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Anime Reviews

Comic Party 9 Giugno 2009

Archiviato in: Oriental Light and Magic — khorn3 @ 10:08
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Un giovane studente trascinato nel mondo dei doujin:

Comic Party

Kazuki è un normale studente di Tokyo, che negli anni ha dimostrato bravura nel disegnare. Il suo iperattivo amico Taishi decide quindi di reclutarlo a forza per il suo progetto: creare un doujin (manga amatoriale), e con esso conquistare il mondo! Chiaramente bisognerà tuttavia iniziare dalle manifestazioni locali, per farsi un nome ed imparare l’arte. Le tredici puntate seguono pertanto le storie del duo di amici e del loro entourage di appassionati… nonché la disperazione di Mizuki, la loro amica che proprio non sopporta l’ambiente otaku!

Il punto principale, ovviamente, è l’aspetto della creazione di un doujin. Fin quasi alla fine, esso è abbastanza ben realizzato: si vengono a sapere tanti piccoli aspetti del funzionamento di una manifestazione come il Comiket, il processo creativo è abbastanza ben creato, e quando vengono spiegati i modi di vendere ed attrarre i clienti pare di essere ad una lezione di marketing. Non si scende mai troppo nel dettaglio o troppo nel tecnico, in fin dei conti non è un anime per esperti del campo, ma un po’ di roba utile si riesce a trovare.
Purtroppo, nel finale tale aspetto viene un tantinello a cadere: creare un doujin da zero in sette giorni, crearne le copie con la più marcia delle fotocopiatrici, aggraffarlo tutto all’ultima notte e poi presentarsi con il presunto capolavoro ad una manifestazione pare quasi insultante per chi un simile lavoro lo fa davvero. In altri anime come Genshiken si può rilevare molto meglio la passione, la fatica e la costanza che ci vogliono per una simile attività: qui nel finale viene tutto un po’ sminuito, un po’ come se creare un doujin fosse un lavoro che chiunque può fare.

La pseudo-romance che si “sviluppa” tra Kazuki e Mizuki è quantomeno insopportabile: segue le peggiori abitudini dei più scarsi anime, facendo venire il nervoso e basta.
Infatti, il punto più debole di Comic Party sono proprio i suoi personaggi: ci si ritrova con un protagonista dalla spina dorsale fatta di pastafrolla, il suo amico che fa solo venir voglia di investirlo con un’auto ogni volta che parla, l’amica d’infanzia che ama segretamente il protagonista ma non sa come dirglielo,… tutto questo porta solo ad un appiattimento di qualsiasi problematica, ed infatti le puntate in cui l’attenzione si sposta dai doujin allo “sviluppo personale” sono bruttine e noiosette.

I disegni sono abbastanza squallidi: nel 2001 si poteva fare di molto meglio. Anche le musiche non restano per nulla impresse, con opening ed ending mediocri.

Insomma, un fallimento? Beh, non del tutto. Le parti più “tecniche” e quelle legate alle manifestazioni in sé sono fatte in maniera simpatica e fanno vedere un seppur minuscolo scampolo del mondo del disegno amatoriale in Giappone; è un vero peccato che non ci siano dei personaggi consistenti a reggere la situazione, e molto potenziale rimane inespresso.

Voto: 6. Concedo la sufficienza solo perché si va a toccare il mondo otaku che tanto mi sta simpatico… anche se non sempre gli si fa onore.

Consigliato a: chi vorrebbe tanto andare al Comiket, ma non si può permettere un viaggio in Giappone; chi vuol sapere le varie fasi della creazione di un doujin; chi vuol farsi tirare i nervi da un personaggio con il dialetto di Osaka più forte che si sia mai sentito.

 

Master of Mosquiton 14 Maggio 2009

Archiviato in: Zero-G Room — khorn3 @ 08:32
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Un vampiro schiavo di una semplice umana?

Master of Mosquiton

Inaho è una ragazza 17enne che, attorno agli anni ‘20, insegue il mito dell’immortalità. A seguito di varie ricerche è riuscita a riportare in vita al suo servizio Mosquiton, un antico vampiro, e i suoi due spiriti seguaci: sono pertanto a caccia della leggendaria “O-part”, che pare possa portare alla vita eterna!

La storia è semplice, lineare, detta in tre parole. In questo anime di sei puntate risalente ad oramai tredici anni fa la storia non è certo la parte principale: dopo i primi promettenti avvenimenti, il tutto viene rapidamente deviato in un triangolo amoroso abbastanza curioso, per tornare alla trama originaria in maniera affrettata soltanto nel finale (in maniera ben poco sostenibile, dato che i vampiri paiono poter avere il fiatone nell’atmosfera lunare e simili…)

Essendo mancante di trama, Master of Mosquiton necessita di personaggi forti che riescano a tenere lo schermo: in questo campo se la cava meglio, proponendo inizialmente dei caratteri non esattamente banalissimi. Inaho è DAVVERO egoista, e i due spiriti seguaci DAVVERO se ne fregano di qualsiasi cosa che non sia servire Mosquiton: peccato che anche in questo campo dopo un po’ si cada, soprattutto con Inaho, nelle banalità. La caratterizzazione rimane comunque abbastanza ben fatta, ed in effetti le varie peculiarità tengono viva l’azione sullo schermo.

