Fate: stay night

Torniamo  in mezzo alle produzioni recenti (2006), con

Fate: stay night

Questa serie parla di un giovane, Shirou, che è figlio di un mago trapassato da tempo, e con un potere latente che però non ha mai sviluppato se non per poche basiche applicazioni.
Un po’ per caso e un po’ per destino, si ritrova avviluppato in un gioco più grande di lui, in cui sette maghi con dei relativi guerrieri evocati dal passato per ottenere il potere del Sacro Graal, che può esaudire ogni desiderio.
Lui si ritrova ad essere il padrone di Saber, una spadaccina eccelsa con cui dovrà affrontare i mille pericoli di una battaglia da lui non voluta.

Essendo una serie recente, i disegni sono molto moderni, e si nota parecchio il tratto che contraddistingue le produzioni di questi ultimi anni: risulta piacevole ed accattivante alla vista, anche se personalmente non mi ha fatto urlare “al miracolo” se non in un’unica situazione (che esplicherò dopo).

La storia di per sé è il classico torneo in cui solo il vincitore prende tutto, di cui si son viste mille rivisitazioni: l’intromissione degli eroi al fianco dei maghi porta tuttavia un elemento in più, che aiuta a distinguersi un po’ dalle solite vicende.

I combattimenti sono fatti in maniera abbastanza buona, anche se spesso le tattiche in sé lasciano perplessi: la grafica è curata e pulita, ma se un personaggio agisce in maniera sconsiderata e stupida, che combattimento è?

Il grande punto debole di questa serie è, per me, la caratterizzazione dei personaggi principali: Shirou e Saber. Sebbene il loro rapporto sia un cliché molto utilizzato (coppia che passa dalle fasi: incomprensione / primi sguardi / negazione / prime tenerezze / litigio / comprensione / amore ) risulta per me poco credibile, proprio perché i personaggi sono troppo estremizzati: si potrà dire che questo è stato fatto apposta per rispecchiare i due caratteri dei personaggi, ma alla lunga sentire cinquecento volte ognuno dei due dire “no tu sta indietro perché sono io a dover difendere te” risulta un tantinello noioso, soprattutto dato che ogni volta che uno dei due interviene per salvare l’altro, la situazione risulta alla fine ancor peggiore…

L’unico personaggio che mi sento di approvare al 100% è Gilgamesh: è il tamarro della situazione, e ha un’entrata in scena assolutamente spettacolare, senza contare che è uno dei pochi personaggi fedeli a sé stessi e che non delude mai: fa sempre il truzzo quando ha da farlo, che è cosa buona e giusta.

Un punto che non so se definire positivo o negativo è il finale: da una parte è davvero inaspettato, e quindi ben accetto dato che contrasta i soliti finali che abbiamo già visto mille volte, ma d’altra parte lascia un po’ tanto l’amaro in bocca: dopo tante vicissitudini, per quei due mi aspettavo di più.

Voto: 7.5. Godibile, ma con qualche riserva.

Consigliato a: chi ama le storie d’amore che non sbocciano fino all’ultimo; chi apprezza le risse a suon di spadate e poteri vari; chi vuol farsi un’idea propria di uno degli anime definiti “migliori del 2006”.

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