; chi vuole tante tette all’aria, e non si stufa delle trame trite e ritrite; chi si chiede quanti baci saffici si possono infilare in un anime con la scusa del “è per la trama”.

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