Outlaw Star

Astronavi con le braccia e donne che fungono da motori?

Outlaw Star

Gene Starwind è un cacciatore di taglie/bodyguard in un lontano futuro. A seguito di una richiesta di lavoro, incontra Hilda, una Outlaw – che equivale ad un pirata, però con un codice morale più sviluppato. Rimanendo invischiato nella guerra tra Hilda e le gilde di pirati, si ritrova tra le mani l’astronave più avanzata dell’intera galassia, il cui navigatore risulta essere Melfina: una ragazza che non ricorda nulla del suo passato. Riusciranno i nostri eroi a sfuggire alle minacce di morte che sembrano arrivare da ogni dove, e a scoprire l’esatta origine di Melfina? Cosa si nasconde dietro alla sua simbiosi con l’astronave?

Iniziando a vedere questa serie di quattordici anni fa, le speranze volavano verso l’alto ad ogni puntata. Dei personaggi interessanti e che risultano subito simpatici; dei potenti nemici con misteriosi poteri magici dai pericolosi quanto coreografici effetti; una pistola con proiettili intrisi dell'”antica magia”; una ragazza misteriosa, ed un’astronave potente; colpi di scena totalmente inaspettati e da lasciare a bocca aperta. Da puntata 1 a puntata 6, ero oramai convinto di essere davanti ad una perla nascosta del panorama animato giapponese degli anni ’90.
Purtroppo, le mie aspettative si sono infrante nel resto della serie. La storia, inizialmente molto interessante e dal passo serrato, si perde dietro a mille sotto-trame totalmente ininfluenti, e a filler davvero inutili. I nemici diventano sempre meno temibili e sempre più ridicoli, toccando punte di assoluta stupidità nell’ultima parte della serie. Dopo una serie interminabile di filler (da puntata 7 a puntata 20, lo sviluppo della trama in sé è praticamente nullo… su una serie di ventisei puntate, è davvero troppo) ci si ritrova a tre puntate dalla fine con 20 minuti di totale fanservice, che spezza qualsiasi rimasuglio di tensione per fare la classica “puntata ai bagni termali” che sono riusciti a piazzare anche dove non c’entrava totalmente nulla.
Ovviamente questo porta ad un finale totalmente slegato dalla serie, che mal si combina con il tono del resto di Outlaw Star: anche l’accenno di storia d’amore risulta telefonato e irreale.

Un altro problema di Outlaw Star risiede in ciò che ogni buon anime di fantascienza non dovrebbe dimenticare: un minimo di rigore scientifico. Non si pretende ovviamente che qualsiasi legge della fisica venga rispettata (anche perché se no addio viaggi interstellari…), ma un filo di credibilità sarebbe apprezzabile.
Qui si riescono a vedere astronavi che fanno a braccio di ferro, gente che con poco più di una tuta da sub va a nuotare in un mare di idrogeno liquido, persone che corre in un ambiente a 10G, e altri che saltano a 3G due minuti dopo aver affermato “non provare a saltare o ti scoppieranno le ginocchia”, e una miriade di altre bestiate davvero inqualificabili. Son d’accordo su un po’ di lassismo per permettere una narrativa interessante, ma qui mi pare che davvero si superi il limite.

La grafica e il sonoro sono invece una parte che personalmente ho davvero gradito: i disegni sono senza una sola traccia di CG (siamo pur sempre nel 1994), ma è comunque ben fatto e gradevole. Le musiche sono buone (ottima l’opening), e quindi almeno il comparto tecnico è stato curato a dovere.

Insomma, su Outlaw Star si potrebbe mettere un gigantesco timbro “occasione sprecata”: ha un inizio al fulmicotone, interessantissimo e dal potenziale pressoché infinito, e butta tutto nel cesso in una miriade di puntate inutili che spengono man mano tutte le speranze.

Voto: 6. Sufficiente solo per grafica, sonoro e simpatia dei personaggi in sé, che anche se non si sviluppano quasi per nulla sono comunque gradevoli.

Consigliato a: chi vuole un po’ di fantascienza old-style senza preoccuparsi troppo dell’accuratezza scientifica; chi ama le astronavi e non vuole vederci robottoni in mezzo (cosa purtroppo rara); chi vuole vedere la cat-girl più violenta ed impulsiva dell’universo.

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