Stellvia of the Universe

Una battaglia per la salvezza della terra contro le minacce naturali dello spazio profondo.

Stellvia of the Universe

Nel 2167, una gigantesca ondata elettromagnetica causata dall’esplosione di una stella a 20 anni-luce di distanza colpì la terra, causando dei danni inenarrabili e mandando sull’orlo dell’estinzione la civiltà umana: la stessa tuttavia si salvò, e ricostruì la civiltà dalle sue ceneri. Ci troviamo ora nel 2356, e si è nella fervente attesa dell’arrivo della “seconda ondata”. Una seconda onda distruttiva, più lenta ma più potente, partì difatti dall’esplosione: dopo 189 anni di preparativi e di calcoli, l’umanità è pronta ad affrontare questo secondo impatto e tentare di salvare i pianeti del sistema solare. Ce la faranno? Cosa aspetta l’umanità dopo un così lungo periodo passato inseguendo un solo obiettivo?

Questo anime è diviso in due parti estremamente distaccate, talmente tanto che sembrano quasi due serie diverse. Il primo arco narrativo dura sedici puntate e arriva fino all’impatto della second wave, mentre il secondo (le ultime dieci puntate) parla del post-impatto.

Nella prima parte ci sono talmente tante cose sbagliate che è difficile sapere da che parte iniziare: si potrebbe cominciare dal fatto che dopo 189 anni di preparativi, la Great Mission coglie il personale totalmente impreparato, e si deve ricorrere a studenti arrivati da due mesi sulla base spaziale per affrontare un pericolo che, se preso alla leggera, porterà alla distruzione del mondo.
Il fatto che i personaggi imparino praticamente subito a volare potrebbe esser giustificato dall’utilizzo di simulatori a terra (come viene più volte citato): quello che non quadra è però come mai la protagonista, Shima, sia quasi l’unica ad avere una qualsivoglia evoluzione, ed essa sia gestita parecchio male. In pratica, in qualsiasi cosa lei è totalmente negata, poi succede qualcosa e diventa un genio totale: va bene che è dotata, ma un minimo di logica sarebbe stato carino.
Si potrebbe poi continuare con l’assoluto orrore tecnologico che permea le puntate: penso che anche il più ignorante nel campo della fisica eviterebbe certi errori. Navicelle che si accelerano nello spazio grazie a variazioni gravitazionali (?), navicelle che cambiano la forma delle ali per essere più aerodinamiche (!), fuochi d’artificio sparati nello spazio siderale (!!)… questa è solo una minima parte delle bestiate che si possono incontrare. Va inoltre indicato che il sistema di guida delle navicelle è totalmente casuale: in pratica, le navicelle vengono guidate giocando a una specie di Tetris 3D.
Inoltre, 350 anni nel futuro i piloti dovranno programmarsi da soli il computer di bordo, e questo dovrà essere fatto durante il volo: la logica di tutto ciò mi pare però quantomeno sfuggente, ma vabbé.

Dopo una prima parte così disastrosa, mi aspettavo il peggio: alla fine della “minaccia della second wave“, però, ci sono alcune puntate di inattesa qualità. Per qualche puntata ci si ritrova difatti a parlare degli orrori della guerra visti da gente che oramai la guerra non sa più cos’è, e che è come un brutto incubo; si tocca l’argomento della solitudine dei migliori, del loro distacco dalla “gente comune” e di come la loro presenza cambi i rapporti con le persone; queste cose vengono trattate in maniera non approfondita, ma è comunque un grande passo in avanti. Anche le romance, che compaiono più o meno tutte insieme, non sono poi così male: ci si evita perlomeno il solito tira-e-molla classico di ogni serie.

Con il proseguire del secondo arco narrativo, però, la situazione torna quasi al livello antecedente. Le storie d’amore degenerano nei peggiori cliché esistenti, il lato tecnico risulta assurdo come sempre (chiudere un’alterazione dimensionale sparandoci dentro non so quanto sia funzionale), la fisica è totalmente casuale (buchi neri creati a 1 km da unità volanti non le attirano nemmeno per un secondo), la trama è un tantinello barcollante e gli unici pseudo-colpi di scena non aggiungono nulla alla storia.

I personaggi, come detto, sono abbastanza piatti e banali: qualcuno ha una o due puntate di protagonismo, ma poi torna nell’ombra come tutti gli altri. Shima è l’unica che ha i riflettori addosso per tutto il tempo (anche Kouta nella seconda parte, ma tanto non fa mai nulla e quindi è inutile), e comunque non rivela un granché.

La grafica è un po’ sotto tono: non che sia brutta, però non è nulla di particolare. Sia le animazioni dei personaggi che quelli delle navi non sono propriamente spettacolari, ma si lasciano guardare.
La musica è invece un po’ più curata, con opening ed ending davvero carine.

Insomma, Stellvia of the Universe (altresì detto Uchuu no Stellvia) è un anime senza molto senso. Non è per gli amanti delle storie d’amore, perché quelle che ci sono sono banali; non è per gli amanti della scienza, perché morirebbero d’infarto; non è per gli amanti dei robottoni, perché ce ne sono solo due e potevano anche essere due cannoli canditi che sarebbe stato uguale; non è per gli amanti dell’azione, perché ce n’è poca; insomma, mi pare che non sia consigliabile a nessuna sezione particolare di audience. Ha qualche buono spunto qui e là, ma si perde in mezzo al resto.

Voto: 5. Non scendo più in basso perché le puntate a metà serie mi avevano davvero sorpreso in maniera positiva, e quindi qualcosa di buono l’hanno portato.

Consigliato a: chi non si offende se nella fantascienza viene malmenata ogni legge fisica; chi vuole una storia semplice e dal lieto fine; chi si chiede se è possibile schermare GIOVE con un campo elettromagnetico gigante (!!!).

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