Boogiepop Phantom

Paranoie a mille? Eccovi serviti!

Boogiepop Phantom

In una città, una notte, si vede una colonna di luce. Da tale momento cominciano a sparire in misteriose circostanze degli studenti di una scuola, che iniziano ad avere strani poteri… e un serial killer che aveva colpito cinque anni prima sembra essere tornato in azione! In quale modo questi eventi -e le visioni che la gente comincia ad avere- possono essere collegati? Chi è il vero nemico? È possibile che ci siano degli esseri più evoluti che stanno manipolando la gente, oppure sono solo delle dicerie della Rete?

Questo anime di certo deve essere guardato con attenzione: sin dei primi momenti di visione, in cui si capisce il mood tetro e cupo (fa ricordare Lain Serial Experiments nel tipo di disagio… ma molto più accentuato), bisogna iniziare ad immagazzinare tutti i dati possibili. Le linee temporali delle varie storie, inizialmente apparentemente scollegate, continuano ad incrociarsi saltando anni e coinvolgendo parecchi personaggi. Si è destinati a passare le prime due puntate non capendo nulla, e tentando di districarsi nell’apparente orrore psicologico che si sta preparando davanti a noi.
Con la terza puntata la situazione pare iniziare a chiarirsi, ed una trama inizia ad emergere per dare un ordine a ciò che abbiamo sinora visto; purtroppo, questa risulta solo un’apparenza. Da lì in poi, infatti, la trama diventa un dedalo di personaggi, eventi, incroci e discorsi che risulta talmente complesso da diventare incomprensibile. A me piacciono gli anime che stimolano la mente, ma in questo caso anche con tutta la concentrazione di cui son capace mi ritrovavo a perdermi inesorabilmente nel tentativo di capire anche solo una minima parte di ciò che stesse accadendo.
Dopo otto puntate di totale abbandono, alla fine arrivano le dovute spiegazioni: peccato che, dato che non s’è capito quasi nulla di tutto ciò che è accaduto, le risposte risultano molto parziali e poco soddisfacenti (sorvolando sul fatto che parecchie cose non vengono spiegate del tutto). Il finale, inoltre, pare essere di un altro anime: non c’entra nulla.
Ci sono molti discorsi che dovrebbero stimolare il pensiero, ed alcuni sulla memoria e sul passato che influenza il presente risultano anche abbastanza interessanti, ma la maggior parte di essi si perde nel sopraccitato minestrone di eventi a cui è impossibile dare una direzione.

La grafica è ad uno standard medio-basso per un anime del 2000: non è brutta e l’ambiente cupo ed oppressivo è ottimamente reso, ma purtroppo i personaggi si assomigliano tutti in maniera disarmante: questo, oltre che risultare esteticamente poco interessante, aiuta a confondere ancora di più il povero spettatore, tanto che ogni tanto ci si perde anche perché si pensa che si stanno guardando le vicende di un personaggio, e invece è un altro.

È nel sonoro che questa serie trova il suo principale punto di forza, creando un lavoro davvero imponente: non tanto per le musiche o le opening/ending (che comunque sono molto orecchiabili), ma perché l’85% del senso di angoscia e claustrofobia viene creato da un sapientissimo uso di suoni, rumori, silenzi, stridìi, voci e quant’altro. Molte scene apparentemente innocue iniziano a far palpitare chi guarda a causa dell’audio, e questo è davvero un ottimo risultato.

Insomma, Boogiepop Phantom ha il pregio di tentare di essere qualcosa di diverso dalla massa, ma purtroppo l’inumanamente eccessiva complessità ne rende la visione una continua frustrazione: questo, in un anime che vorrebbe far pensare la gente, è un errore imperdonabile.

Voto: 5. Con una trama più accettabile avrebbe potuto anche guadagnare 3 punti: peccato…

Consigliato a: chi ha voglia di impazzire; chi non ha timore di spaventarsi un po’; chi vuole vedere una delle rappresentazioni della morte più stilose che ci siano.

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