Il problema principale di questa serie è che sembra quasi uno sneak peek di qualcosa di più grande, risultando in definitiva totalmente incompleto e parziale: la trama viene solo accennata ad inizio e alla fine, la storia sentimentale fa dei balzi inumani senza spiegazione alcuna, i personaggi non hanno alcun tempo di svilupparsi o di far capire le loro motivazioni: è tutto di corsa e “buttato là”. Trovo ciò un vero peccato, perché la presentazione iniziale e le idee date in partenza sono buone e passibili di ottimo sviluppo, ma tutto ciò viene inesorabilmente sprecato.
Positiva invece l’idea di inserire personaggi realmente esistiti (o provenienti da reali leggende) nella storia: Mosquiton stesso, Camilla e il conte di St. Germain ci stanno bene, e danno un minimo tocco di credibilità in più alla serie.

La grafica è gradevole se si conta il tempo passato dalla sua realizzazione: al giorno d’oggi lo stile è palesemente datato, ma non è comunque un pugno in un occhio. Musicalmente le scelte sono state molto azzeccate, fornendo una colonna sonora in tema con il tempo in cui l’anim è ambientato.

Insomma, che dire di Master of Mosquiton? Direi che è una delle mille occasioni sprecate, dove un manga con un’idea originale viene utilizzato per buttar là una serie raffazzonata che poco ha da offrire allo spettatore. Ci sono momenti piacevoli, qualche risata e un paio di buoni spunti, ma nulla più.

Voto: 6. Mi spiace; sarei stato curioso di vedere un’evoluzione più curata di questo anime.

Consigliato a: chi ama i vampiri; chi non si infastidisce con delle protagoniste egoiste e nevrotiche; chi si chiede quanto può essere vogliosa un’affascinante vampira che da 300 anni non batte chiodo.

 

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou 26 Aprile 2009

Archiviato in: Anime International Company, Inc. — khorn3 @ 08:03
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Da un videogioco, l’originalissima idea di studenti che combattono per proteggere Tokyo dai demoni!

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou

Nella Tokyo dei giorni nostri, dei demoni stanno prendendo sempre più piede. Uccidono persone e ne prendono il possesso dei corpi, creando pericolo per la popolazione: un gruppo di studenti liceali, in virtù dei poteri dei quali sono venuti in possesso in vari modi (chi per destino, chi un po’ per caso) sono per le strade a tentare di rigettare tale invasione. Ma da cosa è scatenata tale invasione demoniaca? Quale fine c’è dietro ad essa? Possibile che ognuno abbia dei segreti da nascondere?

Vedendo la trama oltre i limiti della banalità, e scoprendo che questo anime è tratto da un videogioco, temevo il peggio. Si può invece dire che sia stato fatto un lavoro almeno decente: dati i cattivi auspici iniziali, si può essere ben contenti del risultato.
Ciò non vuol dire che questo anime sia un capolavoro: ha diversi difetti. Il primo e più importante è soprattutto nella trama: dopo qualche puntata essa risulta meno immediata e banale di quanto sopra scritto, e ci sono anche dei risvolti interessanti (soprattutto quando ci si avvia verso la conclusione), ma il tutto è narrato in maniera troppo affrettata, secondo me. Si salta da una situazione di emergenza all’altra senza riuscire a metabolizzare i cambiamenti che ci sono stati, e questo scollega le varie parti dell’anime.
Inolre, la battaglia finale è decisamente scarsa mentre dovrebbe essere il clou della serie, che per essere d’azione contiene sorprendentemente pochi combattimenti, e l’ultima puntata che è totalmente inutile e serve solo a dire “ci sarà una seconda serie” facendo buttare 20 minuti di vita allo spettatore.

I personaggi non sono nulla di che: abbiamo il solito assortimento di delinquente ravveduto + ragazzo tranquillo dal misterioso passato + ragazzo forzuto ma impacciato + ragazza debole che vuol proteggere tutti ecc ecc ecc. Questo non è forzatamente un punto negativo, in fin dei conti i personaggi devono avere qualche caratteristica che li distingua, ma in questo caso tutti rimangono intrappolati nel loro ruolo senza mostrare segni di sviluppo o ragionamento.
L’unico personaggio che -per motivi di trama- ha una crescita personale è Aoi: il suo continuo concetto di voler proteggere tutti ammorba un paio di puntate in maniera notevole, ma c’è un perché che viene spiegato dopo. Peccato che la cosa non renda più sopportabile la ripetitiva nenia del classico personaggio impotente dinnanzi agli eventi che fa cose assolutamente stupide “perché voleva proteggere gli altri”.
I coprotagonisti non brillano per originalità ma fanno il loro lavoro, anche se spesso e volentieri vengono inseriti nella storia senza spiegazioni o logica. Probabilmente chi ha giocato al videogioco sa chi sono e non ha bisogno di altre informazioni, ma per chi guarda solo l’anime può essere spiazzante.

