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Anime Reviews

Xenosaga 5 Ottobre 2009

Archiviato in: Toei Animation — khorn3 @ 10:35
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…Da un videogioco, una serie di fantascienza.

Xenosaga

Ci troviamo diverse migliaia di anni nel futuro. La terra è oramai un lontano ricordo: l’umanità vive in giro per le galassie, avendo sviluppato il sistema di viaggiare più veloci della luce.
Purtroppo una grande minaccia incombe sulle popolazioni dello spazio: delle terribili creature aliene, gli Gnosis, sono arrivati da chissà dove e sembrano avere soltano interesse nel distruggere l’umanità e recuperare delle strane reliquie, chiamate Zohar.
I protagonisti della serie vengono colti in uno di questi assalti, mentre stavano trasportando una reliquia: ma perché questi misteriosi esseri insistono negli attacchi? Riucirà Kos-Mos, la superarma senziente, a capovolgere le sorti della battaglia? E tutto ciò potrebbe esser correlato alla guerra che 14 anni prima sconvolse l’ordine galattico?

Inizio premettendo di non aver mai giocato al videogioco da cui questa serie è tratta, e pertanto la valutazione verrà effettuata unicamente sulla visione distaccata dal prodotto di base.
Come si può vedere, in principio viene messa parecchia carne al fuoco. Il problema è che, in questa serie di sole tredici puntate, la carne al fuoco è davvero troppa! Probabilmente, nella fretta di infilare nel poco spazio tutte le nozioni necessarie, ne è venuto fuori un minestrone pressoché incomprensibile. Ripensandoci a posteriori posso dire di aver più o meno capito la storia, ma durante la visione di chiaro c’era davvero poco.
Si inizia parlando della superminaccia degli Gnosis e dell’importanza di recuperare le reliquie, e poi tutto ciò viene prontamente dimenticato; in seguito, si va a scoprire un po’ cosa era successo negli anni passati, con il supporto di alcuni nuovi personaggi; successivamente, intrigo politico! Che male non ci sta mai. Alla fine si cestina tutto quanto sopra elencato per far comparire un ultracattivo di cui s’era vagamente accennato prima, per avere una conclusione tutta esplosioni e discorsi buonisti, senza gran senso.
Si può vedere di fondo come le varie cose siano collegate, ma è un indizio lasciato alla necessariamente fervida immaginazione dello spettatore perché di tempo per spiegare cosa sta accadendo non ce n’è.

Lo sviluppo dei personaggi segue purtroppo lo stesso ritmo: correndo attraverso i compiti a loro assegnati, i protagonisti e i loro accompagnatori non riescono ad avere un sufficiente spazio per evolversi o spiegarsi. Qui e là si ha qualche flashback (pienamente prevedibile, di solito) che dovrebbe spiegare qualcosa in merito alle motivazioni o ai rapporti di un personaggio con qualcun’altro. Tutto ciò risulta invece soltanto tedioso, perché spiega cose che già si son capite (per forza, se no non si sarebbe riuscito ad afferrare nulla della trama) oppure eventi che alla fine sono irrilevanti.
Ogni tanto qualcuno tenta di sviluppare la propria personalità, ma anche in questo caso si cade nella banalità più totale.

Xenosaga, nella sua versione animata, fa qualche accenno a delle problematiche decisamente interessanti: inizialmente si parla di integrazione dei cyborg e di altre creature simili nella società umana, con prese di posizione abbastanza tipiche ma comunque condivisibili. In seguito viene sfiorato in lontananza anche qualche accenno di religione, ma tutti questi possibili approfondimenti -che avrebbero sicuramente giovato alla profondità della serie- risultano affrettati quanto le altre sezioni dell’anime.

I disegni non sono nulla di speciale: per essere del 2005 ci si può aspettare molto di più. Anche la CG non è granché, e i combattimenti non colpiscono particolarmente.
L’opening è curiosa e graziosa, senza parole nella canzone ma interessante; l’ending avrebbe potuto essere davvero orecchiabile se non fosse stata cantata con un engRish davvero terrificante.

Insomma, Xenosaga è un fallimento su tutta la linea? Beh, non mi spingerei così oltre: sicuramente esistono prodotti peggiori. Il massacrante ritmo che è stato imposto alle puntate, tuttavia, ha richiesto un prezzo altissimo alla trama, ai personaggi e alla gradevolezza della visione.
Probabilmente il gioco, avendo molto più tempo per potersi sviluppare, riesce a fare molto meglio in tutti questi aspetti: tristemente, questo lavoro come stand-alone non riesce a reggersi in piedi.

Voto: 5,5. Qualche momentino quasi interessante, nella prima parte, c’era anche: purtroppo si è fermato lì.

Consigliato a: chi ha giocato al gioco, e non si offende a vedere solo una frazione degli avvenimenti narrati; chi ama robottoni e belle donne che sparano raggi laser a caso senza un preciso perché; chi si chiede perché, quando si ha un’arma potentissima, non la si usa ogni volta che si può.

 

Vision of Escaflowne 31 Agosto 2009

Archiviato in: Sunrise — khorn3 @ 11:14
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…Da una tranquilla vita liceale a un mondo in guerra, tra fantasy e robottoni.

Vision of Escaflowne

Hitomi è una normale studente di 17 anni, che si diletta nel predire il futuro alle compagne con i tarocchi. È innamorata di un suo sempai del club di atletica di cui anche lei fa parte, Amano: decide pertanto di dichiararsi, dato che lui presto partirà per un’altra nazione.
Al momento cruciale, tuttavia, accade l’impossibile: dal nulla si manifesta un guerriero medievale con spada e armatura, assieme ad un gigantesco ed incazzatissimo drago! Una feroce battaglia si svolge, e dopo che il misterioso guerriero -che si chiama Van- riesce ad abbattere la feroce bestia con l’aiuto divinatorio di Hitomi e a prendere il suo cuore, misteriosamente i due spariscono nel nulla.
Hitomi si risveglia poco dopo in un mondo sconosciuto ed alieno, nel cui cielo si vedono brillare la terra e la luna, e uomini-bestia sono cosa comune: subito dopo, si scopre che Van è il nuovo re di un piccolo regno in questo mondo, e che la terra è tumultuosa a causa di guerre e ambizioni conquistatrici da parte di nazioni assetate di potere.
Riuscirà Hitomi a tornare a casa, sulla terra? Che destino attende Van e i suoi compagni? Quale è il piano dietro agli attacchi che la nazione di Zaibach sta continuando ad effettuare?

