Cromartie High School

Una capatina nel delirio nonsense old-style, con

Cromatie High School

Non appena ho iniziato a vedere questo anime, sono stato tentato di staccare a causa del tipo di disegni che esso usa. Avevo infatti appena visto varie serie disegnate in maniera ultra-pucciosa (v. Gakuen Alice o Lucky Star) e il mio occhio non era più abituato a diverse tipologie di disegno: dopo aver finito la serie, posso solo dire di esser stato più che contento della mia scelta!

La storia di Cromatie High School è semplice: un ragazzo apparentemente normale si ritrova in una scuola rinomata per i suoi teppisti, e si integra in un gruppo dove la violenza e la legge del più forte regnano incontrastate.
Ce ne sarebbe per una serie drammatica… ma CHS è assolutamente folle, con un tipo di delirio che sembra un incrocio tra Excel Saga e Pani Poni Dash. Situazioni completamente surreali una dopo l’altra e personaggi assolutamente impossibili: degni di nota, fra gli studenti 16enni, il robot Mechazava (che non sa di essere un robot), il suo fratellino Beta, Freddie (un apparente 35enne baffuto, muto ma con delle pose da cantante famoso) e un gorilla. In mezzo a tali elementi, parlare di persone con capelli semoventi oppure facce che si gonfiano e orecchie che viaggiano sul visto sembra fin troppo banale…

Questo anime è composto di 24 puntate da dieci minuti l’una, e risulta ottimo da usare come intermezzo se si sta guardando una serie troppo seriosa: anche viste tutte di fila, tuttavia, possono risultare utili soprattutto per mandare in cortocircuito il cervello.

Voto: 9. Davvero esilarante, certe gag sono eccezionali.

Consigliato a: chi non si ferma alle prime apparenze; chi vuole sghignazzare di roba totalmente surreale; chi vuol finire ogni frase con poo.

Popotan

Dansa mer oss, klappa era händer?

Popotan

Questo anime è stato portato a mia conoscenza dal famoserrimo video della Caramelldansen, che si può trovare più o meno ovunque in rete.
Essendo tratto da un videogioco hentai, non mi aspettavo un granché dal punto di vista della storia: devo dire di esser rimasto particolarmente sorpreso.

L’inizio è esattamente come ce lo si aspetta, vedendo quanto sopra: ecchi in grande quantità, e una storia apparentemente stupida. In pratica, ci sono tre sorelle ed una cameriera che abitano in una casa comparsa all’improvviso, vendendo decorazioni natalizie. Alla fine della puntata, dopo aver interagito con un ragazzo che arriva in quella casa quasi per caso, la stessa sparisce assieme alle ragazze per ricomparire la puntata seguente, da un’altra parte.
La storia pare assolutamente scollegata, fino a quando non si comincia a scoprire l’esatto funzionamento del tutto (che ovviamente non starò a svelare, se no che ve la vedete a fare?).

Per quanto possa istintivamente sembrare una cagata, la serie diventa velocemente molto toccante. Più che un anime su delle donzelle più o meno lascive, ci si ritrova dinnanzi ad una storia di difficili scelte e di scelte che, in ogni caso, non portano mai alla soluzione perfetta: questo riporta fedelmente a come la vita è davvero, anche se è forse una metafora un po’ azzardata.

In definitiva, Popotan è stata una serie che mi ha davvero stupito, fornendo una profondità di riflessione che davvero non credevo avesse: per quanto in fin dei conti è comunque una storiella (sono solo dodici puntate), di elementi di riflessione ce ne sono un paio.

Voto: 8. Apprezzabile e sorprendente.

Consigliato a: chi conosce la Caramelldansen; chi vuol vedere un anime sul dolore della separazione; chi non si fa guidare dalle prime impressioni.

Lucky Star

Iniziamo il 2008 con un capolavoro del 2007:

Lucky Star

La stoia non esiste. O meglio, proprio non è stata prevista: non c’è un filo conduttore tra le puntate. Ci si ritrova semplicemente a seguire le vicende di un gruppo di 17enni nel loro procedere nella vita come gente normale.

Iniziamo da una valutazione razionale. Questo anime non è sicuramente facile da realizzare: fare 24 puntate senza nessuna trama comune e mantenerle interessanti non è semplice, ma in questo caso l’operazione è pienamente riuscita, e ci si ritrova a volerne vedere sempre di più. Inoltre bisogna dire che diversamente dal 99% delle altre produzioni, qui non si ha l’impressione di assistere a “discorsi scriptati”: le discussioni sono quelle che potrebbe fare chiunque, e si capisce sin dalla prima puntata (il discorso sui cornetti è geniale): in fin dei conti la vita comune non è fatta generalmente di discussioni filosofiche, ma si parla del più e del meno: Lucky Star rispecchia perfettamente uno spaccato di vita giapponese moderna senza esagerazioni o astrazione dalla realtà.

Raramente ci sono battute vere e proprie: ciò che diverte è l’alone comico che avvolge ogni discorso, ogni situazione, ogni scambio di battute. Durante le normali puntate difficilmente si ride a crepapelle, ritrovandosi però un sorrisetto perennemente stampato in faccia.

La realizzazione tecnica è buona, anche se difficilmente si darebbero 17/18 anni alle protagoniste: iniziando a vedere la serie, pensavo parlasse di ragazzine di 12/13 anni e non di più. In considerazione dell’ambiente scanzonato, tuttavia, la questione non disurba.

Degno di nota, infine, l’angolo “Lucky Channel”, alla fine di ogni puntata: qui sì, ci si ritrova con i crampi allo stomaco dal ridere per i comportamenti di Akira e le sue azioni psicotiche. Davvero divertente.

Detto questo, si può passare al lato che mi ha fatto pregare che venga fuori immediatamente Lucky Star 2: l’ammontare di materiale da citazione per qualsiasi otaku. Konata è un’otaku assoluta, allevata come tale dal padre (fanatico pure lui) e che dimostra tutta la sua mania in ogni situazione. Qualsiasi otaku che guardi questa serie continuerà a vedere citazioni ovunque, ma in maniera generalmente diversa da altre serie: se in genere si vedono “scopiazzature” di spezzoni famosi (come la presa in giro di Initial D che è qui presente), in LS si arriva ad avere differenti livelli di citazione.
Si passa da quella comune, come sopra detto, passando per i discorsi che Konata ed altri fanno: si ritrovano personaggi rubati ad altri anime e messi in situazioni assolutamente diverse, oppure si vedon in giro per la città cosplayer di diverse serie, che cattureranno l’occhio di qualsiasi esperto.
Infine, si arriva al clou nella sigla finale, dove le protagoniste vanno ad un karaoke e cantano vecchie canzoni che gli esperti potrebbero anche riconoscere!

Questo anime è un paradiso per qualsiasi amante di citazioni e anime/manga: senza tale passione, ci si perde il 70% del divertimento.

Non c’è un modo razionale per valutare Lucky Star: o lo si adorerà o lo si troverà inutile. Da aspirante otakiiiiiiiiiiiiing, è inutile dire che è in assoluto la mia serie preferita del 2007.

Una nota in chiusura: la sigla iniziale è fenomenale. È la prima volta che mi son guardato la sigla tutte le 24 puntate senza skipparne nemmeno un secondo. È ipnotica.

Voto: 9.5. Epocale. Da veri otakiiing.

Consigliato a: chi ha una certa conoscenza degli anime; chi vuole ridere senza dover pensare troppo; chi vuole vedere uno spaccato di vita giapponese.