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Anime Reviews

Gilgamesh 8 Settembre 2009

Archiviato in: Group TAC Co., Ltd. — khorn3 @ 10:24
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…Un futuro apocalittico di superpoteri e angoscia.

Gilgamesh

Ci troviamo in un imprecisato futuro. Quindici anni prima degli avvenimenti narrati, un grave disastro colpì la terra: il più grande centro scientifico del pianeta, che si stava occupando di estrarre il DNA di Gilgamesh -metà uomo e metà Dio- fu colpito da un attacco terroristico, rilasciando un’ondata elettromagnetica che impedì l’utilizzo di qualsiasi computer, e coprì il cielo con una schermata riflettente che impedì da allora di vedere il cielo.
Seguiamo ora le vicende di Tatsuya e Kyoko, il figlio e la figlia del presunto attentatore: scappano inseguiti dai creditori della Yakuza a causa di debiti fatti dalla madre sulla loro pelle, e vivono alla giornata nella città oramai semidistrutta fuggendo da chiunque.
Quando vengono messi alle strette e quasi catturati, tuttavia, fanno due incontri molto interessanti: prima conoscono un misterioso giovane che li invita a seguirli e ad unirsi a loro, e subito dopo una contessa che chiede loro la stessa cosa! Per risolvere il problema, coprendo il debito che li opprime, la compressa “compra” pertanto i due giovani, portandoli a vivere con se con altri tre ragazzi che sembrano avere poteri psichici molto potenti.
Ma come mai tanto interesse per loro, dopo tanti anni nelle fogne a scappare da tutto e da tutti? Chi è la misteriosa contessa? cosa vuole da loro? E come mai anche Tatsuya ha sviluppato i potenti poteri psichici di cui sopra? Cosa si nasconde dietro al Twin X, l’attentato di quindici anni fa?

Come si può notare, di carne al fuoco ce n’è veramente parecchia. Peccato che la parte interessante finisca qui: come prima cosa infatti commeterò la fallimentare struttura della storia.
Innanzitutto va detto che il ritmo è LEN-TIS-SI-MO: io apprezzo anime tranquilli e dal passo lento (come possono essere Mushihsi o Kino no Tabi), ma qui si parla di vera e propria noia. Molte delle 26 puntate passano senza che accada assolutamente nulla, con la semplice impressione di aver buttato venti minuti al vento.
Quando accade qualcosa, inoltre, raramente ha senso. Per un pezzo della serie abbastanza consistente (5-6 puntate) si vedono i protagonisti che tentano di aiutare una società ad attivare un potente marchingegno che porterebbe alla dissoluzione di una parte dello Sheltering Sky, il cielo riflettente: purtroppo falliscono, e tale costruzione esplode uccidendo migliaia di persone. Quindici minuti dopo tutto ciò non ha più alcun significato, e si prosegue su un filo narrativo totalmente differente!
Altri esempi simili sono facilmente reperibili, con cose importantissime nelle prime puntate (come la trasformazione di uno dei due gruppi in Gilgamesh, cioé in esseri potentissimi e distruttori) che vengono totalmente dimenticate e trascurate per tutto il resto della serie oppure personaggi di cui si fa la conoscenza senza alcuna motivazione (vedasi ad esempio la collega di Kyoko).
L’unica cosa decente in questo campo è, all’inizio, il fatto che effettivamente non si capisca quale delle due fazioni sia quella “buona”, quale quella “cattiva”, o se entrambe facciano semplicemente i loro interessi: ovviamente tutto ciò viene a cadere dopo un po’, portando alla succitata tragicomica “trama” e ad un finale quasi imbarazzante per la sua inutilità e mancata correlazione con quanto narrato per le restanti venticinque puntate.

