Utawarerumono

Dopo una lunga pausa, rieccoci al fantasy:

Utawarerumono

Un uomo si sveglia in uno strano posto, senza ricordarsi nulla. Si accorge di aver attaccata sulla faccia una maschera che non può togliere, e di sé non ricorda nulla: si accorge però di esser circondato da persone con le orecchie e la coda da gatto, che lo hanno ritrovato morente in un bosco vicino.
Così inizia la stora di Utawarerumono, che racconta le gesta di Hakuoro -così verrà chiamato l’uomo- e dello sviluppo della tribù che lo ha accolto ed, in seguito, della ricerca del suo passato.

Una delle primissime cose che mi hanno colpito di questa serie è di certo la data di creazione: è stato fatto nel 2006, ma avrei giurato che fosse una produzione attorno agli anni 1998-2000. Questo non perché la qualità sia scarsa, ma perché lo stile stesso dei disegni, i caratteri dei personaggi e il passo della storia a me pareva quello in uso diversi anni fa. Può essere considerata una cosa positiva o negativa: dipende se tali serie piacevano o meno.

Per quanto non ci sia della vera e propria magia, l’ambientazione è molto fantasy: persone con tratti animali o con le ali, tigri giganti che vengono cavalcate, al posto dei cavalli ci sono delle specie di dinosauri,… l’originalità di certo non è mancata per la creazione di questo mondo, che risulta molto ben fatto e gradevole.

La storia, invece, ha degli alti e bassi. Tutta la prima parte, che segue la liberazione di Hakuoro, Eruruw e tutta la tribù dalle grinfie di un imperatore crudele, è davvero molto avvincente: le cose continuano ad accadere, non c’è nemmeno mezzo filler e anche gli attimi di distensione servono comunque ad apportare nuove informazioni e background nella storia. Il passo rimane ottimo anche in seguito, fino a quando non comincia a riaffiorare il passato del protagonista.
A quel punto purtroppo il tessuto della trama inizia a sfilacciarsi un po’, e le cose iniziano a diventare meno logiche. Molte cose vengono buttate là e lasciate cadere, compaiono nuovi personaggi che sembrano fatti unicamente per poter far tirare avanti la storia e non hanno una vera personalità, e via dicendo. Non arriva ad essere brutto o noioso, ma dopo essersi abituati al passo concitato e battagliero della prima parte, la seconda risulta decisamente sotto tono. Alla fine si scopre che la storia in sé, seppur spiegata in maniera mooooolto parziale, poteva esser interessante: gli autori hanno tuttavia un po’ perso la strada, rovinando un po’ una serie comunque apprezzabile.
Anche lo sviluppo dei personaggi è secondo me un po’ carente: ci sono molti comprimari, ma ognuno ha il suo carattere statico e nessuno di loro cambia mai di una virgola per tutte le ventisei puntate della serie. Bisogna dire che questo anime punta più sulla sua storia che non sui personaggi che la compongono, e quindi la cosa non è troppo terribile: vedere tuttavia sempre la stessa scena ogni volta che si dice qualcosa (Oboro s’infervora e giura massacri, Kurou è d’accordo, Benawi si oppone e Hakuoro propone altro) è un po’ ripetitivo.

Il disegno, come detto sopra, sembra un po’ datato ma non è spiacevole: è ben fatto, e i vari piccoli inserti di CG non risultano fastidiosi o macchinosi. Risulta comunque un anime molto sanguinario, anche se la violenza non è mai gratuita: in fin dei conti nelle guerre a suon di spada il sangue che si riversava per terra era tanto, e sarebbe stato ingiusto edulcorare questo triste aspetto della guerra. Sono riusciti a dosare bene sangue e buongusto, e questo è un lavoro decisamente difficile e purtroppo poco comune.
Le musiche sono un altro aspetto molto positivo della serie: opening ed ending sono ben orecchiabili, e la musica accompagna bene le scene.

In definitiva, Utawarerumono è un buon prodotto, purtroppo viziato dalla sua seconda parte: risulta in ogni caso molto piacevole da vedere se si ama l’ambiente fantasy, le storie di guerra e se non ci si offende per qualche sbavatura di troppo nella trama.

Voto: 8. Ero indeciso se dargli 7.5, ma in fin dei conti devo dire di aver davvero gradito la visione, almeno fino a 3/4.

Consigliato a: chi apprezza le ambientazioni fantasy; chi ama i disegni di qualche anno fa; chi vuol sentire personaggi ridere in maniera stupida come ptptptptptptptpt o kekekekekekekeke.

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