Shion no Ou

Tra scacchi giapponesi e misteriosi omicidi:

Shion no Ou

Shion è una ragazzina di tredici anni che, otto anni fa, ha assistito all’omicidio dei suoi genitori: a causa di tale brutale esperienza, ha perso la capacità di parlare.
Dopo l’omicidio venne subito adottata dai suoi vicini di casa, la famiglia Yasuoka, ed il suo nuovo padre è un grande campione di Shogi, il gioco di scacchi giapponese che tutti abbiamo visto giocare in qualsiasi anime che comprendesse un paio di signori almeno 40enni e una veranda.
La passione di Shion per il gioco è subito evidente, e diventa in brevissimo tempo una vero genio della scacchiera: riuscirà a superare i suoi traumi e sfondare nel mondo dello Shogi? E chi ha ucciso i suoi genitori? Perché? Anche dopo otto anni, i fantasmi del passato torneranno a perseguitarla?

Leggendo le premesse di questa serie, ho subito visto due possibili problemi. Come è possibile rendere interessante un gioco sullo Shogi, che è classicamente un gioco calmo e riflessivo? E come si fa ad avere una storia convincente con un personaggio muto, e quindi difficilmente caratterizzabile?
Beh, quelli dello studio DEEN hanno dimostrato che non avevo motivo di preoccuparmi, perché sono riusciti a tirare fuori un lavoro davvero impressionante, stupendomi in diverse maniere.

Per quanto concerne la parte strettamente legata alle sessioni di gioco, ho potuto constatare una fondamentale differenza con altri titoli simili (come potrebbero essere Akagi, Kaiji o Hikaru no Go): le partite sono infinitamente più corte e molti tempi morti vengono tagliati, riassumendo puntate di sette ore in dieci minuti. Da una parte questo elimina il fastidioso problema della lentezza che anime di questo stile generalmente hanno: d’altra parte, non permette purtroppo di seguire in dettaglio tutte le mosse, perdendo dunque la parte meramente tecnica e “istruttiva”. Bisogna tuttavia dire che, dopo un po’ che si vedono i pezzi giocati, si inizia a riconoscerli e a capire perlomeno le mosse basilari. Inoltre, i personaggi non si perdono in infinite spiegazioni tecniche, ma danno le informazioni minime necessarie per capire cosa sta succedendo.
In un primo momento mi sono ritrovato un po’ spiazzato aspettandomi partite infinite e approfondimenti a ripetizione, ma la soluzione per la quale i produttori hanno optato si è rivelata vincente in quanto non spezza il ritmo delle puntate, sempre tranquillo ma molto ben curato e ritmato.

Detto questo bisogna quindi valutare la storia in sé, ed è in questo campo che Shion no Ou tira fuori le sue carte migliori. Ci si ritrova in pratica a seguire un caso poliziesco lungo ventidue puntate, intervallato da partire di Shogi di ottimo livello. L’evolversi delle indagini è molto ben fatto e rende partecipe lo spettatore, che vede man mano i vari pezzi andare al loro posto e dipingere un quadro sempre più grande ed insospettabilmente correlato: inoltre, si viene accompagnati senza nemmeno accorgersene lungo un processo deduttivo che ognuno riesce a vedere come proprio ma che in realtà è esattamente dove gli autori vogliono portarci.
Spesso e volentieri, se si è stati attenti, ci si scopre infatti ad avere un’illuminazione e capire un passo fondamentale dello sviluppo: scoprire alla puntata successiva che quel che abbiamo capito è esatto è un ulteriore incentivo a seguire con sempre più attenzione gli avvenimenti. Questo sistema di “scoperta e conferma” è teoricamente molto semplice, ma sono sorprendentemente pochi gli anime che riescono a metterlo in atto senza bruciarsi le rivelazioni troppo presto o fallendo nel far capire le cose fino all’ultimo.

I disegni sono molto belli ed adeguati ad un anime con un passo tranquillo ma deciso: le espressioni facciali, che in questo caso sono molto importanti, sono quasi sempre ben realizzate e gradevoli da vedere (a parte le ultime due puntate, che ogni tanto paiono disegnate da qualcun’altro).
Le musiche risultano adeguate ma non brillano né nelle opening/ending né durante le puntate.

Insomma, Shion no Ou è una perla che rischia di essere tralasciata perché “è un noioso cartone sugli scacchi”: chiunque cadesse in tale errore si perderebbe un ottimo lavoro che mette in funzione il cervello e presenta dei personaggi credibili, solidi e ai quali ci si affeziona con facilità.
Infine, un’ultima osservazione: nello Shogi, si dice che le partite siano divise in tre fasi: l’apertura (posizionamento dei pezzi e preparazione di attacco/difesa), il centro della partita (dove si tenta di far breccia nelle difese avversarie facendo reggere le proprie) e il finale (quando le difese di una delle due parti sono state scardinate). Il fatto che questo anime abbia la stessa identica connotazione fa pensare all’impegno che i creatori hanno messo nell’attuazione di Shion no Ou.

Voto: 9. Potrebbe sembrare ridicolmente alto per un anime del genere, ma ho amato ogni minuto della sua visione. Davvero un prodotto fuori dal comune.

Consigliato a: chi ama le indagini misteriose; chi apprezza gli anime sui giochi da tavolo; chi vuol mettere in conto che alla fine della serie vorrà imparare a giocare a Shogi, dato che si tratta del gioco degli scacchi sotto steroidi.

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