Il disegno è abbastanza scarsino, anche se l’animazione è abbaststanza fluida: ci sono alcune scene moderatamente violente, soprattutto all’inizio, che aiutano ad alzare un po’ il livello grafico. Le musiche mi son piaciute, sono belle energiche.

Insomma, Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou è un fallimento o si salva? Secondo me, una via di mezzo. Non si può dire che sia un lavoro brillante, perché ha molti difetti e scorre lento per essere teoricamente d’azione: non posso però dire che sia tutto da buttare, perché alcune cose carine ci sono.

Voto: 6. Se avete altra roba in coda date ad essa la precedenza, ma questo non è così terribile.

Consigliato a: chi non si stufa mai dei soliti cliché; chi non si fa spaventare da una trama che prosegue a singhiozzo; chi vuole conoscere la dottoressa più brutta del mondo.

 

Hunter X Hunter OVA Serie 2 14 Aprile 2009

Archiviato in: Nippon Animation — khorn3 @ 09:54
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…ed ecco la seconda infornata di OVA al seguito della serie principale.

Hunter X Hunter: OVA Serie 2

Ancora una volta, la storia ricomincia dove la precedente finisce. Kurapica ha momentaneamente regolato i conti con i Ragni, e parte per lavoro: Leorio, invece, ha degli esami per diventare medico. Ci ritroviamo pertanto nuovamente con Gon e Killua, che stavolta si rimettono al lavoro per cercare il padre di Gon.
Già dalla prima serie si sapeva che avrebbero dovuto giocare al videogioco Greed Island per avere ulteriori informazioni, ma ora la possibilità si presenta e i due protagonisti possono immergersi in tale gioco, che ha come posta in gioco la vita! Riusciranno a scoprire ulteriori indizi sulla locazione del padre di Gon? Come funzion questo gioco, e come mai così tanta gente ci è dentro da anni?

In queste otto puntate succede ben poco. Il passo torna a rallentare in maniera notevole, tanto che Gon e Killua entrano effettivamente nel gioco a puntata 5 su 8, con le precedenti quattro composte da inutili preparativi (oltre, ovviamente, all’acquisizione in poche ore di nuove tecniche per distruggere muri e lanciare fulmini), e ben poco tempo viene lasciato alla trama in sé.
Una volta entrati in Greed Island, ci si ritrova con un ibrido tra un MMORPG e un gioco di carte collezionabili: magari nel 2001 queste due idee erano relativamente originali (perlomeno l’idea di mischiarle insieme, dato che Yu-Gi-Oh! è del 1998), ma al giorno d’oggi la cosa è abbastanza scontata. Bisogna dire, a onor del vero, che le regole del gioco non sono così ovvie e in questo è stato fatto un buon lavoro.

I personaggi, in sole otto puntate, han ben poco da svilupparsi. Killua e Gon sono sempre i soliti due (sebbene Gon sia sempre meno fastidioso, e in questa serie anche se ha il ruolo da protagonista non ammorba l’aria con le sue pensate da sognatore): l’unico personaggio di una certa importanza che si inserisce nella storia compare alla penultima puntata, e quindi non ha alcun tempo di far capire le sue qualità o difetti, se non quelli più evidenti.

Il disegno è ulteriormente migliorato, diventando piacevole: le musiche sono sulla linea della prima serie di OVA, carine ma nulla di che.

Insomma, la seconda serie di OVA di Hunter X Hunter non è terribile, ma ha un fondamentale difetto: è totalmente inutile. Non racconta nulla ma è solo un ponte tra la prima e la terza serie di OVA, però dopo tali puntate si dovette attendere un anno per saperne il seguito: che sia come stand-alone o come sequel della prima serie di OVA, queste otto puntate non vanno assolutamente da nessuna parte.

Voto: 6. Sufficienza raggiunta solo perché ci sono un paio di idee carine e perché Gon è migliorato nel suo atteggiamento.

Consigliato a: chi ha visto la prima serie di OVA, e ha intenzione di vedere la terza; chi non si offende con dei ritmi lenti e senza combattimenti dove, secondo logica, dovrebbero essercene millemila; chi vuol conoscere il metodo superlamer segreto per sconfiggere i ciclopi – Ulisse docet.

 

Chaos; HEad 3 Marzo 2009

Archiviato in: Madhouse Studios — khorn3 @ 12:07
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Questi occhi sono gli occhi di chi?

