Metropolis

Come può il sogno di una città del futuro sgretolarsi:

Metropolis

Kenichi arriva accompagnato dallo zio investigatore a Metropolis, la fantasmagorica città del futuro, durante la caccia di un criminale internazionale. Metropolis è come un sogno: robot che fanno i lavori, palazzi giganteschi e sconfinati livelli sotterranei portano questa città ad essere la massima creazione dell’essere umano. Durante le indagini, in un incendio, Kenichi si imbatte in una ragazzina bionda, che non ricorda nulla di sé. Che sia essa legata alla costruzione dello Ziggurat, l’immensa torre al centro della città? Come mai le danno la caccia? Chi è lei veramente?

La prima cosa che colpisce di questo OAV del 2001 è l’animazione: ad un prim’occhio non mi sembrava nemmeno giapponese, ma mi pareva lo stile francese d’animazione. Ad uno sguardo più attento si notano alcuni classici segni caratteristici degli anime, ma risultano molto smorzati rispetto ad un lavoro usuale.
Questo non vuol dire che la qualità dei disegni sia bassa, assolutamente: nonostante sembrino molto “cartoonosi” la qualità è molto alta, e l’animazione 3d usata ogni tanto è davvero spettacolare, per essere del suo anno.
Stesso discorso si può fare per la musica: l’intera colonna sonora è basata su uno stile tra gli anni ’50 e gli anni ’70 per rispecchiare il tipo di architettura utilizzato (per chi ci ha giocato, Metropolis fa venire molto in mente la città subacquea di Rapture, in Bioshock). Davvero azzeccatissimo.

Sulla storia in sé, bisogna dire che di carne al fuoco ne è stata gettata tanta. Si passa dagli intrighi di potere all’oppressione dei deboli, dalla fobìa verso i robot alla vera essenza dell’anima umana, dai problemi dell’affidarsi ad una rete senziente al significato dell’esistenza… mille e mille argomenti vengono messi in ballo, ma vengono tuttavia trattati in maniera abbastanza superficiale e senza particolari risposte ai quesiti stessi. Non penso nemmeno che i creatori di Metropolis volessero dare un particolare peso psicologico all’opera: immagino abbiano voluto accennare i succitati problemi per far riflettere lo spettatore, senza dare un canale di ragionamento preciso.
A parte questo, ci si trova dinnanzi ad un poliziesco con dei successivi risvolti fantascientifici, e quindi andrebbe indirizzato a persone che apprezzano tale genere.

In conclusione, Metropolis è un lavoro di buona fattura che non eccelle in alcun campo perché tenta di toccarne troppi, ma non fa nemmeno l’errore di incasinare il tutto rimanendo godibile e piacevole.
Sarei tuttavia curioso di sapere cosa sarebbe successo se la stessa identica storia fosse stata disegnata in maniera molto più dark: avrebbe potuto diventare un cruentissimo anime, e il pensiero di alcune scene fatte alla Mnemosyne (per citare mie visioni recenti) mi fanno scendere qualche brivido giù per la schiena…

Voto: 7.5. Carino, godibile, ma nulla più.

Consigliato a: chi non è un talebano dei disegni full-japan-style; chi vuole molti appigli di discussione senza le discussioni al seguito; chi vuole vedere gli spazzini robotici più protettivi del mondo.

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