Sui personaggi è stato fatto un lavoro lievemente migliore. Inizialmente il fulcro sono ovviamente i due fratelli, e viene preso molto tempo nel narrare il cambiamento nel loro rapporto estremamente intimo e vagamente morboso: passando da una situazione in cui ognuno ha unicamente l’altro ad una dove ci sono molte altre cose in ballo, chiaramente la sintonìa rischia di spezzarsi e l’idilliaco rapporto di guastarsi. Questo viene rappresentato decisamente bene, e nelle prime 6-7 puntate lo sviluppo del personaggio (soprattutto di Tatsuya, che essendo il più giovane è più influenzabile dalle novità) giustifica le carenze narrative e la tragica lentezza. Anche i compagni di (s)ventura inizialmente hanno i loro punti d’interesse: ognuno con una diversa storia alle spalle, hanno modi diversi di approcciarsi ai due nuovi venuti. Infine, anche la contessa in questa fase iniziale mostra dei lati che avrebbe potuto essere interessante sviluppare.
Ovviamente, tutto ciò inizia ad essere trascurato quando la storia cade via via nell’inconsistenza: poco dopo l’abbandono di Kyoko dell’hotel dove soggiornano si spezza la magia, e con un paio di conclusive puntate termina lo sviluppo tra i due personaggi, diventando piatto e monotono. Gli altri ragazzi diventano comparse inutili, che servono solo a far narrare ad altri personaggi pezzi di trama più o meno fantasiosi, senza mai interagire davvero con l’ambiente circostante. Idem dicasi per la contessa, che da personaggio oscuro ed intrigante diventa quasi una mammina disperata.

I disegni non sono granché, ma è uno stile abbastanza particolare e a qualcuno potrebbero piacere: ciò che è invece mal realizzato è tutto il comparto dell’animazione, che risulta sempre legnoso e banale. Questo porta tutti i combattimenti (che non sono tantissimi, ma ce ne sono alcuni) ad essere poco guardabili, complice anche un utilizzo totalmente stupido dei mostruosi poteri (teletrasporto, onde energetiche, bordate capaci di respingere palazzi che crollano,…) che fa solo venir voglia di prendere a schiaffi tutti i coinvolti.
L’audio se la cava meglio, essendo spesso una melodia da pianoforte: opening ed ending sono carine, ma poco si adeguano con l’ambiente estremamente cupo, paranoico e claustrofobico che permea l’intera serie.

Insomma, ci sono lati positivi in Gilgamesh? Io ne ho trovati ben pochi. Il problema principale è l’estrema noia che questo anime porta con sé, e che amplifica gli altri problemi che avrebbero in potuto essere mitigati con un ritmo un po’ maggiore. Ho fatto davvero fatica a finirlo: ricorda Texhnolyze nell’ambientazione ma non ne assume le parti buone, limitandosi ad assorbire quelle peggiori.
All’inizio da qualche speranza, e ci sono un paio di puntate dove vengono portati elementi interessanti sul comportamento dei personaggi: il tutto però finisce lì, scadendo inesorabilmente.

Voto: 5. Una discreta sofferenza finirlo.

Consigliato a: chi apprezza gli anime lenti, molto lenti, estremamente lenti; chi vuole un mix tra miti della mesopotamia, superpoteri alla Dragonball, depressione e civiltà future senza PC; chi vuole lambiccarsi il cervello su discorsoni di decine di minuti, per capire alla fine che non volevano dire niente.

 

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen 16 Agosto 2009

Archiviato in: GAINAX Co., Ltd. — khorn3 @ 08:44
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…Il secondo OVA, che tenta di raccontare la parte più epica dell’omonima serie.

Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-Hen

Questo secondo film inizia dove il primo si interrompeva, raccontando le vicende che portano alla conclusione della serie di Tengen Toppa Gurren Lagann.

La storia per un certo periodo segue la trama iniziale, ma una volta partiti per lo spazio delle icongruenze con la serie iniziano a palesarsi. Personaggi che in precedenza morivano rimangono vivi, occupando spazio e modificando il gruppo che arriva alla battaglia finale – cosa che, per chi già ha visto la serie, risulta essere problematica dato che il fulcro del discorso effettuato da Simon verte anche sul sacrificio dei compagni di viaggio.

Inoltre, altre due cose mi hanno pesantemente infastidito. La prima è che la storia risulta incomprensibile se non la si conosce già a menadito: chiaramente un film riassuntivo non riesce a spiegare tutto ciò che l’originale contiene, ma per esempio nel primo (Guren-hen) erano riusciti a limare alcuni pezzi mantenendo tuttavia intera la trama e dando il dovuto risalto ai giusti momenti. In questo caso ciò non accade: ci si perde in un caos di esplosioni e distruzione senza, in apparenza, un vero perché.

In secondo luogo, gli usualmente attenti collaboratori della Gainax hanno fatto un altro passo falso: rifacendo la grafica e il sonoro, hanno ritoccato alcuni momenti assolutamente epici, andando a togliere esattamente ciò che gli appassionati andavano a cercare. Sorvolando i cambi dovuti alle modifiche della trama, molti altri non erano necessari: modifiche di musiche, voci, immagini, discorsi, disegni: quando si arriva al punto in cui ci si esalta poiché il personaggio farà questa o quella figata, si rimane quasi regolarmente delusi. Il finale, poi, è totalmente sconnesso dall’originale e definirlo caotico e raffazzonato è dir poco.

