Ayakashi – Japanese Classic Horror

Storie di paura di gusto classicissimo, ambientate nell’antica Edo.

Ayakashi – Japanese Classic Horror

Questo anime di undici puntate è diviso in tre storie ben distinte, tutte ambientate attorno nel Giappone tradizionale. Essendo le tre molto diverse tra loro, con la paura e l’angoscia come unica cosa in comune, le riporterò separatamente.

Parte 1: Yotsuya Kaidan
Iemon è un ronin, un samurai che ha perso il suo padrone. Gira voce che abbia rubato il denaro del suo defunto maestro, e per questo gli viene negato il matrimonio della donna che ama e che porta in grembo il suo bambino: il padre non acconsente alle nozze.
Approfittando dell’oscurità, Iemon decide pertanto di liberarsi del vecchio, e promette all’ignara Oiwa di vendicare la morte di suo padre. Con tale atto nefando inizia la sua caduta verso gli abissi della grettezza: in seguito a vari avvenimenti la moglie, ai limiti della sopportazione, muore e giura vendetta contro tutte le famiglie coinvolte negli intrallazzi che l’hanno vista vittima.

Questa prima storia è probabilmente quella che getta le sue radici in maniera più profonda nel folklore nipponico: è presentata e narrata come un Kabuki, un pezzo teatrale classico giapponese, e ne assume ritmi e caratteristiche. Il racconto è lento, e gli ambienti sono parecchio minimali: la cura nei dettagli è quasi maniacale, e la cruda realtà della vita dei tempi e delle infamie che accadevano è ben rappresentata.
Il disegno riprende tale cura, essendo in uno stile estremamente tendente al disegno giapponese classico: anche gli effetti sonori sono realizzati con strumenti caratteristici della terra che intende rappresentare.

Parte 2: Tenshu Monogatari
Zushonosuke è un falconiere che ha allevato un falco da donare ad una personalità importante: mentre lo sta portando a destinazione, viene spaventato e fugge verso un castello abbandonato, che si dice infestato da demoni mangiatori di uomini.
Durante la sua ricerca per rintracciare il falco, Zushonosuke incontra una meravigliosa donna, che si rivela quasi subito essere una Dea Dimenticata: inizia così una tensione sentimentale tra i due, repulsi dalle loro diverse origini (dopotutto, i Dei Dimenticati devono mangiare carne umana per tenere a bada il loro eterno dolore…) ma attratti da qualcosa di più grande di loro. Riusciranno nonostante tutto a superare le avversità, o soccomberanno agli istinti naturali delle rispettive razze?

Questa risulta sicuramente essere la storia più straziante della trilogia. È la narrazione di un amore disperato e senza via d’uscita, ma non per questo meno intenso: man mano che la storia si dipana durante le quattro puntate ad essa dedicate, si sente sempre più vicino il dramma dei personaggi in parola. Fino al finale non si capisce dove si andrà a finire, e come la questione verrà risolta: una volta scoperto, si capisce in retrospettiva di aver assistito ad una tragica fiaba ottimamente raccontata.
Il disegno in questo caso è l’anello debole, risultando un tantino approssimativo e raffazzonato, e il comparto audio è quantomeno trascurabile.

Parte 3: Bake Neko
Durante un matrimonio, la sposa muore in maniera misteriosa: viene inizialmente accusato uno strano ed inquietante venditore di medicine che si trovava lì proprio in quel momento. Non appena egli vede la scena, tuttavia, si rivela per quello che è: un esorcista di demoni. Sorvolando le iniziali riserve, comincia la sua battaglia contro lo spirito felino che intende uccidere tutti i presenti. Per riuscirci, tuttavia, deve scoprire innanzitutto i motivi dell’attacco: è però possibile riuscire ad estorcere dalla famiglia i loro più intimi segreti? Cosa nascondono tutti? Perché uno spirito desidera con tanta forza il loro sterminio? Cosa hanno fatto?

Per quasi tutte le tre puntate, questa risultava essere una serie un po’ sotto tono. Per quanto il farmacista fosse un personaggio molto carismatico (per il poco di carisma che si può esercitare in tre puntate) la storia pareva non decollare mai, rischiando di cadere nella noia: inoltre, qui e là ci sono alcune parentesi semi-comiche assolutamente fuori luogo, e che rovinano il tono generale degli avvenimenti. Con gli sviluppi finali, però, si capisce che ci si trova davanti ad una terribile storia di crudeltà umana, e il personaggio che infine appare come rivelazione rimane in gioco solo per pochissimi minuti, ma colpisce come una mattonata lo spettatore. Purtroppo anche questo accadeva un tempo… e tristemente ogni tanto accade ancora.
In questo caso il disegno è molto particolare: sembra di vedere delle antiche pergamene giapponesi animate. I disegni sono come quelli che si posson trovare disegnati sulle antiche illustrazioni, e il video è realizzato con l’apparente ruvidità di una pergamena. Questo porta ad un certo senso di irrealtà generalizzato, che ben si adatta alla storia stessa.

Insomma, Ayakashi – Japanese Classic Horror è una serie che più che di orrore parla di tristezza e di angoscia: inoltre, bisogna apprezzare parecchio lo stile tradizionale giapponese per poter gustare questo lavoro, che se no rischia di risultare lento, mal disegnato (per gli usuali standard) e troppo ermetico. Una volta superati tali limiti, però, risulta una serie più che apprezzabile.
Infine, una nota di merito va ai subbatori, GG, per aver realizzato un .pdf di spiegazioni per ogni puntata, di modo da poter dare anche ai neofiti il materiale necessario per capire i riferimenti storici contenuti nelle puntate. Ottimo lavoro.

Voto: 8. Se siete degli appassionati dell’antico Giappone senza fantasie o invenzioni, questo fa per voi. Se no, un po’ meno.

Consigliato a: chi vuole farsi un giro nella brutale vita di qualche centinaio d’anni fa; chi non ha paura di spiriti e spettri; chi vuole sentire la curiosa opening creata in un mix tra musica tradizionale e hip-hop, strana ma assolutamente apprezzabile.

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