Mononoke Hime

Di nuovo Ghibli. Di nuovo un classico.

Mononoke Hime

In un Giappone fantasy attorno al 1700, Ashitaka sta difendendo il suo villaggio da un demone uscito dalle foreste. Riesce nell’impresa di abbatterlo, ma subisce una ferita che lo ucciderà con il tempo: egli parte quindi alla ricerca della foresta in cui risiede il Dio che può salvarlo.
Nella sua ricerca si imbatte in una terra dove spiriti delle foreste e uomini si combattono aspramente per il controllo del terreno: chi ha ragione? Come conciliare le apparentemente insanabili differenze? E in che modo ciò ha a che fare con la sua maledizione?

Sin dal primo momento la grafica si rivela quella dello studio Ghibli: il tratto è riconoscibilissimo, e anche l’eccelsa qualità di immagini ed animazione sono inconfondibili.
Ciò in cui Mononoke Hime (o Princess Mononoke) differisce è il tono dell’avventura: in genere i prodotti di questo studio sono improntati ai buoni sentimenti e alla bontà d’animo, mentre qui l’ambiente si rivela subito cupo e estremamente serio. La storia inizia in maniera assolutamente meravigliosa, per diventare forse un minimo confusionaria verso il termine: si capisce sempre cosa sta succedendo, ma avendo dei personaggi forse un po’ meno incisivi del solito la situazione sembra quasi scappare di mano e muoversi per conto suo, trascinando i protagonisti con sé.

L’ambientazione stessa è impressionante, con un numero molto alto di spiriti che rappresentano le varie forze in gioco (oltre, ovviamente agli umani): incontrare gli spiriti nelle foreste è spettacolare, ed essi sono nel posto giusto al momento giusto. Essi portano anche il lato riflessivo dell’anime, facendo pensare all’invadenza dell’essere umano in terre che non gli appartengono, ma in fin dei conti il loro ruolo principale è essere nei luoghi in cui è logico che essi siano (il che è meno scontato di quanto sembri).

I disegni, come sopra detto, sono davvero impressionanti: la cosa più stupefacente è la fluidità dell’animazione. Nelle scene di combattimento (che in altri prodotti della stessa casa produttrice sono ben difficili da trovare) sono splendidi, intensissimi e velocissimi: una meraviglia.
Il sonoro non è da meno, e la Ghibli si dimostra ancora una volta attentissima ad ogni minimo dettaglio.

Insomma, Mononoke Hime è un classico che nessun amante degli anime dovrebbe dimenticare di vedere: a titolo puramente personale lo trovo un passo sotto altri capolavori come Totoro, Laputa o Kiki’s Delivery Service -principalmente per una mancanza di personaggi molto forti eppur sempre umani-, ma rimane comunque validissimo.
È comunque un anime a mio avviso triste, da guardare quando si vuole qualcosa di corposo.

Voto: 8. Due ore e un quarto di gioia visiva.

Consigliato a: chi ama lo Studio Ghibli; chi vuole una storia mistica, dove bene e male si confondono tra loro; chi vuol vedere gli spiriti più belli del multiverso, i Kodama.

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