Black Cat

Quando un killer professionista ripensa alle priorità della vita:

Black Cat

Train Heartnet è un assassino professionista che, in qualità di membro di una potente organizzazione segreta, provvede ad eliminare feccia dal mondo “per il bene superiore”.
A seguito di un incontro fortuito con una cacciatrice di taglie, Saya, capisce che il suo lavoro non fa più per lui: con il suo lavoro, tuttavia, non può sperare semplicemente di andarsene senza ritorsioni… ed inoltre, il suo odiato partner di vecchia data pare avere altri progetti per lui!
Una vita in fuga, pericolo costante e mille problemi: riuscirà l’abilità del più spietato ex-assassino del mondo a superare le difficoltà?

Questo anime inizia con una serie di puntate in cui, sin da subito, si respira l’aria da climax ad ogni momento. Ogni discussione sembra una rivelazione, ogni azione pare risolutiva, ogni momento sembrerebbe importantissimo. Peccato che non si abbia ancora avuto modo di affezionarsi ai personaggi, e quindi tutto questo pathos viene bellamente sprecato…
Passato l’allarme delle prime 8-9 puntate, la storia si tranquillizza un po’ e prende un passo un po’ più usuale. Rimane però una pessima abitudine: nell’indecisione tra il fare un anime serio ed uno divertente, i creatori di Black Cat hanno inserito situazioni che in teoria dovrebbero scatenare grande tensione, ma che vengono vanificate da siparietti pseudo-comici prima, dopo e DURANTE tali eventi.
La credibilità di un personaggio che fa un discorso serio al suo nemico quando dietro c’è una tizia che ulula “kuro-samaaaa kakkoiiiiii” saltellando e sparando cuoricini in giro è decisamente poca.

I personaggi, inoltre, risultano estremamente monocorde: non c’è quasi nessuno sviluppo (a parte quando i personaggi vengono introdotti per la prima volta) e le discussioni sono poche e decisamente poco rivelatorie. L’unico personaggio che davvero mi è piaciuto e che è rimasto fedele a sé stesso per il 97% del tempo è il Grande Cattivo che per buona parte della serie domina la scena, Creed: la sua totale psicosi e manìa risulta splendida e follemente magnetica. Anche i comprimari entrano in maniera decisamente poco credibile nella storia, agiscono in maniera poco spiegabile e guadagnano e perdono importanza in maniera totalmente casuale.

I disegni, per essere del 2005, sono abbastanza carenti: non risulta spiacevole da vedere, ma la grafica poteva essere più curata. L’animazione in sé è ben fatta, anche se i combattimenti vanno a fasi alterne: ci si ritrova con scontri di poca importanza molto belli da vedere (quello tra Eve e Leon è una vera meraviglia ed è uno dei pochi casi in cui i personaggi usano appieno i loro poteri, in genere utilizzati in maniera scarsa e poco intelligente), mentre quelli clou risultano puntualmente deludenti.
Con la musica invece si risolleva un po’ il tono dell’anime: opening ed ending sono apprezzabili e le musiche durante le puntate sostengono bene l’atmosfera.

Insomma, Black Cat è un anime in cui i disegnatori non hanno saputo dare una direzione precisa al tono da prendere, e questo ha compromesso l’intero lavoro rendendolo un minestrone di stili poco riuscito. Con i poteri in campo le potenzialità erano molto alte per un ottimo anime d’azione, ma purtroppo tali opportunità sono rimaste in buona parte inespresse.

Voto: 5.5. Manca di poco la sufficienza, purtroppo.

Consigliato a: chi non cerca una storia molto sostanziosa; chi apprezza gli anime d’azione, anche se non impeccabili; chi vuole imparare il kanji per scrivere “gatto”, che compare nel titolo di ogni puntata.

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