La grafica, bisogna dire, è fenomenale. Molti scontri sono stati interamente ricreati, e dal punto di vista puramente tecnico sono impressionantissimi: molti dei buchi della trama non vengono notati semplicemente perché si è troppo affascinati dalla qualità del disegno e dei combattimenti.
Anche il sonoro mantiene l’altissima qualità a cui siamo abituati, seppur con qualche remix forse superfluo.

Insomma, cosa rimane alla fine della visione di Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagan-hen? Un bel po’ di combattimenti, una grafica mozzafiato in puro stile Gainax, tanta confusione, tanta delusione e l’impressione di aver assistito ad uno scivolone su un progetto che apparentemente non avrebbe dovuto recare sorprese. Forse i produttori hanno tentato di aggiungere qualcosa per interessare anche coloro che avessero già visto la serie: secondo me hanno fatto un errore madornale.

Voto: 5. Potrà sembrare duro, ma la delusione è tanta e la Gainax dovrebbe sapere che con esplosioni e robottoni che si menano non si riescono a coprire i buchi di trama, di personaggio e di ritmo.

Consigliato a: chi non si offende nel vedere uno dei finali più belli del mondo stuprato e privato del suo fascino; chi vuol vedere combattimenti di robot di qualità notevole; chi, in fin dei conti, di Yoko, Simon, Boota e compagnia non ne ha mai abbastanza.

 

Grappler Baki 25 Giugno 2009

Archiviato in: Group TAC Co., Ltd. — khorn3 @ 10:55
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Un ragazzo che tenta di diventare il più forte del mondo.

Grappler Baki

Hanma Baki è un 15enne che ha un solo obiettivo: diventare il combattente più forte del mondo ed arrivare a battere suo padre, Yujiro, considerato l’essere vivente più potente del pianeta. Per arrivare a tale traguardo segue un intenso programma di allenamento, ma quando si confronta con un vero combattente capisce che non è quella la sua via: l’unico modo per imparare è attraverso il vero combatitmento!
Inizia pertanto il suo viaggio di apprendimento contro sfidanti sempre più forti, per arrivare al suo fine ultimo. Ma ce la farà? Sarà in grado di abbattere un uomo che abbatte grizzly a mani nude?

Come si può leggere sopra, la storia è estremamente semplice. A dire il vero, io sono arrivato quasi a complicarla un po’, con quanto sopra scritto: la realtà è che dall’inizio alla fine baki fa a botte con qualcuno o qualcosa, per un generico desiderio di diventare più forte. Punto e basta.

Con una storia totalmente inesistente, una grande parte deve essere fatta dai personaggi in gioco: qui Baki è l’unico protagonista, e gli altri sono tutti delle comparse.
Purtroppo non si dimostra all’altezza della situazione: nella prima parte della serie, quando è 15enne, verrebbe soltanto da prenderlo a calci nei denti per il suo comportamento. Nella seconda parte, quando di anni ne ha 20, smette di essere così antipatico ma non ha comunque un briciolo di carisma con cui poter recuperare la serie.
L’unico altro personaggio che ha un ruolo ricorrente nella serie è Yujiro, il padre: bisogna dire che lui è un cattivo come si deve, infame fino all’ultimo, che non si ferma davanti a nulla per dimostrare di essere il più forte. Risulta antipatico ma è giusto che sia così: peccato che non ci sia da nessuna parte nell’anime un antagonista che possa affrontarlo come si deve.

Eliminati i personaggi, che non fanno il loro lavoro come si dovrebbe, ci si può concentrare sull’altro punto focale di un anime simile: i combattimenti. Considerando che si fa a mazzate una media di 10-12 minuti per ognuna delle 24 puntate, ciò è decisamente importante: in questo caso, i risultati sono alterni.
Ci sono alcuni spezzoni di combattimento che sono godibili ed interessanti: purtroppo, però, essi sono viziati da un paio di difetti basilari. Il primo è che Baki è totalmente indistruttibile ed immortale: qualsiasi cosa gli venga fatta, si rialza ringhiando e non accusando apparenti limitazioni. Rotte quattro costole? Fa nulla! Estirpati i nervi di una spalla? Non si sentono! Fratturata una spalla? Funziona lo stesso!
Si può ben immaginare come un simile atteggiamento tolga parecchio divertimento alle risse, che potrebbero essere ben più interessanti con un po’ di umanità in più dei partecipanti.
Inoltre, l’animazione lascia abbastanza a desiderare: entrerò nei dettagli più sotto, ma qui si può comunque dire che le battaglie sarebbero state più carine con un’animazione più fluida e dei muscoli meno esasperati. Ogni tanto i personaggi sembrano composti da mattoni anziché da muscoli, e non è il massimo da vedere.
Va infine detto che in Grappler Baki si fa un gran parlare di anatomia umana, ma essa viene prontamente ignorata in ogni occasione possibile (nervi recisi che vengono aggiustati in due minuti, gente che esegue suplex con costole rotte,…): la coerenza decisamente è ad anni-luce da qui.

