Real Drive

Un anime sulle immersioni nel mare e nel cyberspazio: sarà un buco nell’acqua?

Real Drive

Nel 2012, Haru è un sommozzatore che esplora gli abissi dell’oceano, per trovare “il bioritmo della terra”: a seguito di un incidente, accaduto da parte ad un impianto per la creazione di un’isola artificiale dove lui si stava immergendo, egli cade tuttavia in coma per cinquant’anni.
Al suo risveglio si ritrova sull’isola in questione, nel frattempo ricostruita, ma con un corpo vecchio e incapace di camminare: il suo sogno di immersioni sembra infranto, e la sua speranza di trovare risposte è oramai ridotta ad un lumicino.
Nel frattempo, tuttavia, è stata ben sviluppata la tecnologia del Meta Real Network, comodamente abbreviato con Metallo, nel quale ci si può immergere come si farebbe nel mare e che contiene quantità pressoché infinite di dati, coscienze e possibilità. La tecnologia e la vita delle persone ne è oramai piena, ancor più di quanto sia presente internet ai giorni nostri: in questo nuovo oceano, Haru potrà trovare le sue risposte? Come è cambiata la civiltà del 2060 a seguito di tale permanente connessione ad un livello così intimo?

Iniziamo dalle cose buone. Sin dall’inizio ho notato delle somiglianze con tematiche e aspetti incontrati in Ghost in the Shell: dando un’occhiata agli autori, il nome di un certo qual Masamune Shirow compare come creatore della serie. In alcuni discorsi si riconosce infatti la sua mano: vengono toccati aspetti della società già trattati nel suo più grande capolavoro, ma ciò viene fatto con un approccio meno tecnologico e più umanistico. Argomenti come la dipendenza da una rete che può donare ogni sensazione, oppure delle future sfide dovute alla sovrapopolazione o a siccità/inondazioni dovute al riscaldamento globale: si rimane sempre su dei binari abbastanza semplici, ma vengono fatte delle riflessioni pertinenti.
I personaggi, inoltre, risultano genericamente simpatici: dato che non c’è un particolare cattivo non esiste nessuno da odiare: i personaggi e il modo in cui essi interagiscono tra loro è piacevole e rasserenante.

Se fin qui potrebbe parere una serie interessante, tuttavia, preparatevi a ricredervi: le cose che non vanno sono più numerose e, soprattutto, più gravi.
Partiamo dal principale problema: la totale mancanza di una trama. Per venti puntate si assiste a puntate stand-alone che affrontano vari argomenti della futura vita che i protagonisti si trovano ad affrontare: peccato che sebbene alcune puntate portino argomenti interessanti (v. sopra), la maggior parte è semplicemente noiosa e senza alcun mordente. Questo lento trascinarsi rende una vera pena guardare le puntate, che non invogliano in alcun modo a chiedersi “cosa succederà poi”: manca qualsiasi azione, manca qualsiasi motivazione, i personaggi agiscono “alla giornata” senza alcuna possibilità di sviluppo personale.
A puntata venti (su ventisei…) si inserisce una trama che, sebbene tardiva, porta qualche speranza nello spettatore: peccato che la trama stessa non abbia alcun senso e non si colleghi a quanto visto in precedenza. L’idea stessa della problematica è stupida: dopo aver fatto una ricerca per cinquant’anni (!!!), si rendono conto ad un giorno dalla sua attivazione che essa potrebbe essere pericolosa per il mondo intero? E nessuno ci ha mai pensato? E nessuno Stato ha mai detto nulla in merito ad un cambio del clima controllato da un’isola indipendente? Da Shirow uno scivolone simile non me lo sarei mai aspettato, proprio perché in genere le implicazioni geopolitiche sono un suo punto forte: qui si ignora tutto, e si va avanti su una strada assolutamente dissestata. In seguito succedono avvenimenti ancor più sconfortanti, che però eviterò di citare per motivi di spoiler. Si sappia solo che la fine segue la stessa linea di assurdità del resto…
Su questo aspetto va infine detto che non si può dare la colpa ad una cattiva trasposizione da manga a anime, perché Real Drive è nato prima come anime e poi ne è stato fatto il manga: nessuna scusante può essere addotta.

In quanto a personaggi, ho detto prima che sono simpatici: questo è innegabile, ma sono anche tremendamente piatti. I quattro protagonisti infatti chiariscono il loro comportamento dal primo secondo, e nessuno ha mai alcun dubbio o alcuna incertezza nel loro comportamento. Haru è sempre il vecchino benevolente ed esperto metal-diver; Souta è sempre il fratellone tsundere; Holon è sempre l’androide senza emozioni e Minamo è sempre la ragazzina spensierata e positiva che sa che in qualche modo le cose andranno a posto. Punto e basta: non ci si discosta mai da questi dettagli, e mai si va più in profondità.
Solo nelle ultime sei puntate (quelle con una pseudo-trama) qualcuno fa qualche passo avanti con la mente: mi pare però un po’ pochino per una serie che incentra tutto sulle azioni dei suoi personaggi, ma che intrappola gli stessi in ruoli predefiniti.

Per quanto concerne la tecnologia del Metallo, essa può essere vagamente paragonata alla Rete che si vede abbastanza in dettaglio nella serie di Ghost in the Shell: Stand Alone Complex: in Real Drive, la stessa è però più orientata alle emozioni e alle sensazioni, e meno all’informazione pura.
Questo porta tuttavia a varie problematiche: nuotare in mezzo a dei dati con un visore e a dei comandi è credibile e futuramente immaginabile. Che dire tuttavia del doversi immergere in un “mare”, con delle tute da sub virtuali, e vedere le sensazioni come bollicine d’aria colorate che arrivano dal fondo? In che modo ciò può essere immaginato e credibile? Come mai i pensieri sono bolle, ma quando i protagonisti cercano qualcuno ne trovano il corpo e non altre bollicine, come funziona per gli altri?
Ci sono mille domande non risposte (e, presumo, non rispondibili) in merito a tale tecnologia: è apprezzabile l’idea di una connessione tramite nanomacchine nel corpo, ma tutto il resto risulta molto poco credibile.

I disegni non sono malaccio, ma non mi hanno colpito. L’animazione è parecchio fluida, e le scene di combattimento (purtroppo poche) sono molto ben fatte. Le musiche durante la serie non sono quasi percettibili, e opening/ending sono estremamente rockeggianti: possono piacere, anche se a me non hanno detto nulla.

Insomma, Real Drive è stato per me una cocente delusione: un anime piatto che lascia lo spettatore alla fine con un grave senso di insoddisfazione per quello che ha visto: in definitiva, il suo difetto principale è uno: è dannatamente noioso. E questo è imperdonabile.

Voto: 5,5. Buoni alcuni discorsi e alcuni dettagli, così come la parte artistica salvabile: il resto però è da buttare.

Consigliato a: chi è un fanboy di Masamune Shirow; chi non ha paura di annoiarsi; chi vuole vedere un’adolescente grassottella, che è decisamente raro in un anime.

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