La storia inizia in maniera abbastanza interessante: una ragazza che dal nulla viene catapultata in un mondo medievale dove però ci sono robottoni (chiamati Guymelef) che si pigliano a spadate, e lei che guadagna un misterioso potere divinatorio. Gli avvenimenti nella prima metà della serie sono ben sequenziati, con Zaibach che dall’alto della sua superiorità tecnlologica (che ha un perché) può fare quasi quel che vuole, quasi indisturbata, e con gli eroi che man mano si barcamenano per mettersi in salvo tra battaglie e massacri di innocenti.
Nella seconda metà, tuttavia, il ritmo rallenta in maniera inesorabile e tediosa: probabilmente ciò capita poiché si vuol lasciare più spazio allo sviluppo dei personaggi, ma l’unico effetto è quello di rendere tutto insopportabilmente lungo. Se la serie fosse durata quindici puntate anziché ventisei sarebbe stato decisamente meglio, e la narrazione non ne avrebbe perso granché.
Sul finale inoltre le cose si confondono un po’, dato che i cattivi iniziano a giocare col destino: sarebbe carino riuscire ad immaginare come funziona una macchina per modificare il fato, ma non ci è dato saperlo. Il finale vero e proprio è abbastanza insipido: dopo tanta carne al fuoco, mi aspettavo decisamente di più.

I personaggi sono fatti con fortune alterne. Ce ne sono alcuni che sono ben creati: il lento ma costante sviluppo di Van, la seducente cavalleria di Allen, la progressiva pazzìa di Dilandau danno coerenza alle loro azioni. Purtroppo, d’altra parte, personaggi come Millerna, Dornkirk e la stessa protagonista, Hitomi, sono insipidi e risultano sempre poco interessanti. Soprattutto l’ultima nominata per tutta la serie non fa che essere tentennante ed indecisa, incapace di prendere qualsivoglia decisione e facendosi trascinare dagli eventi.
I coprotagonisti risultano abbastanza inutili al fine della storia, e pertanto sono totalmente privi di sviluppo: bisogna anche dire tuttavia che buona parte di essi viene falciata in qualche combattimento, poiché questo anime non ha grande pietà per i personaggi secondari.

Le questioni sentimentali, inoltre, sono parecchio presenti in Vision of Escaflowne. Triangoli amorosi, figli illegittimi, amori proibiti, indecisioni e quant’altro creano una situazione decisamente complessa. Va però detto che questo non arriva al punto di essere ammorbante e noioso: nella prima parte della serie, quando i ritmi sono più dinamici, tutto ciò si sviluppa tra le righe e si integra bene con le altre vicende che accadono. Quando il tutto rallenta, di riflesso anche la qualità delle romance viene un tantinello a mancare, prendendo un aspetto da simil-beautiful che fortunatamente si dissolve nelle ultime puntate.

Il disegno, per essere del 1996, è abbastanza scarso: anche l’animazione non è particolarmente eccelsa, con l’eccezione di alcuni combattimenti di Guymelef godibili.
Le musiche sono invece ben più orecchiabili e adatte alla curiosa ambientazione, sebbene abbiano un piccolo problema: l’80% delle canzoni della colonna sonora come unico testo hanno “Escaflowne… Escaflowne… Escaflowne” e basta. L’opening è molto apprezzabile, mentre l’ending risulta un pochino più anonima.

Insomma, cos’altro dire di Vision of Escaflowne? È un anime che parte con alcune idee interessanti e altre meno, con alcuni personaggi buoni e altri meno, con alcuni punti di vista condivisibili e altri meno. Si mantiene nella mediocrità in tutti gli aspetti, non riuscendo ad eccellere in alcun campo (trama, combattimenti, sentimenti) ma evitando anche il fallimento in ognuno di essi. Non è malaccio, ma l’ultima parte risulta davvero pesante e lunga da guardare: un peccato, perché velocizzando il tutto probabilmente la serie ne avrebbe guadagnato parecchio.

Voto: 7. Qualcosina in più per l’inizio, qualcosina in meno per la fine.

Consigliato a: chi apprezza ambientazioni fantasy non convenzionali; chi cerca anime dove si faccia abbastanza a mazzate, ma dove il punto focale siano comunque i sentimenti; chi vuol vedere le carte dei tarocchi scritte in italiano, lette in maniera abbastanza accettabile ma ogni tanto scritte sbagliate.

 

Mobile Suit Gundam 1 16 Agosto 2009

Archiviato in: Sunrise — khorn3 @ 11:18
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…A 30 anni dalla sua nascita, il più classico dei robottoni riesce ancora a tenere il passo?

Mobile Suit Gundam 1

Ci troviamo nell’anno 0079 del Secolo Universale, e molti umani oramai vivono in colonie sparse attorno alla terra. Una sanguinosa battaglia è in corso tra varie fazioni: da una parte la Federazione Terrestre, che comprende la quasi totalità dell’umanità, e dall’altra parte il principato di Zeon che, nonostante sia numericamente misero (un rapporto di forze di 30 ad 1), riesce a dare del filo da torcere alle truppe terrestri grazie all’utilizzo di armi rivoluzionarie chiamate Mobile Suit: in pratica, dei robottoni alti circa 4 metri. Le forze terrestri stanno a loro volta sviluppando una nuova Mobile Suit, ma Zeon attacca la colonia su cui quest’ultima sta venendo costruita.
Amuro, il figlio di uno dei ricercatori, si trova coinvolto suo malgrado negli scontri causati dalla succitata situazione: nella confusione e nel terrore che le Suit di Zeon stanno creando nella sua colonia, trova le istruzioni per guidare l’arma segreta oramai pronta: il Gundam, una Mobile Suit armata di tutto punto ed estremamente resistente.
Inizia così la forzatamente rapida crescita di Amuro nel mondo militare, ma nel frattempo la guerra non si placa: Zeon continuerà ad attaccare le colonie senza sosta? Riusciranno gli esuli della colonia di Side 7 a mettersi in salvo? Cosa c’è dietro alla mancanza di supporto che sembrano accusare?

