Jin-Roh: The Wolf Brigade

Dal 2000 un film su un giappone post-WWII, cupo e nefasto.

Jin-Roh: The Wolf Brigade

La vicenda si svolge attorno agli anni 50/60, in un ipotetico mondo in cui Berlino ha avuto la meglio nella seconda guerra mondiale, come viene esaurientemente spiegato all’inizio dell’OAV.
La storia che viene seguita all’interno di questo anime è quella di un gruppo d’elite dell’esercito, che è chiamata a difendere le strade dalle ondate di ribellione e anarchia che vanno espandendosi in tutto il paese. In particolare si parla di Fuze, un membro di tale corpo: inizialmente si segue il suo dramma personale in seguito ad un’operazione coinvolgente una bambina, ed in seguito si viene a sapere che c’è molto altro dietro, a livello politico, che si muove alle loro spalle… tra spionaggio e controspionaggio, i segreti sono davvero tanti.

In Jin-Roh non c’è spazio per buoni sentimenti e felicità, poiché tutto l’ambiente è diffusamente invaso da disperazione, dolore, tradimento e malfidenza: il mondo di Fuze sta andando totalmente a rotoli, ciò in cui credeva crolla sotto i suoi piedi. Non è facile reggere la pesantezza dell’aria, o i tempi lenti (mortalmente lenti, imho) con cui ci si deve confrontare.

La storia, dopo una prima metà incentrata sui triviali dubbi di Fuze, prende una piega inaspettata e rende un po’ di concretezza al tutto, portando ad un finale che pochissimi si aspetterebbero. Fino a tre minuti dalla fine, avrei scommesso oro su mille altri finali, e questa è un’ottima cosa in questo caso.

I disegni sono adeguati all’anno di creazione, anche se raramente le espressioni lasciano trapelare qualcosa (a parte la sequenza finale, epocale): immagino tuttavia che sia fatto apposta.
I combattimenti e le scene di sangue sono invece ben fatte, e la violenza che si percepisce è tanta – come è giusto che sia in una storia post-guerra.
Le musiche sono abbastanza rade e poco incisive: in questo campo avrebbero potuto fare di meglio.

In definitiva, questo anime è da guardare solo se si ha voglia di sentimenti cupi, tempi lenti e disperazione: la prima parte mi ha lasciato abbastanza perplesso, mentre la seconda riprende un po’ le redini.

Voto: 7. Senz’infamia e senza lode.

Consigliato a: chi adora la storia alternativa; chi è stufo dei buoni sentimenti; chi vuol sentire la versione truce e tremenda di Cappuccetto Rosso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...