Chaos; HEad

Takumi è un ragazzo estremamente asociale, ai limiti dell’hikikomori: va a scuola solo i giorni minimi per non farsi bocciare, non parla con nessuno e la sua vita orbita attorno alla collezione di materiale da otaku e MMORPG.
Dopo aver ricevuto degli strani e preoccupanti messaggi tramite chat, un giorno incappa in una scena raccapricciante: una ragazza pare aver crocifisso ad un muro un uomo, commettendo un altro orribile crimine di una serie di mostruosità che stanno scuotendo l’intera Shibuya. La cosa peggiore è che il mattino dopo, arrivando a scuola, incontra la ragazza come sua compagna di classe… ed ella -assieme a tutti i compagni- insiste nel dire che è sua amica da anni! Cosa sta succedendo? Perché la realtà sembra essere sempre più confusa? A cosa sono dovuti gli omicidi? Chi si nasconde dietro ai misteriosi poteri che alcune persone stanno mostrando?

La storia inizia in maniera abbastanza intrigante, ma nelle prime battute è il personaggio principale a non funzionare: Takumi è difatti un antipatico di prima categoria, e questo di certo non giova allo sviluppo di una storia dove si dovrebbe provar preoccupazione per il protagonista. Con il passare delle puntate, l’introdursi di nuovi personaggi (ovviamente sono tutte bellissime ragazze – in fin dei conti l’anime è tratto da una visual novel) e con lo svilupparsi della situazione, il personaggio guadagna diversi punti-empatia a causa delle situazioni davvero inquietanti in cui si ritrova; purtroppo, di pari passo la trama inizia a sfaldarsi e a cadere a pezzi.
In una serie di 12 puntate vengono difatti buttati talmente tanti concetti che risulta un incomprensibile minestrone di avvenimenti: si inizia con una curiosa ma affascinate teoria simil-matrix, ma poi si passa dal paranormale alla fantascienza, saltando nell’intrigo politico fino all distruzione del mondo… e tutto senza un minimo filo logico. Le cose continuano ad accadere indipendentemente da cosa fanno i personaggi, e tantissimi dettagli apparentemente importanti vengono persi per strada, o semplicemente ignorati da tutti dopo un po’.
Sorvolerò ovviamente qualsiasi commento su delle spade immaginarie talmente giganti e contorte da essere inutilizzabili, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa.

A difesa della serie, bisogna dire che sebbene il 75% della storia e dei presunti colpi di scena risultino assolutamente incoerenti, rimane un 25% che ogni tanto regala qualche sorpresa, e un paio di discorsi che sono salvabili. Infatti, nonostante il continuo flusso di informazioni casuali, c’è qualcosa che fa domandare “ma ora cosa succederà?”, e che spinge a vedere la puntata successiva: questo ha retto fino a due puntate dal micragnoso finale (banalità galoppante), ma in fin dei conti non posso dire di essermi annoiato troppo.

La grafica è abbastanza altalenante: ci sono alcuni disegni ben fatti, mentre altri abbastanza scarsi. Ovviamente le ragazze sono sempre ritratte con dovizia di particolari (anche se il fanservice è fortunatamente ridotto al minimo). Il sonoro durante le puntate non è nulla di che, mentre opening ed ending sono abbastanza simpatiche.

Insomma, Chaos; HEad è sicuramente un anime strano: tenta di essere troppe cose che non è, e prova a fare il profondo fallendo miseramente. Devo però dire che qualcosina di salvabile in mezzo c’era, e la sua brevità lo rende quasi digeribile.

Voto: 6. Ero quasi intenzionato a dargli qualcosina in meno, ma in fin dei conti non posso dire di aver sofferto più di quel tanto… una volta accettato che non avrei trovato alcun barlume di logica nella trama.

Consigliato a: chi si accontenta di belle donne con grosse spade; chi non cerca una trama logica, ma solo tanti momenti di tensione senza un vero perché; chi vuol vedere Shibuya in rovina.

 

Blue Drop 20 Gennaio 2009

Archiviato in: Ashi Productions Co., Ltd., BeSTACK — khorn3 @ 11:19
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Se si cerca un anime strano, questo è sicuramente nella lista:

Blue Drop

Ci troviamo in un presente alternativo o in un vicino futuro. Mari non è mai andata a scuola, perché da quando ha memoria è sempre stata nella casa della zia e ha preso lezioni private. I suoi genitori sono morti in un terribile quanto misterioso tsunami che investì l’isola dove vivevano, e lei è l’unica inspiegabile sopravvissuta: ha tuttavia perso tutti i ricordi antecedenti e comprendenti tale evento.
Con l’avanzare dell’età, la zia non può purtroppo più prendersi cura di lei: la invia pertanto in un collegio femminile d’alta classe per continuare la sua istruzione e per imparare a convivere in società.
Ciò che l’aspetta non è tuttavia un grande benvenuto… una delle prime ragazze incontrate, Hagino, nonappena le stringe la mano vede spezzoni dei suoi ricordi e tenta di strangolarla senza un motivo! Da lì le cose si fanno sempre più misteriose… chi è Hagino? In che modo le ragazze sono collegate tra loro? Cosa c’è dietro all’incidente accaduto anni prima?

