Hajime no Ippo

Un lungo anime sullo sport dei gentiluomini.

Hajime no Ippo

Ippo Makunouchi è un ragazzo di 17 anni che sta facendo l’ultimo anno di liceo, mentre aiuta la madre con la barca da pesca di famiglia: è molto timido e riservato, e per questo viene spesso preso di mira dai bulli. Un giorno, mentre sta venendo picchiato dai suoi tre aguzzini, viene salvato da Takamura: vedendo la sua potenza, decide di voler diventare come lui e di voler imparare cosa è il vero potere. Scopre che Takamura è un rinomato pugile, e quindi decide di voler intraprendere tale strada: dopo varie prove, riesce a farsi ammettere nella palestra dove il suo eroe si allena. Ma basterà la sua volontà e l’erculea forza derivante dal lavoro casalingo per permettergli di farsi strada nello spietato mondo della boxe? Troverà le risposte che cerca?

Questa lunga serie (76 puntate e 2 film) non prende praticamente mai deviazioni: si parla di boxe, punto e basta. Ci sono alcune puntate in cui vengono svelati i passati dei vari protagonisti, o un paio di puntate dove i personaggi si prendono un po’ di vacanza: sono però eccezioni alla norma delle puntate, che si basano su allenamenti, difficoltà ed incontri. È possibile creare un anime che parli, per 25 ore di pugilato senza stufare? Nonostante le mie riserve iniziali, assolutamente sì!

In primis, va detto che in Hajime no Ippo i personaggi non diventano potenti senza motivo, come accade fastidiosamente nella maggior parte degli altri anime sportivi: i personaggi devono allenarsi, sudare, soffrire e sacrificarsi senza eccezioni. Anche l’apparentemente intoccabile Takamura non può permettersi di fare ciò che vuole, e in più circostanze questo viene rammentato: questo porta gli allenamenti a non essere semplicemente un filler inutile ma a favorire una connessione con i personaggi e il loro lato vulnerabile, apparentemente invisibile sul ring.
Tutto ciò fa pertanto capire che la vita di un boxer, non importa di quale livello, è prima di tutto una vita di sacrifici intensi che puntano tutti ad un obiettivo che si deciderà nel giro di pochi minuti: un errore, e anni di lavoro potrebbero andare in fumo. Più volte durante la serie tale pressione si sente sugli sportivi in gioco, e questo fa capire quanto un simile sport sia ingrato verso chi non riesce ad essere al top il 100% delle volte.

Parlando di combattimenti, Hajime no Ippo è davvero un maestro: l’adrenalina è altissima, l’animazione è fluida e favorisce la dinamicità dell’azione, le botte son da orbi: favoriti dal fatto che Ippo è di base un Hard Puncher (un pugile che fa della violenza bruta il suo punto forte), in ogni incontro ci si può aspettare un macello considerevole tra le corde. Inoltre, per quanto io ritenessi la boxe uno sport noioso, i vari scontri sono sempre differenti; questo avviene non solo in virtù delle diverse abilità degli avversari, ma anche della crescita personale di Ippo. Non capita infatti che ogni combattimento sia un evento a sé stante risolto con un “colpo magico” (di nuovo, un’abitudine che trovo molto irritante in altre serie), ma le esperienze si accumulano per formare un bagaglio di colpi e variabili sempre nuovo. Questo anime lascerà forse perdere lo sviluppo personale di personaggi, ma quello sportivo è eccellente ed inattaccabile. Inoltre, a parte l’ultimo (che è lungo varie puntate, ma che ha alcuni momenti epici che ripagano per quelli meno brillanti) gli scontri si risolvono in tempi accettabili, e quindi non diventano battaglie infinite di flashback e pensieri ma rimangono comunque parecchio “fisici”.

I personaggi stessi, come già detto, sono molto ben riusciti: oltre all’ottimo protagonista, anche i comprimari fanno un lavoro egregio. Da una parte portano un’ottima ventata di allegria durante le puntate, rendendo la serie leggera e gradevole da guardare (più di una volta sono letteralmente scoppiato a ridere per i teatrini di Takamura e Aoki), e d’altra parte danno ogni tanto uno stacco dalle vicende di Ippo per “cambiare l’aria” ai combattimenti. I personaggi esterni (la madre di Ippo, l’ex-bullo, la ragazza di cui il protagonista si invagisce,…) non apportano granché alla trama, ma d’altra parte non diventano troppo invadenti fino al punto da rubare la scena a chi la detiene di diritto.
Un’altra cosa molto curiosa e apprezzabile è che gli avversari di Ippo, una volta che il combattimento è passato, non spariscono nel nulla ma vengono “riciclati” nella serie: alcuni come amici, altri come consiglieri, altri ancora come teatrini comici e via dicendo: in questo modo si può percepire che nella sua carriera le conoscenze che vengono fatte rimangono, e non sono solo degli eventi episodici distaccati l’uno dall’altro.

Il disegno è in linea con quello dell’anno di produzione (2000) e come detto l’animazione è di primissima qualità, con un senso di potenza e mobilità impareggiabile; anche nel sonoro i produttori si sono dati la pena di creare buone opening, ending e musiche in puntata, creando il giusto ambiente.

Insomma, come si può capire Hajime no Ippo è davvero un signor lavoro, creato con attenzione da un già ottimo fumetto che continua ben oltre la serie animata; se si possono muovere alcune critiche alla serie potrebbero essere forse la sua lunghezza (che scoraggia ad iniziare a vederla, ma che una volta iniziata non si percepisce più: le puntate sono volate in un attimo!) e magari il fatto che un po’ troppo spesso i personaggi si rialzano con la pura e semplice forza di volontà, contro ogni logica apparente. D’altra parte, tuttavia, un vero pugile deve essere capace di fare anche questo: il grande campione di pugilato Jack Dempsey diceva “I campioni sono coloro che si rialzano quando non possono”.
Va detto infine che i due OVA non aggiungono granché alla trama in sé: Kimura vs Mashiba è un po’ sottotono un po’ sotto tutti i punti di vista, mentre Champion Road è all’altezza del resto della serie, donando ancora un’ora e mezzo di ottimo combattimento che si piazza dopo la fine della serie.

Voto: 9. Se cercate botte da orbi, azione e personaggi positivi… non guardate oltre.

Consigliato a: chi ama i combattimenti, anche se gli pare che la boxe sia noiosa; chi vuole dei protagonisti solidi, gradevoli e piacevoli; chi vuol conoscere il personaggio degli anime più dotato… lì sotto.

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