Quando si guarda questo film (che riassume parte della primissima serie di Gundam, andata in onda per la prima volta ben trent’anni fa) bisogna tenere in considerazione la sua età. Parecchie cose possono sembrare vetuste, e parecchi concetti superati: buona parte di tali concetti tuttavia sono nati proprio con questa serie, e non viceversa.
Detto ciò, è bene spendere due parole sulla trama: si può innanzitutto dire che la stessa è ben strutturata, e risulta interessante. Questo film non pretende infatti di raccontare tutta una guerra, ma narra due diversi periodi (la fuga da Side 7 e la militanza in terra) che riescono a trasmettere le sensazioni di angoscia e terrore che un conflitto porta con sé.
Per quanto di sangue ce ne sia ben poco, infatti, le perdite umani sono notevoli, e non sono solo persone “di sfondo” a saltare in aria: anche genitori e amici di vari protagonisti rimangono uccisi dal fuoco nemico, come è brutalmente giusto che sia. L’ambiente è greve e l’angoscia è palpabile: non si cade mai nella depressione, ma il tono rimane sempre molto serio.

I personaggi sono un altro punto sviluppato in maniera notevole, per i suoi tempi: la crescita di Amuro è interessante e passa vari stadi: dalla paura all’esaltazione, dalla presa di coscienza al superamento dei propri timori: il cambiamento durante le vicende narrate è tale che arriva a non esser quasi riconosciuto dalla madre nel suo agire.
Anche i personaggi comprimari non son fatti male, ma risultano molto più statici e non mostrano particolare evoluzione durante il film.

La grafica è chiaramente molto datata, ma con sorpresa devo ammettere che non risulta inguardabile come avevo avuto paura che potesse essere. Le musiche sono adatte al tempo in cui vennero prodotte, e con l’orecchio di oggi gli effetti sonori risultano di qualità decisamente poco eccelsa: fanno però il loro dovere, e quindi non c’è nulla da recriminare.

Insomma, vale la pena di utilizzare due ore e mezzo per guardare un anime di trent’anni fa? Secondo me, sì. In primis perché non è il classico “anime sui robottoni” ma va molto oltre nella sua valutazione, parlando dello sviluppo di un ragazzo e della sofferenza che la guerra porta invariabilmente con sé; è inoltre un pezzo di storia che sarebbe un peccato sorvolare.

Voto: 8. Con gli occhi di oggi non si può dare di più, ma la trama era davvero interessante e ha meritato tutto il tempo della sua visione.

Consigliato a: chi vuole sapere da dove arrivano i nostri robottoni di oggi; chi vuol vedere un anime dove le munizioni finiscono e dove i robot devono venir riparati; chi vuole sentire lo scambio di battute più beceramente maschilista che un anime abbia mai contenuto.

 

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen 16 Agosto 2009

Archiviato in: GAINAX Co., Ltd. — khorn3 @ 08:44
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…Il secondo OVA, che tenta di raccontare la parte più epica dell’omonima serie.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-Hen

Questo secondo film inizia dove il primo si interrompeva, raccontando le vicende che portano alla conclusione della serie di Tengen Toppa Gurren Lagann.

La storia per un certo periodo segue la trama iniziale, ma una volta partiti per lo spazio delle icongruenze con la serie iniziano a palesarsi. Personaggi che in precedenza morivano rimangono vivi, occupando spazio e modificando il gruppo che arriva alla battaglia finale – cosa che, per chi già ha visto la serie, risulta essere problematica dato che il fulcro del discorso effettuato da Simon verte anche sul sacrificio dei compagni di viaggio.

Inoltre, altre due cose mi hanno pesantemente infastidito. La prima è che la storia risulta incomprensibile se non la si conosce già a menadito: chiaramente un film riassuntivo non riesce a spiegare tutto ciò che l’originale contiene, ma per esempio nel primo (Guren-hen) erano riusciti a limare alcuni pezzi mantenendo tuttavia intera la trama e dando il dovuto risalto ai giusti momenti. In questo caso ciò non accade: ci si perde in un caos di esplosioni e distruzione senza, in apparenza, un vero perché.

In secondo luogo, gli usualmente attenti collaboratori della Gainax hanno fatto un altro passo falso: rifacendo la grafica e il sonoro, hanno ritoccato alcuni momenti assolutamente epici, andando a togliere esattamente ciò che gli appassionati andavano a cercare. Sorvolando i cambi dovuti alle modifiche della trama, molti altri non erano necessari: modifiche di musiche, voci, immagini, discorsi, disegni: quando si arriva al punto in cui ci si esalta poiché il personaggio farà questa o quella figata, si rimane quasi regolarmente delusi. Il finale, poi, è totalmente sconnesso dall’originale e definirlo caotico e raffazzonato è dir poco.

La grafica, bisogna dire, è fenomenale. Molti scontri sono stati interamente ricreati, e dal punto di vista puramente tecnico sono impressionantissimi: molti dei buchi della trama non vengono notati semplicemente perché si è troppo affascinati dalla qualità del disegno e dei combattimenti.
Anche il sonoro mantiene l’altissima qualità a cui siamo abituati, seppur con qualche remix forse superfluo.

Insomma, cosa rimane alla fine della visione di Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagan-hen? Un bel po’ di combattimenti, una grafica mozzafiato in puro stile Gainax, tanta confusione, tanta delusione e l’impressione di aver assistito ad uno scivolone su un progetto che apparentemente non avrebbe dovuto recare sorprese. Forse i produttori hanno tentato di aggiungere qualcosa per interessare anche coloro che avessero già visto la serie: secondo me hanno fatto un errore madornale.

