Akagi

Si può rendere interessante un anime sul mahjong?

Akagi

Akagi è un ragazzo tredicenne che, una notte, compare all’interno di una sala da gioco in cui un uomo si sta giocando la sua vita a mahjong (che in Giappone è un gioco d’azzardo come da noi lo è il poker) e, grazie ad un’abilità sovrumana di leggere nei comportamenti altrui, riesce a ribaltare l’esito della partita. Dopodiché sparisce per anni, finché non ritorna più forte che mai, per cercare sfide sempre più rischiose e scommesse sempre più pazzesche al gioco che meglio gli riesce…

La storia è decisamente carente, ma sarebbe come aspettarsi un plot decente dalle puntate di Holly & Benji: a nessuno gliene frega niente.
In questo anime infatti il punto focale di tutto è il gioco del mahjong stesso, che risulta estremamente più interessante e complesso di quanto si possa pensare, unitamente agli aspetti psicologici dei giocatori che giocano la loro stessa vita contando sulla dea bendata e sulla loro abilità.
Mi sono trovato stranamente attaccato a questa serie, e per quanto il vincitore non è mai stato messo in dubbio in nessuna partita, il gioco stesso risultava affascinante da guardare: è più o meno lo stesso fascino che si può provare a seguire le partite di poker o di biliardo in TV.
Il personaggio di Akagi, inoltre, risulta odioso all’inizio ma affascinante in seguito: la sua psicologia è quella che viene analizzata in maggior parte e, anche se non si può parlare di sviluppo del personaggio, si viene risucchiati man mano nelle sue logiche freddamente ineccepibili.

Purtroppo questa serie ha i suoi punti negativi: nel finale il ritmo diventa veramente lentissimo (una partita di mahjong che dura nove puntate è davvero estenuante), e i concetti vengono ripetuti un miliardo di volte. Mi son trovato più volte a far andare decine di minuti a doppia velocità, perché tanto i discorsi erano gli stessi che venivano fatti da un’ora…
Il finale, inoltre, è apertissimo ma lo è in una maniera sgradevole, a mio parere. Lascia la sensazione di “non finito”, come se si fossero accorti che non avevano più i soldi per girare ancora due puntate, e allora avessero troncato lì.

Dal punto di vista tecnico si deve dire che i disegni sono molto abbozzati e, piuttosto che del 2005, fanno parere questo anime del 1995: l’unica cosa che fa eccezione sono  i pezzi di mahjong stessi, che sono stati realizzati al PC. Essendo una storia basata sulla narrazione e sulla logica, però, lascia a questo punto negativo poco spazio per rovinare la serie. Il comparto musicale è abbastanza anonimo, se si tolgono le sigle iniziali e finali (davvero molto belle e diverse tra loro).

Un consiglio se decideste di vedere questa serie: date un’occhiata alle regole del mahjong prima di iniziare. Le prime puntate danno molte informazioni utili, ma senza avere un’infarinatura di base molte mosse e molti ragionamenti risulteranno incomprensibili e astrusi.

Voto: 7. Peccato per il mostruoso rallentamento finale.

Consigliato a: chi ama le scommesse; chi vuole imparare un nuovo gioco d’azzardo; chi vuol fare un viaggio in una psiche che è stata all’inferno.

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