Sin dall’inizio della prima puntata, ci si rende conto di essere davanti ad un anime che mischia insieme molti generi che normalmente non si collegano mai. La senzazione è molto strana, e sembra di trovarsi dinnanzi ad un lavoro estremamente sperimentale: si capisce subito che la presenza di alieni sarà una parte preponderante, ma anche la vita nel collegio e i rapporti tra le ragazze si fanno percepire come parti importanti della trama; non è inoltre da dimenticare la mancanza d’abitudine di Mari ai contatti con le masse, e i mille misteri che Hagino nasconde…

Purtroppo, la mescolanza risulta decisamente mal riuscita. I vari elementi ci sono, ma sembra di mischiare acqua e olio: ad un certo punto si ha quasi l’impressione che si stiano sviluppando due storie parallele e totalmente indipendenti. Per il trancio di storia che riguarda l’invasione aliena (niente spoiler, si scopre nel primo minuto di puntata 1) i motivi e i ragionamenti dietro alle azioni delle varie parti rimangono in massima parte inspiegati ed inspiegabili. Sul lato dell’adattamento di Mari agli ambienti scolastici, la cosa risulta un problema soltanto per un paio di minuti: dopo tale periodo, la questione viene totalmente cancellata nonostante fosse presentata come un grosso problema nei primi momenti.
I rapporti sentimentali tra le ragazze (va detto che nel cast c’è un unico uomo, il preside, e compare per un totale di circa 5 minuti) sono abbastanza ovvi, anche se non fatti malissimo, se si sorvola sugli approcci iniziali un po’ banali. Il problema è che il carattere dei protagonisti coinvolti è altalenante oltre ogni limite, e gli sbalzi d’umore sono una variabile incalcolabile. Ci si ritrova con Mari inferocita con qualcuno, che dopo un attimo è però a ridere e scherzare: dopo traumatizzanti rivelazioni sembra che ogni riconciliazione sia da escludere, per poi invece andare d’amore e d’accordo mezza puntata dopo. Va bene gli sbalzi d’umore, ma qui si esagera!
Riuscito meglio è invece il processo di avvicinamento di Hagino alle abitudini umane: alcune cose sono un po’ stereotipate, ma almeno si evita il solito teatrino del “ah, questi umani che fanno tante cose inutili!” che si vede spesso. In questo caso si passa da un comportamento totalmente di facciata ad uno più autentico, in seguito alle varie esperienze che vengono vissute.

La storia in sé, prendendo tutti i singoli aspetti, potrebbe essere interessante ma risulta confusa. Volendo riassumere la storia, a posteriori, la si vede abbastanza lineare: viene però spiegata praticamente alla fine, portando solo in seguito ad una rielaborazione delle puntate precedentemente viste senza capirci molto. Questa non è per forza una brutta cosa (niente pappa pronta, bisogna riflettere su cosa si vede e trarne le conclusioni), però qualche delucidazione in più sarebbe stata gradita.
Bisogna tuttavia dire che viene ben gestito il “senso di tragedia” che si dipana lungo la serie intera: all’inizio è appena palpabile, e va crescendo man mano che la situazione si complica e si evolve, fino ad arrivare alla sua conclusione. Il procedere è graduale e, sebbene non si riesca esattamente a capire cosa sta succedendo (come detto sopra, le spiegazioni arrivano solo dopo), si riesce a percepire tale aumento di tensione e di dolore nelle varie situazioni presentate, a prescindere dalla bontà della loro realizzazione.

Il disegno, per essere del 2007, è decisamente carente sia nei personaggi che nei paesaggi. Le musiche durante le puntate sono molto anonime e quasi inesistenti: opening ed ending invece mi sono piaciute, essendo inusuali.

Insomma, un’occasione sprecata. Un’occasione sprecata perché Blue Drop, dalle prime battute, sembrava un lavoro molto originale che, tra i mille cloni che esistono in giro delle solite trame collaudate, offriva una trama intrigante, complessa e inusuale. Perde invece tutte le sue carte durante il percorso, arrivando alla fine barcollando e concludendo con un finale che a quel punto risulta abbastanza prevedibile (anche se il “finale-finale”, gli ultimi 20 secondi, è un piccolo tocco di genio).

Voto: 6. Mi dispiace davvero, perché dopo le prime due puntate avevo grandi aspettative.

Consigliato a: chi non è scandalizzato dall’amore saffico (seppur principalmente platonico); chi vuole una storia complessa e svelata lentamente; chi si chiede che razza di inciuci capitano nelle scuole femminili.

 

Nuku Nuku OAV 4 Gennaio 2009

Archiviato in: Studio Fantasia — khorn3 @ 06:29
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Dal 1992, un robot/gatto al servizio di una famiglia decisamente strampalata.

