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Anime Reviews

Avatar: The Last Airbender 19 Settembre 2009

Archiviato in: Nickelodeon — khorn3 @ 06:48
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…Quando una casa produttrice americana si mette a fare degli anime, che cosa ne può venir fuori?

Avatar: The Last Airbender

Nel mondo in cui ci troviamo, le popolazioni sono da sempre divise in quattro diverse tribù separate in base agli elementi che esse possono dominare: esiste la nazione del fuoco, la tribù dell’acqua, il regno della terra e i templi dell’aria. Parecchie persone in ognuna delle varie fazioni può manipolare il suo elemento a suo piacere: ad esempio, una persona che viene dalla nazione del fuoco potrebbe avere la capacità di sparar fuoco dalle mani, o rendere incandescente il metallo: similarmente, una persona della tribù dell’acqua potrebbe saper utilizzare l’acqua di una borraccia come una frusta, e poi usarla per creare una costruzione congelata. L’equilibrio tra le quattro forze è costantemente mantenuto dall’Avatar, l’unico essere sul pianeta che può dominare tutti i quattro elementi e che, in caso di morte, si reincarna in un nuovo nato per continuare a vegliare affinché l’equilibrio venga rispettato

Purtroppo, cento anni fa la nazione del fuoco attaccò gli altri regni, grazie a delle congiunzioni astrali che fornirono al loro elemento un potere immenso: l’avatar a quei tempi era ancora un bambino, che a causa di un incidente rimase congelato nel ghiaccio in ibernazione.
Cento anni sono ora passati, i templi dell’aria sono stati sterminati, le tribù dell’acqua faticano a sopravvivere e da oramai un secolo il regno della terra tiene duro contro il perenne assedio che la nazione del fuoco, spinta dal Signore del Fuoco.
Katara è una sedicenne waterbender (persona capace di manipolare l’acqua) in erba che vive al polo sud, e assieme a suo fratello Sokka – un aspirante guerriero 15enne. Durante una battuta di pesca si imbattono in una strana formazione ghiacciata, e decidono di vedere cosa c’è intrappolato all’interno: ci trovano nientepopo’ di meno che Aang, l’Avatar, l’ultimo airbender! Tornato al nostro mondo, scopre la dura realtà di cui non era a conoscenza: la nazione del fuoco ha totalmente distrutto l’equilibrio, che dovrà essere ristabilito. Ma come farà lui a dominare tutti i quattro elementi? È ancora possibile fermare una nazione che per cento anni ha espanso e consolidato il suo reame? Quali rischi aspettano lui e il suo gruppo di amici man mano che viaggiano per riparare ciò che è stato rotto?

Cominciamo in primis a commentare la trama: essa è decisamente articolata, sebbene il fine ultimo sia noto fin dalle prime puntate. Un’infinità di cose accade nelle sessantadue puntate che comprendono la serie e c’è sempre uno scopo da raggiungere a breve-medio termine, che aiuterà a raggiungere lo scopo finale.
Si possono inoltre notare diverse trame che contemporaneamente si dipanano, completandosi a vicenda: il gruppo di eroi si forma e si separa in base alle necessità, e ogni filone viene accuratamente sviluppato di modo che nel momento del ritrovo ognuno sia un po’ cresciuto rispetto a quel che era prima. Anche tra i “cattivi” si possono notare vari filoni narrativi che aiutano a creare il senso generale della storia e coinvolgono ancor di più gli spettatori.
Inoltre, nulla viene lasciato al caso: la storia si dipana in maniera abbastanza tranquilla e alcune puntate sembrano quasi interamente filler: non lasciatevi ingannare, poiché quasi tutte torneranno nel futuro in un modo o nell’altro, facendo comprendere il vero significato della loro esistenza.

Parlando di personaggi, non si può non considerare come essi siano di gran lunga la forza trainante di queta serie: quasi tutti in un primo momento sembrano piatti e monotematici, per venire in seguito sviluppati nella personalità e nelle motivazioni delle loro scelte. Intendiamoci: non stiamo parlando di analisi filosofiche d’alta classe, ma quasi tutti i personaggi hanno i loro perché e questo è sempre un buon motivo. Inoltre, per la maggior parte di loro la serie riserva uno sviluppo notevole: praticamente chiunque cresce sia dal punto di vista dei poteri (ancora una volta, essi non vengono dal nulla ma ogni volta che qualcuno riesce a fare qualcosa di nuovo c’è una motivazione: un maestro che ha spiegato,o un’esperienza che l’ha segnato e via dicendo) che sotto l’aspetto della maturità e dell’interazione con gli altri. Non bisogna infatti dimenticare che i protagonisti della serie hanno tra i 12 e i 17 anni, e questo è presumibilmente il target che la Nickelodeon ha preso di mira con questa serie. I problemi che i protagonisti si fanno potrebbero pertanto sembrare relativamente semplici ad alcuni spettatori più adulti, ma rimane il fatto che essi vengono generalmente ben eviscerati e risolti con delle discussioni probabilmente banali, ma che forse a qualcuno potrebbero anche servire un po’.
Così come i protagonisti crescono e imparano, c’è chi deve insegnare: i vari maestri che la gente incontra durante l’infinito viaggio che porta il gruppo in giro per tutto il mondo sono personaggi davvero notevoli, in grado di dispensare diversi tipi di saggezza. Menzione speciale va forzatamente fatta per lo Iroh, lo zio di Zuko: le sue perle di sapienza sono davvero meravigliose, e lo ritengo uno dei migliori “personaggi saggi” che le serie abbiano recentemente sfornato.

L’ambientazione stessa è molto ben creata. I vari elementi vengono rispettati nelle loro proprietà naturali, e le varie nazioni ben le rispecchiano: la nazione del fuoco è abile con macchinari a vapore e fiamme, il regno della terra è composto da mura impenetrabili, le tribù dell’acqua vivono negli sterminati ghiacciai dell’artide e dell’antartide, e i templi dell’aria sono in cima a montagne, dove null’altro che aria li circonda. Questo aiuta anche a sentirsi meno confusi durante il viaggio in giro per il mondo, e spesso aiuta a comprendere perché un personaggio incontrato la pensa in un modo anziché in un altro.