Parlando di grafica, si può solo dire una cosa: non si fa così. La prima parte è disegnata in maniera a dir poco scandalosa: lo stile può piacere o non piacere, ma la qualità stessa dei disegni e dell’animazione è di livelli infimi. Nella seconda parte le cose migliorano non poco, ma non si arriva alla soglia della sufficienza: pensare che questo anime è uscito un anno DOPO Hajime no Ippo fa venire i brividi, perché sembra un contemporaneo dell’Uomo Tigre.
L’audio passa relativamente inosservato, con opening ed ending che non sono malaccio ma non dicono nulla di che: senz’infamia e senza lode.

Insomma, è tutto da buttare? Beh, non proprio. Qualche pezzo di combattimento me lo son goduto con piacere, ed un paio di avversari erano interessanti: peccato per la caterva di madornali errori che ne hanno minato la credibilità.

Voto: 5. L’idea di un anime sul full-contact e sulle più svariate tecniche di combattimento avrebbe anche potuto essere carine, ma la produzione ha sbagliato un po’ di tutto.

Consigliato a: chi non si offende per dei disegni brutti; chi accetta di vedere gente che si pesta continuamente senza un perché; chi vuol vedere una delle MILF più provocanti del mondo degli anime.

 

Yakushiji Ryoko No Kaiki Jikenbo 21 Maggio 2009

Archiviato in: Dogakobo — khorn3 @ 08:35
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Una poliziotta seducente e intrattabile che si confronta con il sovrannaturale.

Yakushiji Ryoko No Kaiki Jikenbo

Ryoko Yakushiji è un’ispettrice della polizia metropolitana di Tokyo, e sembra avere tutti i pregi: bellissima, atletica, sportiva, ricca, intelligente e abile in tutto ciò che fa.
Peccato che abbia un carattere che definire pessimo è ancora poco! Il povero Jun’Ichirou, suo assistente, è praticamente ridotto ad uno schiavo. Deve accompagnarla a fare shopping durante le ore di lavoro, si ritrova a compiere ogni genere di commissione anche al difuori di qualsiasi sua mansione e via dicendo: gli abusi su di lui sono continui e infiniti, ma la pace e l’armonia tra i due si instaura quando si ritrovano davanti ad un mistero da risolvere. La loro specialità è infatti occuparsi dei casi che coinvolgono entità sovrannaturali, e trovare i colpevoli dietro a delitti apparentemente inspiegabili.

In un anime simil-poliziesco, è vitale la qualità dei misteri per poter costruire delle puntate avvincenti. Purtroppo in questo caso, dopo l’iniziale interesse dovuto alle varie peculiarità dei personaggi in campo, si capisce che i casi da risolvere non sono poi così affascinanti.
Il lato “sovrannaturale” è sempre indotto dai loschi piani di persone, generalmente invischiate con la politica: questo porta ad avere l’elemento “misterioso” unicamente come nota di colore in una vicenda che in realtà parla di tutt’altro. Il fatto che Ryoko possa fare qualsiasi cosa le salti in mente anche con potenti uomini politici, inoltre, toglie il gusto di avere degli avversari temibili.