Voto: 5. Potrà sembrare duro, ma la delusione è tanta e la Gainax dovrebbe sapere che con esplosioni e robottoni che si menano non si riescono a coprire i buchi di trama, di personaggio e di ritmo.

Consigliato a: chi non si offende nel vedere uno dei finali più belli del mondo stuprato e privato del suo fascino; chi vuol vedere combattimenti di robot di qualità notevole; chi, in fin dei conti, di Yoko, Simon, Boota e compagnia non ne ha mai abbastanza.

 

Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen 13 Agosto 2009

Archiviato in: GAINAX Co., Ltd. — khorn3 @ 10:41
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…Un OVA che riassume la prima parte di una delle più grandi serie di sempre.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen

Questo primo film della durata di circa due ore riassume la prima parte della storia di Tengen Toppa Gurren Lagann: per informazioni ulteriori in merito alla serie di base rinvio alla recensione scritta a suo tempo.

In questo caso chiaramente il tutto ha dovuto essere compresso per motivi di tempo. La storia rimane pertanto invariata (si parte dall’inizio e si arriva fino allo scontro con lo Spiral King), ma i personaggi vengono esaminati molto meno. Tutte le puntate che introducono i vari membri del gruppo (Rossiu, Kittan, Dayakka e via dicendo) sono state falciate, e quindi ci si ritrova meno attaccati ai singoli membri proprio perché essi risultano molto meno personalizzati.

La trama viene mantenuta con fedeltà, facendo rivivere tutti i momenti più epici della serie: Kamina riesce a far ridere a crepapelle con le sue uscite assurde, e questo primo film risulta pertanto per la maggior parte del tempo leggero e scanzonato.

La grafica migliora rispetto alla serie iniziale: soprattutto nei combattimenti si vedono nuovi effetti grafici davvero impressionanti, che danno un motivo per seguire questo remake anche a chi ha già visto l’originale.
Le musiche rimangono di ottima qualità, come d’altra parte ci si poteva aspettare.

Insomma: Tengen Toppa Gurren Lagann: Gurren-Hen è una buona trasposizione in sole due orette di una 15ina di puntate di serie. La versione estesa rimane chiaramente molto migliore perché riesce a far passare i mille messaggi e le mille sensazioni che l’hanno resa un capolavoro, ma il lavoro fatto qui è decisamente apprezzabile per chi vuole rivedersi un concentrato dei pezzi migliori, e per chi non ha tempo o voglia (eresia!) di guardarsi tutte le ventisette puntate, senza per questo voler rimanere all’oscuro della trama di questo anime.

Voto: 8,5. Manca tantissima roba, per forza di cose, ma si fa valere ugualmente.

Consigliato a: chi di TTGL non ne ha mai abbastanza; chi vuol scassarsi dal ridere vedendo Kamina che se ne esce con delle frasi assolutamente epiche; chi si chiede ancora come fa Boota ad avere una mira così incredibile per le tette di Yuki.

 

Macross Frontier 27 Marzo 2009

Archiviato in: Satelight — khorn3 @ 06:46
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Come direbbe qualcuno… verso l’infinito, e oltre!

Macross Frontier

La serie di Macross nasce nel 1982, e si compone di molti capitoli diversi: per poter apprezzare appieno la serie creata per i 25 anni di esistenza, un po’ di background sulla serie iniziale può risultare molto utile.

Nell’originale, ci si trovava nel 1999: Durante la terza guerra mondiale un’astronave aliena cadeva sulla terra; gli umani misero da parte le loro differenze e, tramite reverse tecnology, impararono i segreti del movimento a velocità superiori alla luce insieme a tanti altri segreti per il viaggio spaziale. Quando l’astronave era pronta per partire, tuttavia, si presentarono gli originali proprietari per riprendersela… facile immaginare cosa successe poi. Durante la sanguinosa guerra tra umani e Zendradi (gli alieni, che corrispondono a degli umani giganti) si venne a scoprire che entrambe le razze nascevano dalla stessa protocultura, che regnava nell’universo mezzo milione di anni fa; si riuscì a scoprire inoltre che uno degli unici modi di comunicazione con essi era la musica e il canto, internazionale attraverso le galassie.
Lynn Minmay, un’idol finita in maniera rocambolesca a bordo della nave, divenne pertanto un punto focale della riappacificazione delle due razze, diventando l’eroina che salvò l’intera umanità e lanciò la nostra stirpe a cercare nuove case nello spazio.

In Macross Frontier, ci troviamo ora nel 2059: seguiamo una delle navi che sono partite dalla terra al seguito della prima serie: la Frontier, per l’appunto. La storia inizia con Ranka, una ragazzina qualsiasi, che tenta di andare a vedere il concerto di Sheryl Nome, un’idol che si trova sulla colonia per il suo tour. Dopo averla incontrata piuttosto per caso, e aver potuto parlare con lei, anche Ranka decide di seguire la strada del canto per realizzare i suoi sogni; purtroppo, il loro viaggio è disturbato dall’improvviso attacco di una razza aliena insettiforme, i Vajra, che senza motivo apparente iniziano a colpire senza sosta la colonia, minacciandone la sopravvivenza stessa. Come faranno a difendersi? A cosa è dovuta tale insistenza, dopo 40 anni di pace e tranquillità? Il vero pericolo sono solo i Vajra, oppure c’è dell’altro che sta tramando alle spalle dei poveri abitanti di Frontier? E cosa si nasconde nel passato di Ranka, talmente orribile da esser stato dimenticato da lei stessa?

