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Anime Reviews

Neo Tokyo 27 Ottobre 2009

Archiviato in: Madhouse Studios — khorn3 @ 10:14
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…Tre storie totalmente scollegate tra loro, da tre grandi maestri:

Neo Tokyo


Questo anime si compone, come detto, di tre storie diretta da tre grandi maestri dell’animazione giapponese per una durata complessiva di circa tre quarti d’ora: andiamo ad esaminarle più nel dettaglio.

Labyrinth Labyrinthos
Sachi è una bambina che sta giocando a nascondino con il suo gatto Cicerone, mentre la mamma prepara la cena: trovando il gatto in un orologio a pendolo, scopre il passaggio per un mondo assurdo e fantastico, dove tutto muta e cambia in un istante.
Questo primo racconto è quasi completamente privo di senso: una volta finita la visione dell’opera completa si capisce che il suo significato è “introdurre” gli altri due lavori, sebbene in maniera molto indiretta, ma durante la visione si assiste in pratica ad una decina di minuti quasi senza senso. Sembra quasi di assistere ad un esercizio di stile da parte di Rintaro (creatore di Capitan Harlock e Galaxy Express 999), che però lascia molto poco allo spettatore. È un peccato, perché data la faraonica quantità di cambi di scena lo spettatore si trova a cercare un filo conduttore che in realtà è flebilissimo.

The Running Man
Siamo in un oscuro futuro. Zach Hugh è uno dei più grandi corridori della Death Race, la corsa più pericolosa del mondo, corsa in piste quasi perpendicolari al terreno (su cui le vetture si tengono unicamente a causa della forza centrifuga) con bolidi potentissimi. Egli è oramai una leggenda, ed un giornalista dal gusto vagamente noir si reca all’autodromo per scrivere un pezzo su di lui… e per vedere la sua ultima gara.
Questa storia ha decisamente più senso rispetto alla prima, ma manca di profondità. Gli eventi che accadono sono abbastanza semplici (d’altra parte, è dura fare un grande approfondimento in 11 minuti), ma non per questo spiacevoli: qualche scenetta qui e lì con un po’ di sangue, inoltre, non fa mai male. Ci sono però alcune sequenze che secondo me male si intersecano nella narrazione principale, e che un po’ rovinano il gusto del “corridore maledetto” inserendo altri elementi secondo me non necessari.
Questo lavoro è diretto da Yoshiaki Kawajiri, e lo stile si riconosce: il produttore di Ninja Scroll, Vampire Hunter D: Bloodlust e X non passa inosservato.

Construction Cancellation Order
In ultimo, si arriva al lavoro principale, che occupa metà del tempo di produzione: il contributo di Katsuhiro Otomo (Akira, Memories, Steamboy… dicono nulla?) a quest’opera.
Una grossa multinazionale sta costruendo un faraonico progetto in una nazione tropicale. Purtroppo, un colpo di stato ha fatto sì che il lavoro debba essere immediatamente fermato: purtroppo, l’unica persona a dirigere i lavori -che sono effettuati interamente da robot- non sembra raggiungibile, e bisogna fermare i lavori per impedire di buttare ulteriori soldi in un già epocale buco finanziario.
Viene pertanto inviato un impiegato, Tsutomu Sugioka, a provvedere allo stop ai lavori: al suo arrivo si vede accolto dal robot #1, direttore lavori del sito di costruzione 444.
Rapidamente ci si rende conto che bloccare il lavoro non risulterà semplice come pare: il robot pare ignorare qualsiasi comando in tal senso, ed inoltre preme i lavori in maniera sempre più folle per mantenere una teorica scadenza con ulteriori costi! Man mano si può seguire il decadimento del povero impiegato da direttore lavori a prigioniero, e del robot negli antri della pazzia cibernetica.
Il lavoro è chiaramente molto semplice (si sta sempre ancora parlando di proiezioni di una 20ina di minuti), ma in questo caso -sebbene il finale avrebbe potuto essere un po’ migliore- si riescono a dare molte informazioni in poco tempo, creare un ambiente interessante, un antagonista al protagonista temibile e delle scene molto intriganti.

Come riassunto di tutto ciò, si può pertanto dire che per i miei gusti solo un lavoro su tre è riuscito appieno: i primi due hanno varie lacune che ne rendono poco interessante la visione, mentre l’ultimo risulta godibile in maniera notevole.

Dal punto di vista artistico, sono rimasto assolutamente impressionato. Questi tre anime sono del 1986, ma la grafica è notevolissima anche per gli odierni standard: pensandola con gli occhi di allora, è quanto di più vicino ad un capolavoro visivo si possa immaginare. Molta meno attenzione è stata invece data alla parte sonora: un peccato.

Insomma, vale la pena di guardare Neo Tokyo? Beh, dato che dura 40 minuti direi di sì, soprattutto per l’ultima storia. È un lavoro che mostra i suoi anni e che sicuramente tredici anni fa è stato un progetto innovativo, ma al giorno d’oggi altri lavori simili sono secondo me più meritevoli (Memories, per esempio). Questo non toglie che un’occhiata gliela si può dare comunque.

Voto: 6,5. I primi due lavori sono ben fatti, ma senz’anima: l’ultim, invece, nella sua semplicità colpisce il bersaglio.

Consigliato a: chi ama i cortometraggi; chi apprezza piccoli lavori di grandi artisti; chi vuol vedere un robot decisamente malmesso ma sicuramente ligio al suo dovere.

 

Xenosaga 5 Ottobre 2009

Archiviato in: Toei Animation — khorn3 @ 10:35
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…Da un videogioco, una serie di fantascienza.

