Gankutsuou

Il conte di Monte Cristo in versione futuro-nipponica:

Gankutsuou

Come detto, la storia ricalca a grandi linee quella del Cont di Monte Cristo (che io, purtroppo, non ho letto): il conte è tornato dopo esser stato prigioniero per 25 anni nel castello d’If, e medita vendetta verso coloro che l’hanno ingiustamente fatto incarcerare.
A cambiare la prospettiva esiste il fatto che questo anime è situato in un lontano futuro (dopo l’anno 5000), e che il Conte è oramai qualcosa di simile ad un vampiro…

La storia parla di vendetta, odio, avarizia, ingordigia, sete di potere. I buoni sentimenti sono utilizzati per fini biechi, e l’arzigogolato ma micidiale piano del Conte avanza per quasi tutto il tempo senza perdere un colpo.
Proprio il conte risulta essere il personaggio più carismatico: di immensa intelligenza, agisce tessendo accuratamente le sue tele fino al momento di raccogliere il frutto dei suoi preparativi, con spaventosa precisione. Anche gli altri adulti sono molto particolari: molto diversi tra loro, ma ognuno serve bene nella parte a lui assegnata.
Mi sono trovato un po’ meno soddisfatto della parte giovanile del cast: capisco che siano 15enni e che quindi non spicchino per saggezza, ma ogni tanto ci sarebbe veramente da prenderli un po’ a testate. Soprattutto Albert fa spesso e volentieri la figura dell’idiota, non capendo cose che anche un australopiteco avrebbe realizzato.

Le musiche sono molto belle: mi ha colpito la curiosa scelta di mettere una canzone tranquilla come opening, e una molto più rockeggiante come ending. È una scelta molto poco comune, ma non spiacevole.
Anche le canzoni utilizzate durante le puntate risultano molto appropriate, e i pezzi di musica classica scelti per i pezzi di pianoforte sono fenomenali: nulla da eccepire in questo campo.
La parte visiva può essere suddivisa in due valutazioni: la CG non è nulla d’eccezionale, e sinceramente non ne si sarebbe sentita la mancanza. Questo può essere detto soprattutto a causa dell’incredibile particolarità del disegno: a fare da contrasto alla tristezza e all’angoscia della storia, i colori son estremamente sgargianti e i disegni di abiti, capelli e oggetti si muovono in maniera molto particolare. Sembra quasi di osservare dei quadri di Klimt in movimento ogni volta che qualcuno si sposta: penso che sia un genere che non piaccia a tutti, ma io ne sono rimasto molto favorevolmente colpito.

Il finale è molto adeguato alla serie e, anche se non so se finisce come finiva l’originale racconto, mi è piaciuto molto.

Voto: 8. Ha qualche pecca ed è forse un pochino lento, ma risulta piacevole e ben realizzato.

Consigliato a: chi vuole un anime senza tanti buoni sentimenti; chi vuol seguire una storia truce ma affascinante; chi vuol vedere il panico che un crossdresser innamorato può creare.

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