Questa serie offre ciò che ci si può aspettare da Macross: combattimenti tra nemici e astronavi/robottoni, musica e un triangolo amoroso.
La trama in sé inizialmente viene quasi del tutto ignorata, dando ampio spazio allo sviluppo delle relazioni tra i tre protagonisti (Ranka, Sheryl e il fortunato ma stupido Alto). Questo porta ad avere quasi una storia da Harmony piuttosto che una storia di fantascienza: questo non è un problema per chi ama il genere, ma anche in quel campo le banalità e le situazioni-cliché si sprecano.
Passata la prima dozzina di puntate, invece, la situazione si cristallizza e viene inserita la trama vera e propria, che è di qualità altalenante: alcune parti sono simpatiche (soprattutto nelle ultime puntate, alcune rivelazioni e alcuni avvenimenti lasciano di stucco – senza contare le rivelazioni finali, secondo me brillanti), mentre altre sono un po’ traballanti (l’intero agire dei “cattivi” mi ha lasciato un tantinello perplesso). In ogni caso la storia si lascia guardare senza problemi, anche se pure nella seconda parte c’è imho qualche lentezza di troppo.
Il tono dell’anime è serio, anche se nelle parti iniziali ed intermedie spesso ci sono piccoli intermezzi comici a sollevare l’ambiente: non si arriva ad avere un’atmosfera di tragedia e di disperazione, ma comunque più avanti nella serie le battute spariscono per lasciare spazio ad altro.

I personaggi, in questa serie, creano l’ossatura della storia molto più che in altri lavori simili. Per quanto essi siano abbastanza tipici (la ragazzina piena di volontà e speranze, la star che si confronta con i suoi problemi, il figo di turno stupido come un lampione,…) mi sono risultati parecchio simpatici, e questo è importante: le loro problematiche risultano più vicine in tal modo, e ci si preoccupa per la loro sorte. Questo aiuta anche ad interessarsi alla trama in sé, dato che è strettamente correlata a loro, e da una mano nelle parti in cui essa, come sopra detto, è meno brillante.
In ogni caso, è tutto un fiorir d’amore: non è una storia tutta amoreamorepuccipucci, per nulla, ma quasi ogni personaggio coinvolto -anche quelli minori o con poca rilevanza con la storia- rimane invischiato a modo suo in un intreccio amoroso di variabile entità.

Sulla parte artistica ci sono un paio di parole più del solito da spendere.
La parte grafica è in parte mediocre e in parte eccellente: l’animazione dei personaggi lascia talvolta parecchio a desiderare, mentre le parte in CG e i combattimenti hanno un’animazione e un disegno davvero superbi. L’unico problema dei combattimenti è che sono talmente caotici che risultano confusionari, e ci si ritrova a vedere le scie dei missili che riempiono lo schermo senza nemmeno capire cosa essi stiano seguendo… ciononostante, parecchie immagini rimangono mozzafiato e di eccellente fattura.
La musica è, sia per qualità che per trama, un punto focale di Macross Frontier. Forse i realizzatori non avranno creato i personaggi o la storia migliori del mondo, ma sulla parte sonora non c’è nulla da poter recriminare: la qualità delle canzoni è altissima. Gli amanti del Jpop saranno in visibilio, così come gli amanti del Rock possono amare Nana o quelli del metallo possono amare Detroit Metal City: per quanto generalmente non sia un tipo di musica che vado a ricercare, molte delle canzoni mi sono rimaste in mente poiché davvero splendide. Sono anche andati oltre: i concerti creati sono ottimi, e quando si combinano con le battaglie sopra citate il risultato è spettacolare. L’eccellenza definitiva viene raggiunta quando le canzoni di Ranka e di Sheryl vengono combinate in un riuscitissimo remix… davvero un’opera degna di nota, che giustificherebbe di per sé la visione di questa serie.

Insomma, come valutare Macross Frontier? È difficile, perché ha tante cose riuscite e tante che invece lasciano a desiderare. È sicuramente un lavoro che porta con onore sulle sue spalle i 25 anni di tradizione Macross, con i relativi pregi e difetti.

Voto: 7,5. Per me un po’ lentino e un po’ troppo invischiato in triangoli amorosi: con gusti diversi, probabilmente può piacere anche di più.

Consigliato a: chi è un fan della serie Macross; chi adora la J-pop; chi vuole vedere il cellulare più bello che sia mai stato immaginato.

 

Eureka Seven 24 Marzo 2009

Archiviato in: BONES — khorn3 @ 10:57
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Il colosso che la BONES ha sfornato nel 2005:

Eureka Seven

In un indefinito futuro, Renton è un ragazzo 14enne: non ha mai conosciuto suo padre, ma sa che egli fu l’eroe che salvò l’intero pianeta dalla distruzione. In una cittadina senza interessi ed avvenimenti, la sua unica passione è cavalcare le onde del Trapar, un’energia invisibile che riempie il cielo, con la sua tavola da “surf”.
La sua vita continua tranquillamente fino a quando, un giorno, un robottone appartenente ad una banda di ribelli da lui ammirati non gli piomba davanti a casa. Da esso esce Eureka, una misteriosa ragazza dallo sguardo magnetico, che dimostra subito interesse in Renton: egli decide pertanto di seguire Eureka e il gruppo Gekko State nelle loro avventure intorno al mondo. La vita fuori dal suo paesello è tuttavia molto più complessa e meno piacevole di quanto lui avesse immaginato, e ben presto si ritrova pieno di dubbi e paure… ma non è l’unico. Come riuscirà a proteggere i suoi cari? Riuscirà a svelare i misteri che man mano si mostrano dinnanzi a lui? Cosa è il Trapar, come fanno i robottoni a surfare nel cielo, cosa si nasconde dietro a tutto ciò?

Di questa serie da cinquanta puntate, devo ammettere, la prima decina mi aveva scoraggiato. Dopo gli avvenimenti iniziali la partenza è lenta e poco interessante. Si capisce che ciò è fatto per presentare le particolarità dei vari personaggi, ma ciò non può venir fatto con delle storie poco interessanti…
Per fortuna, tuttavia, ho dato retta a chi mi aveva consigliato questa serie e ho continuato: dopo tale iniziale mancanza, la storia decolla in maniera sempre più intrigante. Ogni puntata pare iniziare come un filler, ma si rivela invece interessante e porta elementi nuovi all’ambientazione che diventa sempre più completa, intrigante, misteriosa e complessa: entro metà serie c’è una valangata di carne sul fuoco, e la trama si fa via via più interessante. Lo svolgimento della storia principale rimane sempre abbastanza lento, poiché molte altre cose entrano in linea di conto: questo non fa però perdere interesse nei misteri che via via si moltiplicano.
Purtroppo verso la fine c’è un nuovo eccessivo rallentamento del passo, sebbene non marcato come all’inizio: nel corso dell’avvicinamento al climax finale, tuttavia, avrebbero potuto utilizzare un passo un po’ più spedito per mantenere alta la tensione.