Xenosaga

Ci troviamo diverse migliaia di anni nel futuro. La terra è oramai un lontano ricordo: l’umanità vive in giro per le galassie, avendo sviluppato il sistema di viaggiare più veloci della luce.
Purtroppo una grande minaccia incombe sulle popolazioni dello spazio: delle terribili creature aliene, gli Gnosis, sono arrivati da chissà dove e sembrano avere soltano interesse nel distruggere l’umanità e recuperare delle strane reliquie, chiamate Zohar.
I protagonisti della serie vengono colti in uno di questi assalti, mentre stavano trasportando una reliquia: ma perché questi misteriosi esseri insistono negli attacchi? Riucirà Kos-Mos, la superarma senziente, a capovolgere le sorti della battaglia? E tutto ciò potrebbe esser correlato alla guerra che 14 anni prima sconvolse l’ordine galattico?

Inizio premettendo di non aver mai giocato al videogioco da cui questa serie è tratta, e pertanto la valutazione verrà effettuata unicamente sulla visione distaccata dal prodotto di base.
Come si può vedere, in principio viene messa parecchia carne al fuoco. Il problema è che, in questa serie di sole tredici puntate, la carne al fuoco è davvero troppa! Probabilmente, nella fretta di infilare nel poco spazio tutte le nozioni necessarie, ne è venuto fuori un minestrone pressoché incomprensibile. Ripensandoci a posteriori posso dire di aver più o meno capito la storia, ma durante la visione di chiaro c’era davvero poco.
Si inizia parlando della superminaccia degli Gnosis e dell’importanza di recuperare le reliquie, e poi tutto ciò viene prontamente dimenticato; in seguito, si va a scoprire un po’ cosa era successo negli anni passati, con il supporto di alcuni nuovi personaggi; successivamente, intrigo politico! Che male non ci sta mai. Alla fine si cestina tutto quanto sopra elencato per far comparire un ultracattivo di cui s’era vagamente accennato prima, per avere una conclusione tutta esplosioni e discorsi buonisti, senza gran senso.
Si può vedere di fondo come le varie cose siano collegate, ma è un indizio lasciato alla necessariamente fervida immaginazione dello spettatore perché di tempo per spiegare cosa sta accadendo non ce n’è.

Lo sviluppo dei personaggi segue purtroppo lo stesso ritmo: correndo attraverso i compiti a loro assegnati, i protagonisti e i loro accompagnatori non riescono ad avere un sufficiente spazio per evolversi o spiegarsi. Qui e là si ha qualche flashback (pienamente prevedibile, di solito) che dovrebbe spiegare qualcosa in merito alle motivazioni o ai rapporti di un personaggio con qualcun’altro. Tutto ciò risulta invece soltanto tedioso, perché spiega cose che già si son capite (per forza, se no non si sarebbe riuscito ad afferrare nulla della trama) oppure eventi che alla fine sono irrilevanti.
Ogni tanto qualcuno tenta di sviluppare la propria personalità, ma anche in questo caso si cade nella banalità più totale.

Xenosaga, nella sua versione animata, fa qualche accenno a delle problematiche decisamente interessanti: inizialmente si parla di integrazione dei cyborg e di altre creature simili nella società umana, con prese di posizione abbastanza tipiche ma comunque condivisibili. In seguito viene sfiorato in lontananza anche qualche accenno di religione, ma tutti questi possibili approfondimenti -che avrebbero sicuramente giovato alla profondità della serie- risultano affrettati quanto le altre sezioni dell’anime.

I disegni non sono nulla di speciale: per essere del 2005 ci si può aspettare molto di più. Anche la CG non è granché, e i combattimenti non colpiscono particolarmente.
L’opening è curiosa e graziosa, senza parole nella canzone ma interessante; l’ending avrebbe potuto essere davvero orecchiabile se non fosse stata cantata con un engRish davvero terrificante.

Insomma, Xenosaga è un fallimento su tutta la linea? Beh, non mi spingerei così oltre: sicuramente esistono prodotti peggiori. Il massacrante ritmo che è stato imposto alle puntate, tuttavia, ha richiesto un prezzo altissimo alla trama, ai personaggi e alla gradevolezza della visione.
Probabilmente il gioco, avendo molto più tempo per potersi sviluppare, riesce a fare molto meglio in tutti questi aspetti: tristemente, questo lavoro come stand-alone non riesce a reggersi in piedi.

Voto: 5,5. Qualche momentino quasi interessante, nella prima parte, c’era anche: purtroppo si è fermato lì.

Consigliato a: chi ha giocato al gioco, e non si offende a vedere solo una frazione degli avvenimenti narrati; chi ama robottoni e belle donne che sparano raggi laser a caso senza un preciso perché; chi si chiede perché, quando si ha un’arma potentissima, non la si usa ogni volta che si può.

 

Ima, Soko ni Iru Boku 4 Ottobre 2009

Archiviato in: Anime International Company, Inc. — khorn3 @ 06:15
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…In alcune serie, la luce alla fine del tunnel semplicemente non c’è.

Ima, Soko ni Iru Boku

Shu è un ragazzo qualsiasi, che ha avuto una giornataccia perdendo malamente un incontro di kendo e vedendo la ragazza dei suoi sogni andare via con un altro. Tornando a casa vede, sul comignolo di una fabbrica abbandonata, una ragazza seduta che fissa il tramonto: decide pertanto di andare a farle compagnia.
D’improvviso, tuttavia, dal nulla compaiono delle specie di dragoni metallici che tentano di rapire la poveretta, che si chiama Lala Ru; Shu decide di tentare di proteggerla, con l’esito di venir teletrasportato insieme a tutti quanti i presenti in un mondo alternativo, dall’aspetto postapocalittico! Egli viene gettato in prigione ed in seguito arruolato come soldato nell’esercito del perfido e psicopatico re Hamdo, che punisce ogni minimo sgarro con la morte.
Riuscirà Shu a salvare Lala Ru dalle grinfie del malefico regnante? Ma chi è in realtà la misteriosa ragazza? E come si potrà fare a fermare la follìa distruttrice che sta falcidiando l’intero pianeta?

