Ef – A Tale of Memories

Ci sono dei ricordi che non vorresti mai dimenticare?

Ef – A Tale of Memories

Questo anime si sviluppa su due trame diverse e pressoché totalmente separate (sebbene due ragazze che stanno nelle due trame siano gemelle, questo non influisce mai sulla storia in sé).
Nella prima trama seguiamo le vicende di Renji e Chihiro: Renji è un ragazzo tranquillo, che ama leggere libri nella calma di una stazione abbandonata: un giorno incontra lì Chihiro, una ragazza molto tranquilla con una benda su un occhio, e dal comportamento gentile ma strano: si viene presto a scoprire che a causa di un incidente ha un difetto di memoria, e dimentica qualsiasi cosa passata da più di tredici ore. Per evitare di rimanere con la sua mente ferma per sempre a 12 anni (l’età dell’incidente) porta sempre con sé un diario in cui segnare eventi importanti, per ricordarli nonostante il suo problema.
Il rapporto tra i due si sviluppa con non pochi problemi in virtù dei succitati problemi, ma l’affetto è chiaro: riusciranno a superare le mille difficoltà?

Il secondo arco narrativo parla invece di Hiro e Kei: Hiro è un ragazzo e Kei è una ragazza, crescuti assieme come fratelli e legati da un fortissimo affetto… e forse, da una parte, da qualcosina in più. Le cose si complicano quando nella vita di Hiro compare Miyako, una ragazza estremamente eccentrica che non si fa problemi ad auto-invitarsi e ad essere estroversa: cosa lega davvero questi personaggi tra loro? Come si evolveranno i loro sentimenti? Ognuno è davvero ciò che dichiara di essere?

Inizierei a parlare di quest’ultima storia, che secondo me ha i suoi alti e bassi. La qualità della stessa è alta, soprattutto nella seconda parte (quando le psicosi e i disturbi dei personaggi diventano lampanti e disturbanti). La trama è però un po’ cliché – anche se per fortuna viene sviluppata in maniera egregia, ed ha un finale che non ci si aspetterebbe (anche se non mi ha visto concorde, almeno è un punto diverso dai soliti standard).
La storia di Chihiro e Renji invece è davvero spettacolare. La particolarità dei problemi presentati porta a situazioni e problematiche impensate, rendendola molto imprevedibile ed estremamente ricca. Lo sviluppo della trama qui è fatto in maniera magistrale e anche in questo caso nella seconda parte, quando le cose si fanno ardue per tutti, i personaggi brillano ancor di più. Qui la conclusione è fuori scala, da applausi assoluti: non ho parole per descrivere quanto questo arco narrativo mi sia piaciuto.

Una storia del genere deve essere chiaramente retta da dei personaggi all’altezza. In questo caso la SHAFT ha tenuto fede alle aspettative, creando un cast di primissimo ordine: tutti i personaggi sono azzeccatissimi, le loro caratteristiche e problematiche danno vita alle loro azioni e alle loro preoccupazioni, rendendoli ancor più interessanti. Ci si affeziona a loro (soprattutto, come detto, a Chihiro e Renji) e ci si preoccupa per la loro felicità, come è giusto che sia in un anime che punta all’empatia emozionale.
Lo sviluppo psicologico degli stessi, inoltre, è bellissimo: non sono tanto i personaggi a cambiare (a parte nei finali), ma più che altro è lo spettatore a capire man mano cosa anima certe caratteristiche e certe decisioni: il modo di rivelarlo è brillante e impressionante. Ricordo ancora con i brividi il momento in cui si capisce la solitudine di Miyako… wow.
Solitudine, tristezza, angoscia, risentimento e rimpianto sono difatti sentimenti molto presenti in questo anime, che decisamente racconta delle storie d’amore per nulla facili e in molti momenti dolorose per i partecipanti.

La parte artistica è semplicemente perfetta. I disegni sono meravigliosi: i paesaggi non arrivano ad eguagliare le visuali spettacolari di Makoto Shinkai, ma in compenso i personaggi sono fatti in maniera totalmente superlativa. Curatissimi e bellissimi, sono un piacere da guardare. Il particolare stile di animazione SHAFT è presente anche qui, sebbene in maniera meno invadente rispetto agli altri -più ridanciani- prodotti: gli effetti di colore e le riprese inusuali sono usati saggiamente per creare il massimo splendore possibile.
Anche la parte musicale è estremamente curata: per una serie di dodici puntate ci sono due opening (di cui una cantata dall’italiana Elisa) e ben cinque ending, tutte di altissima qualità. Anche durante le puntate il supporto musicale è senza pecca alcuna.

Insomma, credo sia facile capire quanto mi abbia affascinato Ef – A Tale of Memories. Ciononostante, avviso coloro che bramassero per vederlo: non è un anime per tutti. Si parla di storie d’amore molto tristi e complesse (sebbene non si cada nella depressione senza speranza caratteristica di lavori come Kimi Ga o Saishuuheiki Kanojo), e quindi bisogna che si apprezzi un simile tipo di vicenda. Se però tale genere è una delle nicchie che a voi interessano… non perdetelo.

Voto: 9. Seguendo il mio animo darei di più, ma mi rendo conto che alcune pecche qui e là sono comunque presenti (soprattutto nell’arco narrativo di Hiro e Kei).

Consigliato a: chi ama le storie d’amore sofferto; chi vuole vedere quanto la SHAFT sa rendere quando si mette a fare sul serio; chi si è sempre chiesto, in fin dei conti, cosa saremmo noi senza i nostri ricordi.

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