Parlando di elementi, non si può non citare l’ottimo uso che ne vien fatto durante tutta la serie. Dare ad ogni popolo il pressoché totale controllo su di un elemento da un’infinità di possibilità, e utilizzarla bene non è facile: in questo caso, ci sono riusciti in maniera quasi perfetta. Ogni tipo di bending viene utilizzato al meglio delle sue possibilità, evitando stupide ripetizioni e utilizzando il territorio. Non è pertanto raro che un waterbender utilizzi dell’acqua di un riale per creare un’onda, farsi trasportare da essa inondando nel frattempo l’avversario, saltar fuori da essa e congelare tutta l’acqua per immobilizzare quest’ultimo ed in seguito liquidificare il tutto per creare un muro di ghiaccio atto a fermare un’ondata di fuoco che sta arrivando da un’altra direzione. Questo è solo un esempio di una cosa che potrebbe accadere in una frazione di secondo in un combattimento, ma le possibilità sono davvero tante e solo in rarissimi casi mi sono chiesto “ma perché non ha fatto la mossa X?”. Questo, con un potere così versatile, è davvero un lavoro impressionante.
Va inoltre detto che i vari tipi di bending, come è giuto che sia, non vengono utilizzati soltanto nei combattimenti: sarebbe estremamente riduttivo fermarsi a ciò. Nelle città del regno della terra si potranno pertanto vedere treni mossi dagli earthbenders, così come nella tribù dell’acqua il gigantesco muro di ghiaccio che blocca l’entrata nasconde delle chiuse che vengono azionate da dei waterbenders, e via dicendo. Tutto questo porta ad una totale combinazione tra ambiente e personaggi, che affascina ed intriga.

I combattimenti, come si sarà capito, sono una parte molto importante della serie: anche essi sono realizzati in maniera egregia. Oltre al succitato ottimo utilizzo dei poteri che i vari contendenti hanno, anche le mosse che vengono fatte sono molto accurate: esse sono state infatti prese tramite motion capture da dei veri maestri d’arti marziali, per creare il maggior realismo possibile. Ovvio, in questo caso magari alla fine della mossa partirà un’ondata di fuoco anziché un calcio, ma si nota decisamente che gli scambi di colpi sono fluidi, credibili ed estremamente adrenalinici.

Il disegno, nonostante sia proveniente dall’America, rispecchia abbastanza il tratto giapponese: in alcune espressioni si nota che la scuola di disegno è diversa, ma dopo un paio di puntate l’occhio si abitua e la differenza diventa davvero esigua. Inoltre, in contrapposizione con le recenti abitudini, la CG è stata lasciata quasi completamente fuori dalla porta: secondo me è stata un’ottima scelta.
Le musiche fanno il loro lavoro senza però brillare: non esiste opening, e l’ending è solo una melodia di tamburi. Quello che mi ha colpito è la qualità delle voci: essendo una serie fatta in America la versione originale è chiaramente in inglese, e questo mi intimoriva: le mie parole sono tuttavia state fugate da un lavoro da veri professionisti, con ottime voci e inflessioni davvero notevoli.

In definitiva, i buoni anime possono anche esser creati fuori dal Giappone? La risposta è decisamente sì. Avatar: The Last Airbender è un signor lavoro, che riesce in vari aspetti a dimostrarsi all’altezza dei migliori lavori provenienti dal sol levante.
Alcuni tratti inizialmente sembrano tanto, troppo classici: in seguito si vede però che non tutto è come sembra, e le cose sono più elaborate di quanto non potrebbe parere in un primo momento. La Nickelodeon -da me già conosciuta per alcuni spettacolari videogiochi degli anni ‘90, prima che diventasse un canale TV- ha fatto più che un omaggio al Giappone, utilizzando i giusti kanji in molte occasioni e riprendendo con attenzione molte delle caratteristiche culturali nipponiche: la cultura del té, il teatro kabuki, gli haiku e tanti altri aspetti sono stati accuratamente riportate, senza praticamente alcun errore. Davvero notevolissimo.

Voto: 9. Forse in un paio di posti avrebbe potuto essere un po’ velocizzato e forse un paio di comportamenti dei personaggi sono ogni tanto vagamente fuori posto, ma sono davvero dettagli in un lavoro impressionante per la sua qualità.

Consigliato a: chi vuole vedere 62 puntate di azione senza che muoia un’unica persona; chi ha desideriodi buoni combattimenti; chi vuol provare pena empatica per uno sfortunato venditore di cavoli.

 

Majokko Tsukune-chan 9 Settembre 2009

Archiviato in: XEBEC — khorn3 @ 11:20
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…Un po’ di sano delirio in sei corte puntate senza senso.

Majokko Tsukune-chan


Tsukune è una piccola strega, dall’età stimabile di dieci anni, che gira il mondo a fare del bene a cavallo della sua scopa. Purtroppo non è particolarmente abile nel suo lavoro, poiché spesso non risolve i problemi, peggiorandoli o creandone altri. L’importante, comunque, è la buona volontà: lei ce la mette tutta per diventare una buona streghetta, nonostante le mille peripezie che le si parano davanti.

Come si può capire dalla storia, queste sei puntate da tredici minuti (sigle comprese) non sono certo da osservare per la trama. Le vicende durano 3-4 minuti e sono scollegate le une dalle altre: sono unicamente vicende che capitano a Tsukune, e che lei risolve in un modo tutto suo.
Il filone in cui questo anime si inserisce è quello della nonsense comedy: si posson riconoscere notevoli familiarità con Bokusatsu Tenshi Dokuro-chan o Dai Mahou Touge, sebbene questo lavoro punti un po’ meno sulla violenza bruta e un po’ più sulla semplice e banale stupidità senza senso. Questo non vuol dire che i personaggi non muoiano nelle più disparate forme (il sindaco fannullone, ad esempio, morirà una dozzina di volte, in vari episodi, e ogni tanto non ci sarà nemmeno un perché), ma lo fanno in maniera un po’ meno cruenta rispetto agli ilari massacri proposti dagli altri due titoli. Spesso, invece, ci si trova ad assistere a scambi di battute parecchio fulminei, che spiazzano e divertono non poco proprio in virtù della loro semplicità ed immediatezza.

