Gunbuster

Uno dei lavori che hanno reso famosa ed immortale una delle mie case produttrici preferite:

Gunbuster

Nel 2015, Noriko è la figlia dell’ammiraglio della più grande astronave che abbia mai solcato i cieli, che combatté contro un poderoso nemico alieno e venne annichilita.
Il suo desiderio è semplice: diventare anche lei una pilota di mech e andare a combattere la razza aliena che minaccia la terra, in onore di suo padre!
In accademia non se la cava molto bene, ma grazie a dei colloqui illuminanti con il suo idolo lavora duramente e viene scelta per la missione più importante di tutte, per annichilire le forze nemiche! Ma è lei davvero pronta per tutto ciò?

Ci troviamo davanti ad uno dei lavori che hanno catapultato il nome della Gainax nell’olimpo degli Dei dell’anime, nel lontano 1988: dopo averlo visto, posso dire di capirne il perché.
In un primo momento, soprattutto a causa dell’hype creato attorno a questa serie dal sapore oramai mitico, si potrebbe rimanere un po’ delusi: le prime due puntate infatti sembrano abbastanza classiche e prive di fascino, come se ci trovassimo dinnanzi ad un normale anime dove ci sono ragazzi con grandi desideri e robot pronti da guidare.
Dalla terza puntata, per tutte le quattro puntate finali, la situazione cambia decisamente: una volta giunti nello spazio non è più tempo di ridere e scherzare, le cose si fanno serie, e molto. La serie si sviluppa in un crescendo emozionale difficile da spiegare.
È infatti quasi impossibile puntare esattamente cosa sia a dare il cambio di passo al tutto, ma le emozioni sgorgano copiose. Dolore, separazione, abbandono, paura: sono tutte affrontate con cruda realtà, mostrando il vero orrore della guerra (che non sta nei grandi numeri, ma nella perdita di qualcuno vicino a sé), la solitudine di un abbandono non voluto ma necessario, l’angoscia dell’incertezza… è difficile trovare così tanti concetti presentati in maniera realistica in sole quattro puntate.
L’ultima puntata, spesso criticata per essere in bianco e nero, ha un finale da standing ovation e anche se probabilmente è stata fatta all’insegna del risparmio (la Gainax non era propriamente ricca, ai tempi) è secondo me molto azzeccata. Anche i disegni della battaglia finale, fatta in immagini statiche che io normalmente detesto, è godibile e ben introduce il punto finale su cui l’anime si chiude.

Il disegno è molto evoluto per essere di fine anni ’80 (ad occhio sembra di almeno 5-6 anni dopo, soprattutto nell’animazione di esplosioni e simili) e le scelte audio sono azzeccatissime: anche in esse, con il proseguire della storia migliorano sempre più, fino ad una canzone conclusiva spettacolare.

Da notare inoltre che, assieme alle sei puntate, vennero rilasciate anche sei “lezioni di scienza” per spiegare i motivi per cui le cose nel mondo di Gunbuster funzionano: prendono parti di fisica reale e le elaborano in maniera fantasiosa per far reggere le loro teorie, il tutto presentato dai personaggi in stile super-deformed. Davvero divertenti, a fine puntata.

In definitiva, Gunbuster (altresì chiamato Top Wo Nerae!) è un assoluto must per chi vuole sapere perché gli anime che guardiamo oggi sono come sono: chi cerca soltanto “un anime con i robottoni che fanno la guerra” rimarrebbe deluso, perché è probabilmente la parte più trascurata di tutte a vantaggio di uno sviluppo personale decente e di una progressione emotiva davvero impareggiabile.

Voto: 9. Non è perfetto (come detto, le prime due puntate sono un po’ sotto tono)… ma per avere solo sei puntate, prende tantissimo!

Consigliato a: chi si reputa amante degli anime; chi ama storie che coinvolgono emozioni che non siano il solito amoreamoreamore; chi vuol controllare se la Gainax già vent’anni fa aveva l’abitudine di mettere qui e là qualche tetta scoperta.

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