Ghost in the Shell 2: Innocence

Il secondo film di Ghost in the Shell tenta di ricalcare le tracce del primo: ci riucirà?

Ghost in the Shell 2: Innocence

Ci troviamo nel 2032, e siamo sempre a seguire le vicende della Sezione 9. C’è però una grossa differenza… il Maggiore Kusanagi non è più presente! I membri sono chiaramente segnati da questa sparizione (chi più, chi meno, a dipendenza dell’attaccamento personale che avevano), ma la vita continua e i casi da seguire arrivano senza sosta.
Ci troviamo pertanto a seguire Togusa e Batou mentre tentano di dipanare la matassa di misteri lasciati da un omicidio compiuto da un gynoid, una “bambola” senz’anima creata solo per soddisfare desideri sessuali, e che in teoria non dovrebbe avere pensiero né anima. Come è possibile che abbia ucciso il suo padrone? Cosa c’è dietro? Di nuovo qualcuno sta muovendo dei fili invisibili? A cosa punta?

Questo film si piazza, nella linea temporale della saga di Ghost in the Shell, dopo il primo film e prima della prima serie: ci si ritrova difatti a continuare la storia dal termine del primo film, che risulta quindi necessario per capire questo secondo. Anche in questo caso, il tentativo è quello di continuare sulla falsariga dei precedenti capolavori: in questo caso, però, il risultato non è altrettanto impeccabile.

La trama è relativamente semplice (bisogna però dire che dopo aver digerito GitS:SAC, tutto sembra più semplice…), anche se comunque ha una certa corposità: la grave mancanza sta secondo me nell’assenza dei soliti ragionamenti profondi e riflessivi.
Non è che non ci siano, sia ben chiaro: come detto sopra, il tentativo è stato quello di avere una continuità di stile. Il problema è che in questo caso le discussioni risultano talmente macchinose da essere pressoché incomprensibili, e ciò ne perde in immediatezza e arricchimento personale (cosa che nel primo film era invece estremamente presente). Inoltre, la mancanza del Maggiore (anche se non è che non ci sia del tutto…) a titolo puramente personale si è fatta sentire molto, rovinando un po’ lo stile di GitS.

Batou e Togusa riescono a tenere la scena, ma si nota che c’è un elemento mancante, e secondo me è un peccato anche se ciò è necessario ai fini della trama.

La grafica è notevolmente migliorata, e l’animazione è fluida: anche sull’aspetto musicale non c’è alcuna lamentela da muovere, e la parte tecnica è curata come sempre.

Insomma, io sono rimasto un po’ deluso da questo secondo film di Ghost in the Shell: ho sentito molti pareri entusiasti, e quindi credo che sia una questione di gusti personali – ed inoltre, merita di essere visto anche solo perché porta a seguire la continuità di una delle ambientazioni più riuscite della storia degli anime.

Voto: 8. Bello, ma meno dei suoi predecessori.

Consigliato a: chi è oramai stregato dal mondo di GitS e vuole vederne sempre di più; chi vuole un po’ di pipponi mentali di dimensioni epiche; chi vuol vedere una join-venture tra I.G. e Ghibli.

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