I personaggi, per quanto semplici e poco profondi (vorrei vedere una caratterizzazione fatta in circa 50 minuti di proiezione!), risultano decisamente simpatici. Tsukune è la classica strega con la testa all’aria, la sua mascotte… beh, non fa in tempo a presentarsi granché (e non dico altro), il sindaco è un allegro fannullone e generalmente tutti i personaggi risultano istintivamente simpatici. Questo aiuta parecchio l’aspetto comico, poiché un branco di personaggi antipatici non avrebbe divertito nemmeno un po’.

Il disegno è semplice e di bassa qualità, ma è un tipo di grafica che si adatta perfettamente allo stile dell’anime: i disegni raffazzonati rinforzano l’aspetto di stupidità generico che aleggia attorno alla serie. Di sorprendente qualità, invece, opening ed ending: non sono dei capolavori, ma risultano decisamente carine ed orecchiabili.

Insomma, conviene guardare questo curioso anime? Secondo me sì, perché qualche risata la strappa. Occupa poco tempo, le sue puntate possono essere usate per alleggerire visioni più pesanti e in fin dei conti è fatto decentemente bene.

Voto: 7,5. A me, un paio di volte, ha fatto sghignazzare ad alta voce. Questo non può che essere un merito.

Consigliato a: chi ha un’oretta in cui spegnere il cervello; chi ride di mazzate in faccia, maialini arrosto, starnuti esplosivi e quant’altro; chi vuol conoscere la mascotte meno longeva del mondo degli anime.

 

Mai Otome 0 – S.ifr 9 Settembre 2009

Archiviato in: Sunrise — khorn3 @ 09:01
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…Il terzo capitolo della fortunata serie: questa volta, un prequel!

Mai Otome 0 – S.ifr

Questo anime si sviluppa in seguito alla fortunata serie Mai Otome e ai relativi OVA, Mai Otome Zwei, di cui si è già discusso qui.
In questo caso facciamo un salto nel passato, e andiamo a trovare la madre della protagonista dell’opera originaria: la storia di Mai Otome 0 – S.ifr riguarda infatti Sifr Flan, una ragazzina 14enne che spera di diventare una Otome un giorno, Rena Yumemiya, Otome con qualche crisi di gestione dei poteri e futura madre di Arika, la succitata protagonista.

In questa breve serie di tre puntate si seguono pertanto le loro vicende: il tutto inizia quando Sifr viene rapita da degli uomini misteriosi, e viene salvata da un gruppo di Otome, protettrici della giustizia con i loro incredibili poteri. Viene ben presto a scoprire di essere la figlia illegittima del re di Windbloom, e di aver ereditato dei notevoli poteri a causa di ciò: lei voleva solo diventare una Otome, e ora ci sono interi stati che la vogliono prigioniera o morta!
Rena, colpita dall’onestà e dalla bontà di Sifr, decide di proteggerla nonostante gli ordini dicano il contrario: riuscirà tuttavia nella sua missione? Come farà a gestire i suoi poteri, che sembrano spezzare ogni gemma della materializzazione poiché troppo enormi? Chi c’è dietro agli attentati ai danni di Sifr?

Chiaramente, in tre puntate una trama non può essere sviluppata più di tanto. In questo caso la storia è parecchio semplice (ragazza semplice scopre di essere importante -> finisce nei guai -> i buoni vanno a salvarla -> mazzate a pioggia -> fine), e l’interesse infatti è in tutt’altre parti. In primis, la quantità di fanservice è notevolmente aumentata rispetto alle precedenti serie, dove già non scarseggiava: qui tette ballonzolanti e in bella vista accompagnano chiappe sode e ben mostrate per buona parte del tempo. Non arriva al punto di essere noiosamente ripetitivo, ma la quantità è davvero notevole.
Il secondo punto d’interesse possono essere i combattimenti: come ci si può immaginare, le capostipite delle Otome viste nella serie originaria hanno una potenza devastante, e in un paio d’occasioni ne danno piena dimostrazione. Sarebbe peccato svelare tutte le impensabili esagerazioni a chi volesse gustarsi la sorpresa, ma per rendere l’idea si può dire che ad un certo punto una Otome getta un’avversaria dagli strati più alti dell’atmosfera fino a terra, per poi agguantarla con catene e catapultarla a faccia in giù contro la luna (!!!); in altre occasioni si può assistere ad una caduta da un satellite in orbita geostazionaria fino al terreno, con atterraggio di una delle due contendenti a faccia in giù contro il granito a causa di un piledriver che manco Zangief in piena forma se lo potrebbe sognare.
Qualsiasi accenno a realtà e credibilità viene palesemente abbandonato, ma va benone così: in fin dei conti i combattimenti di Mai Otome sono belli proprio perché son fracassoni ed esagerati, ed in questo caso almeno su questo punto ci siamo.

Sui personaggi c’è molto poco da dire: non hanno quasi nessun tempo di sviluppo, e risultano abbastanza piatti e monocorde. L’unico elemento che può interessare davvero è Rena, in quanto se ne era parlato parecchio in Mai Otome e quindi è curioso vederla agire in prima persona. Anche lei, tuttavia, non rivela granché: il suo problema di eccesso di potere viene risolto con un deus ex machina palese, e non ha altri aspetti particolari a parte una quasi esagerata gentilezza, che però non rivela nulla.
Simpatico anche rivedere alcuni altri personaggi che avranno influsso nella serie successiva, ma anche in questo caso non si scopre nulla di nuovo su di loro.

I disegni sono decisamente gradevoli e godibili, con un’animazione fluida e brillante; le musiche non sono terribili, ma hanno fatto il terribile errore di cambiare la meravigliosa musica della trasformazione delle Otome: sacrileghi!

Una volta guardato Mai Otome 0 – S.ifr, pertanto, cosa rimane? Ben poco, a parte un po’ di mazzate abbastanza ben fatte e un’oretta e mezzo di divertimento senza tanti pensieri: ho tuttavia l’impressione che si stia iniziando a mungere la “mucca-Mai-Otome” un po’ tanto, e che non sia finita qui. L’indizio preoccupante è il finale, dove uno dei personaggi narra un paio di dettagli e poi specifica “ma questa è un’altra storia”… un ulteriore sequel potrebbe essere decisamente di troppo: vedremo.

Voto: 7. Intrattiene il giusto, senza promettere e senza stupire granché.

Consigliato a: chi ha visto Mai Otome e Mai Otome Zwei, e li ha apprezzati; chi ama le botte ignoranti e super-esagerate; chi vuole un bel po’ di fanservice con un anime il cui intero cast, a parte due persone, è femminile e ben tettuto.

