Ghost in the Shell: Solid State Society

Ecco il terzo film di una saga impedibile:

Ghost in the Shell: Solid State Society

Sono passati due anni dalla fine della seconda serie, e le cose sono cambiate un bel po’. Il Maggiore Kusanagi non fa più parte della Sezione 9, e i suoi ex-compagni sono maturati in vari modi: continuano però a fare il loro lavoro.
In questo caso, si trovano tra le mani un curioso caso di terrorismo in cui tutti quelli che vengono coinvolti paiono misteriosamente suicidarsi, e quando i protagonisti iniziano a scavare più a fondo scoprono un minaccioso avviso che li avverte di “non immischiarsi con la Solid State Society”.
Ma cos’è questa presunta società? Chi è il burattinaio che muove dall’ombra tutte le pedine? Che fine ha fatto il Maggiore? E se fosse coinvolta? In che modo?

Il terzo film lascia un po’ andare l’aspetto psicologico e riflessivo del brand GitS, puntando principalmente alla trama (che è relativamente semplice essendo in un unico film, ma è ben sviluppata ed interessante) e allo sviluppo della situazione attuale della Sezione 9, che è mutata in maniera impressionante.

I personaggi riescono come sempre a portar bene sulle loro spalle il peso della storia, anche se forse diventano un po’ tanto emozionali: dopo 52 puntate e 2 film, è strano vedere dei cambi d’attitudine così forti. Non arrivano a snaturare i caratteri abituali, ma comunque la differenza è palpabile.
Inoltre, la mancanza di ulteriori discussioni filosofiche da il tempo di riassestare i pezzi (magari in attesa di una futura serie/film?) e mettere in sesto le cose che alla fine della seconda serie erano rimaste in sospeso.

La grafica e il sonoro, manco a dirlo, sono di primissima qualità: la cosa non sorprende perché oramai siamo abituati bene, ma non bisogna sottovalutare l’impegno che ogni volta i creatori mettono nella realizzazione delle varie vicende narrateci.

Insomma, Ghost in the Shell: Solid State Society è un buon film poliziesco/d’azione che ha lasciato cadere le implicazioni profonde a cui eravamo abituati, ma che non per questo diventa un film povero o carente: non raggiunge i livelli di eccellenza dei suoi predecessori, ma dopo la seconda serie è un’ottima visione e va sicuramente consigliata.

Voto: 9. Bello. Non un capolavoro, ma bello.

Consigliato a: chi ha visto le prime due serie, e vuol vedere come va avanti; chi non ne ha mai abbastanza di misteri intricate e sospetti serpeggianti; chi oramai ama Motoko Kusanagi, e non sa stare senza di lei.

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