Bubblegum Crisis

Una delle opere che hanno segnato un genere:

Bubblegum Crisis

Nel 2033, MegaTokyo (costruita sulle ceneri della Tokyo attuale, distrutta anni prima da un terremoto) è oramai abitata da una quantità massiccia di boomers, degli androidi che si confondono perfettamente con gli esseri umani ma dalle capacità fisiche decisamente fuori dal comune: essi sono creati dalla Genom, una corporazione di potenza mondiale, e purtroppo non sempre sono utilizzati per dei buoni scopi – o, più semplicemente, impazziscono.
È a questo punto che le Knight Sabers, delle paladine dell’ordine in power suit, intervengono a dare una mano alla polizia che fatica a mantenere la pace nella città. Ma chi sono in realtà le Knight Sabers? Perché combattono? E cosa tramano i grandi poteri alle spalle delle mega-corporazioni?

Dire che chi ha creato questo anime è stato influenzato da Blade Runner è riduttivo: anche se meno dark, l’ambiente cyberpunk è qui ricreato con tutte le sue caratteristiche di base. L’integrazione uomo-macchina, androidi ribelli, mega-corporazioni che dominano i poteri del mondo, disparità ricchi-poveri con ghetti alle spalle di grandi meraviglie, controllo dell’informazione… tutto è presente e, anche se la trama in sé non va mai a trattare direttamente questi argomenti, essi contribuiscono a creare un’ambientazione credibile.
La trama in sé, in effetti, non è mai particolarmente chiara: ci si ritrova a seguire le vicende delle nostre quattro eroine, che però non seguono un filo logico preciso. Si scoprono i loro rapporti conflittuali con la Genom e vari altri dettagli, ma non si arriva mai ad una svolta definitiva. Questo può essere dettato anche dal fatto che la serie doveva originariamente essere composta di tredici OVA, ma per motivi vari ne vennero prodotti solo otto e poi la serie venne abbandonata: sapendo questo, bisogna dire che il risultato comunque non è malaccio.
Bubblegum Crisis infatti non punta necessariamente sulla storia per intrattenere, anche perché punta ad un sistema di narrativa quasi sconosciuto nel 1986: non ci sono difatti lunghe e tediose spiegazioni si questo o quell’argomento, come spesso capitava al tempo, ma semplicemente le cose accadono e sta allo spettatore capire il perché. Sebbene questo sistema non si sia dimostrato in questo caso totalmente efficace, è comunque qualcosa di diverso e aiuta a far capire allo spettatore che ciò che importa non è la storia singola in sé, ma l’ambiente tutto in cui essa si muove.

I personaggi hanno caratteri semplici, ma non per questo meno apprezzabili: quelli principalmente sviluppati (Priss, Sylia e Leon) interagiscono tra loro in maniera molto naturale e ben congegnata (contrariamente a quanto accade nel remake del 1998).

I disegni sono ovviamente parecchio datati, ma questo non rappresenta scarsa qualità: il tratto dimostra chiaramente i suoi anni, ma è ben chiaro l’impegno nell’animazione e nel disegno stesso.
La colonna sonora… che dire: è il punto di forza principale di Bubblegum Crisis. Ogni puntata contiene almeno un singolo davvero bello, di altissima qualità ed in puro stile fine 70/inizio 80, che è davvero meraviglioso. È una colonna sonora che è stata creata per sfidare gli anni, e ha vinto pienamente: ancora al giorno d’oggi è difficile trovare delle serie che creano delle musiche così curate e piacevoli.

In definitiva, Bubblegum Crisis è un anime che dimostra chiaramente le sue pecche, che risultano però perdonabili a causa dell’età: ai suoi tempi è stato sicuramente un anime che sperimentava parecchie cose nuove, e al giorno d’oggi può essere riconosciuto come uno dei capisaldi della sci-fi d’animazione.
Vince a mani basse il paragone con il suo successore; se avete in mano entrambe le serie, non ponetevi nemmeno la domanda: guardate l’originale.

Voto: 8. D’azione, piacevole, breve: ogni tanto forse un po’ lento, ma con quasi 22 anni sulle spalle glielo si può concedere.

Consigliato a: chi adora gli ambienti cyberpunk; chi vuole vedere un pezzo di storia d’animazione; chi vuole andare in giro cantando konya wa hurricane.

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