Rurouni Kenshin

Ed ecco a voi una delle più epiche (e lunghe) avventure di samurai:

Rurouni Kenshin

Circa 140 anni fa, in Giappone ci fu un epocale cambio di organizzazione sociale: si passò dall’era dello shogunato, dominata dalla spada e dal terrore, all’epoca Meiji, di apertura e democrazia. Tale cambiamento non fu ovviamente indolore, e la rivoluzione necessaria fu estremamente sanguinaria e cruenta.

Nelle 95 puntate della serie seguiremo le avventure di Himura Kenshin, che durante la rivoluzione vinse il soprannome di Battousai il Massacratore: inutile a dirsi, tale nome gli venne affibbiato a causa delle immani stragi di cui fu protagonista per aiutare la causa della rivoluzione.
Una volta instaurato il governo Meiji, Himura giurò a sé stesso di non uccidere mai più: lo incontreremo pertanto con una spada che non taglia, a vagare per le terre del Giappone aiutando i più deboli.

In primis, va notato che la serie è divisa in tre archi narrativi distaccati tra loro, che valuteremo separatamente. Alcune precisazioni possono però essere fatte genericamente per tutta la serie.
Si può difatti dire che il personaggio di Kenshin è davvero ben fatto: conscio della sua potenza, cortese, dalla parlata molto educata e pacata, è davvero piacevole da vedere sullo schermo. Nelle prime apparizioni potrebbe quasi sembrare una femmina (non è il classico bruto pieno di muscoli – il segreto è la sua velocità), ma si dimostra più e più volte affidabile, responsabile e capace di pensare anche in momenti di crisi.
I personaggi “di contorno” sono forse meno definiti e hanno ruoli meno vitali, ma vengono spesso e volentieri usati per siparietti atti ad alleggerire l’atmosfera, rendendo questa serie non troppo pesante e greve da guardare.

Inoltre, si nota che per tutta la serie la grafica rimane di alta qualità, senza inutili effetti in CG (che negli anni ’90 risultavano immancabilmente ridicoli) e un’animazione fluida e ben fatta, che risulta importante soprattutto nelle scene dinamiche come i combattimenti.
Ci sono diverse opening e diverse ending, con qualità alterne: la prima opening (che ci accompagna per circa una 40ina di puntate) è davvero meravigliosa, e anche alcune ending sono molto orecchiabili: altre sono forse un po’ meno azzeccate ma è principalmente una questione di gusti, in quanto la qualità in sé non è in discussione.

Va infine detto che i riferimenti storici degli avvenimenti che circondano le avventure qui narrate sono decisamente accurati: avvenimenti e date della rivoluzione sono giusti, e anche le particolarità di alcune zone del Giappone del tempo (particolari religioni, situazioni contingenti, problematiche particolari) vengono correttamente riportati ed utilizzati per far sviluppare l’ambient stesso in cui si muove la storia.

Parte 1 : The Wanderer Samurai

Nelle prime 27 puntate facciamo la conoscenza di Himura Kenshin e del suo arrivo a Tokyo, dove –dopo dei rocamboleschi eventi- si instaura nel dojo di Kaoru, una maestra di spada: nelle prime 5-6 puntate assistiamo alla formazione del gruppo con il quale dividerà da lì in poi le sue avventure. Il gruppo che si forma serve principalmente come catalizzatore per introdurre le vicende che si svolgono nelle varie puntate; oltre a questo non hanno un grande scopo, riducendosi a far notare dettagli magari passati inosservati o far capire la potenza di un avversario.
Purtroppo, questa parte soffre di una molesta ripetitività: dopo le piacevolissime prime puntate, si entra in un meccanismo che coinvolge TUTTE le sotto-storie (ognuna della durata di una o due puntate). Uno dei personaggi attorno a Kenshin si ficca nei guai o scopre un problema; Kenshin si reca sul posto e vari combattimenti accadono (contro spadaccini di bassa qualità e quindi senza grande spettacolo); poi si arriva al cattivo finale, che dopo un po’ di chiacchiere e un paio di colpi viene battuto ed esce di scena.
Lo stesso identico plot dopo un po’ di volte stufa, e anche se alcuni combattimenti sono di buona/ottima qualità, si fa sentire in maniera notevole il vuoto creato dall’assoluta assenza di una trama che duri più di due puntate, quasi si assistesse allo slice of life di un samurai.

Non mi si fraintenda: non è che questa parte sia brutta, anche perché serve ad introdurre diversi personaggi che avranno un’importanza capitale nel resto della serie. Si sarebbero però potute inventare dinamiche più variate e con uno scopo finale definibile, per dare qualcosa in più da seguire se non discorsi triti e ritriti sulla protezione dei propri cari e sull’espiazione delle proprie colpe.

Voto parziale: 6,5.

Parte 2: Legend of Kyoto

A puntata 28 si assiste ad un radicale cambiamento: con l’inizio del secondo arco narrativo, tutto sembra farsi un po’ più serio, e si capta subito che qualcosa sta succedendo. I fantasmi del passato arrivano infatti a perseguitare i sogni di Kenshin, e strane persone iniziano ad aggirarsi attorno al dojo in cui sta trascorrendo una tutto sommato piacevole vita.
Non svelerò nulla per motivi di spoiler, ma in tale arco narrativo si arriva finalmente ad una trama principale corposa e significativa: un suo ex-compagno della Rivoluzione sembra intenzionato a voler sovvertire l’ordine e la pace che il governo Meiji è finalmente riuscito ad instaurare, per ritornare nel caos. Cosa potrà fare Kenshin e il suo gruppo per fermarli?