Nei primi minuti la serie pare una delle tante sulla crescita di un ragazzo, ma rapidamente si capisce che il tono è totalmente diverso: è infatti uno degli anime con meno speranza e positività che mi sia capitato di vedere, paragonabile probabilmente solo a Grave of the Fireflies (che tratta anche argomenti simili).
Si assiste infatti ad una micidiale guerra, che però si differenzia da molte altre che vengono rappresentate solitamente: in questo caso è una guerra di pezzenti che uccidono altri pezzenti con la speranza che prima o poi il tutto finisca. Una guerra tra poveri e tra disperati, comandati da qualcuno che si disinteressa totalmente alle loro vite.
Non viene rispettato alcun diritto umano, non c’è pietà, non c’è salvezza: per rifornire i ranghi che si assottigliano a seguito delle battaglie i soldati sono obbligati a razziare altri villaggi, uccidere gli uomini (potrebbero ribellarsi) e prendere bambini, ragazzi e donne. I giovani diventeranno nuovi soldati-bambino, e le donne verranno ingravidate per fornire -sul lungo periodo- ulteriori truppe: in seguito, i nuovi rapiti andranno a razziare un altro villaggio e via dicendo, in un infinito vortice di oppressione e violenza.
Se tutto ciò sembra fin troppo orribile, si può tuttavia pensare che è ciò che accade anche al giorno d’oggi in alcune guerre tra le popolazioni più povere del pianeta: il fatto che nessuno ne parli mai non nasconde il problema, che questo anime porta alla luce in maniera abbastanza diretta.

Andando nello specifico della storia, si può dire che la trama non è particolarmente complessa ma funziona e porta a comprendere bene l’entità della disperazione che colpisce i vari personaggi che si muovono all’interno delle puntate.
I due protagonisti, ironicamente, sono quelli che hanno meno sviluppo e i cui personaggi sono meno interessanti: Shu è il solito fastidioso protagonista che rimane positivo nonostante le incredibili nefandezze che accadon attorno a lui, e Lala Ru è semplicemente un personaggio muto e immobile, che serve solo ad avere un obiettivo su cui Hamdo si focalizza, e permette lo svolgimento della trama.
I coprotagonisti, invece, portano alla luce interessanti aspetti: praticamente chiunque ha una storia tragica alle spalle, e i diversi modidi relazionarsi con le perdite e gli abusi subiti sono ben realizzati.

Nella prima parte della storia si assiste alla vita di Shu e di coloro che sono attorno a lui nella fortezza di Hamdo, Hellywood: è secondo me la parte più interessante poiché in molte diverse maniere si vede come ognuno tenti di aggrapparsi alle poche speranze residue, e come provi a vivere senza pensare agli orrori che vengono giornalmente commessi.
Nella seconda metà della serie, con l’uscita di Shu e Lala Ru dalla fortezza, ci sono un paio di puntate un po’ sotto tono: tutta la serie ha un passo relativamente lento (senza tuttavia arrivare al punto di diventare noioso), e con l’entrata in scena della cittadina di Zari Bars ogni tanto alcune scene vengono un po’ troppo dilungate. I problemi cambiano, risultando secondo me un po’ meno interessanti di quelli inizialmente affrontati, ma probabilmente ciò accade perché il concetto di “violenza vs pace” è trattato in molti altri lavori, e pertanto colpisce di meno.

Il disegno non è niente di eccezionale: l’anime risale a dieci anni fa, ma in effetti ci sono altri lavori degli stessi anni con uno stile molto migliore. Anche le musiche non mi hanno particolarmente colpito, con opening ed ending carine ma che mal si adattano all’ambiente cupo e senza speranza che la serie trasmette.

Insomma: Ima, Soko ni Iru Bok (anche chiamato Now and Then, Here and There) è secondo me un ottimo lavoro che tratta argomenti che difficilmente si incontrano altrove, e che magari può anche far riflettere qualcuno su quanto l’essere umano può diventare crudele nelle dovute circostanze. Ci sono alcuni difetti (personaggi non eccezionali, storia un po’ lenta, finale deboluccio), ma rimane comunque una serie che vale la pena di vedere se si riesce a sopportare di guardare tredici puntate senza mai sorridere nemmeno una volta.

Voto: 8,5. Insolita serie che mi ha spiazzato, e che in alcuni punti mi ha davvero colpito.

Consigliato a: chi pensa che la guerra sia cosa buona e giusta; chi desidera un po’ di tristezza e tragedia proiettata sullo schermo; chi vuol vedere quanto a lungo un bastone di legno può durare in una serie.

 

Project ICE 10 Settembre 2009

Archiviato in: PPM — khorn3 @ 10:23
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…Lo sterminio degli uomini, la guerra civile, la fine del mondo. E poi cos’altro?

Project ICE

Ci troviamo nel 2012. Qualche tempo fa la MIR, cadendo sulla terra, ha liberato un micidiale virus che ha portato alla morte dell’intero genere umano di sesso maschile (???).
Questo ha chiaramente creato infiniti problemi, dalla politica alla produzione di beni, ma soprattutto nell’ottica della riproduzione della specie: con sole donne, la generazione attuale rischia di essere l’ultima!
Ci sono fazioni che si rassegnano al loro destino e credono che morire sia opera del fato, ed altra gente che tenta di combattere con tutte le forze tale apparentemente inevitabile fine.
Hitomi è la leader di un gruppo di Guardiane, una truppa specializzata nel combattere il bioterrorismo che sta minando le poche sacche di civiltà ancora presenti sul pianeta: si imbatte pertanto negli ICE, corpi di donna che sono come congelati, e che -se toccati- reagiscono tramutandosi in esseri pericolosissimi. Ma cosa sono questi ICE? A chi è dovuta la loro reazione? Possono portare ad una rinascita del genere umano, oppure ne determineranno la distruzione?