 

Gilgamesh 8 Settembre 2009

Archiviato in: Group TAC Co., Ltd. — khorn3 @ 10:24
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…Un futuro apocalittico di superpoteri e angoscia.

Gilgamesh

Ci troviamo in un imprecisato futuro. Quindici anni prima degli avvenimenti narrati, un grave disastro colpì la terra: il più grande centro scientifico del pianeta, che si stava occupando di estrarre il DNA di Gilgamesh -metà uomo e metà Dio- fu colpito da un attacco terroristico, rilasciando un’ondata elettromagnetica che impedì l’utilizzo di qualsiasi computer, e coprì il cielo con una schermata riflettente che impedì da allora di vedere il cielo.
Seguiamo ora le vicende di Tatsuya e Kyoko, il figlio e la figlia del presunto attentatore: scappano inseguiti dai creditori della Yakuza a causa di debiti fatti dalla madre sulla loro pelle, e vivono alla giornata nella città oramai semidistrutta fuggendo da chiunque.
Quando vengono messi alle strette e quasi catturati, tuttavia, fanno due incontri molto interessanti: prima conoscono un misterioso giovane che li invita a seguirli e ad unirsi a loro, e subito dopo una contessa che chiede loro la stessa cosa! Per risolvere il problema, coprendo il debito che li opprime, la compressa “compra” pertanto i due giovani, portandoli a vivere con se con altri tre ragazzi che sembrano avere poteri psichici molto potenti.
Ma come mai tanto interesse per loro, dopo tanti anni nelle fogne a scappare da tutto e da tutti? Chi è la misteriosa contessa? cosa vuole da loro? E come mai anche Tatsuya ha sviluppato i potenti poteri psichici di cui sopra? Cosa si nasconde dietro al Twin X, l’attentato di quindici anni fa?

Come si può notare, di carne al fuoco ce n’è veramente parecchia. Peccato che la parte interessante finisca qui: come prima cosa infatti commeterò la fallimentare struttura della storia.
Innanzitutto va detto che il ritmo è LEN-TIS-SI-MO: io apprezzo anime tranquilli e dal passo lento (come possono essere Mushihsi o Kino no Tabi), ma qui si parla di vera e propria noia. Molte delle 26 puntate passano senza che accada assolutamente nulla, con la semplice impressione di aver buttato venti minuti al vento.
Quando accade qualcosa, inoltre, raramente ha senso. Per un pezzo della serie abbastanza consistente (5-6 puntate) si vedono i protagonisti che tentano di aiutare una società ad attivare un potente marchingegno che porterebbe alla dissoluzione di una parte dello Sheltering Sky, il cielo riflettente: purtroppo falliscono, e tale costruzione esplode uccidendo migliaia di persone. Quindici minuti dopo tutto ciò non ha più alcun significato, e si prosegue su un filo narrativo totalmente differente!
Altri esempi simili sono facilmente reperibili, con cose importantissime nelle prime puntate (come la trasformazione di uno dei due gruppi in Gilgamesh, cioé in esseri potentissimi e distruttori) che vengono totalmente dimenticate e trascurate per tutto il resto della serie oppure personaggi di cui si fa la conoscenza senza alcuna motivazione (vedasi ad esempio la collega di Kyoko).
L’unica cosa decente in questo campo è, all’inizio, il fatto che effettivamente non si capisca quale delle due fazioni sia quella “buona”, quale quella “cattiva”, o se entrambe facciano semplicemente i loro interessi: ovviamente tutto ciò viene a cadere dopo un po’, portando alla succitata tragicomica “trama” e ad un finale quasi imbarazzante per la sua inutilità e mancata correlazione con quanto narrato per le restanti venticinque puntate.

Sui personaggi è stato fatto un lavoro lievemente migliore. Inizialmente il fulcro sono ovviamente i due fratelli, e viene preso molto tempo nel narrare il cambiamento nel loro rapporto estremamente intimo e vagamente morboso: passando da una situazione in cui ognuno ha unicamente l’altro ad una dove ci sono molte altre cose in ballo, chiaramente la sintonìa rischia di spezzarsi e l’idilliaco rapporto di guastarsi. Questo viene rappresentato decisamente bene, e nelle prime 6-7 puntate lo sviluppo del personaggio (soprattutto di Tatsuya, che essendo il più giovane è più influenzabile dalle novità) giustifica le carenze narrative e la tragica lentezza. Anche i compagni di (s)ventura inizialmente hanno i loro punti d’interesse: ognuno con una diversa storia alle spalle, hanno modi diversi di approcciarsi ai due nuovi venuti. Infine, anche la contessa in questa fase iniziale mostra dei lati che avrebbe potuto essere interessante sviluppare.
Ovviamente, tutto ciò inizia ad essere trascurato quando la storia cade via via nell’inconsistenza: poco dopo l’abbandono di Kyoko dell’hotel dove soggiornano si spezza la magia, e con un paio di conclusive puntate termina lo sviluppo tra i due personaggi, diventando piatto e monotono. Gli altri ragazzi diventano comparse inutili, che servono solo a far narrare ad altri personaggi pezzi di trama più o meno fantasiosi, senza mai interagire davvero con l’ambiente circostante. Idem dicasi per la contessa, che da personaggio oscuro ed intrigante diventa quasi una mammina disperata.

I disegni non sono granché, ma è uno stile abbastanza particolare e a qualcuno potrebbero piacere: ciò che è invece mal realizzato è tutto il comparto dell’animazione, che risulta sempre legnoso e banale. Questo porta tutti i combattimenti (che non sono tantissimi, ma ce ne sono alcuni) ad essere poco guardabili, complice anche un utilizzo totalmente stupido dei mostruosi poteri (teletrasporto, onde energetiche, bordate capaci di respingere palazzi che crollano,…) che fa solo venir voglia di prendere a schiaffi tutti i coinvolti.
L’audio se la cava meglio, essendo spesso una melodia da pianoforte: opening ed ending sono carine, ma poco si adeguano con l’ambiente estremamente cupo, paranoico e claustrofobico che permea l’intera serie.