Bisogna innanzitutto dire una cosa. Le prime tre puntate del secondo arco narrativo rappresentano la perfezione assoluta alla quale un anime di samurai può aspirare. La tensione è palpabile, appaiono nemici temibili e spietati e, quando arriva il momento del combattimento, Himura Kenshin ritorna con la mente ai suoi giorni di Battousai il Massacratore, inscenando uno spettacolo (con un avversario degno di tale nome) da far rabbrividire chiunque, a puntata 30. Non ho parole concrete per descrivere questo inizio… bisogna vederlo.

In seguito, tuttavia, la tensione si dirada in maniera notevole: i tempi si allungano visibilmente, e la storia si sviluppa con tranquillità. I compagni di viaggio della prima parte prendono un altro ruolo nella storia, separandosi fisicamente da Kenshin e seguendo una loro strada (che li porterà ad altri obiettivi, altrettanto importanti, e permettendo loro di svilupparsi un po’): il protagonista guadagna nel compenso una nuova accompagnatrice che definire fastidiosa è riduttivo. A parte questo, i combattimenti rimangono di buona qualità, ma subentra un problema: i discorsi durante le battaglie.
Per quanto quasi nessun anime ne sia totalmente esente, qui si arriva a dei livelli incredibili: ad esempio, il combattimento contro il cattivo finale avrà, sommando le parti di effettiva azione, una durata di circa una decina di minuti: peccato che duri quattro puntate e mezzo. Tutti i discorsi in mezzo, inoltre, risultano triti e ritriti poiché ripetuti in ogni singolo combattimento, spezzando così il pathos e portando la gente a saltare per collegare tra loro i pezzi d’azione vera e propria (che in tal modo risultano invece estremamente gradevoli e coreografici).
Gradevole invece il fatto che si vengono a reincontrare alcuni personaggi incrociati nella prima parte della serie, spesso con motivazioni e ruoli nuovi: in retrospettiva da un po’ di valore in più alle puntate pseudo-filler che ci si deve subire all’inizio, e aggiunge un po’ di corposità all’ambientazione stessa.

Va infine detto che anche qui i personaggi di supporto sono utilizzati per alleggerire l’ambiente (a parte nelle prime tre tesissime puntate), ma purtroppo pare che non sappiano bene quando farlo: magari nel bel mezzo di un discorso serissimo saltano fuori personaggi di supporto in super-deformed che rovinano un po’ il pathos della scena. Capisco il bisogno di non rendere la serie eccessivamente tesa, ma il bilanciamento tra suspence e umorismo avrebbe potuto esser calibrata meglio.

Voto parziale: 8,5. Buona parte per l’inizio dell’arco narrativo, da bocca aperta.

Parte 3: Tales of the Meiji

Una volta terminata la grande avventura a Kyoto, il gruppo di Kenshin ritorna a casa a Tokyo; ovviamente la vita non è tranquilla come si potrebbe sperare, in quanto problemi continuano ad arrivare al dojo in cui alloggiano…

Qui si ritorna ad assistere a storie autoconcludenti, anche se più lunghe rispetto a quelle della prima parte: in genere si assiste ad un paio di puntate di filler senza alcuna connessione, per poi avere una nuova trama della durata di 3-4 puntate, per poi avere un altro paio di puntate-filler e via dicendo.
Anche qui, pertanto, si accusa la mancanza di una storia corposa che trascini l’interesse (che dopo settanta puntate comincia a vacillare): inoltre, non si hanno più introduzioni di personaggi importanti: ogni mini-storia porta con sé nuove conoscenze, che però spariscono dall’orizzonte non appena la trama cambia verso altri lidi.

Le più grandi differenze con la prima e la seconda parte della serie sono due: da una parte l’introduzione di molti personaggi provenienti da paesi stranieri (che risulta pienamente giustificata e storicamente accurata, in quanto nel periodo Meiji il Giappone si aprì all’estero dopo secoli di totale isolamento), e il progressivo abbandono di Kenshin come elemento centrale delle storie. Le scene di combattimento infatti sono sempre più rare e non generano alcuna aspettativa, dato che il gruppo o abbatte in un colpo i nemici, oppure non può batterli finché non farà una specifica cosa (che varia ovviamente a seconda delle situazioni in cui si trovano). Ci si ritrova dunque a passare da un anime estremamente d’azione a uno molto più d’avventura, anche se qualche calcio e qualche spadata vengono comunque dati.

Da segnalare infine che nelle ultime due o tre puntate il disegno sperimenta con gradevole effetto un mix di immagini reali con l’animazione.

Voto parziale: 7.

In definitiva, la serie di Rurouni Kenshin è un buon prodotto che però mostra alcuni difetti, il principale dei quali consiste nella sua titanica durata per una quantità di eventi tutto sommato modesta. Gli appassionati di samurai la troveranno una visione interessante, ma bisogna in ogni caso considerare che vedere questa serie vuol dire utilizzare quaranta ore di visione.
Qui ho elencato un numero di difetti abbastanza grande, ma non si pensi che questo è un anime di bassa qualità: molte battaglie (a parte quelle specificatamente citate sopra) risultano comunque interessanti ed esaltanti, e alcune parti di trama sono molto belle da vedere, senza contare l’epicità del protagonista.

Voto: 7,5. Gradevole, seppur con i suoi limiti.

Consigliato a: chi ama i samurai; chi vuole vedere una delle battaglie più epiche della storia, a puntata 30; chi vuol vedere un sanguinario samurai ululare “oro?” e cadere con gli occhi a palla a terra, quando vien colpito da chi non è nemico

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