Hani Hani – Operation Sanctuary

Un harem-anime che tenta di non essere identico a tutti i cloni:

Hani Hani – Operation Sanctuary

Naoki è un ragazzo che va al liceo, e che spesso ha dei curiosi e terribili incubi. Ha molte amiche a lui correlate in differenti modi: in questo brevissimo anime (tredici puntate da dieci minuti, circa due ore in tutto) seguiremo l’evoluzione dei rapporti tra di esse e con lui.

Detto così sembra il classico, ripetitivissimo e scontatissimo anime dove un ragazzo ha tutto l’harem ai suoi piedi per non meglio specificati motivi, e tra indecisioni e fraintendimenti decide la ragazza a cui dedicarsi. I primi minuti di visione sembrano andare in tale direzione: abbiamo l’amica d’infanzia, la cugina tsundere che convive con lui (ovviamente orfano, in Giappone non esiste che i genitori sopravvivano più di 7-8 anni dopo la nascita dei figli – la loro unica speranza è andare a lavorare all’estero), la ragazza misteriosa piovuta dal cielo, la ragazzina timidissima e con il vocino, l’infermiera adulta ed ammiccante, la maestra-loli… dopo due minuti già mi veniva da dire “ma cosa diavolo sto guardando?”. Per fortuna già a partire dal termine della prima puntata si capisce che qualche minimo sforzo per distaccarsi dalla banalità.
In primis va detto che Naoki non è il solito debole indeciso che troviamo in genere in tali storie: non è certamente il più sveglio del mondo, ma sa imporsi e sembra avere un’intelligenza maggiore a quella di uno scarpone. Anche le ragazze si comportano in maniera almeno parzialmente coerente, evitando di angosciarsi su fraintendimenti e di covare in segreto millemila sentimenti. Si parlano, si chiariscono, interagiscono come delle persone normali.

Quando tutto sembrava oramai navigare comunque verso la “resa dei conti” (chi sceglierà Naoki?), viene riesumato il problema degli incubi, che nella prima parte era stato quasi totalmente ignorato, per dare nuova linfa ad una trama che rischiava altrimenti di diventare stagnante: non dico che ci sia uno sviluppo degno di un oscar, ma per essere una miniserie di due ore hanno dato abbastanza input per interessare lo spettatore. La conclusione è in parte prevedibile, ma comunque ben realizzata e ha un senso.

I disegni sono abbastanza carenti per essere del 2004: le ragazze sono carine, ma la grafica di certo non fa ululare al miracolo.
Idem per l’audio, mediocre e nella norma. Senz’infamia e senza lode.

Insomma, Hani Hani è un anime breve per chi ha voglia di un po’ di buoni sentimenti o per spezzare una serie più lunga: non biogna guardarlo aspettandosi un masterpiece, ma riesce ad intrattenere per quel paio d’orette di tempo che occupa.

Voto: 7,5. Per una casa produttrice quasi totalmente sconosciuta, non è malaccio.

Consigliato a: chi non si fa nauseare dagli anime stile harem; chi vuole un po’ di sentimenti positivi; chi vuol sapere che ci sono ragioni più alte di una montagna e più profonde dell’oceano.

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