Nuku Nuku

Kyusaku è un inventore geniale che ha creato, su ordine della multinazionale diretta dalla moglie Akiku, un androide supertecnologico: per evitare di farlo utilizzare come arma da guerra, lo ruba e scappa assieme al figlio Ryunosuke. La madre, iperprotettiva e vagamente inferocita si getta quindi alla caccia dei fuggiaschi con tutta la potenza della sua multinazionale.
Nel frattempo, per motivi contingenti, l’anima di un gatto viene impiantata nell’androide trafugato, dando così vita a Nuku Nuku, che dovrà proteggere Ryunosuke da ogni pericolo!

La trama non sembra un granché originale, ed in effetti trattandosi di una serie di sole sei puntate non ha un grande sviluppo. Le prime tre puntate seguono più o meno il filo logico di quanto sopra, mentre le ultime tre sono praticamente degli episodi stand-alone che nulla portano allo sviluppo dei personaggi (che già non è eccelso, a parte per la madre di Ryunosuke che effettivamente si evolve non poco durante la serie).

La comicità è forse un po’ tanto datata oramai, ma ogni tanto qualche facciaccia strappa un sorriso: non c’è però da aspettarsi scoppi d’ilarità anche quando il duo comico (le Office Ladies) prende l’iniziativa.

I disegni sono gradevoli, ma l’animazione è decisamente carente: è ovvio che a guardarlo con l’occhio di 17 anni dopo è un po’ ingiusto, ma altri lavori hanno saputo passare la prova del tempo anche per quanto riguarda l’animazione – purtroppo, non è questo il caso.
Il sonoro è abbastanza anonimo, e non aggiunge né toglie nulla alla serie.

Insomma, All Purpose Cat Nuku Nuku OAV (il nome completo di questa serie) è forse una serie che può interessare gli amanti delle vecchie produzioni: al giorno d’oggi c’è roba parecchio migliore in giro, ma essendo solo sei puntate non ruba troppo tempo.

Voto: 6. Sufficienza raggiunta considerando l’età dell’anime, e perdonando quindi qualche mancanza qui e là.

Consigliato a: chi ama il gusto che hanno i vecchi lavori, dove la CG ancora non si sapeva nemmeno cosa fosse; chi vuole una storia estremamente leggera per passare un paio d’ore; chi vuol scoprire quali erano i programmi installati sui pc dei creatori di anime nel 1992, e che sistema operativo usavano.

 

Rocket Girls 27 Novembre 2008

Archiviato in: Mook Animation — khorn3 @ 10:11
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15 enni nello spazio a guidare razzi?

Rocket Girls

L’agenzia spaziale Giapponese (SSA) ha un grave problema: intende riuscire a creare voli economici per lo spazio al fine di trasportare tecnici per la manutenzione di satelliti e strumentazione varia, il che garantirebbe loro la leadership nel mercato: non riescono però a creare un razzo funzionante e abbastanza leggero per tale scopo.
Dopo vari tentativi incontrano più o meno per caso Yukari, una ragazza 15enne in viaggio alla ricerca di suo padre: utilizzando lei come astronauta, risparmierebbero peso e dimensioni riuscendo quindi a rientrare nei parametri necessari! Inizia quindi l’avventura di Yukari nella volta celeste, ove solo pochi possono sperare di arrivare.

In un primo momento, l’idea pare buona: ai giorni nostri il volo spaziale convenzionale è oramai quasi ignorato, sebbene sia un argomento interessante, e la light novel dal cui inizio è tratto questo anime di tredici puntate è stato creato con l’aiuto dell’agenzia aerospaziale nazionale giapponese. Questo fa supporre un certo rigore scientifico… che purtroppo, però, viene a mancare.
La sospensione d’incredulità è un elemento vitale di ogni storia: lo spettatore deve accettare di sottoporsi alle “regole del gioco” fissate dal narratore per poter apprezzare la storia senza lamentarsi di ogni minima incongruenza con la vita reale. In questo caso, però, ne si fa un uso esagerato ed irragionevole!
Si inizia dal concetto stesso dell’anime: prendere 15enni per spararle nello spazio è una cosa quantomeno illogica, in virtù dei severissimi addestramenti a cui gli astronauti devono sottoporsi (e che nell’anime corrispondono ad UN mese). Gli allenamenti a cui vengono sottoposte le ragazze sono comunque irragionevoli per la loro età e costituzione fisica.
Una volta lanciati nello spazio, la situazione non migliora. Si passa da un atterraggio in una piscina profonda due metri ad un rientro a 10g con due ragazzine sedute sullo stesso sedile (il che vuol dire 400kg che schiacciano il costato di quella sotto… e non le succede niente.
Si tocca poi il fondo quando si arriva a calcolare le traiettorie di rientro a mente dopo aver estirpato dalla navicella spaziale tutta la strumentazione, senza contare il tentativo di Skip reentry fatto totalmente a caso (ed è una calcolazione mostruosamente complessa anche per un computer) che chiaramente riesce senza problemi.
Una di queste cose non darebbe fastidio, ma tutte assieme sommate danno un senso di approssimazione molto forte che, in un anime che punta molto sulle manovre e sulla tecnica, condizionano estremamente la riuscita.

