PlanetES

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PlanetES

Ci troviamo nel 2075. Lo spazio limitrofo alla terra (luna, marte) è oramai frequentato dall’essere umano con assiduità. Con il moltiplicarsi dei lanci, il problema dei relitti spaziali orbitanti attorno alla terra si fa però sempre più pressante: una piccola scheggia, a velocità elevate, potrebbe compromettere la sicurezza di un’intera missione o di un intero carico di passeggeri: per tale motivo è stata creata una sezione di recupero relitti, che si occupa di “pulire lo spazio” per permettere una maggiore sicurezza nei dintorni della terra.
Ai è una nuova impiegata in tale sezione: un po’ svampita ma assolutamente volenterosa, si ritrova ad aver a che fare con una compagnia di colleghi quantomeno variopinta; seguiremo pertanto le sue vicende e quelle di tutta la banda nel loro vagabondare tra gli antichi relitti dello spazio… e nelle loro vite.

La prima cosa che colpisce in Planetes, dopo soli due minuti, sono i personaggi: si presentano sullo schermo con una forza raramente vista prima, e risultano subito perfetti. Ognuno di essi sembra sempre essere dove dovrebbe: dall’euforico Rabi alla gelida Eldegard, dal silenzioso Yuri alla brusca Fee, senza dimenticare ovviamente il coprotagonista Hachirota (detto Hachimaki – la benda che mettono i giapponesi sulla fronte per confermare la loro dedizione per qualcosa)… tutti impressionano sin dal primo secondo nel quale appaiono sullo schermo, e con il passare delle puntate guadagnano sempre più spessore e meraviglia.

Un’altra cosa che entro la fine della prima puntata si arriva a notare con insistenza è la precisione dei dettagli tecnici: credo che si possa definire questo uno dei migliori lavori di hard science-fiction (la fantascienza che punta comunque al maggior realismo possibile) tra gli anime. Mille dettagli rivelano un’attenzione quasi maniacale alla precisione: nessun personaggio si fermerà a gravità zero senza doversi aggrappare a qualcosa; in regime di gravità diminuita (come sulla luna) i distributori non faranno cadere le lattine, che si incastrerebbero inesorabilmente, ma hanno un meccanismo che le porta alla base; le tute sono studiate in modo da poter curvare e muoversi non per volontà divina ma perché sono costruite apposta… e, soprattutto, nello spazio non ci sono dannati rumori! L’unico suono è infatti il crepitìo delle radio, oppure si accorgono del rumore solo quando sono in contatto con un oggetto – che può quindi trasmettere le sue vibrazioni.
Certo, qualche minimo errorino c’è qui e là, ma è una minoranza impressionante. Ad ogni puntata che passava, ero sempre più impressionato dalla precisione con la quale hanno creato una possibile stazione spaziale.
Va inoltre detto che in questo caso stare nello spazio non è tutto rose e fiori: i pericoli di una simile attività sono ben chiari, e più di una volta ci si ritrova ad avere a che fare con le malattie che tale progresso porta (osteoporosi, indebolimento muscolare, sovreasposizione a radiazioni,…), e i personaggi ne sono ben consci e agiscono in maniera sensata contro tali minacce.

Sulla trama ci sono un paio di cose da dire. La struttura mi ha ricordato molto quella di Cowboy Bebop: la prima metà della serie è composta principalmente di episodi stand-alone, nei quali impariamo a muoverci nell’universo presentatoci e conosciamo meglio i protagonisti della storia. Questa è la parte che più brilla per precisione scientifica, e sebbene la mancanza di una trama ad un certo punto inizi a farsi sentire (c’è qua e là qualche accenno a cosa accadrà dopo, ma nulla di che) le puntate sono decisamente interessanti, con qualche piccolo calo qui e qualche puntata meravigliosa là.
Con il passare della metà della serie, la trama diventa man mano sempre più complessa e seria, perdendo l’aria faceta e scherzosa che aveva tenuto in tutta la prima sezione: il passaggio non è però brusco come spesso accade, ma ben calibrato e “naturale”. Ci si ritrova con in mano una storia relativamente semplice, ma comunque corposa.
Le riflessioni che nella prima parte venivano fatte in maniera positiva e quasi giocosa qui vengono ripresentate in una chiave più seria e pensata, e sono adattabili anche al giorno d’oggi. Il divario tra ricchi e poveri, le guerre dei disperati e la corsa ai benefici per pochi non sono certo argomento del futuro…