Insomma, ci sono lati positivi in Gilgamesh? Io ne ho trovati ben pochi. Il problema principale è l’estrema noia che questo anime porta con sé, e che amplifica gli altri problemi che avrebbero in potuto essere mitigati con un ritmo un po’ maggiore. Ho fatto davvero fatica a finirlo: ricorda Texhnolyze nell’ambientazione ma non ne assume le parti buone, limitandosi ad assorbire quelle peggiori.
All’inizio da qualche speranza, e ci sono un paio di puntate dove vengono portati elementi interessanti sul comportamento dei personaggi: il tutto però finisce lì, scadendo inesorabilmente.

Voto: 5. Una discreta sofferenza finirlo.

Consigliato a: chi apprezza gli anime lenti, molto lenti, estremamente lenti; chi vuole un mix tra miti della mesopotamia, superpoteri alla Dragonball, depressione e civiltà future senza PC; chi vuole lambiccarsi il cervello su discorsoni di decine di minuti, per capire alla fine che non volevano dire niente.

 

Master of Mosquiton 14 Maggio 2009

Archiviato in: Zero-G Room — khorn3 @ 08:32
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Un vampiro schiavo di una semplice umana?

Master of Mosquiton

Inaho è una ragazza 17enne che, attorno agli anni ‘20, insegue il mito dell’immortalità. A seguito di varie ricerche è riuscita a riportare in vita al suo servizio Mosquiton, un antico vampiro, e i suoi due spiriti seguaci: sono pertanto a caccia della leggendaria “O-part”, che pare possa portare alla vita eterna!

La storia è semplice, lineare, detta in tre parole. In questo anime di sei puntate risalente ad oramai tredici anni fa la storia non è certo la parte principale: dopo i primi promettenti avvenimenti, il tutto viene rapidamente deviato in un triangolo amoroso abbastanza curioso, per tornare alla trama originaria in maniera affrettata soltanto nel finale (in maniera ben poco sostenibile, dato che i vampiri paiono poter avere il fiatone nell’atmosfera lunare e simili…)

Essendo mancante di trama, Master of Mosquiton necessita di personaggi forti che riescano a tenere lo schermo: in questo campo se la cava meglio, proponendo inizialmente dei caratteri non esattamente banalissimi. Inaho è DAVVERO egoista, e i due spiriti seguaci DAVVERO se ne fregano di qualsiasi cosa che non sia servire Mosquiton: peccato che anche in questo campo dopo un po’ si cada, soprattutto con Inaho, nelle banalità. La caratterizzazione rimane comunque abbastanza ben fatta, ed in effetti le varie peculiarità tengono viva l’azione sullo schermo.

Il problema principale di questa serie è che sembra quasi uno sneak peek di qualcosa di più grande, risultando in definitiva totalmente incompleto e parziale: la trama viene solo accennata ad inizio e alla fine, la storia sentimentale fa dei balzi inumani senza spiegazione alcuna, i personaggi non hanno alcun tempo di svilupparsi o di far capire le loro motivazioni: è tutto di corsa e “buttato là”. Trovo ciò un vero peccato, perché la presentazione iniziale e le idee date in partenza sono buone e passibili di ottimo sviluppo, ma tutto ciò viene inesorabilmente sprecato.
Positiva invece l’idea di inserire personaggi realmente esistiti (o provenienti da reali leggende) nella storia: Mosquiton stesso, Camilla e il conte di St. Germain ci stanno bene, e danno un minimo tocco di credibilità in più alla serie.

La grafica è gradevole se si conta il tempo passato dalla sua realizzazione: al giorno d’oggi lo stile è palesemente datato, ma non è comunque un pugno in un occhio. Musicalmente le scelte sono state molto azzeccate, fornendo una colonna sonora in tema con il tempo in cui l’anim è ambientato.

Insomma, che dire di Master of Mosquiton? Direi che è una delle mille occasioni sprecate, dove un manga con un’idea originale viene utilizzato per buttar là una serie raffazzonata che poco ha da offrire allo spettatore. Ci sono momenti piacevoli, qualche risata e un paio di buoni spunti, ma nulla più.

Voto: 6. Mi spiace; sarei stato curioso di vedere un’evoluzione più curata di questo anime.

Consigliato a: chi ama i vampiri; chi non si infastidisce con delle protagoniste egoiste e nevrotiche; chi si chiede quanto può essere vogliosa un’affascinante vampira che da 300 anni non batte chiodo.

 

Kurozuka 12 Maggio 2009

Archiviato in: Madhouse Studios — khorn3 @ 07:10
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Una storia tra passato e futuro, samurai e fucili, amore e omicidio:

Kurozuka

Ci troviamo inizialmente nel Giappone di un lontano passato: Kuro, nobile del tempo e abile spadaccino, è in fuga con il suo fido seguace da inseguitori che desiderano la loro morte: cercando riparo per la notte in mezzo al bosco, trovano una casa dispersa tra gli alberi ed entrano: ad accoglierli c’è Kuromitsu, misteriosa quanto affascinante e raffinata donna. In seguito all’avvicinarsi dei loro inseguitori, praticamente subito viene svelato il segreto di Kuromitsu: ella è in realtà un’immortale, e per salvare Kuro dalla morte certa passa la sua immortalità anche a lui, portando quindi entrambi a navigare attraverso le ere. Nulla è tuttavia facile come sebra, e a seguito di un attacco a tradimento Kuro si risveglia in un mondo futuro che non conosce, senza la sua amata al fianco, e senza più ricordare nulla: come farà a ritrovarla? Come mai sono passate migliaia di anni senza che lui se ne ricordi? Quale è il segreto dietro alle visioni che lo perseguitano?

La storia inizia in maniera molto dinamica, violenta e intrigante: tuttavia, con lo svolgersi degli avvenimenti e con il trasferimento dell’ambientazione dal Giappone tradizionale ad un mondo oscuro e pseudo-futuristico, si capisce che la trama è assieme il punto forte e debole di Kurozuka.
La parte positiva è che la storia è costruita di modo da essere intrigante e misteriosa: le rivelazioni avvengono man mano, ed avendo un flusso temporale degli avvenimenti non sempre lineare bisogna fare attenzione per capire cause ed effetti di certe azioni. Le progressive visioni di Kuro su Kuromitsu, inoltre, portano ulteriori momenti di mistero che incuriosiscono sempre più.

