Detroit Metal City

Death metal, pop scandinavo e delirio a non finire.

Detroit Metal City

Negishi è un ragazzo che vive a Tokyo, lontano dalla famiglia, ed è un chitarrista che ama la musica pop scandinava. Per motivi misteriosi, è tuttavia finito ad essere il cantante e chitarrista del gruppo death metal più famoso della città, i Detroit Metal City, e per non incorrere nelle ire della sua produttrice è costretto a far violenza a sé stesso salendo sul palco e cantando di morte, stupro e violenza mentre egli vorrebbe solo canzoni d’amore e dolcezza! Come farà a sopravvivere con questa terribile doppia personalità? Riuscirà a mantenere nonostante tutto il gruppo sulla cresta dell’onda musicale?

Questa serie, composta da 12 puntate di soli 13 minuti, mi ha spazzato via il cervello già solo con la sigla iniziale. Quando iniziano a verificarsi i vari avvenimenti che portano avanti le ministorielle, mi sono piegato in due dal ridere come non facedo da parecchio tempo.
La trama delle vicende è bene o male sempre la solita: Negishi non vorrebbe più impersonarsi con Krauser II -un uomo che le leggende narrano abbia ucciso i suoi genitori e poi ne abbia stuprato i cadaveri-, ma in seguito si trova costretto a calarsi nella parte nuovamente… con sempre maggior convinzione. Questo non toglie tuttavia che gli sketch siano totalmente ilari (anche se un po’ volgarotti, contando che viene ululata a pieni polmoni la parola più volgare della lingua giapponese), e tutto ciò che capita porta a situazioni sempre più idiote e con commenti dei fan assolutamente meravigliosi.

I personaggi non hanno chiaramente il tempo di svilupparsi, ma alcuni risultano spettacolari a primo impatto: Negishi in primis è azzeccatissimo, soprattutto mentre canta di morte e intanto pensa alla sua famiglia lontana; il batterista è un indemoniato satanico che ogni volta che apre bocca dice innominabili oscenità bofonchiate sottovoce; la manager è una donna che definire grezza è ancora riduttivo (il modo migliore che ha per dire “mi piace” è “mi fa bagnare talmente tanto che una trota potrebbe vivermi nella BEEEEP”), e che quindi innalza ulteriormente il livello di beceraggine di questa serie.

I disegni, in tutta onestà, sono bruttini soprattutto all’inizio. Una volta fatta l’abitudine risultano accettabili, ma è innegabile che in questo comparto lo Studio 4C° ha lasciato parecchio a desiderare, a parte in alcuni live dove la grafica è decisamente migliore. Ciò ricorda però altri lavori come Cromartie High School: i disegni sono scarsi, ma l’accoppiata di essi con la totale stupidità delle azioni produce un mix curiosamente funzionante.
La colonna sonora è, per gli amanti del genere, di primissimo ordine: parecchie canzoni metallare sono ascoltabilissime (in primis la grandiosa opening), e anche quelle pop sono ben fatte (come la ending, che il povero protagonista non riesce mai a cantare per intero durante la serie).

Insomma, se avete un paio d’orette da buttare in un anime assolutamente divertentissimo, che comprende volgarità, metal, concerti becerissimi e trovate trash che più trash non si può… non guardate oltre, perché l’Imperatore è giunto dall’inferno per voi!

Voto: 9,5. Era davvero tanto che non ridevo così.

Consigliato a: chi ama il metal; chi ama ridere; chi vuole conoscere il Porco Schiavo Masochista del Capitalismo.

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2 thoughts on “Detroit Metal City

    1. No ma questa roba è OLTRE, io non mi capacitavo delle puttanate che stavo vedendo, non ridevo così tanto dai tempi di Excel Saga 😀 😀 😀

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