Gunslinger Girl

Mafia, Italia e bambine-cecchino? È tempo di

Gunslinger Girl

Iniziamo dalla storia: in un’Italia dei giorni nostri un’organizzazione segreta, grazie a notevoli tecnologie, ha potuto creare delle bambine super-combattenti, prendendole da bimbe orribilmente mutilate da incidenti di vario genere e salvando loro, di fatto, la vita in cambio dei loro servigi.
Blocchi mentali e modifiche di carattere sono state effettuate per renderle più fedeli (chi più, chi meno): i loro corpi si possono facilmente riparare, e sono pronti a sollevare migliaia di chilogrammi oppure distruggere muri con un solo pugno.
La vicenda si dipana pertanto nella vita di queste ragazzine appena adolescenti, del loro lato infantile mutilato dagli orrori e del loro addestramento come macchine di morte.

Gunslinger Girl non fa ridere. Non ci sono battute, non ci sono sketch che alleggeriscono l’aria. Ci sono diversi attimi di tenerezza, in cui le ragazzine colgono tutta la loro diversità rispetto al mondo normale, e ci sono momenti di dolore, quando la disperazione di una realtà avulsa dalla vita comune fa capolino.

I disegni sono molto sobri e pacati, non ci sono esagerazioni né disegni fuori scala: un ottimo lavoro è stato fatto per tenere Gunslinger Girl il più realistico possibile.
Va inoltre aggiunto che essere ambientato in Italia è per noi italioti un gran bonus: è davvero carino vedere luoghi che si conoscono, ed è curioso sentire come i giapponesi pronunciano parole nel nostro idioma.

Questa serie è davvero toccante e, per quanto ci siano scene abbastanza violente, non fa di ciò il suo punto forte: rimane sempre attaccata alle vicissitudini delle povere ragazze e dei loro istruttori, e questa è un’ottima cosa.
Da citare, in ultimo, il finale: impressionante. Davvero impressionante. È una mattonata nello stomaco e, se prima non sapevo come giudicare questa serie che risulta ogni tanto un po’ lenta, una volta finita l’idea me l’ero fatta eccome.

Voto: 8. Un intero punto per il finale.

Consigliato a: chi non cerca storie a lieto fine; chi ama storie introspettive e toccanti; chi vuole imparare l’inno alla gioia a memoria.

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