La storia in sé, come detto, è ottimamente realizzata (sorvolando sui problemi sopraccitati di lentezza qui e là): ha alcune battute qui e là ed alcune puntate dall’anima un po’ più leggera, ma principalmente è un anime dal tono decisamente serio – e talvolta anche abbastanza crudo. Di per sé, vedendola a posteriori, la trama utilizza i soliti argomenti: il primo grande amore, la protezione dei propri cari, la salvezza del mondo. La grande differenza in questo caso non è in cosa si racconta, ma in come lo si fa: in Eureka Seven sono riusciti a rendere interessante anche il banale grazie al fatto che si inizia senza alcuna spiegazione, e si scopre tutto in corso d’opera. Questo mistero all’inizio è spiazzante, ma non porta il fastidioso sentimento del “non capisco che BIIIP succede”, bensì conduce al “voglio saperne di più!”, che è ciò che dovrebbe sempre accadere. Forse alcuni misteri vengono tenuti un po’ tanto a lungo (sentir nominata una persona da puntata 1 a puntata 37 senza mai saperne niente di più è un po’ fastidioso…), ma sono casi isolati.
Questo, secondo mio parere, è soprattutto possibile in casi come questo, dove l’anime nasce spontaneamente e non come adattamento da un manga: tali due forme d’arte necessitano tempi e modalità di narrazione diverse, e purtroppo la conversione è molto difficile da fare mantenendo intatte le intenzioni iniziali.

Sui personaggi ci sarebbe molto da dire: in 50 puntate c’è molto tempo per vederli in azione, e quindi ognuno ha una sua storia personale.
In linea di massima, ogni personaggio importante ottiene, in proporzione alla sua rilevanza nella storia, un’evoluzione personale. Guardando il punto dal quale partono e vedendo la situazione in cui terminano, si vede che i cambiamenti sono importanti, adeguati e ben fatti: bisogna tuttavia dire che ogni tanto alcuni sviluppi lasciano un po’ perplessi, e soprattutto nella prima parte della serie in più situazioni si vorrebbe prendere a calci con violenza e furia alcuni elementi (principalmente Renton e Holland). Una volta che essi riescono a sconfiggere i loro principali demoni, tuttavia, una nuova strada si apre dinnanzi a loro e riescono a mostrare il loro meglio.
La storia d’amore tra Renton ed Eureka, che inizia sin da puntata 1, è il filo conduttore di buona parte della serie: questo non trasforma Eureka Seven in un anime amorepuccipucci, e dopo gli iniziali discorsi (i quali fanno nascere il desiderio di prendere a calci Renton di cui parlavo prima) si sviluppa in maniera abbastanza solida – contando comunque che i protagonisti sono degli adolescenti.

Dal punto di vista artistico, sono impressionato. Il disegno dei personaggi è molto buono (pensavo fosse del 2007-2008, non del 2005!), ma l’eccellenza viene raggiunta nei tanti coreograficissimi combattimenti aerei: quando entrano in campo gli LFO, ci si può gustare delle battaglie estremamente dinamiche e avvincenti. Inoltre, nonstante la serie sia di taglio principalmente militaresco, lo schermo non è pieno unicamente di grigioverde: viene fatto grande uso di colori, che colpisce ancor più lo spettatore.
La musica non è da meno: le varie opening ed ending sono di primissima qualità, e la maggior parte risulterebbe orecchiabilissima anche in radio.

Insomma, sono rimasto abbastanza colpito da quello che ritengo ad oggi uno dei lavori più grossi della BONES: non è perfetto, ci sono dei cali di ritmo che potrebbero scoraggiare i meno pazienti ed inizialmente sembra di essere in un mondo governato da leggi fisiche stupide e buffi robot che surfano nel cielo: ci vuole un po’ di costanza per arrivare al vero succo della questione. Non è un anime mostruosamente innovativo o rivoluzionario: fa quello che fanno gli altri, ma lo fa al massimo delle sue possibilità.

Voto: 8,5. Se avessero limato un po’ di tempi morti all’inizio e alla fine, avrebbe potuto essere anche più in alto: è comunque una storia degna d’essere ascoltata.

Consigliato a: chi ama robottoni un po’ inusuali (inizialmente… dopo diventano MOLTO inusuali); chi apprezza delle storie d’amore travagliate ma sincere; chi vuol conoscere l’animale da compagnia col più alto peso specifico esistente.

 

G-Gundam 27 Gennaio 2009

Archiviato in: Sunrise — khorn3 @ 11:35
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Quando i mech tentano di prendersi sul serio, esagerano, diventano trash e sconfinano nell’arte.

G-Gundam

Ci troviamo in un un futuro nel quale la terra è stata quasi abbandonata dalla popolazione (o, perlomeno, da quella benestante) per andare a vivere sulle Colonie che circondano la terra: per decidere chi manterrà il controllo dello spazio senza sanguinose guerre, le nazioni hanno deciso di organizzare ogni quattro anni un torneo dei Gundam sulla terra. In pratica, il pianeta stesso diventa un ring dove ogni paese invia il suo gundam con il suo pilota, e chi batterà tutti gli altri vincerà per la sua nazione!
Domon Casshu è il pilota del NeoGiappone, e anche lui si trova sulla terra a combattere: egli ha però anche un altro scopo. È infatti in cerca di suo fratello, che pare sia fuggito con il temibilissimo Devil Gundam, e sembra pronto a distruggere la terra! Riuscirà Domon a vincere il torneo contro i potenti avversari che gli si presenteranno davanti? Potrà salvare il pianeta? E la verità è davvero ciò che sembra, sempre e comunque?

