Ghost Hound

Masamune Shirow esce dai soliti canoni del cyberpunk e prova a darsi a psicologia e spiritismo.

Ghost Hound

Taro è un 14enne che, da bambino, ha subìto un grave trauma: quando aveva tre anni venne rapito assieme alla sua sorella maggiore, e in tale circostanza sua sorella morì davanti a lui. Ora soffre di narcolessia, e quando cade addormentato fa strani sogni e incubi, dai quali non riesce a liberarsi.
Un giorno, Taro inizia a vedere, tramite la scuola, un nuovo psicologo che tenta di aiutarlo: tuttavia, con il passare dei giorni la situazione si complica sempre più! Taro comincia ad avere esperienze extracorporee, e nota di non essere l’unico; anche due suoi compagni di scuola -entrambi con esperienze traumatiche alle spalle- hanno questa peculiare abilità.
Man mano che i personaggi tentano in primis di liberarsi dai disturbi presenti, ed in secondo luogo di capire come mai undici anni prima fosse accaduto ciò che avvenne, si scopre che dietro ad un apparente caso di rapimento c’era molto altro. Inoltre, spiriti e problemi psichici iniziano ad espandersi, a peggiorare… a cosa è dovuto tutto ciò? Cosa sta accadendo in questa tranquilla cittadina di campagna?

L’inizio della serie, e tutta la prima parte dell’anime, è davvero da brividi e pelle d’oca. Sin dalla prima puntata ci si trova in un’ambientazione claustrofobica, angosciante, terrorizzante: non c’è violenza o sangue in quantità, e nemmeno particolari eventi traumatici. Si tratta però dei problemi che man mano sorgono uno dopo l’altro, e del magistrale lavoro audio/video effettuato. Molte volte infatti il supporto audio aiuta a creare un ambiente disturbante e paranoico: rumori di interferenze, battiti di cuore, misteriosi suoni provenienti dagli angoli,… in confronto, Higurashi No Naku Koro Ni sembra una scampagnata.
Inoltre, c’è l’impressione che non ci si possa fidare di nessuno: questo aiuta ad ampliare l’angoscia e il senso di inquietudine che permea tutta la prima sezione. Se a questo aggiungiamo che l’entità delle problematiche con cui i protagonisti si devono confrontare diventa sempre maggiore, si capisce come sin dalle prime battute la serie parte sfoderando tutte le sue carte migliori. Forse la parte delle esperienze extracorporee è inizialmente un po’ sottotono rispetto al resto degli avvenimenti, sia come logica che come resa grafica, ma in mezzo a tutto il resto direi che è pienamente perdonabile.
Va inoltre detto che vengono date moltissime informazioni interessanti nel campo della psicologia e dei disturbi psichici (anziché esserci la preview dell’episodio, alla fine delle puntate ci sono nozioni su personaggi importanti nel campo della psichiatria e su varie malattie nel campo).

I personaggi di per sé non sono particolarmente carismatici o complessi: né i protagonisti né i comprimari hanno una vera e propria evoluzione, perché ciò che cambia non sono loro ma l’ambiente che li circonda. Questo inizialmente non è tuttavia un problema, poiché la paura la fa da padrona mandando in secondo piano tutto il resto. Anche la trama è di principio quasi inesistente, e si seguono “semplicemente” le ricerche che i tre ragazzi fanno per capire la verità sulle morti che li circondano, ma di per sé una storia, in tale fase, non risulta necessaria più di quanto non sia già presente.

Andando avanti con la serie, tuttavia, le cose iniziano a cambiare: verso la metà delle 22 puntate che compongono Ghost Hound il tono inizia a smorzarsi un po’, i momenti di inquietudine e angoscia si distanziano sempre più tra loro e affiora una trama più consistente. Peccato che tale trama si distacchi non di poco dall’iniziale campo “disturbi psichici+sciamanismo”, e vada su un tono molto più complottista: inoltre, man mano che si prosegue con tale nuova trama la stessa ha sempre meno senso, e si finisce con l’averne due che proseguono in maniera apparentemente distaccata. Ad un certo punto si ricongiungono, ma non ne si guadagna un granché. Le ultime puntate e il relativo finale sono davvero inguardabili ed irriconoscibili: le pseudo-spiegazioni che motivano gli avvenimenti della serie sono rarefatte ed illogiche, i personaggi si dimostrano incapaci di reggere la trama sulle loro spalle (inizialmente c’era l’ambiente cupo a tenere in piedi tutto: tolto quello, il resto frana) e ci si ritrova con una quantità di amaro in bocca davvero imponente.
Da Masamune Shirow un simile calo di stile non me lo sarei mai aspettato: soprattutto dopo la partenza assolutamente meravigliosa, Ghost Hound riesce a fallire in quasi ogni aspetto negli ultimi attimi.

Il disegno non è nulla di speciale, e sembra quasi scarsino per essere del 2007 (non però al punto da esser brutto, sia ben chiaro); il sonoro, come prima detto, è invece di primissima qualità ed è un punto cardine che aiuta di molto la parte della serie meglio riuscita. Forse l’opening non è molto azzeccata per il tipo di serie che presenta (simil-jazz), ma di per sé è molto orecchiabile.

Insomma, come si sarà potuto capire Ghost Hound mi ha affascinato, meravigliato ed illuso, per poi lasciarmi a piedi sul più bello: la prima parte è davvero ottimamente realizzata in ogni aspetto, ma la seconda fa l’esatto contrario e distrugge quasi tutto ciò che era stato inizialmente creato. Dannazione.

Voto: 7,5. La prima parte è davvero da standing ovation, e la seconda è da lacrime. In complessivo, purtroppo non va oltre la mediocrità.

Consigliato a: chi ama Masamune Shirow e vuol vedere tutte le sue produzioni; chi è disposto ad accettare il fatto che dovrà vedere mezza serie scarsa, per vederne mezza bellissima; chi non si fa spaventare da degli homuncoli svolazzanti semitrasparenti.

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