Ghost in the Shell: Stand Alone Complex

I thought what I’d do was, I’d pretend I was one of those deaf-mutes.

Ghost in the Shell: Stand Alone Complex

In questa serie ci troviamo nuovamente a seguire le vicende della Sezione 9, questa volta impegnata in vicende molto più complesse e macchinose.
Il crimine, nel 2030, è oramai diventato quasi impossibile da tracciare grazie ai poderosi progressi della cibernetica e dell’informatica; a quanto pare, molti episodi di criminalità accaduti ultimamente sono tra loro in qualche modo correlati tra loro, ma la loro connessione è misteriosa ed impalpabile… fino alla comparsa del Laughing Man, un misterioso super-hacker che riesce a manipolare memorie, menti, network e informazioni con inquietante facilità. Quale è il suo scopo? A cosa punta? In che modo le varie parti sono correlate tra loro?

Anche in questo caso, come nel film originario di sette anni prima, ci sono due aspetti distinti da esaminare: la trama in sé e i retroscena psicologici e sociali discussi.
Iniziando dalla storia in sé, credo che difficilmente fosse possibile realizzare ventisei puntate ad un così alto tasso di adrenalina ed attenzione: ogni minimo dettaglio è curato con attenzione, e le molte fazioni in gioco si combinano in maniera esemplare, nonostante la complessità delle stesse. La trama risulta molto complicata, e ci vuole quindi una notevole concentrazione per riuscire a seguire tutti i fili logici presenti senza perdersi: ne vale però la pena, poiché è fenomenale.

Il lato più riflessivo, inoltre è curato altrettanto bene. Se il primo GitS ragionava molto sul significato di vita, esistenza e simili, GitS:SAC va a scavare di più nell’aspetto sociologico della tecnologia con il ruolo che essa prenderà nel nostro futuro. L’ambientazione creata da Shirow in questa serie è infatti fantascientifica, ma non impossibile. Anno dopo anno si vedono invenzioni che vengono messe sul mercato e non sono che anticipazioni di quello che potrà essere: nel 2030 non mi stupirebbe un granché se la scienza superasse i già futuristici sogni del creatore di questa serie.
Un’invasione così globale e capillare della tecnologia cambierebbe (e, in parte, ha già cambiato) le strutture stesse della società, e il modo in cui essa si comporta: i ragionamenti personali e sociali qui contenuti sono di altissima qualità, e fanno riflettere non poco.

Con tutta questa carne al fuoco, i personaggi devono essere ovviamente in grado di reggere la scena: in questo caso non hanno alcun problema in questo senso, dato che i protagonisti risultano sviluppatissimi e a tutto tondo. Per la parte del “character developement”, ci sono gli adorabili Tachikoma che imparano ogni volta che possono!

La grafica è buona: mantiene la crudezza del primo film, e questo non può che essere un punto positivo.
L’audio anche in questo caso è di eccellente fattura, con opening e ending strepitose e le musiche durante le puntate assolutamente azzeccatissime.

Insomma, se il primo GitS è uno dei migliori film animati sci-fi/cyberpunk oggi in circolazione, GitS:SAC è senza dubbio la miglior serie a puntate in questo ambito: è completa sotto ogni punto di vista, ed è davvero difficile che si possa fare di meglio, anche in futuro.

Voto: 10. Cult assoluto. Imperdibile.

Consigliato a: chiunque abbia un minimo di buongusto; chi ama usare il cervello a ritmi intensivi; chi vuol vedere i robot più simpatici del mondo.

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