Volendo fare una valutazione seria di questo anime, i difetti sarebbero troppo numerosi per essere enumerati. I personaggi, per quanto simpatici, sono in massima parte stereotipati e non hanno alcuno sviluppo; personaggi e gundam hanno nomi che definire stupidi è dir poco; i gundam stessi hanno un design che sembra fatto da un bambino di cinque anni (un gundam mulino? Un gundam pesce? un gundam CAVALLO?); la storia è lineare e le puntate sono estremamente prevedibili (anche se qui e là qualche colpo di scena ogni tanto lascia parecchio spiazzati, in effetti); si potrebbe andare avanti in eterno.

Questo sarebbe tuttavia un modo estremamente limitato di vedere Mobile Fighter G-Gundam: tutti i punti negativi sopra elencati sono talmente assurdi e kitch che diventano trash assoluto. Lo stesso è talmente imponente che si tramuta quasi in una forma d’arte, e porta a risate incontrollabili a ripetizione! Presumibilmente non era questa l’idea di chi pensò questo anime, ma G-Gundam penso che sia la serie contenente mech che più mi ha fatto scompisciare, per milioni di diversi motivi. All’inizio sembra una qualsiasi serie con qualche mossa ululata (SHINING FINGEEEEEER! è una frase che vi si impianterà nel cervello), ma quando si arriva al cuore del torneo il livello di pattume recapitato allo spettatore aumenta in maniera esponenziale, e si raggiungono delle vette di ilarità che nemmeno le commedie più riuscite riescono ad eguagliare. Le ultime puntate sono forse un po’ tanto trascinate (il trash continua a permeare il tutto, ma ci sono continui finali-non-finali…), ma questo non toglie che le risate abbondano in tutte le sezioni.

La grafica è un tantinello carente per quanto riguarda i disegni dei personaggi: i Gundam (sorvolando sui loro… ehrm… peculiari tratti caratteristici) sono invece disegnati un po’ meglio, e i combattimenti sono fatti in maniera perlomeno decente – con qualche buono scambio di colpi qui e là.
Il sonoro non mi ha particolarmente impressionato, anche se la prima opening è una di quelle che si infilano nel cervello e non se ne vanno più.

Insomma, Mobile Fighter G-Gundam è estremamente difficile da valutare perché fa del suo teorico fallimento il suo punto di forza: è la classica serie da guardare senza esser presa sul serio, e che in tal modo si lascia vedere con piacere e con parecchie risate.

Voto: 7. Togliete 6 se volete un anime sui mech serio, aggiungete 2 se volete una puttanata apocalittica sulla quale spanciarvi.

Consigliato a: chi ha seguito gli altri Gundam, e vuole un punto di vista vagamente diverso su tale ambientazione; chi si diverte a vedere il trash totale anni ‘90 condensato tutto in 49 puntate; chi vuole conoscere il fratello negro tedesco ninja a strisce col pompom e il cavallo scafista in tutina.

 

Heroic Age 4 Gennaio 2009

Archiviato in: XEBEC — khorn3 @ 03:37
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Nel futuro, le guerre interplanetarie nasconderanno significati nascosti:

Heroic Age

Ci troviamo in un lontano futuro. Le leggende narrano che millenni fa l’universo era governato da una razza capace di creare stelle e predire il futuro: la razza d’oro. Essi inviarono un richiamo a tutte le altre popolazioni dello spazio, chiedendo loro di presentarsi al loro cospetto. Si presentarono la razza d’argento (dai forti poteri mentali), la razza di bronzo (simile ad uno sciame d’insetti, con poteri psionici) e la razza eroica (creature immense dai poteri inimmaginabili). Quando la razza d’oro stava per abbandonare questo universo per recarsi in un altro, si unì una quarta razza: la razza di ferro, l’umanità.
Con gli anni scoppiò una feroce guerra tra le razza d’argento, di bronzo e di ferro: l’umanità ebbe la peggio, venendo cacciata dal proprio pianeta natale. L’unica speranza di evitare l’annichilimento è quella di seguire una parte delle antiche leggende lasciate dai propri avi: “in un pianeta della galassia si troverà l’umano allevato dalla razza d’oro, ed in sé possiederà la forza della razza eroica. Egli sarà il salvatore dell’umanità e dell’universo”. Sarà vera questa leggenda? Come mai la guerra continua nonostante non ci sia un motivo apparente? Cosa si nasconde dietro alle volontà della razza d’oro?

La storia inizia quando l’astronave Argonaut arriva sul pianeta e trova Age, il succitato “uomo allevato dalla razza d’oro”. La storia passa varie fasi: in primis il ritorno a casa, poi il ritorno a terra, e poi… la prosecuzione delle vicende (che non nominerò per evitare sgraditi spoiler). Non ci sono veri e propri colpi di scena, poiché si riesce sempre ad intuire cosa starà per succedere: ciò non toglie tuttavia interesse alla trama, che è relativamente semplice ma ha comunque molte derivazioni interessanti, e si fa seguire con assoluto piacere. Un grande punto a suo favore è il senso di epicità che permea tutta la vicenda, e che viene ottimamente trasportato allo spettatore.

I personaggi (a parte i Nodos, cioé i cinque che possiedono in sé la razza eroica) hanno degli orientamenti morali semplici e subito capiti: i buoni sono buoni e basta, e i cattivi sono cattivi e basta (con una o due eccezioni). La cosa non infastidisce poiché le persone fanno ciò che ci si aspetta da loro, però da essi non c’è da aspettarsi un grande sviluppo caratteriale.
I Nodos, invece, hanno varie sfaccettature aggiuntive: soprattutto nella seconda parte della serie i loro pensieri e dubbi prendono un ruolo preponderante sul corso delle azioni – purtroppo non sempre del tutto logico o dettato dalle conseguenze dell’accaduto, ma non si arriva a toccare paradossi o incongruenze gravi.

