Ikkitousen

Oltre le frontiere del fanservice:

Ikkitousen

Millenni fa ci fu un periodo denominato “dei Tre Regni”, in cui grandi guerrieri e generali si dettero guerra con un’abilità bellica impareggiabile. Le loro anime sono state conservate in talismani, chiamati Magatama: le persone che indossano tali amuleti vengono pertanto pervasi dallo spirito e dalle caratteristiche dell’eroe relativo.
Ci troviamo ora nella Cina moderna: sette licei si fanno la guerra a suon di mazzate per stabilire la gerarchia tra di esse. Un’antica leggenda dice però che arriverà il Re dei Re e soggiogherà tutti: corrisponde a realtà? È possibile che Hafuku, una ragazza dalla testa all’aria, sia tale persona? Oppure qualcuno interferirà con il suo destino già preannunciato, e cambierà le carte in tavola?

Questo anime parte, prima di aver visto anche solo un minuto di puntata, con delle buone carte in tavola: un’idea non originale ma che può dare motivazione a molti combattimenti; una trama basata su un antico racconto cinese realmente esistente; la possibilità, con sette fazioni in gioco, di molti cambiamenti di fronte e colpi di scena.
Dopo aver visto un paio di minuti, tuttavia, si capisce che tutto ciò non andrà a realizzarsi: si comprende infatti che ci troviamo avanti ad un concentrato di assoluto fanservice mascherato da anime.

La sere di elementi in tal senso è davvero impressionante. L’80% dei personaggi è di sesso femminile. Nessuna ha una taglia di reggiseno inferiore alla quarta. In ogni puntata ci sono da un minimo di 25 fino a 50 esposizioni di mutande, tette o combinazioni dei due elementi. Nei combattimenti ogni colpo sarà inizialmente indirizzato al torso, per strappare la maglietta. Le (fortunatamente) poche battute sono tutte a sfondo beceramente sessuale. Vengono regalate scene yuri totalmente gratuite. Ogni inquadratura si ferma per 10/15 secondi sulle minigonne o sui reggiseni strabordanti.
Sicuramente dimentico moltissimi dettagli in tal senso, ma dall’elenco qui sopra si può capire il tono della serie: qualsiasi possa essere la piega che venga presa dalla storia, essa verrà inesorabilmente schiacciata dalle continue interruzioni che tali elementi portano.
Anche i combattimenti risultano abbastanza noiosetti, in parte perché l’animazione non è spettacolare, e in secondo luogo perché ad ogni calcio la gamba rimane sollevata a mostrare le mutande per diversi secondi, spezzando ogni ritmo di combattimento possibile.

La storia in sé è abbastanza una delusione: l’acclamato legame con il romanzo dei Tre Regni è totalmente fittizio, dato che di tutti i personaggi nominati non uno compare nella saga originale, e gli avvenimenti narrati non vengono qui rispecchiati. La storia si spinge avanti in maniera poco credibile, dato che quasi tutto viene giustificato con “è il mio destino che mi dice di fare così”: è una delle scuse più squallide per motivare delle azioni altrimenti inspiegabili. Non mi metterò nemmeno a parlare delle incongruenze storiche tra ciò che dichiarano e ciò che accade poiché penso che nessuno, dopo più di cinque minuti di visione, stia ancora a vedere se la storia ha un senso…
I personaggi stessi sono profondi come pozzanghere, e non ci si preoccupa per loro nella maniera più assoluta: la protagonista stessa è l’archetipo del personaggio inutile, facendo della sua stupidità l’unico aspetto distintivo, e vincendo le battaglie sempre nello stesso modo (non a lei imputabile, dato che subentra l’anima dell’antico guerriero…).

Insomma, tutto da buttare? Beh, non me la sento di dire così. A dirla tutta qualche combattimento decente c’è (principalmente i momenti dove Hafuku perde il controllo e diventa una belva): inoltre, un paio di colpi di scena sono apprezzabili e, se messi in un contesto diverso, avrebbero potuto essere dei buoni punti di svolta.
Ogni tanto la serie riesce anche a strappare un mezzo sorriso, anche se in genere la cosa è dovuta al pensiero di “ma che tristezza”: soprattutto quando subentra la madre di Hafuku salta fuori qualche siparietto indecente che magari un pochino fa sorridere.

Il disegno, per essere del 2003, è decisamente scarso: anche l’animazione non è un granché, e questo è un bel problema per un anime d’azione.
Le musiche sono invece curiosamente ben curate, con una buona opening (fatta dagli stessi che hanno curato la quarta serie di Initial D) e un’ending apprezzabile.

Insomma, Ikkitousen è un anime che può essere apprezzato soltanto dal selezionatore dei programmi per il pomeriggio di Italia 1, oppure dai 15enni in presa a crisi ormonali. Per loro c’è infatti tutto il necessario: botte gratuite, tette, culi, scene ai limitissimi dell’hentai, battute becere e una pseudo-trama. Non posso dire che qui e là non ci sia stato qualche momento interessante: non sono però in grado di dire se fosse per qualche effettivo merito, oppure se l’eccessiva esposizione alla biancheria intima femminile mi abbia momentaneamente inabilitato l’uso delle sinapsi.

Voto: 5,5. Perlomeno fa capire subito di cosa si tratterà, e quindi è una serie onesta al 100% con lo spettatore. Questo però non basta per salvare l’anime in sé dai suoi numerosissimi difetti.

Consigliato a: chi di fanservice ne vuole sempre di più; chi di tette e culi ne vuole ancora di piu; chi di nudità gratuite ne vuole ma davvero davvero di più.

Annunci

2 thoughts on “Ikkitousen

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...