Darker Than Black

Che succede quando agli esseri umani vengono dati dei superpoteri?

Darker Than Black


Li Shengshun è un immigrato cinese in Giappone. Va a vivere a Tokyo, città nella quale si sta costruendo una muraglia più alta ancora dei grattacieli attorno all’Hell’s Gate, una zona dove la realtà è tremolante e relativa, e che porta morte e pazzia. Le stelle in cielo non sono più quelle originali, ma sono finte.
Ciò che si scopre subito è tuttavia che Li non è il solito studente immigrato… ma un Contractor, che equivale ad un possessore di poteri con una coscienza “annullata”, spia ed assassino.
La storia si sviluppa attorno a lui e al suo gruppo composto da una Doll, una bambina senz’anima che serve da radar umano, un gatto parlante e un arzillo uomo di mezz’età.

La storia inizialmente rimane molto oscura e misteriosa, lasciando capire molto poco della trama principale: si viene catapultati direttamente in questo mondo molto simile al nostro e nel contempo molto diverso, con molte regole da noi inesistenti e l’opprimente esistenza dei Sindacati che macchinano dietro ad ogni cosa per il loro beneficio.
Sin da subito l’ambientazione è risultata estremamente coinvolgente e affascinante: considerando che questo anime non deriva da un manga ma è una creazione originale, gli sceneggiatori hanno avuto il loro bel da fare per creare un mondo coerente e funzionale che non andasse mai in contraddizione con sé stesso. Le caratteristiche e i limiti di questi superpoteri sono scoperti durante le prime puntate -che sono principalmente dedicate a ciò-, che riescono a far capire il funzionamento di tutte le leggi esistenti senza doverle quasi mai spiegare apertamente: la cosa risulta molto piacevole e appagante.

I superpoteri in sé sono ottimamente realizzati. Ce ne sono di tutti i generi: chi può emettere elettricità, chi ha le impronte digitali esplosive, chi congela tutto al tatto, chi può scatenare uragani,… e sono tutti utilizzati in maniera intelligente, ed ogni personaggio ne fa un uso saggio. Non possono tuttavia essere usati a raffica senza ritegno, perché ogni contractor deve “pagare pegno” ogni volta che ne usa uno: anche in questo caso, le cose da fare variano estremamente. Si passa dal dover fumare sigarette al doversi spezzare le dita, dal bere birra compulsivamente al sistemare ordinatamente dei sassolini; la scoperta di tutti questi tic dei personaggi è un altro dettaglio molto bello, che caratterizza moltissimo anche le comparse minori ed aiuta a creare un senso di realtà in un mondo altrimenti totalmente assurdo.

Tutto bello e tutto perfetto, quindi? Beh, no. Per quanto l’ambientazione sia bella ed i personaggi siano ottimamente realizzati (e man mano che si scopre di più su di loro si capisce da dove arrivano le ombre nei loro cuori), la carenza si annida un po’ nella trama.
Non che sia totalmente sconclusionata o mal fatta, ma per il 70% della serie non ne si vede traccia; anche quando si arriva a puntata 20 su 24, si corre ancora dietro a delle side-story senza focalizzare l’attenzione sul problema principale. Con un’ambientazione realizzata in maniera così magistrale avrebbero potuto creare una trama assolutamente spettacolare, sviluppando alcune cose che sono rimaste quasi totalmente inutilizzate (come la realtà distorta all’interno dei gate, o la storia della sorella di Li) lasciando un senso di spreco.

Inoltre, questa serie ha un tono decisamente serio: quando compaiono l’investigatore e la sua assistente, sembra di esser catapultati in un’altra serie. La tensione accumulata nelle puntate si spezza in maniera brusca e spiacevole: penso che gli sceneggiatori abbiano voluto inserire due personaggi che alzassero un po’ l’umore del tutto. Questo secondo me è stato un errore: sarebbe come se in Lain avessero messo un personaggio alla Groucho che dice sempre buffonate… c’entra come i cavoli a merenda, e non apporta niente alla storia in sé.

Artisticamente, Darker Than Black è ad altissimi livelli: i disegni sono molto belli e puliti, i combattimenti – anche in virtù dei spettacolari poteri che vengono utilizzati – sono davvero appaganti e piacevoli. Ancor meglio la parte audio, con delle musiche estremamente belle e un doppiaggio molto ben fatto. In tal caso unica minuscola nota di demerito alla doppiatrice della padrona di casa di Li: a video si vede una 70enne, e l’orecchio sente la voce di una 20enne che tenta di suonare rauca… fortuna che si vede poco, e non da molto fastidio.

In definitiva, Darker Than Black è un ottimo prodotto del 2007, che risulta molto bello da guardare e che crea un futuro alternativo assolutamente affascinante e completissimo. Se solo avessero costruito una trama più corposa e meglio sviluppata nelle 24 puntate, avremmo avuto davanti a noi un capolavoro.

Voto: 8.5. Non si può vivere di episodi stand-alone per sempre…

Consigliato a: chi apprezza dei buoni combattimenti, molto originali; chi non ha bisogno di ridere granché per apprezzare un ottimo lavoro; chi vuol vedere una gothic lolita che fa tutto ciò che le viene ordinato… sogno o realtà?

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