Inizierei a commentare la “trama”. Quanto detto qui sopra è più o meno tutto ciò che di intelleggibile esiste in Project ICE: il resto è una marmaglia di avvenimenti TOTALMENTE casuali. Una sequenza di eventi assolutamente insensata, cambi di fronte senza spiegazioni, uccisioni di personaggi assolutamente immotivate, nuovi nemici senza alcun preavviso e quant’altro non sono che la punta dell’ICEberg (haha, battutone). Mi mancano le parole per descrivere il totale minestrone che è stato creato: è come se avessero preso una serie da 26 puntate, l’avessero compressa in 3 OVA e poi gli avessero dato una bella frullata. Non credo ci siano altre spiegazioni, dato che non esiste nemmeno la scusa del “è stato tratto da un manga, hanno dovuto pressare tutto”, dato che questo lavoro nasce a tavolino e non da un’altra opera già esistente.

I personaggi, in virtù di quanto detto poco fa, non hanno nessuna credibilità: la protagonista cambia comportamento tanto per divertimento, una bambina che cerca tutta preoccupata la sorella non perde tempo, una volta che la vede mentre sta parlando con qualcun’altra, ed imbraccia un bazooka per eliminarle entrambe… per poi sfogarsi spaccando di mazzate la suddetta sorella, e poi tornando amiche come prima. Entrambe le fazioni agiscono senza nessuna motivazione apparente: coloro che voglion lasciarsi morire vaneggiano giustificazioni dovute agli esperimenti che gli uomini hanno eseguito anni fa che hanno dato nascita a persone decisamente infelici, e quindi “la scienza non può fare niente per noi quindi moriremo tutti”. Coloro che propengono alla vita sembrano più ragionevoli (vivere è sempre un’ottima motivazione per far qualcosa), ma i mezzi utilizzati sono semplicemente illogici.
Gli stessi ICE rimangono senza logica: si capisce quale sia la loro funzione teorica, ma il funzionamento effettivo rimane misterioso, e la loro forma e applicazione non hanno alcun senso.

Hmm… ma ci sarà qualcosa di buono, allora! I combattimenti? In fin dei conti, nei primi dieci minuti di proiezione si vedono un bel po’ di sbudellamenti assortiti: peccato che la cosa finisca lì, e che le successive gocce di sangue vengano soltanto versate, in maniera decisamente poco sensazionale, nel finale.
Potremmo allora andare a cercare nel fanservice, dato che il mondo è di sole donne: purtroppo anche qui caschiamo male, perché a parte un paio di decisamente poco attizzanti scene di tette al vento qui e là (ovviamente senza motivo, non credo sia necessario specificarlo) non c’è null’altro.

Magari la grafica? Per essere del 2007, il disegno è un tantinello scarseggiante ma non pessimissimo: ciò che è inaccettabile è la CG, che è a livelli di orrore senza precedenti.
Eventualmente il comparto audio… mica tanto. Le musiche sono quasi assenti (e questo ci può anche stare, per dare il tono cupo e angosciante che si desidera), e le seyuu che hanno doppiato i personaggi sono davvero pessime. Incuriosito da tale insolito fatto ho controllato: parte delle doppiatrici appartiene al gruppo idol AKB48! Questo spiega molte cose…

In definitiva, tempo che di Project ICE non ci sia da salvare davvero nulla. Qui e lì c’è qualche minuto apprezzabile, ma non ce ne si fa nulla senza qualcosa che sorregga tali minuscole parti: probabilmente la sola cosa decente è il fatto che duri davvero poco, e con meno di due ore la sofferenza sia finita.

Voto: 4. Tenetevene lontani, se potete.

Consigliato a: chi ha il gusto dell’orrido; chi non si offende se un anime non ha nessuna logica; chi vuol vedere un fucile caricato a mini-bombe nucleari.

 

Gilgamesh 8 Settembre 2009

Archiviato in: Group TAC Co., Ltd. — khorn3 @ 10:24
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…Un futuro apocalittico di superpoteri e angoscia.

Gilgamesh

Ci troviamo in un imprecisato futuro. Quindici anni prima degli avvenimenti narrati, un grave disastro colpì la terra: il più grande centro scientifico del pianeta, che si stava occupando di estrarre il DNA di Gilgamesh -metà uomo e metà Dio- fu colpito da un attacco terroristico, rilasciando un’ondata elettromagnetica che impedì l’utilizzo di qualsiasi computer, e coprì il cielo con una schermata riflettente che impedì da allora di vedere il cielo.
Seguiamo ora le vicende di Tatsuya e Kyoko, il figlio e la figlia del presunto attentatore: scappano inseguiti dai creditori della Yakuza a causa di debiti fatti dalla madre sulla loro pelle, e vivono alla giornata nella città oramai semidistrutta fuggendo da chiunque.
Quando vengono messi alle strette e quasi catturati, tuttavia, fanno due incontri molto interessanti: prima conoscono un misterioso giovane che li invita a seguirli e ad unirsi a loro, e subito dopo una contessa che chiede loro la stessa cosa! Per risolvere il problema, coprendo il debito che li opprime, la compressa “compra” pertanto i due giovani, portandoli a vivere con se con altri tre ragazzi che sembrano avere poteri psichici molto potenti.
Ma come mai tanto interesse per loro, dopo tanti anni nelle fogne a scappare da tutto e da tutti? Chi è la misteriosa contessa? cosa vuole da loro? E come mai anche Tatsuya ha sviluppato i potenti poteri psichici di cui sopra? Cosa si nasconde dietro al Twin X, l’attentato di quindici anni fa?