La parte debole, tuttavia, è che tutto questo passaggio tra ere e personaggi risulta confusionario e non sempre totalmente logico.
In primis, lo spettatore per sette puntate sulle dodici totali è destinato a non capire assolutamente nulla dei perché e dei percome: il mistero è affascinante, ma quando si è costretti a veder succedere le cose senza idea del perché dopo un po’ si rimane indispettiti.
In secondo luogo, Kuro si sveglia in un mondo distante eoni da quello che lui ricorda: come mai non rimane minimamente stranito da tutto ciò? Sin dai primi minuti sa esattamente come si usa una pistola e non si spaventa per luci e rumori, ma sino all’ultima puntata non sa nemmeno cosa sia una moto o simili (pur sapendola guidare). Volendo le spiegazioni finali possono dare una parziale motivazione a tutto ciò, ma per tutta la durata della proiezione ci si sente un po’ traditi da tali incongruenze che si fanno notare parecchio.

I personaggi hanno due difetti: il primo è che praticamente nessuno di essi si sviluppa in alcun modo, nemmeno i protagonisti: Kuromitsu si comporta sempre come Kuromitsu senza mai avere indecisioni, e Kuro subisce tutta la storia senza mai prendere veramente una qualsiasi decisione. Il suo carattere non viene né formato né cambiato, e alla fine lui ha qualche conoscenza in più della propria storia ma questo non cambia nulla in lui.
In secondo luogo, i personaggi secondari non hanno praticamente alcun ruolo se non quello di accompagnare i protagonisti: non hanno quasi nessuna personalità, ed alcuni si comportano anche in maniera non molto logica.
Va detto che Kuromitsu è un personaggio estremamente carismatico e quando è in scena il fascino traspare facilmente: purtroppo ciò si limita all’inizio e alla fine della serie, mentre per tutto il resto del tempo lei non compare.

I combattimenti sono di ottima qualità ed il sangue versato è davvero tanto, rendendolo forse un po’ inadatto ad un pubblico impressionabile; anche essi sono però principalmente focalizzati ad inizio e fine serie, con la parte centrale più scarna.
Con tutti questi punti, ci si chiederà: ma cosa c’è allora in mezzo alla serie? Beh, c’è lentezza. La storia si sviluppa lentamente in un ambiente cupo e soffocante: è bella ma, come detto sopra, estremamente intricata e spesso si è ad un passo dal perdersi del tutto, senza contare che porta i personaggi per mano senza lasciar fare loro alcuna scelta.

Il disegno è davvero bello: credo sia una delle più accurate produzioni del 2008. Per le musiche c’è stata una scelta strana, con un’opening techno che, per quanto strana, non è spiacevole: ending nella norma, e durante le puntate il sonoro fa il suo lavoro.

Che dire di Kurozuka? Dirò che ricorda tantissimo un altro lavoro, Texhnolyze, che aveva fatto della sperimentazione il suo punto forte: un inizio intrigantissimo, uno sviluppo nebuloso, lento, cupo e confusionario, un finale non del tutto logico ma scenicamente ed emotivamente impressionante (soprattutto in questo caso: anche se ad un certo punto si capisce più o meno dove si va a finire, si rimane ugualmente colpiti); entrambi sono uguali, in questi aspetti. Kurozuka è deprivato tuttavia di una parte del fascino generato dall’ambientazione e dall’oppressione presente nella sua serie gemella, senza contare che i personaggi sono molto meno carismatici – e quello più bello è tenuto in naftalina per tutto il tempo.

Voto: 7. Se ne tenga alla lontana chi non ama le serie lente: tuttavia, qualche pezzo qui e là è risultato decisamente piacevole, e la realizzazione tecnica è impressionante. Se solo avessero realizzato meglio il passaggio tra le varie ere di Kuro…

Consigliato a: chi vuol vedere un samurai nel futuro; chi ama i combattimenti belli sanguinari, anche se non molto frequenti; chi si chiede quanta cacca si produce in tre giorni.

 

Kyouran Kazoku Nikki 10 Maggio 2009

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Le storie della famiglia più stranamente combinata della storia.

Kyouran Kazoku Nikki

Migliaia di anni fa, un gigantesco mostro chiamato Enka terrorizzò la terra. Venne battuto, ma giurò che in mille anni uno dei suoi figli avrebbe distrutto in preda alla furia tutto il pianeta.
Mille anni sono ora passati, e con la scienza si è riusciti a scoprire che ci sono sei figli di Enka: il piano “famiglia accogliente” obbliga Ouka, un funzionario dell’Ufficio del Paranormale, a sposare Kyouka (una dei figli) e ad adottare gli altri cinque, di modo da avere una felice vita familiare ed evitare in tal modo la furia che potrebbe distruggere la terra.
Il problema è che i figli di Enka sono tutto fuorché normali! Il gruppo si compone di Kyouka, auto-proclamata divinità dalle orecchie da gatto, violenta e psicopatica; Yuka, figlia abusata di una famiglia crudele e meschina; Senko, ragazzo totalmente gay e poco incline a nascondere il fatto; Teika, leone re della Savana (?); Hyouka, robot nato come arma biologica (??); Gekka, misteriosa medusa fluttuante elettrica amante del sushi (???).
Inutile dire che se ne vedranno di tutti i colori…

La serie inizia con la scusa della famiglia messa insieme a causa di Enka, ma tale punto viene velocemente dimenticato: diventano subito un gruppo unito, e in vari momenti viene ribadito il concetto di famiglia che, seppur non legata dal sangue, lavora insieme per il benessere dei suoi componenti. Questo non vieta a Kyouka e Ouka di spaccarsi di mazzate, generalmente per le idee assurde di Kyouka su qualche membro della famiglia.
La struttura della serie punta a delle storielle della durata di 1-2 puntate, che però non sono legate da un filone narrativo generale: ogni volta che pare la storia stia iniziando a decollare, l’emergenza di turno finisce e tutto torna come prima. Questo porta la serie da 25 puntate ad essere poco intrigante: non c’è la suspance del “cosa verrà dopo”, e dopo una dozzina di puntate la cosa inizia a farsi stantìa.
Fortunatamente la comicità è accettabilmente funzionale, e qualche risata me l’ha strappata: non ci si ritroverà a sganasciarsi anche perché viene usato un tipo abbastanza basilare di gag, che però qui e lì riesce a risultare comico.

