Hayate no Gotoku

52 puntate di ultracitazionismo otaku: esperti e sapienti, a me!

Hayate no Gotoku

Hayate è un poverissimo figlio di due genitori degeneri, che sciupano tutti i risparmi faticosamente guadagnati in nero dal figlio per inseguire i loro sogni. La notte di Natale Hayate, tornando a casa, trova l’appartamento vuoto e un regalo per lui… un debito da 144 milioni di yen (circa 1 milione di euro, grosso modo) per il quale è stato venduto agli strozzini!
In qualche modo riesce a scappare, e in maniera estremamente fortunosa riesce a farsi assumere quale maggiordomo (sebbene questa non fosse affatto la sua idea) da Nagi, una 12enne ultraricca e ultraviziata, che accetta di saldare il suo debito in cambio del suo lavoro per una quarantina d’anni.
Inizia così la convivenza di questa improbabile coppia e del loro entourage: riusciranno gli straricchi ad accettare un pezzente tra loro? Hayate riuscirà a proteggere Nagi da tutti coloro che desiderano impossessarsi dei suoi averi?

A voler dare una definizione a questo anime, penso che lo si potrebbe classificare come una commedia d’amore, ma non lasciatevi ingannare: di amore ce n’è ben poco, ed è sempre e solo un pretesto per la commedia. La serie inizia con un paio di puntate assolutamente deliranti e traboccanti comicità tra il pazzesco e il nonsense, facendo ridere non poco: nel resto della serie (soprattutto nella parte centrale) l’umorismo rimane un po’ a livelli abbastanza basilari: fa ridere, ma non fa sganasciare come i primi pezzi. Si potrebbe pensare che i creatori di Hayate no Gotoku abbiano tentato di dare a tutto l’anime un tono di delirio e follìa, ma farlo per 52 puntate è fisicamente impossibile…
La storia in sé è molto lineare, quasi impalpabile, si segue fondamentalmente la vita dell’intero cast (e non solo dei due protagonisti: ad ogni personaggio viene dato un tempo appropriato), il modo in cui una bambina straricca vede il mondo della gente comune, il tentativo di Hayate di combattere contro i nemici di Nagi; ci sono varie sottostorie che si protraggono qui e là durante l’anime, ma il fulcro della questione sta nella comicità e nelle citazioni (di cui parlerò dopo).

I personaggi sono molto ben fatti: anche se Nagi ogni tanto può dare ai nervi -soprattutto quando mostra la sua spocchia da straricca, ma per fortuna è raro-, ci si affeziona più o meno a tutti i personaggi in modo diverso. Non c’è particolare profondità o immenso sviluppo negli stessi, ma gli autori sono riusciti a renderli immediatamente simpatici e adatti al ruolo che interpretano. Se dovessi scegliere il mio preferito, però, sarebbe la voce narrante: non si sa chi è (oddìo, più o meno), ma i suoi interventi e la sua cadenza sono assolutamente meravigliosi.

Tutto questo renderebbe tuttavia Hayate no Gotoku un anime qualsiasi, mentre è attualmente assoluto nel suo genere per un motivo: la quantità ABNORME di citazioni che esso contiene. Dalla prima alla cinquantaduesima puntata si assiste ad un continuo citazionismo di anime, mettendo alla prova anche l’otaku più navigato: le serie che io ho visto e che sono recensite in questo blog sono state citate praticamente tutte, senza contare tutte le cose non riconosciute! Va inoltre detto che le citazioni non si fermano qui, ma comprendono anche il mondo della TV, del jet-set, di internet, del mondo comune… TUTTO! Voi pensate ad una cosa, ed essa sarà citata in questo anime. Si passa dalla Caramelldansen a Chi vuol esser Milionario, da puntata 17 di Gundam a Yahoo Auctions, da Taro Aso a youtube,… la lista è quasi infinita; chi la volesse vedere per scoprire quante ne ha viste e quante ne ha mancate può trovarla qui.
Va anche detto che tutte queste cose non sono buttate dentro come un minestrone di referenze casuali, ma sono inserite in maniera estremamente sapiente: molte citazioni si intersecano perfettamente con la storia, altre sono solo di background, altre ancora accennate da un verso o un fischiettìo… è davvero un piacere veder sfilare davanti a sé così tante cose familiari.

Un’altra cosa raramente utilizzata negli anime ma qui molto riuscita è il fatto che i protagonisti sanno di essere in un anime: parlano con il commentatore, durante le puntate parlano dell’opening e del fatto che essendo vicini a fine puntata le cose debbano concludersi e quant’altro: commenti che paiono fuori luogo ma aiutano a sollevare la comicità e creare siparietti inusuali e divertenti.

La grafica è carina, ma non eccelsa: per il 2008 si poteva forse fare qualcosina di più. Si riconoscono i limiti del disegno soprattutto quando si tenta di imitare uno stile diverso di disegno (per scimmiottare qualche parodia), ma la differenza tra l’originale e la copia è evidente.
L’aspetto musicale è personalmente la parte che mi ha deluso di più: le sigle passano dal mediocre al terribile, arrivando anche ad una canzone che sarebbe perfetta per Dance Dance Revolution. Durante le puntate il sonoro non è fastidioso ma non aiuta abbastanza la scena, e potrebbe beneficiare di qualche miglioramento qui e là.

Insomma, Hayate no Gotoku è un lavoro fatto da una casa produttrice nata nel 2007, e al suo secondo lavoro ha sfornato un bestione simile: ha i suoi innegabili difetti e cinquantadue puntate sono lunghe, ma per gli appassionati trascorrono con piacere e divertimento. Attendiamo con fiducia la seconda serie, già annunciata!

Voto: 8,5. È un voto medio: gli otaku devono aumentarlo esponenzialmente, e i neofiti devono abbassarlo drammaticamente.

Consigliato a: chiunque abbia visto una buona dose di conoscenza nel campo degli anime; chi non si fa spaventare dalle tante puntate, per vedere un lavoro inusuale; chi vuol vedere quale è il vero potere di un maggiordomo.

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