Come si può notare, di carne al fuoco ce n’è veramente parecchia. Peccato che la parte interessante finisca qui: come prima cosa infatti commeterò la fallimentare struttura della storia.
Innanzitutto va detto che il ritmo è LEN-TIS-SI-MO: io apprezzo anime tranquilli e dal passo lento (come possono essere Mushihsi o Kino no Tabi), ma qui si parla di vera e propria noia. Molte delle 26 puntate passano senza che accada assolutamente nulla, con la semplice impressione di aver buttato venti minuti al vento.
Quando accade qualcosa, inoltre, raramente ha senso. Per un pezzo della serie abbastanza consistente (5-6 puntate) si vedono i protagonisti che tentano di aiutare una società ad attivare un potente marchingegno che porterebbe alla dissoluzione di una parte dello Sheltering Sky, il cielo riflettente: purtroppo falliscono, e tale costruzione esplode uccidendo migliaia di persone. Quindici minuti dopo tutto ciò non ha più alcun significato, e si prosegue su un filo narrativo totalmente differente!
Altri esempi simili sono facilmente reperibili, con cose importantissime nelle prime puntate (come la trasformazione di uno dei due gruppi in Gilgamesh, cioé in esseri potentissimi e distruttori) che vengono totalmente dimenticate e trascurate per tutto il resto della serie oppure personaggi di cui si fa la conoscenza senza alcuna motivazione (vedasi ad esempio la collega di Kyoko).
L’unica cosa decente in questo campo è, all’inizio, il fatto che effettivamente non si capisca quale delle due fazioni sia quella “buona”, quale quella “cattiva”, o se entrambe facciano semplicemente i loro interessi: ovviamente tutto ciò viene a cadere dopo un po’, portando alla succitata tragicomica “trama” e ad un finale quasi imbarazzante per la sua inutilità e mancata correlazione con quanto narrato per le restanti venticinque puntate.

Sui personaggi è stato fatto un lavoro lievemente migliore. Inizialmente il fulcro sono ovviamente i due fratelli, e viene preso molto tempo nel narrare il cambiamento nel loro rapporto estremamente intimo e vagamente morboso: passando da una situazione in cui ognuno ha unicamente l’altro ad una dove ci sono molte altre cose in ballo, chiaramente la sintonìa rischia di spezzarsi e l’idilliaco rapporto di guastarsi. Questo viene rappresentato decisamente bene, e nelle prime 6-7 puntate lo sviluppo del personaggio (soprattutto di Tatsuya, che essendo il più giovane è più influenzabile dalle novità) giustifica le carenze narrative e la tragica lentezza. Anche i compagni di (s)ventura inizialmente hanno i loro punti d’interesse: ognuno con una diversa storia alle spalle, hanno modi diversi di approcciarsi ai due nuovi venuti. Infine, anche la contessa in questa fase iniziale mostra dei lati che avrebbe potuto essere interessante sviluppare.
Ovviamente, tutto ciò inizia ad essere trascurato quando la storia cade via via nell’inconsistenza: poco dopo l’abbandono di Kyoko dell’hotel dove soggiornano si spezza la magia, e con un paio di conclusive puntate termina lo sviluppo tra i due personaggi, diventando piatto e monotono. Gli altri ragazzi diventano comparse inutili, che servono solo a far narrare ad altri personaggi pezzi di trama più o meno fantasiosi, senza mai interagire davvero con l’ambiente circostante. Idem dicasi per la contessa, che da personaggio oscuro ed intrigante diventa quasi una mammina disperata.

I disegni non sono granché, ma è uno stile abbastanza particolare e a qualcuno potrebbero piacere: ciò che è invece mal realizzato è tutto il comparto dell’animazione, che risulta sempre legnoso e banale. Questo porta tutti i combattimenti (che non sono tantissimi, ma ce ne sono alcuni) ad essere poco guardabili, complice anche un utilizzo totalmente stupido dei mostruosi poteri (teletrasporto, onde energetiche, bordate capaci di respingere palazzi che crollano,…) che fa solo venir voglia di prendere a schiaffi tutti i coinvolti.
L’audio se la cava meglio, essendo spesso una melodia da pianoforte: opening ed ending sono carine, ma poco si adeguano con l’ambiente estremamente cupo, paranoico e claustrofobico che permea l’intera serie.

Insomma, ci sono lati positivi in Gilgamesh? Io ne ho trovati ben pochi. Il problema principale è l’estrema noia che questo anime porta con sé, e che amplifica gli altri problemi che avrebbero in potuto essere mitigati con un ritmo un po’ maggiore. Ho fatto davvero fatica a finirlo: ricorda Texhnolyze nell’ambientazione ma non ne assume le parti buone, limitandosi ad assorbire quelle peggiori.
All’inizio da qualche speranza, e ci sono un paio di puntate dove vengono portati elementi interessanti sul comportamento dei personaggi: il tutto però finisce lì, scadendo inesorabilmente.

Voto: 5. Una discreta sofferenza finirlo.

Consigliato a: chi apprezza gli anime lenti, molto lenti, estremamente lenti; chi vuole un mix tra miti della mesopotamia, superpoteri alla Dragonball, depressione e civiltà future senza PC; chi vuole lambiccarsi il cervello su discorsoni di decine di minuti, per capire alla fine che non volevano dire niente.

 

Redline 17 Agosto 2009

Archiviato in: Madhouse Studios — khorn3 @ 10:17
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…La tamarraggine definitiva sotto forma di corsa automobilistica? Ecco a voi!

Redline

Siamo in un futuro imprecisato, in una terra imprecisata. La massima espressione della velocità è data dalla corsa più pericolosa del mondo, la Redline: non solo la sicurezza dei partecipanti non è garantita in caso di incidente, ma ogni arma è permessa a bordo delle vetture! JP, un corridore dall’aspetto molto anni ‘60, fa del suo meglio per battersi nelle gare di qualificazione ed arrivare a vincere la Gara delle Gare: riuscirà nel suo intento? Il suo poco affidabile partner riuscirà ad aiutarlo o finirà per mettergli i bastoni tra le ruote?