È chiaro che il fulcro della serie sono i personaggi: con un assortimento così assurdo, gestirli non è di certo facile.
Su questo lato è stato fatto un buon lavoro, e le apparentemente inconciliabili differenze lavorano di concerto senza problemi, completandosi a vicenda. Nonostante la serie non abbia alcuna pretesa di profondità quasi tutti i protagonisti hanno un qualche tipo di sviluppo attraverso le puntate: anche se non è nulla per cui urlare al miracolo, è comunque gradevole. Ognuno ha le sue particolarità e i suoi diversi modi di inserirsi negli sketch: alcuni rimangono più marginali (Teika e Yuka, a parte le puntate a loro dedicate, fanno spesso da sfondo), mentre altri -principalmente Gekka e Hyouka, per le loro capacità belliche molto apprezzate da Kyouka, hanno molto più screentime. Fortunatamente, essendo loro due i miei personaggi preferiti, questo non ha minimamente disturbato la visione.

La grafica, per essere del 2008, non è davvero niente di che: da chi ha fatto Rozen Maiden mi aspettavo qualcosa in più.
Sul sonoro si sono invece impegnati di più: l’opening è delirante e frenetica come Kyouka, ed è pertanto molto azzeccata (senza contare che mostra quanto il giapponese può esser veloce): ci sono inoltre ben otto ending, una per ognuno dei personaggi principali, in cui essi stessi cantano qualcosa su sé stessi. Alcune son più belle e altre meno, ma l’idea è encomiabile.

Insomma, cosa resta dopo la visione di Kyouran Kazoku Nikki? Ben poco, perché la mancanza di una storia degna di tale nome e il fondamentale riciclo delle situazioni porta, dopo un po’, alla ripetitività: sul lato ridanciano, tuttavia, qualcosina di buono qui e là è stato fatto e almeno la prima metà della serie passa indisturbata. Poi è recycling.

Voto: 6,5. Non è malaccio, ma a farla di 12-13 puntate sarebbe stato molto meglio: la sola presenza di Gekka, tuttavia, giustifica la visione!

Consigliato a: chi vuol vedere le avventure di una famiglia DAVVERO stramba; chi si diverte con le classiche gag a base di cazzotti e freddure; chi vuol sentire un pesce cucinato che implora di essere mangiato.

 

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku 4 Maggio 2009

Archiviato in: Anime International Company, Inc. — khorn3 @ 09:26
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La seconda parte di uno show dove la gente non muore mai:

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku

La storia continua dove la prima serie si è interrotta. Questa seconda parte da 12 puntate è composta di due archi narrativi: nel primo i protagonisti si ritrovano a fare i conti con un gruppo i assassini che pare uccidano gente in quantità in nome del bene; nel secondo, la storia coinvolgerà direttamente Hiyuu e la sua famiglia, portandolo vicino al punto di rottura.

La prima parte, che dura cinque puntate, da subito inizia a narrare i fatti a passo di corsa. Per tutto il tempo sullo schermo si vedono succedere milioni di cose, senza che nessuno si degni di spiegare perché esse stiano accadendo: non si fa in tempo a metabolizzare un’emergenza che ci si ritrova in una situazione totalmente diversa e in un’altra situazione d’allarme. La storia ne risulta pertanto sbriciolata e totalmente inconcludente, e come unico collante c’è il fatto che i fatti si seguono talmente da vicino che devono per forza essere concatenati l’uno all’altro. Ci sono un paio di colpi di scena, ma essi vengono praticamente annullati dalle vicende che capitano subito dopo ad essi: i personaggi che paiono morti dovrebberlo essero davvero, diamine!

Con il secondo arco narrativo, le cose iniziavano ad andare meglio: un oscuro mistero, i familiari di uno dei protagonisti presi di mira, un avversario misterioso ed impalpabile… la speranza dura una puntata e mezzo, e poi si ritorna nel delirante e frenetico passo dell’inizio di questa seconda serie. Il cattivo di turno si svela, e in un terzo di puntata la situazione si conclude: da lì in poi ogni 15 minuti compare e viene battuto un cattivo nuovo, o viene sviluppata un’ermegenza nuova, o un nuovo personaggio compare e sparisce. In sette minuti si riesce a: scoprire che uno dei personaggi è un vampiro, indagare nel passato di due dei comprimari, farne morire uno (ma tanto poi ritorna pure lui), inserire due o tre giuramenti di vendetta, distruggere Tokyo e inscenare una pioggia di meteoriti. Come cavolo si fa a fare una simile concatenazione, sperando che lo spettatore riesca anche solo per un secondo a mantenere il filo del discorso e credere a ciò che sta vedendo?
Sorvoliamo infine sul finale: la penultima puntata è interamente un flashback, e l’ultima è totalmente scollegata da tutti i precedenti avvenimenti. Non viene dato alcun termine alla situazione che si era venuta a creare, e l’anime finisce *così*.

Una cosa decente bisogna dire che c’è: i combattimenti. Sono pochi, troppo pochi per essere un anime d’azione, ma quei pochi sono parecchio gradevoli da vedere. Il combattimento clou attorno alla decima puntata è davvero impressionante e gradevole, con un grado molto alto di violenza e di spettaccolarità: viene ovviamente rovinato dal fatto che gente impalata da alabarde continui a chiacchierare e ad andare in giro -senza contare quelli morti che vengono DI NUOVO riportati in vita tanto per fare-, però ci sono un paio di pezzi che si fanno davvero apprezzare.

La grafica è buona, e l’animazione è fluida: le musiche sono molto rockeggianti e gradevoli, sia in OP/ED che durante le puntate.

Insomma, Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku è un anime che viene ucciso dalla sua stessa fretta di raccontare le cose: si intuisce che l’idea di fondo potrebbe essere carina, ma è come passare in una galleria d’arte a 200 km/h: non si farà in tempo ad apprezzare nulla, e si avrà soltanto l’impressione di aver sprecato il poco tempo impiegato. In questo caso è uguale.

Voto: 5. La storia si sarebbe meritata un 4 secco, ma i combattienti e alcuni dettagli gradevoli qui e là riescono a mitigare il disastro.

Consigliato a: chi non si incazza se la trama è inesistente e affrettata; chi si diverte ad avere dei protagonisti totalmente immortali; chi vuole vedere i trans più terribili di sempre.

