Azumanga Daioh

L’alba degli slice of life:

Azumanga Daioh

Le situazioni che si trovano in questo anime sono presto dette: si seguono, per la durata dei tre anni di liceo, le vicende di un gruppo di amiche che vanno nella stessa scuola, nei loro alti e bassi della vita.
Sulla trama non c’è molto altro da dire: datato 2002, Azumanga Daioh è stato uno dei primissimi slice of life al 100%, dove non c’è assolutamente nessuna storia a condurre i giochi, e tutto è lasciato alla vita comune e alle vicende di tutti i giorni.
In questo, AD riesce pienamente nel suo intento: non si ha mai una storia che dura più di una puntata (in fin dei conti è tratto da una serie di 4-panels, e quindi vicende lunghe non si adattano), e le vicende affrontate sono sempre relative ai problemi di tutti i giorni che le protagoniste affrontano.

Come in ogni anime di questo genere, proprio qui sta il fulcro: i personaggi riescono a tenere in piedi uno spettacolo senza trama? La risposta è “a fasi alterne”.
Alcuni personaggi sono difatti delle assolute bombe nucelari di comicità senza limiti: l’accoppiata delle goffe Chiyo e Osaka, Kimura, il padre di Chiyo,… ogni volta che compaiono nello schermo le risate sono totalmente assicurate. Personalmente ho avuto per tutta la serie una preferenza smodata per Osaka, il suo meraviglioso dialetto e per la sua totale assenza cerebrale dal mondo reale.
Altri personaggi, invece risultano meno riusciti e quando la storia si concentra su di loro il ritmo rallenta in maniera esagerata, risultando trascinato e noioso.

Ad ogni personaggio è stato dato il suo spazio, crendo il problema sopraccitato ma salvando nel contempo la serie dal rischio di un adagiamento sugli stessi pochi personaggi (con il rischio di fermarsi su quelli sbagliati).
Non c’è un vero e proprio character developement: alcuni cambiano un po’ durante la serie (e, miracolo miracolo, una cambia anche la pettinatura due volte!), ma alla fine le persone sono sempre quelle.
Questo a me ha fatto particolarmente piacere: uno slice of life punta a replicare la vita comune di tutti noi, e non sono tanti quelli che cambiano ogni tre mesi, modificando i loro comportamenti e le loro convinzioni.

Le musiche sono carine anche se non verranno ricordate negli annali della storia: la grafica, invece, è davvero buona per essere del 2002; è pienamente adeguata al genere dell’anime, e le espressioni facciali sono talvolta davvero portentose.

Voto: 8. Ha le sue pecche, ma ha contribuito a definire un genere.

Consigliato a: chi ama le vicende della vita di tutti i giorni; chi vuol conoscere delle protagoniste senza manie di protagonismo; chi “AH!”.

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