L’azione è un’altra cosa che in questo anime è estremamente presente: non c’è puntata dove non ci siano minimo 5-6 minuti di botte da orbi, e in alcuni casi si arriva a puntate quasi interamente di combattimento. Ci sono sia battaglie di flotte/mech contro altre flotte/mech, sia battaglie Nodos contro Nodos. Le due cose non possono essere mischiate se non con esito ovvio, perché i Nodos sono di potere assolutamente incomparabile – capaci di distruggere pianeti e sopravvivere al centro delle stelle, c’è poco che qualsiasi esercito possa far loro.
I combattimenti sono di qualità abbastanza altalenante, anche se comunque non si arriva mai al “brutto”: alcuni sono però un po’ ripetitivi e poco adrenalinici (mentre altri risultano molto più coinvolgenti).

Parlando della grafica, se l’occhio non m’inganna, il disegnatore è lo stesso di Gundam e Souukyu no Fafner: lo stile è riconoscibile, ma la qualità è migliorata negli ultimi anni, con dei visi più curati (anche se ancora non eccelsi) e una CG che soprattutto in termini di astronavi fa il suo dovere egregiamente.
La musica è tuttavia la parte artistica più pronunciata: le opening ed ending sono carine, ma il fulcro della colonna sonora è la musica durante le puntate, che carica di emozioni i momenti più importanti ancor più dei disegni stessi. In questo ambito è stato fatto un ottimo lavoro.

Insomma, Heroic Age è un buon lavoro di fantascienza per tutti gli appassionati del genere: non dico che sia un capolavoro perché ha i suoi cali e un paio di momenti di perplessità, ma se si cerca qualcosa di relativo alla sci-fi con una buona parte di robottoni e tanti, tanti, tanti combattimenti… eccola qui.
Inoltre, per chi amasse la mitologia greca, potranno essere colti parecchi riferimenti più o meno diretti: divertitevi a scoprirli!

Voto: 8,5. Per gli appassionati del genere, penso che possa anche esser più alto.

Consigliato a: chi ama i Gundam; chi vuole una trama importante e intrigante, ambientata migliaia d’anni nel futuro; chi vuole una storia seria ma non triste.

 

Gunbuster 5 Novembre 2008

Archiviato in: GAINAX Co., Ltd. — khorn3 @ 10:35
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Uno dei lavori che hanno reso famosa ed immortale una delle mie case produttrici preferite:

Gunbuster

Nel 2015, Noriko è la figlia dell’ammiraglio della più grande astronave che abbia mai solcato i cieli, che combatté contro un poderoso nemico alieno e venne annichilita.
Il suo desiderio è semplice: diventare anche lei una pilota di mech e andare a combattere la razza aliena che minaccia la terra, in onore di suo padre!
In accademia non se la cava molto bene, ma grazie a dei colloqui illuminanti con il suo idolo lavora duramente e viene scelta per la missione più importante di tutte, per annichilire le forze nemiche! Ma è lei davvero pronta per tutto ciò?

Ci troviamo davanti ad uno dei lavori che hanno catapultato il nome della Gainax nell’olimpo degli Dei dell’anime, nel lontano 1988: dopo averlo visto, posso dire di capirne il perché.
In un primo momento, soprattutto a causa dell’hype creato attorno a questa serie dal sapore oramai mitico, si potrebbe rimanere un po’ delusi: le prime due puntate infatti sembrano abbastanza classiche e prive di fascino, come se ci trovassimo dinnanzi ad un normale anime dove ci sono ragazzi con grandi desideri e robot pronti da guidare.
Dalla terza puntata, per tutte le quattro puntate finali, la situazione cambia decisamente: una volta giunti nello spazio non è più tempo di ridere e scherzare, le cose si fanno serie, e molto. La serie si sviluppa in un crescendo emozionale difficile da spiegare.
È infatti quasi impossibile puntare esattamente cosa sia a dare il cambio di passo al tutto, ma le emozioni sgorgano copiose. Dolore, separazione, abbandono, paura: sono tutte affrontate con cruda realtà, mostrando il vero orrore della guerra (che non sta nei grandi numeri, ma nella perdita di qualcuno vicino a sé), la solitudine di un abbandono non voluto ma necessario, l’angoscia dell’incertezza… è difficile trovare così tanti concetti presentati in maniera realistica in sole quattro puntate.
L’ultima puntata, spesso criticata per essere in bianco e nero, ha un finale da standing ovation e anche se probabilmente è stata fatta all’insegna del risparmio (la Gainax non era propriamente ricca, ai tempi) è secondo me molto azzeccata. Anche i disegni della battaglia finale, fatta in immagini statiche che io normalmente detesto, è godibile e ben introduce il punto finale su cui l’anime si chiude.

Il disegno è molto evoluto per essere di fine anni ‘80 (ad occhio sembra di almeno 5-6 anni dopo, soprattutto nell’animazione di esplosioni e simili) e le scelte audio sono azzeccatissime: anche in esse, con il proseguire della storia migliorano sempre più, fino ad una canzone conclusiva spettacolare.

Da notare inoltre che, assieme alle sei puntate, vennero rilasciate anche sei “lezioni di scienza” per spiegare i motivi per cui le cose nel mondo di Gunbuster funzionano: prendono parti di fisica reale e le elaborano in maniera fantasiosa per far reggere le loro teorie, il tutto presentato dai personaggi in stile super-deformed. Davvero divertenti, a fine puntata.

In definitiva, Gunbuster (altresì chiamato Top Wo Nerae!) è un assoluto must per chi vuole sapere perché gli anime che guardiamo oggi sono come sono: chi cerca soltanto “un anime con i robottoni che fanno la guerra” rimarrebbe deluso, perché è probabilmente la parte più trascurata di tutte a vantaggio di uno sviluppo personale decente e di una progressione emotiva davvero impareggiabile.

Voto: 9. Non è perfetto (come detto, le prime due puntate sono un po’ sotto tono)… ma per avere solo sei puntate, prende tantissimo!

Consigliato a: chi si reputa amante degli anime; chi ama storie che coinvolgono emozioni che non siano il solito amoreamoreamore; chi vuol controllare se la Gainax già vent’anni fa aveva l’abitudine di mettere qui e là qualche tetta scoperta.