Con i personaggi, per fortuna, se la cavano un po’ meglio: risultano simpatici e caratteristici e, anche se essi non hanno un grande sviluppo (non ci si può aspettare miracoli da tredici puntate), sono gradevoli da seguire. Alcuni risultano un po’ piatti (il padre, ad esempio, è totalmente inutile), ma in fin dei conti si lasciano seguire senza troppi problemi.
La parte divertente, che serve a tenere l’umore abbastanza allegro, è fatta in maniera decente: la prima parte strappa qualche sorriso in più e la seconda qualcuno in meno, ma non è nulla di cui sorprendersi.

La grafica è piacevole e curata nelle parti disegnate, mentre quelle in CG lasciano abbastanza a desiderare per essere del 2007: la musica è anonima anche se non fastidiosa, e non si fa notare in maniera particolare. Esula però da questo campo il doppiaggio, che risulta molto particolare perché è uno dei pochi anime ad avere dei personaggi che parlano giapponese con forte accento straniero (accento cinese, accento americano) senza che essi siano solo macchiette mono-puntata.

Insomma, Rocket Girls è l’ennesimo anime tratto da una light novel quasi fosse uno spot pubblicitario per dare un assaggio dei libri: è però pieno di imprecisioni e risulta poco interessante da seguire, perché non c’è una vera e propria storia concreta. Mah.

Voto: 6. Sufficiente, ma nulla più.

Consigliato a: chi ama lo spazio e non si preoccupa delle imprecisioni tecniche; chi avrebbe sempre voluto fare l’astronauta; chi vuole sentire un proprietario di ristorante cinese con un accento meraviglioso.

 

Outlaw Star 20 Ottobre 2008

Archiviato in: Sunrise — khorn3 @ 06:06
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Astronavi con le braccia e donne che fungono da motori?

Outlaw Star

Gene Starwind è un cacciatore di taglie/bodyguard in un lontano futuro. A seguito di una richiesta di lavoro, incontra Hilda, una Outlaw – che equivale ad un pirata, però con un codice morale più sviluppato. Rimanendo invischiato nella guerra tra Hilda e le gilde di pirati, si ritrova tra le mani l’astronave più avanzata dell’intera galassia, il cui navigatore risulta essere Melfina: una ragazza che non ricorda nulla del suo passato. Riusciranno i nostri eroi a sfuggire alle minacce di morte che sembrano arrivare da ogni dove, e a scoprire l’esatta origine di Melfina? Cosa si nasconde dietro alla sua simbiosi con l’astronave?

Iniziando a vedere questa serie di quattordici anni fa, le speranze volavano verso l’alto ad ogni puntata. Dei personaggi interessanti e che risultano subito simpatici; dei potenti nemici con misteriosi poteri magici dai pericolosi quanto coreografici effetti; una pistola con proiettili intrisi dell’”antica magia”; una ragazza misteriosa, ed un’astronave potente; colpi di scena totalmente inaspettati e da lasciare a bocca aperta. Da puntata 1 a puntata 6, ero oramai convinto di essere davanti ad una perla nascosta del panorama animato giapponese degli anni ‘90.
Purtroppo, le mie aspettative si sono infrante nel resto della serie. La storia, inizialmente molto interessante e dal passo serrato, si perde dietro a mille sotto-trame totalmente ininfluenti, e a filler davvero inutili. I nemici diventano sempre meno temibili e sempre più ridicoli, toccando punte di assoluta stupidità nell’ultima parte della serie. Dopo una serie interminabile di filler (da puntata 7 a puntata 20, lo sviluppo della trama in sé è praticamente nullo… su una serie di ventisei puntate, è davvero troppo) ci si ritrova a tre puntate dalla fine con 20 minuti di totale fanservice, che spezza qualsiasi rimasuglio di tensione per fare la classica “puntata ai bagni termali” che sono riusciti a piazzare anche dove non c’entrava totalmente nulla.
Ovviamente questo porta ad un finale totalmente slegato dalla serie, che mal si combina con il tono del resto di Outlaw Star: anche l’accenno di storia d’amore risulta telefonato e irreale.

Un altro problema di Outlaw Star risiede in ciò che ogni buon anime di fantascienza non dovrebbe dimenticare: un minimo di rigore scientifico. Non si pretende ovviamente che qualsiasi legge della fisica venga rispettata (anche perché se no addio viaggi interstellari…), ma un filo di credibilità sarebbe apprezzabile.
Qui si riescono a vedere astronavi che fanno a braccio di ferro, gente che con poco più di una tuta da sub va a nuotare in un mare di idrogeno liquido, persone che corre in un ambiente a 10G, e altri che saltano a 3G due minuti dopo aver affermato “non provare a saltare o ti scoppieranno le ginocchia”, e una miriade di altre bestiate davvero inqualificabili. Son d’accordo su un po’ di lassismo per permettere una narrativa interessante, ma qui mi pare che davvero si superi il limite.

