Lucky Star

Iniziamo il 2008 con un capolavoro del 2007:

Lucky Star

La stoia non esiste. O meglio, proprio non è stata prevista: non c’è un filo conduttore tra le puntate. Ci si ritrova semplicemente a seguire le vicende di un gruppo di 17enni nel loro procedere nella vita come gente normale.

Iniziamo da una valutazione razionale. Questo anime non è sicuramente facile da realizzare: fare 24 puntate senza nessuna trama comune e mantenerle interessanti non è semplice, ma in questo caso l’operazione è pienamente riuscita, e ci si ritrova a volerne vedere sempre di più. Inoltre bisogna dire che diversamente dal 99% delle altre produzioni, qui non si ha l’impressione di assistere a “discorsi scriptati”: le discussioni sono quelle che potrebbe fare chiunque, e si capisce sin dalla prima puntata (il discorso sui cornetti è geniale): in fin dei conti la vita comune non è fatta generalmente di discussioni filosofiche, ma si parla del più e del meno: Lucky Star rispecchia perfettamente uno spaccato di vita giapponese moderna senza esagerazioni o astrazione dalla realtà.

Raramente ci sono battute vere e proprie: ciò che diverte è l’alone comico che avvolge ogni discorso, ogni situazione, ogni scambio di battute. Durante le normali puntate difficilmente si ride a crepapelle, ritrovandosi però un sorrisetto perennemente stampato in faccia.

La realizzazione tecnica è buona, anche se difficilmente si darebbero 17/18 anni alle protagoniste: iniziando a vedere la serie, pensavo parlasse di ragazzine di 12/13 anni e non di più. In considerazione dell’ambiente scanzonato, tuttavia, la questione non disurba.

Degno di nota, infine, l’angolo “Lucky Channel”, alla fine di ogni puntata: qui sì, ci si ritrova con i crampi allo stomaco dal ridere per i comportamenti di Akira e le sue azioni psicotiche. Davvero divertente.

Detto questo, si può passare al lato che mi ha fatto pregare che venga fuori immediatamente Lucky Star 2: l’ammontare di materiale da citazione per qualsiasi otaku. Konata è un’otaku assoluta, allevata come tale dal padre (fanatico pure lui) e che dimostra tutta la sua mania in ogni situazione. Qualsiasi otaku che guardi questa serie continuerà a vedere citazioni ovunque, ma in maniera generalmente diversa da altre serie: se in genere si vedono “scopiazzature” di spezzoni famosi (come la presa in giro di Initial D che è qui presente), in LS si arriva ad avere differenti livelli di citazione.
Si passa da quella comune, come sopra detto, passando per i discorsi che Konata ed altri fanno: si ritrovano personaggi rubati ad altri anime e messi in situazioni assolutamente diverse, oppure si vedon in giro per la città cosplayer di diverse serie, che cattureranno l’occhio di qualsiasi esperto.
Infine, si arriva al clou nella sigla finale, dove le protagoniste vanno ad un karaoke e cantano vecchie canzoni che gli esperti potrebbero anche riconoscere!

Questo anime è un paradiso per qualsiasi amante di citazioni e anime/manga: senza tale passione, ci si perde il 70% del divertimento.

Non c’è un modo razionale per valutare Lucky Star: o lo si adorerà o lo si troverà inutile. Da aspirante otakiiiiiiiiiiiiing, è inutile dire che è in assoluto la mia serie preferita del 2007.

Una nota in chiusura: la sigla iniziale è fenomenale. È la prima volta che mi son guardato la sigla tutte le 24 puntate senza skipparne nemmeno un secondo. È ipnotica.

Voto: 9.5. Epocale. Da veri otakiiing.

Consigliato a: chi ha una certa conoscenza degli anime; chi vuole ridere senza dover pensare troppo; chi vuole vedere uno spaccato di vita giapponese.

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