Nodame Cantabile: Paris Chapter

Non sempre i sequel sono all’altezza degli originali.

Nodame Cantabile: Paris Chapter

La storia comincia da dove Nodame Cantabile si interrompeva: Chiaki e Nodame si trasferiscono a Parigi per continuare i loro studi, lei come pianista e lui come direttore d’orchestra. Inoltre, Chiaki inizia anche a lavorare “sul serio”, mentre Nodame si trova confrontata con problemi che non si aspettava: riusciranno a continuare ad inseguire i loro sogni, e a proseguire nella loro relazione?

Prima di iniziare a lamentarmi, voglio precisare una cosa: l’anime in sé è comunque godibile, non risulta noioso e si lascia guardare con tranquillità. Facendo un paragone con la prima serie, tuttavia, ne si ottiene una versione compressa, offuscata e poco ispirata.
Iniziamo dai personaggi: Chiaki è sempre uguale, ma Nodame splende molto meno che nella prima serie. La loro storia si evolve un pochinoinoinoinoino, ma in maniera non esagerata. Rimane comunque accettabile.
Abbandonando il Giappone, però, i due si lasciano alle spalle anche tutti i loro amici che avevano fatto da spalle a millemila gag: come dimenticare il violinista con le pose rock, o il percussionista vestito da sposa? Ecco, tutto ciò non c’è più. Subentrano dei personaggi secondari di riserva, ma sono dei rimpiazzi che non reggono assolutamente la scena e risultano abbastanza inutili. Non arrivano ad essere fastidiosi, ma non apportano praticamente nulla alle gag e alla trama. I tormentoni ripetuti sul voler trovare marito e sull’essere un otaku non è che facciano ridere più di tanto…

In secondo luogo, la trama. Nella prima serie assistevamo alla crescita personale ed artistica dei protagonisti, che partivano essendo un paranoico precisino ed una casinara fino ad arrivare ad essere il direttore di un’orchestra giovanile e una quasi-vincitrice di concorso di pianoforte. Trame come la costituzione e lo sviluppo dell’orchestra S rimanevano nel cuore dello spettatore, perché vissuti assieme ai personaggi: anche in questo caso, tutto ciò non si ripete. La trama è affrettata e compressa (pare siano stati brutalmente asportati parecchi pezzi dal manga, comprimendo tutto all’inverosimile), e non c’è modo di affezionarsi ad una situazione o preoccuparsi per un problema poiché esso è già risolto prima che ce ne si accorga.

Infine, la musica. La colonna sonora e i concerti sono ciò che ha reso Nodame Cantabile un lavoro diverso da quasi qualsiasi altro, pieno di emozione e sensazioni inusuali per l’otaku medio. Essendo qui tutto compresso in undici puntate, chiaramente non c’è il tempo di dedicare mezza puntata ad un brano, per quanto esso sia importante ai fini della storia: ne si sente un accenno di 40 secondi, e morta lì.

La grafica è rimasta invariata, il che non da particolare fastidio e qui e là risulta anche azzeccato per qualche gag: anche l’abitudine di usare la CG sulle mani dei musicisti è rimasta. Hanno però forse un po’ esagerato e hanno espanso la CG a tutta l’orchestra e in alcuni casi sembra che ci siano dei pupazzi a suonare, piuttosto che delle persone.
La musica… beh, è pur sempre musica classica, e non ne si può parlar male. A parte le lamentele di cui sopra, il sonoro rimane sempre e comunque di grande qualità. L’opening è carina (anche se non regge il confronto con la fenomenale apertura della prima serie), e come ending hanno usato una versione modificata del Bolero di Ravél, con su un buon cantato in francese.

Insomma, come si può dedurre per me Nodame Cantabile, Paris Chapter è stata una cocente delusione. Ho amato veramente molto la prima serie, e seppur in sole 11 puntate mi aspettavo di ritrovare qualcosa di simile: ho invece trovato una versione spenta ed ingrigita, che non soddisfa nessuno. Per fare un sequel del genere, meglio lasciar stare! Spero che, se ne faranno una terza serie, seguiranno il filone della prima e non di questa.

Voto: 6,5. Per chi non ha visto la prima serie potrebbe essere qualcosa in più, per chi l’ha vista anche qualcosa in meno.

Consigliato a: chi ama la musica classica, anche se in piccole dosi; chi vuol vedere il proseguio della prima serie, e non ha paura delle delusioni; chi di Mukyuu e Gyabo non ne ha mai abbastanza.

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