Iniziando a vedere questo film, si capisce sin dai primi secondi una cosa: spegnere il cervello è altamente consigliato. Essendo un anime basato puramente sulle corse di automobili (o, perlomeno, cose che assomigliano vagamente ad automobili), la trama è ridotta all’osso, e l’inserimento di un po’ di malavita qui e là e di qualche vago accenno di romance non cambiano il fatto che si guarda Redline per vedere macchine sfrecciare a velocità esagerate ed effettuare evoluzioni impossibili.
In tal senso, le attese vengono parzialmente soddisfatte: la corsa iniziale e quella finale sono il top, con una tamarraggine che è davvero fuori scala, mentre nel centro del film -dove la trama tenta pateticamente di svilupparsi- ci si ritrova con un po’ troppa staticità, per il genere.

Anche i personaggi sono caratterizzati solo al minimo indispensabile, ma bisogna dire che il protagonista e il suo meccanico risultano simpatici: JP è il solito buono fesso ma con le palle d’acciaio, ma anche in questo caso non c’era da aspettarsi null’altro. Rimane piuttosto oscuro il ruolo dell’amico pseudo-mafioso, che pare avere un qualche sviluppo caratteriale ma che rimane abbastanza anonimo (sebbene alla fine un suo gesto porti alla svolta finale).
Gli altri sono solo comparse, e anche Sonoshee, la protagonista, non è particolarmente brillante nel suo ruolo: guida quel che deve guidare, dice quel che deve dire e nulla più.

La grafica è decisamente particolare: la qualità è sicuramente altissima, ma il tratto ricorda molto più un disegno americano (sebbene l’anime sia 100% giapponese), che non il tradizionale tratto nipponico. Questo non è assolutamente un difetto, anche perché una muscle car rende ancor di più se disegnata con il tratto della sua terra d’origine, però è strano a vedersi.
L’audio è azzeccato per il genere, con musica truzza quanto le immagini che essa accompagna.

Insomma, Redline è un film senza pretese (anche se alcune pretese forse le aveva, dato che è stato presentato in anteprima al Festival del Film di Locarno) che si fa godere per quel che è: una massa di automobili supertamarre che sfrecciano in ogni luogo possibile, facendo più casino possibile.

Voto: 7. Non è un anime riuscito male, ma non offre nulla di particolare se non dal lato tecnico.

Consigliato a: chi ha nell’angolino del cuore una piccola anima tamarra che ogni tanto richiede un po’ di ignoranza sullo schermo; chi si diverte con corse impossibili; chi vuole vedere come sarebbero state le Wacky Races se le avessero inventate in Giappone, Muttley a parte.

 

Mobile Suit Gundam 1 16 Agosto 2009

Archiviato in: Sunrise — khorn3 @ 11:18
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…A 30 anni dalla sua nascita, il più classico dei robottoni riesce ancora a tenere il passo?

Mobile Suit Gundam 1

Ci troviamo nell’anno 0079 del Secolo Universale, e molti umani oramai vivono in colonie sparse attorno alla terra. Una sanguinosa battaglia è in corso tra varie fazioni: da una parte la Federazione Terrestre, che comprende la quasi totalità dell’umanità, e dall’altra parte il principato di Zeon che, nonostante sia numericamente misero (un rapporto di forze di 30 ad 1), riesce a dare del filo da torcere alle truppe terrestri grazie all’utilizzo di armi rivoluzionarie chiamate Mobile Suit: in pratica, dei robottoni alti circa 4 metri. Le forze terrestri stanno a loro volta sviluppando una nuova Mobile Suit, ma Zeon attacca la colonia su cui quest’ultima sta venendo costruita.
Amuro, il figlio di uno dei ricercatori, si trova coinvolto suo malgrado negli scontri causati dalla succitata situazione: nella confusione e nel terrore che le Suit di Zeon stanno creando nella sua colonia, trova le istruzioni per guidare l’arma segreta oramai pronta: il Gundam, una Mobile Suit armata di tutto punto ed estremamente resistente.
Inizia così la forzatamente rapida crescita di Amuro nel mondo militare, ma nel frattempo la guerra non si placa: Zeon continuerà ad attaccare le colonie senza sosta? Riusciranno gli esuli della colonia di Side 7 a mettersi in salvo? Cosa c’è dietro alla mancanza di supporto che sembrano accusare?

Quando si guarda questo film (che riassume parte della primissima serie di Gundam, andata in onda per la prima volta ben trent’anni fa) bisogna tenere in considerazione la sua età. Parecchie cose possono sembrare vetuste, e parecchi concetti superati: buona parte di tali concetti tuttavia sono nati proprio con questa serie, e non viceversa.
Detto ciò, è bene spendere due parole sulla trama: si può innanzitutto dire che la stessa è ben strutturata, e risulta interessante. Questo film non pretende infatti di raccontare tutta una guerra, ma narra due diversi periodi (la fuga da Side 7 e la militanza in terra) che riescono a trasmettere le sensazioni di angoscia e terrore che un conflitto porta con sé.
Per quanto di sangue ce ne sia ben poco, infatti, le perdite umani sono notevoli, e non sono solo persone “di sfondo” a saltare in aria: anche genitori e amici di vari protagonisti rimangono uccisi dal fuoco nemico, come è brutalmente giusto che sia. L’ambiente è greve e l’angoscia è palpabile: non si cade mai nella depressione, ma il tono rimane sempre molto serio.

I personaggi sono un altro punto sviluppato in maniera notevole, per i suoi tempi: la crescita di Amuro è interessante e passa vari stadi: dalla paura all’esaltazione, dalla presa di coscienza al superamento dei propri timori: il cambiamento durante le vicende narrate è tale che arriva a non esser quasi riconosciuto dalla madre nel suo agire.
Anche i personaggi comprimari non son fatti male, ma risultano molto più statici e non mostrano particolare evoluzione durante il film.