Parlando di ciò, si arriva inesorabilmente a valutare i personaggi, e ovviamente il fulcro di tutto è Ryoko stessa. Il personaggio ha molte caratteristiche, ma quasi tutte vengono ignorate per puntare sul suo sconfinato egocentrismo. Questo non la rende antipatica, bensì piuttosto ripetitiva. Il fatto che lei, oltre che detective, risulti essere anche una delle persone più ricche in Giappone, con ai suoi piedi l’organizzazione per la sicurezza più grande della nazione, e che gli uomini politici tremino davanti a lei a causa del suo potere può dare degli interessanti spunti per sviluppare le storie, ma purtroppo ha una grande controindicazione: come detto sopra, visto che lei può permettersi qualsiasi cosa annulla tutto il delicato aspetto di raccolta degli indizi (inesistente), interrogazione delle persone (inesistente) o di deduzione logica (inesistente), visto che Ryoko può semplicemente chiamare un elicottero ed entrare anche al Dipartimento della Difesa, con tutti che si terrorizzano al suo arrivo.
Inoltre, nonostante la sua presunta superintelligenza, spesso e volentieri Ryoko risolve i casi semplicemente spaccando tutto e immaginando che sia la cosa giusta; non c’è alcun processo di ragionamento dietro alla maggior parte delle sue deduzioni, e le cose sembrano unicamente capitare nella maniera giusta per pura fortuna.

Gli altri personaggi hanno un minor ruolo, e pertanto vengono anche sviluppati in maniera minore: Jun’Ichirou è un poveraccio all’inizio della serie e lo rimane fino alla fine (il rapporto tra lui e Ryoko è chiaro sin da subito, ma in fin dei conti non sis sviluppa mai); Le due maid francesi sono abbastanza inutili, e per essere nate e cresciute a Parigi parlano un francese davvero pessimo.
Nota di demerito assoluta ai cattivi dell’ultimo arco narrativo (infatti la storia è composta nelle prime otto puntate da episodi singoli, e nelle ultime cinque da una trama unica): la loro stupidità è abissale, e avrebbero potuto vincere la loro battaglia contro Ryoko in almeno centomila diverse occasioni. Sprecandole tutte.

Il disegno è bello anche se qui e là ci sono alcune cadute di qualità; le musiche sono interessanti, con opening, ending e musiche nelle puntate di qualità che si ispirano ai noir degli anni ‘20, sebbene la serie sia ambientata ai giorni nostri.

Insomma, come si può capire secondo me Yakushiji Ryoko no Kaiki Jikenbo è un mezzo fallimento: le storie sono poco interessanti, i personaggi sono poco credibili, lo sviluppo del principale arco narrativo è quasi casuale ed affrettato… se cercate delle buone storie poliziesche, purtroppo, vi toccherà cercare altrove.

Voto: 5. Non raggiunge la sufficienza perché gli mancano tutti i punti fondamentali per poter essere un degno anime del genere in cui vorrebbe muoversi.

Consigliato a: chi vuole delle storie auto-conclusive, con qualche mistero e qualche mostro strano; chi vuole un personaggio pieno di carisma, perché Ryoko nonostante tutto ne ha da vendere; chi non si offende se un anime da mille spunti e non ne sviluppa nessuno.

 

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku 4 Maggio 2009

Archiviato in: Anime International Company, Inc. — khorn3 @ 09:26
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La seconda parte di uno show dove la gente non muore mai:

Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku

La storia continua dove la prima serie si è interrotta. Questa seconda parte da 12 puntate è composta di due archi narrativi: nel primo i protagonisti si ritrovano a fare i conti con un gruppo i assassini che pare uccidano gente in quantità in nome del bene; nel secondo, la storia coinvolgerà direttamente Hiyuu e la sua famiglia, portandolo vicino al punto di rottura.

La prima parte, che dura cinque puntate, da subito inizia a narrare i fatti a passo di corsa. Per tutto il tempo sullo schermo si vedono succedere milioni di cose, senza che nessuno si degni di spiegare perché esse stiano accadendo: non si fa in tempo a metabolizzare un’emergenza che ci si ritrova in una situazione totalmente diversa e in un’altra situazione d’allarme. La storia ne risulta pertanto sbriciolata e totalmente inconcludente, e come unico collante c’è il fatto che i fatti si seguono talmente da vicino che devono per forza essere concatenati l’uno all’altro. Ci sono un paio di colpi di scena, ma essi vengono praticamente annullati dalle vicende che capitano subito dopo ad essi: i personaggi che paiono morti dovrebberlo essero davvero, diamine!

