Dennou Coil

L’anime che rappresenta il mio più grande sogno da bambino:

Dennou Coil

Ci troviamo all’incirca nel 2030, e la tecnologia ha permesso di creare una rete di realtà virtuale sviluppatissima. Tramite l’ausilio degli appositi occhiali, chiunque può accederci: è un mondo fatto di pc immaginari, di animali da compagnia cibernetici, di cyber-armi e quant’altro: l’unico limite è la fantasia e la capacità di programmazione.
In qualche modo questo mondo, per quanto fittizio, ha comunque un impatto sul mondo reale: l’intera città di Daikoku è stata digitalizzata, e mettendo gli occhiali non si vede ciò che è realmente presente, ma ciò che le informazioni salvate nei database hanno salvato: di tanto in tanto, con diverse versioni dei programmi, ci sono parti in conflitto che generano delle curiose distorsioni, più o meno dannose per gli occhiali di chi le osserva.

La storia che seguiamo coinvolge Yuko, soprannominata Yasako, che è appena arrivata in città: ha dei cyberocchiali regalati da suo nonno, ma non conosce molto bene l’estensione dell’evento a Daikoku. Incontra per fortuna Fumie, molto più abile in tale mondo, che la istruisce sulle basi da conoscere per vivere in un mondo in cui digitale e reale sono indissolubilmente legati.

La serie può essere divisa in due chiari settori: la prima parte è quella divertente, in cui le possibilità di un cybermondo vengono utilizzate per far ridere (e ci riescono abbastanza bene): si capisce subito che l’anime è indirizzato ad un pubblico abbastanza giovane (11-13 anni, ad occhio), e quindi anche le battute sono adattate di conseguenza. Questo non deve però scoraggiare spettatori più adulti: c’è da ridere per tutti (soprattutto grazie a Kyoko, l’esplosiva sorella di Yasako). Ci sono alcune pecche nella logica che regola la divisione tra mondo reale e immaginario, ma essendo il tutto basato sulle risate non infastidisce.
Questo dura fino alla meravigliosa dodicesima puntata, che inizia con un tono divertente, fa schiantare dal ridere per tutto il tempo e, alla fine, stupisce con un finale di puntata riflessivo e profondo.
Da lì in poi il tono cambia del tutto: non si ride più nemmeno per un momento, e la storia diventa decisamente seria. Gli hint sparsi nelle prime 12 puntate si sviluppano difatti per dare corpo alla trama principale di Dennou Coil.

In un primo momento ero molto deluso da questo cambiamento: quelle che prima erano solo incongruenze in un anime divertente, risultano inficiare i tentativi degli autori di fare una storia matura e coerente: spesso e volentieri qualsiasi problema si potrebbe risolvere in tre secondi, e invece si complicano stupidamente la vita.
Andando avanti nella serie, però, la cosa cambia: le cose iniziano a quadrare (anche se i buchi di logica iniziali rimangono), e si fanno ben più interessanti. Ciò che più mi ha colpito è tuttavia il risvolto psicologico del tutto: forse verrò tacciato di eresia, ma ritengo che Dennou Coil sia considerabile come un ghost in the shell per bambini. Vengono difatti trattati argomenti come l’effetto dell’eccessiva cibernetizzazione della vita, il significato dei rapporti interpersonali e diverse altre tematiche mica da ridere. I ragionamenti che vengono fatti risultano relativamente semplici ma, come detto, sono orientati ad un pubblico più giovane: esiste quindi il grande merito di voler far pensare anche le nuove generazioni, senza imbottirle di idiozie a nastro.

La grafica risulta molto pastellata e tranquilla: ricorda vagamente i toni di Ichigo Mashimaro, pur senza copiarne spudoratamente lo stile. Opening e ending sono molto orecchiabili e carine.

In definitiva, questo è secondo me un must-see per le giovani generazioni: per chi è più vecchiotto rimane comunque una buona visione, con qualche pecca ma davvero apprezzabile.

Voto: 8. Voto da considerare in salita più si riduce l’età dello spettatore.

Consigliato a: chi ha meno di 14 anni; chi ama le storie basate sulla tecnologia e sui suoi rischi; chi vuole imparare come si dicono in giapponese “occhiali” e “cacca”.

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