Strait Jacket

Una miniminiserie di tamarraggine e magia negli anni ’20:

Strait Jacket

Nel 1899, viene scoperto un sistema per portare la magia nel nostro mondo. Questo porta ad un’evoluzione tecnologica senza precedenti, con possibilità pressoché infinite: purtroppo, però, ci sono anche dei rischi da non sottovalutare.
L’eccessiva esposizione alla magia porta infatti le persone a trasformarsi in demoni infernali, il cui unico interesse è massacrare la popolazione inerme. In tal caso entrano in azione gli Stregoni Tattici, che con un possente armamentario magico riescono a debellare le minacce demoniache.

Steinberg è uno Stregone Tattico senza licenza, che lavora com freelance dove c’è bisogno: sarebbe illegale, ma il fatto che porti a termine le sue missioni porta la polizia a chiudere un occhio sulle irregolarità. Nelle tre puntate che compongono Strait Jacket, ci troviamo pertanto a seguire l’attività e gli incontri che tale lavoro comporta.

In una sola ora è difficile creare un ambiente, dei personaggi credibili, uno sviluppo sostanzioso ed un finale appagante: Strait Jacket riesce in alcune parti (ambiente, personaggi, finale) ma si lascia sfuggire lo sviluppo, troppo affrettato – proprio in virtù della brevità – e poco corposo. Se avessero fatto almeno sei puntate, sarebbero riusciti a far evolvere molto meglio la trama. Peccato.

Come detto, i personaggi sono molto gradevoli: ovviamente si rivela poco su di loro, ma sicuramente hanno stile – che non è una cosa da poco. La coppia Steinberg-Kapel è ben riuscita, e anche in questo caso una serie più lunga avrebbe potuto rivelare particolari interessanti.

I disegni sono estremamente gradevoli e gli effetti magici non sono malaccio: la tamarraggine nelle scene d’azione è considerevole e benvenuta. Il sangue è parecchio, ben realizzato: i demoni sono distorti fino ad essere quasi disturbanti, come è giusto che sia.
Il sonoro è decisamente bello, con delle ottime canzoni (di cui un paio in francese): si sono impegnati nonostante la brevità dell’opera.

Insomma, Strait Jacket pare essere il lungo trailer di una serie più lunga, che però purtroppo non esiste. Peccato, perché il materiale è valido e le idee non erano malaccio: possiamo magari sperare in un remake o in un allungamento della serie, perché l’atmosfera era quella giusta.

Voto: 7,5. Carino, ma non si spinge oltre per i difetti sopra descritti.

Consigliato a: chi non si fa spaventare dal sangue usato a mo’ di vernice sulle pareti; chi ha un’oretta da occupare con un po’ di tamarrate, un po’ di tristezza e un po’ di filosofia spicciola; chi, come me, vuole chiedersi come mai nella magia devono urlare EXIST! per disintegrare le cose.

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2 thoughts on “Strait Jacket

  1. È tratto da una light novel che, dal 2000 ad oggi, ha collezionato dieci volumi. Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un sistematico pillaging delle light novel così come precedentemente hanno fatto per i manga, spesso con qualità discutibile con entrambi i casi… per fortuna ci sono eccezioni, ma bisogna cercarle :/

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