 

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou 26 Aprile 2009

Archiviato in: Anime International Company, Inc. — khorn3 @ 08:03
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Da un videogioco, l’originalissima idea di studenti che combattono per proteggere Tokyo dai demoni!

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou

Nella Tokyo dei giorni nostri, dei demoni stanno prendendo sempre più piede. Uccidono persone e ne prendono il possesso dei corpi, creando pericolo per la popolazione: un gruppo di studenti liceali, in virtù dei poteri dei quali sono venuti in possesso in vari modi (chi per destino, chi un po’ per caso) sono per le strade a tentare di rigettare tale invasione. Ma da cosa è scatenata tale invasione demoniaca? Quale fine c’è dietro ad essa? Possibile che ognuno abbia dei segreti da nascondere?

Vedendo la trama oltre i limiti della banalità, e scoprendo che questo anime è tratto da un videogioco, temevo il peggio. Si può invece dire che sia stato fatto un lavoro almeno decente: dati i cattivi auspici iniziali, si può essere ben contenti del risultato.
Ciò non vuol dire che questo anime sia un capolavoro: ha diversi difetti. Il primo e più importante è soprattutto nella trama: dopo qualche puntata essa risulta meno immediata e banale di quanto sopra scritto, e ci sono anche dei risvolti interessanti (soprattutto quando ci si avvia verso la conclusione), ma il tutto è narrato in maniera troppo affrettata, secondo me. Si salta da una situazione di emergenza all’altra senza riuscire a metabolizzare i cambiamenti che ci sono stati, e questo scollega le varie parti dell’anime.
Inolre, la battaglia finale è decisamente scarsa mentre dovrebbe essere il clou della serie, che per essere d’azione contiene sorprendentemente pochi combattimenti, e l’ultima puntata che è totalmente inutile e serve solo a dire “ci sarà una seconda serie” facendo buttare 20 minuti di vita allo spettatore.

I personaggi non sono nulla di che: abbiamo il solito assortimento di delinquente ravveduto + ragazzo tranquillo dal misterioso passato + ragazzo forzuto ma impacciato + ragazza debole che vuol proteggere tutti ecc ecc ecc. Questo non è forzatamente un punto negativo, in fin dei conti i personaggi devono avere qualche caratteristica che li distingua, ma in questo caso tutti rimangono intrappolati nel loro ruolo senza mostrare segni di sviluppo o ragionamento.
L’unico personaggio che -per motivi di trama- ha una crescita personale è Aoi: il suo continuo concetto di voler proteggere tutti ammorba un paio di puntate in maniera notevole, ma c’è un perché che viene spiegato dopo. Peccato che la cosa non renda più sopportabile la ripetitiva nenia del classico personaggio impotente dinnanzi agli eventi che fa cose assolutamente stupide “perché voleva proteggere gli altri”.
I coprotagonisti non brillano per originalità ma fanno il loro lavoro, anche se spesso e volentieri vengono inseriti nella storia senza spiegazioni o logica. Probabilmente chi ha giocato al videogioco sa chi sono e non ha bisogno di altre informazioni, ma per chi guarda solo l’anime può essere spiazzante.

Il disegno è abbastanza scarsino, anche se l’animazione è abbaststanza fluida: ci sono alcune scene moderatamente violente, soprattutto all’inizio, che aiutano ad alzare un po’ il livello grafico. Le musiche mi son piaciute, sono belle energiche.

Insomma, Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou è un fallimento o si salva? Secondo me, una via di mezzo. Non si può dire che sia un lavoro brillante, perché ha molti difetti e scorre lento per essere teoricamente d’azione: non posso però dire che sia tutto da buttare, perché alcune cose carine ci sono.

Voto: 6. Se avete altra roba in coda date ad essa la precedenza, ma questo non è così terribile.

Consigliato a: chi non si stufa mai dei soliti cliché; chi non si fa spaventare da una trama che prosegue a singhiozzo; chi vuole conoscere la dottoressa più brutta del mondo.

 

Di Gi Charat 19 Aprile 2009

Archiviato in: Madhouse Studios — khorn3 @ 08:15
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Bambine con orecchie da gatta e dadi in testa che sparano raggi laser dagli occhi? Eccovi serviti.

Di Gi Charat

Dejiko è una ragazzina aliena proveniente dal pianeta Di Gi Charat, ed atterrata ad Akihabara assieme a Puchiko e ad una strana palla gialla fluttuante con la bocca al contrario. Per dormire trova riparo in un negozio di fumetti, dove inizia a lavorare.

Ecco… la storia è tutta qui. Questa brevissima serie di 16 puntate da 3 minuti (tuttavia con un numero di specials e di OVA molto superiore alla serie principale) narra le teoricamente esilaranti vicende dei protagonisti e dei loro antagonisti.
Il problema principale è che questa serie non fa ridere: la prima volta che qualcuno scorreggia o che qualcuno picchia un personaggio si ridacchia sorpresi, ma questo è quanto. Nonostante il tipo di disegni l’umorismo non è per bambini, ma anche gli adulti secondo me rideranno poco. Ovviamente la comicità è un fatto personalissimo, e ho letto di gente che l’ha trovato spassoso: per me è stata una noia.

I personaggi, ovviamente, non hanno alcun tempo di presentarsi o modificarsi: gli unici barlumi di qualità sono quando Dejiko ha i suoi momenti demoniaci, ma sono molti meno di quanto si potesse sperare.

Il disegno è scarsetto in molte immagini, e il superdeformedloli è un genere che personalmente non adoro più di tanto; le musiche son abbastanza anonime, ma perlomeno non danno fastidio.

Insomma, a mio parere Di Gi Charat non ha motivo alcuno per esistere: la sua unica funzione dovrebbe essere quella di far ridere lo spettatore, e con me non ci è assolutamente riuscito.

Voto: 4,5. Se a qualcuno piacesse questo stile di comicità, può guardarselo: in fin dei conti in tutto son 45 minuti. In caso contrario, dedicateli a qualcosa di più utile, come l’espulsione di lanuggine dall’ombelico…

Consigliato a: chi ama i personaggi super-deformed; chi si diverte quando OGNI personaggio finisce le sue frasi con -nya, -nyo, -nyu,…; chi vuol incontrare l’alieno giallo svolazzante con la bocca al contrario.