La grafica è chiaramente molto datata, ma con sorpresa devo ammettere che non risulta inguardabile come avevo avuto paura che potesse essere. Le musiche sono adatte al tempo in cui vennero prodotte, e con l’orecchio di oggi gli effetti sonori risultano di qualità decisamente poco eccelsa: fanno però il loro dovere, e quindi non c’è nulla da recriminare.

Insomma, vale la pena di utilizzare due ore e mezzo per guardare un anime di trent’anni fa? Secondo me, sì. In primis perché non è il classico “anime sui robottoni” ma va molto oltre nella sua valutazione, parlando dello sviluppo di un ragazzo e della sofferenza che la guerra porta invariabilmente con sé; è inoltre un pezzo di storia che sarebbe un peccato sorvolare.

Voto: 8. Con gli occhi di oggi non si può dare di più, ma la trama era davvero interessante e ha meritato tutto il tempo della sua visione.

Consigliato a: chi vuole sapere da dove arrivano i nostri robottoni di oggi; chi vuol vedere un anime dove le munizioni finiscono e dove i robot devono venir riparati; chi vuole sentire lo scambio di battute più beceramente maschilista che un anime abbia mai contenuto.

 

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen 16 Agosto 2009

Archiviato in: GAINAX Co., Ltd. — khorn3 @ 08:44
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…Il secondo OVA, che tenta di raccontare la parte più epica dell’omonima serie.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-Hen

Questo secondo film inizia dove il primo si interrompeva, raccontando le vicende che portano alla conclusione della serie di Tengen Toppa Gurren Lagann.

La storia per un certo periodo segue la trama iniziale, ma una volta partiti per lo spazio delle icongruenze con la serie iniziano a palesarsi. Personaggi che in precedenza morivano rimangono vivi, occupando spazio e modificando il gruppo che arriva alla battaglia finale – cosa che, per chi già ha visto la serie, risulta essere problematica dato che il fulcro del discorso effettuato da Simon verte anche sul sacrificio dei compagni di viaggio.

Inoltre, altre due cose mi hanno pesantemente infastidito. La prima è che la storia risulta incomprensibile se non la si conosce già a menadito: chiaramente un film riassuntivo non riesce a spiegare tutto ciò che l’originale contiene, ma per esempio nel primo (Guren-hen) erano riusciti a limare alcuni pezzi mantenendo tuttavia intera la trama e dando il dovuto risalto ai giusti momenti. In questo caso ciò non accade: ci si perde in un caos di esplosioni e distruzione senza, in apparenza, un vero perché.

In secondo luogo, gli usualmente attenti collaboratori della Gainax hanno fatto un altro passo falso: rifacendo la grafica e il sonoro, hanno ritoccato alcuni momenti assolutamente epici, andando a togliere esattamente ciò che gli appassionati andavano a cercare. Sorvolando i cambi dovuti alle modifiche della trama, molti altri non erano necessari: modifiche di musiche, voci, immagini, discorsi, disegni: quando si arriva al punto in cui ci si esalta poiché il personaggio farà questa o quella figata, si rimane quasi regolarmente delusi. Il finale, poi, è totalmente sconnesso dall’originale e definirlo caotico e raffazzonato è dir poco.

La grafica, bisogna dire, è fenomenale. Molti scontri sono stati interamente ricreati, e dal punto di vista puramente tecnico sono impressionantissimi: molti dei buchi della trama non vengono notati semplicemente perché si è troppo affascinati dalla qualità del disegno e dei combattimenti.
Anche il sonoro mantiene l’altissima qualità a cui siamo abituati, seppur con qualche remix forse superfluo.

Insomma, cosa rimane alla fine della visione di Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagan-hen? Un bel po’ di combattimenti, una grafica mozzafiato in puro stile Gainax, tanta confusione, tanta delusione e l’impressione di aver assistito ad uno scivolone su un progetto che apparentemente non avrebbe dovuto recare sorprese. Forse i produttori hanno tentato di aggiungere qualcosa per interessare anche coloro che avessero già visto la serie: secondo me hanno fatto un errore madornale.

Voto: 5. Potrà sembrare duro, ma la delusione è tanta e la Gainax dovrebbe sapere che con esplosioni e robottoni che si menano non si riescono a coprire i buchi di trama, di personaggio e di ritmo.

Consigliato a: chi non si offende nel vedere uno dei finali più belli del mondo stuprato e privato del suo fascino; chi vuol vedere combattimenti di robot di qualità notevole; chi, in fin dei conti, di Yoko, Simon, Boota e compagnia non ne ha mai abbastanza.

 

Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen 13 Agosto 2009

Archiviato in: GAINAX Co., Ltd. — khorn3 @ 10:41
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…Un OVA che riassume la prima parte di una delle più grandi serie di sempre.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen

Questo primo film della durata di circa due ore riassume la prima parte della storia di Tengen Toppa Gurren Lagann: per informazioni ulteriori in merito alla serie di base rinvio alla recensione scritta a suo tempo.

In questo caso chiaramente il tutto ha dovuto essere compresso per motivi di tempo. La storia rimane pertanto invariata (si parte dall’inizio e si arriva fino allo scontro con lo Spiral King), ma i personaggi vengono esaminati molto meno. Tutte le puntate che introducono i vari membri del gruppo (Rossiu, Kittan, Dayakka e via dicendo) sono state falciate, e quindi ci si ritrova meno attaccati ai singoli membri proprio perché essi risultano molto meno personalizzati.

La trama viene mantenuta con fedeltà, facendo rivivere tutti i momenti più epici della serie: Kamina riesce a far ridere a crepapelle con le sue uscite assurde, e questo primo film risulta pertanto per la maggior parte del tempo leggero e scanzonato.

