Over Drive

…perché andare in bicicletta è una questione di cuore.

Over Drive

Mikoto è un ragazzo che va al liceo, e che non è mai stato particolarmente brillante nelle relazioni sociali: veste in maniera casuale, non si pettina, non si cura, non è interessante, non è atletico,… il classico “ragazzo del banco vicino alla finestra”.
Un giorno Yuki, la ragazza che segretamente gli piace, lo invita ad unirsi al club della bicicletta: dichiara sin da subito che l’interesse è dovuto perché suo fratello, presidente del club, le ha promesso una borsetta nuova in cambio di un nuovo membro. Ammaliato dalla bellezza di Yuki, Mikoto decide di accettare… ma non sa nemmeno andare in bici! Riuscirà a farsi ammettere nel club? Cosa può sperare di ottenere, dato che sa a malapena reggersi sui pedali? E in che modo potrà colpire il cuore di Yuki?

Va detto che questo anime passa parecchie diverse fasi molto differenti tra loro, che andrò ad esaminare separatamente.
Durante le prime due puntate, si vede un Mikoto che potrebbe rispecchiare molti ragazzi 16-17enni “immaturi”, che ancora non hanno idea di come relazionarsi con le persone e che ritengono che il non-conflitto sia l’unica soluzione ai loro problemi: quando però la loro musa ispiratrice li tira in ballo, tentano di fare il possibile per cambiare al fine di appagarla. Chiaramente i risultati sono meno che soddisfacenti, dato che sono cose totalmente nuove… ecco, in questa parte i ragionamenti di Mikoto sono molto azzeccati, con un disperato desiderio d’accettazione e le mille fantasie che possono crearsi. Anche il suo attaccamento a Yuki è realistico, dato che “lo sfigato” di turno guarda alla bella della classe con ammirazione incondizionata, nonostante essa sia tutt’altro che perfetta.

A partire dalla terza e fino all’undicesima puntata, c’è la parte dell’allenamento: questa è la sezione assolutamente meno riuscita dell’anime. Di positivo c’è che Yuki cambia atteggiamento, passando dal suo esterno di menefreghista e materialista per toccare degli aspetti un po’ più interessanti della sua personalità; è purtroppo una magra consolazione rispetto alle assolute incongruenze che Mikoto rivela durante gli esercizi.
Chiunque abbia mai fatto un giro in bicicletta, sa benissimo che per delle gambe non allenate di un non-sportivo è durissima riprendersi dopo una grande fatica, e quando i muscoli non ce la fanno più c’è poco da fare: idem dicasi per altre attività sportive non abituali.
In questo caso Mikoto passa dal riuscire a fare un’apnea di 2 minuti ad una di 4,5 minuti in una notte; due giorni dopo aver imparato a pedalare scala metà di una collina, e torna LA NOTTE STESSA per ri-scalarla di nuovo; dall’attività fisica nulla passa a fare 300 flessioni al giorno, e via dicendo. Tutto questo viene giustificato con la sua grande forza di volontà e dal suo grande cuore, come se essi potessero dissolvere l’acido lattico… in un anime totalmente incentrato su uno sport, questo è abbastanza imperdonabile.

Per fortuna, all’undicesima puntata il tono cambia, e di molto: si arriva finalmente alla grande gara di 160km che ha tenuto tutti occupati in allenamenti per un mese! Per godersela basta dimenticare che Mikoto sa pedalare da un solo mese, e basta considerarlo “un novellino”.
Usando questo semplice trucchetto, si può apprezzare una gara dall’ottimo passo e dall’intenso interesse: le relazioni tra i vari personaggi in pista variano durante la gara, e la tensione è sempre alta. Alcuni pezzi sono delle pure scariche d’adrenalina, davvero ben fatti. Purtroppo qui e là ci sono delle puntate di flashback o di ricordi da parte dei personaggi, che rallentano nuovamente il tono in maniera fastidiosa: una volta passate, però, si torna a potersi godere l’ottima gara dai vari inaspettati risvolti.
Tale gara dura praticamente fino alla fine della serie, con l’ultima puntata e mezzo che torna con dei toni più scanzonati e rilassati.

La grafica è in linea con l’anno di produzione, non brilla ma non sfigura; le musiche sono invece ben curate, con un’ottima opening e la colonna sonora che ben supporta i momenti di tristezza, fatica o esaltazione.

Insomma, Over Drive è un anime dalle molte facce: ci sono lati molto ben riusciti e lati molto mal riusciti, ed è quindi difficile da consigliare o meno. Sicuramente gli amanti delle corse potranno guardare almeno il pezzo relativo alla gara, che potrebbe risultare terribile per un esperto di ciclismo (inesattezze un po’ ovunque) ma apprezzabilissimo per chi non è uno specialista; per altri aspetti lascia forse un po’ a desiderare.
La strada per una seconda serie viene spianata nelle ultime puntate: se decideranno di farla e punteranno maggiormente sull’aspetto puramente sportivo ed eventualmente sullo sviluppo personale dei personaggi, potrebbe uscirne un gran bel lavoro. Se decideranno di puntare alle varie romance che serpeggiano nell’aria, temo che sarà un flop… ma in fin dei conti il manga da cui è tratto è già finito, quindi almeno non lasceranno le cose a metà. Chi vivrà vedrà.

Voto: 7,5. Sarebbe più alto per la parte ciclistica ben realizzata, ma la noiosa prima metà non permette di andare più in alto.

Consigliato a: chi ama il ciclismo, pur non essendo esperto; chi adora le storie dove la gente si butta anima e cuore in missioni apparentemente impossibili; chi vuole imparare come si dice “bicicletta” in giapponese.

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