Kaiba

Nel 2008, un viaggio in un mondo di pura fantasia:

Kaiba

Kaiba è uno strano ragazzo con un buco al centro del petto, che si sveglia senza memorie: si trova subito in pericolo, e inizia un viaggio per ritrovare sé stesso. Mentre gira per i mondi, però, oltre che trovare tracce di sé incontra vari avvenimenti e varie persone, che fanno intuire un ben più oscuro destino a cui il pianeta stesso sta andando incontro…

In Kaiba, la cosa più particolare e curiosa è come vengono trattati i ricordi. In questo mondo, infatti, i ricordi sono una cosa fisica, palpabile: possono essere presi, inseriti ed estratti dalle teste; possono essere immagazzinati e spostati, di modo da portare le “anime” in altri corpi; posson essere copiati; possono essere divorati da piante succhia-memoria, lasciando solo un involucro vuoto. Tutto questo porta a mille possibilità di interazione tra le varie persone.
Ciò può anche far riflettere sulle implicazioni etiche di una possibilità del genere: sarebbe giusto prendere le proprie memorie e spostarle in un giovane corpo, magari acquistato ad qualcuno che aveva necessità di denaro, quando si è vecchi? Sarebbe possibile ingannare qualcuno scambiando i corpi e fingendo di esser qualcun’altro? Dov’è il confine tra l’opportunità e il pericolo? Forse sono pensieri un po’ fantasiosi e non molto utili nella vita di tutti i giorni, ma l’importante è far funzionare il cervello.

Purtroppo, secondo il mio umile parere questo è quanto c’è di buono in Kaiba. Per il resto ci si ritrova davanti ad una storia estremamente confusionaria, che continua a cambiare soggetto senza apparente motivo. All’inizio sembra che si vada a caccia delle memorie di Kaiba; in seguito, pare quasi di trovarsi in una specie di Piccolo Principe versione anime, con il protagonista che gira vari pianeti ed in ognuno incontra persone che con i loro vizi rimangono sole e tristi. In seguito, subentra un aspetto pseudo-politico di oppressione di deboli e di volontà di rivoluzione. Alla fine, tutto ciò va a ramengo per concludersi in un finale che nulla c’entra con tutto ciò che s’è visto. Alcuni l’hanno definito “una grande prova di narrazione fantasy/fantascientifica”: io lo definisco un minestrone di idee confuse buttato alla rinfusa.

I disegni… che dire. Nel 2008 non pensavo fosse possibile una cosa simile. Si può dire che lo stile, infantile e raffazzonato, ben si adatta al mondo onirico ed inventato in cui ci si trova; la qualità dei disegni è però veramente scadente, e si vede che non è un problema di files: le immagini sono ben definite e ci sono alcuni momenti in cui si rasentala decenza, ma per il resto ci si trova in un abisso di inqualificabile bruttura che nemmeno gli anime di serie Z degli anni ’60 potevano raggiungere.
La musica, invece, risolleva un po’ il lato artistico della serie: anche se le sigle sono in parziale engrish, sono molto orecchiabili, dolci e delicate. Soprattutto la sigla iniziale è molto bella e nostalgica.

Insomma, Kaiba è un anime sperimentale della Madhouse Studios, che ha prodotto capolavori come Dennou Coil, Nana e Black Lagoon: in questo caso, però, si sono spinti troppo nell’ermetismo e nella ricerca di qualcosa che, alla fine, non hanno trovato.

Voto: 4. Un buco nell’acqua, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i disegni infantili; chi ama delle serie che tentano di esser qualcosa di veramente diverso; chi vuole vedere un esserino che usa le orecchie ad elicottero per volare, facendo versettini assurdi.

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