La grafica migliora rispetto alla serie iniziale: soprattutto nei combattimenti si vedono nuovi effetti grafici davvero impressionanti, che danno un motivo per seguire questo remake anche a chi ha già visto l’originale.
Le musiche rimangono di ottima qualità, come d’altra parte ci si poteva aspettare.

Insomma: Tengen Toppa Gurren Lagann: Gurren-Hen è una buona trasposizione in sole due orette di una 15ina di puntate di serie. La versione estesa rimane chiaramente molto migliore perché riesce a far passare i mille messaggi e le mille sensazioni che l’hanno resa un capolavoro, ma il lavoro fatto qui è decisamente apprezzabile per chi vuole rivedersi un concentrato dei pezzi migliori, e per chi non ha tempo o voglia (eresia!) di guardarsi tutte le ventisette puntate, senza per questo voler rimanere all’oscuro della trama di questo anime.

Voto: 8,5. Manca tantissima roba, per forza di cose, ma si fa valere ugualmente.

Consigliato a: chi di TTGL non ne ha mai abbastanza; chi vuol scassarsi dal ridere vedendo Kamina che se ne esce con delle frasi assolutamente epiche; chi si chiede ancora come fa Boota ad avere una mira così incredibile per le tette di Yuki.

 

Solty Rei 26 Luglio 2009

Archiviato in: GONZO — khorn3 @ 11:01
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Un Noir ambientato nel futuro:

Solty Rei

Ci troviamo in un imprecisato futuro. Siamo a dodici anni di distanza dal tragico Blast Fall: dall’aurora che sovrasta in ogni momento la città scese un globo di energia che rase al suolo quasi tutto, ivi incluse numerosissime vite.
Roy Revant è un cacciatore di taglie di vecchio stampo: aria truce, cappotto sempre addosso e violenza quanto basta, vive da allora cacciando i criminali nella speranza di ritrovare la sua figlia scomparsa nel tragico incidente di cui sopra.
La tecnologia del Resembling si è particolarmente sviluppata dopo la tragedia: molte persone, dopo tale evento, sono rimaste gravemente ferite e delle parti cibernetiche sono state innestate in loro, rendendole a tutti gli effetti più potenti.
Nella sua attività di cacciatore di taglie, Roy si ritrova in una situazione particolarmente pericolosa in cui viene salvato fortunosamente da una misteriosa ragazza con una potenza ineguagliabile: dopo vari tentennamenti essa viene data in affidamento a lui, e viene nominata Solty. Lei non sa nulla del suo passato, e curiosamente attorno a lei molte persone iniziano a gravitare… ma quale è la sua origine? Come mai così tanta gente è interessata a lei? E cosa si nasconde dietro al cataclismatico Blast Fall?

In primis, una valutazione va data alla storia in sé. Inizialmente mi pareva davvero debolissima: un’idea iniziale non del tutto da buttare era stata devastata da 20 puntate su 26 di filler, senza praticamente alcuno sviluppo. Nelle ultime puntate, tuttavia, vengono estratte alcune idee niente male: da un punto di vista riassuntivo si può dire che le idee c’erano, ma il loro sviluppo è singhiozzato e frammentario. Per quasi tutta la serie i personaggi agiscono senza alcuna apparente logica, per poi ricever spiegazioni solo alla fine: vedere tuttavia otto ore di anime senza capirci nulla non è divertente.

Parlando di personaggi, si va a toccare il punto più dolente di tutti: i protagonisti. Essi sono di una piattezza incredibile, stereotipati e monotoni in ogni loro aspetto. Roy nasce come classico burbero dal cuore ferito, Solty pare la classica ragazzina pseudo-aliena dissociata, Miranda si palesa come la spalla di Roy in ricordo di vecchie amicizie… e tutti loro non fanno un millimetro più di quanto il loro personaggio richieda.
Il gruppo di fuorilegge risulta noioso e, nonostante la loro teorica parte di importanza non indifferente, paiono delle inutili comparse: lo stesso si può dire delle quattro superpoliziotte, le cui vicende occupano intere puntate ma che risultano assolutamente non interessanti.
I “cattivi” agiscono in maniera stupida e illogica, buttando all’aria centinaia di anni di pianificazione per qualche capriccio (il classico “spiego tutto il mio piano solo per farmi fregare alla fine”): una vera delusione.

L’ambientazione non è malaccio, ma gestita dai personaggi di cui sopra risulta anch’essa poco affascinante: durante la storia i personaggi si trovano sempre più invischiati in tragiche vicende (con un paio di colpi di scena ben piazzati e ben congegnati, ma mal sfruttati nel proseguio della narrazione). È come se avessero voluto piazzare un Noir anni ‘20 in un ambiente post-apocalittico, con come risultato un minestrone con poco sapore.

I disegni, per essere della GONZO e del 2005, sono parecchio scarsi: anche la CG è mal integrata con il tratto usuale. L’opening personalmente non mi è piaciuta, ma ho trovato di inusuale qualità la musica durante le puntate: almeno su questo punto si sono messi d’impegno.

Insomma, cosa rimane dopo la visione di Solty Rei? Rimane l’impressione di aver guardato una serie nata con qualche buona idea, e sviluppata in maniera raffazzonata e poco curata. 20 puntate di filler, 4 puntate di sviluppo a passo di corsa e le ultime due puntate di altri filler non fanno che lasciare un retrogusto amaro per qualcosa che avrebbe potuto essere, e non è stato.

Voto: 5,5. Buoni spunti alle idee, ma lo sviluppo non raggiunge la sufficienza.

Consigliato a: chi ama il genere Noir rivisitato; chi desidera una storia tragica, ma con un inusuale lieto fine; chi vuole incontrare delle poliziotte con il nome di automobili.