Purtroppo, però, non tutto è perfetto. Uno dei più grandi difetti di PlanetES è sicuramente la relazione tra Ai e Hachi, che è gestita in modo a dir poco infantile. Il loro destino si capisce dai primi cinque minuti di puntata 1, ma comunque vederli passare dalle fasi so-che-mi-piaci-ma-lo-nego, per poi arrivare al fraintendo-ogni-cosa-e-non-chiedo-spiegazioni per poi concludere con il ti-allontano-e-non-ti-dico-perché è davvero squallido, e mal si intona con la grandiosità del resto della serie. Ogni volta che i sentimenti dei due protagonisti venivano tirati in ballo mi veniva voglia di saltare il discorso, perché tanto sarebbe stato uguale a millemila anime per tredicenni; per fortuna è comunque una parte di relativa minoranza, e quindi non mina la struttura stessa della serie.
Il secondo difetto (ma potrebbe essere personale) è il radicale cambiamento che la quasi totalità dei personaggi subisce nell’entrare nella seconda metà della serie. Nella prima infatti vediamo chi si sviluppa (Ai, Hachi), chi matura (Yuri), chi non ha bisogno di crescere perché è già un grande (Fee, Elde)… ma tutto ciò che si viene ad imparare su di loro viene stravolto con l’introduzione della parte seria della storia. I caratteri risultano quasi irriconoscibili, e alcuni personaggi si comportano in modo assolutamente pazzesco rispetto al loro vecchio io. Non dico che risultino stupidi, ma bisogna esser capaci di scindere il prima e il poi per potersi godere il resto dell’anime. Fortunatamente nelle ultime due puntate l’ambiente torna un po’ più spensierato e anche i personaggi tornano quelli che impariamo ad amare ed apprezzare (sebbene con qualche ricordo di quanto accaduto…), portando ad una fine secondo me davvero bella.

La grafica è particolare poiché, pur essendo del 2003 ed essendo interamente ambientato nello spazio, fa un uso quasi nullo di CG: questo è però secondo me un ottimo punto, perché i disegni sono molto belli (i personaggi possono piacere o non piacere – personalmente l’ho trovato un ottimo stile) e l’animazione è ben realizzata.
La musica è un po’ sottotono (opening ed ending non sono state molto di mio gradimento, e le musiche durante la serie sono rare); ci sono tuttavia un paio di momenti-clou in cui il supporto musicale dona molto alla scena.

Insomma, PlanetES è un assoluto must per gli amanti della hard science-fiction. Io l’ho assolutamente adorata e rischio di essere parziale, ma l’ho trovata davvero un’ottima serie soprattutto perché questo è un genere non troppo comune. È ben facile far fare tutto a robottoni che si muovono senza spiegazione, un po’ meno quando si deve manovrare un braccio meccanico!
Un’ultima nota: fate attenzione alle preview delle puntate successive che si trovano alla fine degli episodi, perché sono realizzate in maniera diabolicamente ingannatoria. Prendono effettivamente spezzoni della puntata successiva, ma li mettono in modo che si capisca tutt’altro!

Voto: 9. Ero tentato di metter anche di più, ma i difetti si fanno effettivamente sentire e non possono esser trascurati più di tanto. Rimane comunque una perla nel suo genere.

Consigliato a: chi ama lo spazio in maniera realistica; chi vuole sognare tra le stelle e tra esse cercare il significato di tante piccole cose della vita; chi vuol conoscere la mascotte più brutta del mondo.

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3 thoughts on “PlanetES

  1. Perfect, ero intenzionato a vederlo perchè era uno degli sci-fi listati da anidb che mi sebrava fatto meglio, ora che ho la conferma lo prenderò 😀

    Non guardo mai gli spezzoni della puntata successiva:P

    1. Io le preview le guardo solo se sono particolari o divertenti… in questo caso era spassoso, mentre vedevo la puntata, notare come avevano distorto le situazioni per creare qualcosa di completamente diverso 😀

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