La grafica e il sonoro sono invece una parte che personalmente ho davvero gradito: i disegni sono senza una sola traccia di CG (siamo pur sempre nel 1994), ma è comunque ben fatto e gradevole. Le musiche sono buone (ottima l’opening), e quindi almeno il comparto tecnico è stato curato a dovere.

Insomma, su Outlaw Star si potrebbe mettere un gigantesco timbro “occasione sprecata”: ha un inizio al fulmicotone, interessantissimo e dal potenziale pressoché infinito, e butta tutto nel cesso in una miriade di puntate inutili che spengono man mano tutte le speranze.

Voto: 6. Sufficiente solo per grafica, sonoro e simpatia dei personaggi in sé, che anche se non si sviluppano quasi per nulla sono comunque gradevoli.

Consigliato a: chi vuole un po’ di fantascienza old-style senza preoccuparsi troppo dell’accuratezza scientifica; chi ama le astronavi e non vuole vederci robottoni in mezzo (cosa purtroppo rara); chi vuole vedere la cat-girl più violenta ed impulsiva dell’universo.

 

Nuku Nuku DASH 6 Agosto 2008

Archiviato in: Ashi Productions Co., Ltd. — khorn3 @ 10:51
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Che succede quando si va a rielaborare un anime del 1992?

Nuku Nuku DASH

Nuku Nuku è un’androide che, a causa della perdita della memoria, si ritrova a vivere a casa di Ryunosuke, un giovincello in piena crisi ormonale, e i suoi genitori scenziati. Il ragazzo s’innamora perdutamente di lei, senza sapere il suo segreto: lei è in realtà la Wonder Woman della città, che ha la missione di salvare tutte le vite. La Mishima Corporation, dove la madre di Ryunosuke lavora, ha però il compito di catturarla… riuscirà a sfuggire alla cattura, e scoprire il suo passato?

Nuku Nuku DASH è una rielaborazione di “All Purpose Cultural Cat Girl Nuku Nuku”, un anime del 1992. Recuperato nel 1998, sono state inserite molte variazioni di trama: nel ‘92 Ryunosuke era il padrone di Nuku Nuku, mentre ora diventa il suo segreto spasimante, portando la serie -perlomeno nelle sue fasi iniziali- ad essere la classica storia d’amore.
Peccato che in questo fallisce miseramente: Ryunosuke è lo stereotipo del ragazzino totalmente immaturo che scopre di innamorarsi ma lo nega a sé stesso che abbiamo visto milioni di volte, ma in maniera davvero infantile e fastidiosa. Lei gioca bene la parte della ragazza che non ha capito che lui le muore dietro, ma su questo lato, secondo me, è un totale fallimento.
Per fortuna si recupera nella parte action della serie: i combattimenti, anche se sono sempre brevissimi, sono ottimamente realizzati e molto gradevoli da guardare. Dopo le prime puntate di ambientazione, anche la trama sembra diventare abbastanza interessante: alla fine perde forse un po’ di pezzi, ma recupera con un finale che, in tutta onestà, davvero non mi aspettavo minimamente. Su questo hanno fatto centro pieno.

I personaggi sono abbastanza scialbi, con l’eccezione forse di un paio di elementi (come la bimba vicina di casa): a parte i due protagonisti, gli altri fanno proprio la parte delle macchiette senza significati. Anche il padre, che all’inizio sembra una figura centrale, vien lasciato cadere con il procedere delle puntate. Un peccato.
Anche le gag che dovrebbero esser comiche risultano in genere delle freddure poco divertenti: per fortuna ce ne son poche nella serie, e i personaggi che le dispensano sono anonimi come gli altri, ma quando vengono presentate lasciano davvero un senso di gelo nel sangue.

Un altro punto a favore di questo anime è la musica, veramente buona: a partire dalla sigla fino alle musiche in giro per la serie, un’ottima parte del comparto audio è pienamente orecchiabile.
La grafica purtroppo non segue la stessa logica, risultando buona solo nelle scene d’azione e in casi particolari: nelle restanti scene non è che sia orribile, ma comunque si vede che avrebbero potuto dare di più (soprattutto per il viso di Ryunosuke, che ogni tanto sembra un cumulo di spigoli messo a caso).

Insomma, Nuku Nuku DASH non è malaccio, ma più che un remake è una totale riedizione del lavoro iniziale. Se dovesse capitarvi di reperirli entrambi, date la precedenza a quello del 1992.

Voto: 6. Raggiunge la sufficienza con alcuni buoni sprazzi, ma la qualità poteva esser meglio.

Consigliato a: chi ha amato Nuku Nuku e non si vuol far mancare uno spinoff; chi adora le storie d’amore platonico-infantili; chi vuol vedere una tizia in tuta che sventra un aereo a unghiate.