Con il secondo arco narrativo, le cose iniziavano ad andare meglio: un oscuro mistero, i familiari di uno dei protagonisti presi di mira, un avversario misterioso ed impalpabile… la speranza dura una puntata e mezzo, e poi si ritorna nel delirante e frenetico passo dell’inizio di questa seconda serie. Il cattivo di turno si svela, e in un terzo di puntata la situazione si conclude: da lì in poi ogni 15 minuti compare e viene battuto un cattivo nuovo, o viene sviluppata un’ermegenza nuova, o un nuovo personaggio compare e sparisce. In sette minuti si riesce a: scoprire che uno dei personaggi è un vampiro, indagare nel passato di due dei comprimari, farne morire uno (ma tanto poi ritorna pure lui), inserire due o tre giuramenti di vendetta, distruggere Tokyo e inscenare una pioggia di meteoriti. Come cavolo si fa a fare una simile concatenazione, sperando che lo spettatore riesca anche solo per un secondo a mantenere il filo del discorso e credere a ciò che sta vedendo?
Sorvoliamo infine sul finale: la penultima puntata è interamente un flashback, e l’ultima è totalmente scollegata da tutti i precedenti avvenimenti. Non viene dato alcun termine alla situazione che si era venuta a creare, e l’anime finisce *così*.

Una cosa decente bisogna dire che c’è: i combattimenti. Sono pochi, troppo pochi per essere un anime d’azione, ma quei pochi sono parecchio gradevoli da vedere. Il combattimento clou attorno alla decima puntata è davvero impressionante e gradevole, con un grado molto alto di violenza e di spettaccolarità: viene ovviamente rovinato dal fatto che gente impalata da alabarde continui a chiacchierare e ad andare in giro -senza contare quelli morti che vengono DI NUOVO riportati in vita tanto per fare-, però ci sono un paio di pezzi che si fanno davvero apprezzare.

La grafica è buona, e l’animazione è fluida: le musiche sono molto rockeggianti e gradevoli, sia in OP/ED che durante le puntate.

Insomma, Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku è un anime che viene ucciso dalla sua stessa fretta di raccontare le cose: si intuisce che l’idea di fondo potrebbe essere carina, ma è come passare in una galleria d’arte a 200 km/h: non si farà in tempo ad apprezzare nulla, e si avrà soltanto l’impressione di aver sprecato il poco tempo impiegato. In questo caso è uguale.

Voto: 5. La storia si sarebbe meritata un 4 secco, ma i combattienti e alcuni dettagli gradevoli qui e là riescono a mitigare il disastro.

Consigliato a: chi non si incazza se la trama è inesistente e affrettata; chi si diverte ad avere dei protagonisti totalmente immortali; chi vuole vedere i trans più terribili di sempre.

 

Penguin Musume Heart 3 Maggio 2009

Archiviato in: Picture Magic, Inc. — khorn3 @ 06:23
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Una giovane miliardaria otaku e le sue amiche strampalate:

Penguin Musume Heart

Sakura è la figlia di una familia di supermiliardari che è un’otaku da competizione: il cosplay è tutta la sua vita, e segue sempre le ultime puntate delle serie a lei care.
Per decisione dei suoi genitori termina di seguire lezioni private e si inserisce in una normale scuola, nella quale incontra Kujira, che è assolutamente identica alla sua eroina preferita! Tra mille difficoltà e personaggi che vogliono la sua pelle, seguiremo pertanto la vita delle curiose protagoniste.

Le premesse erano accettabili, per poter realizzare una serie di 22 puntate da soli 10 minuti: riferimenti ad altri anime, delirio nonsense, violenza comica e tanta stupidità potrebbero sembrare un buon mix.
In questo caso, purtroppo, sono riusciti a fallire in quasi tutti gli aspetti. Nella prima quindicina di puntate, dove la presunta comicità galoppa sovrana, ci si trova con un set di personaggi e situazioni ripetitivissimo: ogni protagonista o comprimario reagisce identicamente ad ogni situazione; tutte le battute sono viste, riviste e straviste; i rari momenti di serietà tirano fuori dei discorsi di una banalità impressionante. Bisogna dire che qualche risatina qui e là può anche scappare: generalmente è legata alla violenza di Kujira contro Sakura, ma non c’è molto altro.
Nelle ultime puntate, quando le cose si fanno un po’ più serie, discorsi e situazioni seguono la bassa qualità di quanto sinora già visto: si continua con banalità e uscite scontate, con dei processi mentali paragonabili a quelli di un bimbo di tre anni. Anche il momento clou, quando si arriva al climax della situazione, riesce velocemente a deludere e a risultare originale ma insoddisfacente.

Sui personaggi c’è poco da dire: Sakura dice di essere un’otaku e nelle prime puntate accenna a ciò molte volte, ma la cosa sembra non influenzare la serie. Niente riferimenti ad altri anime (a parte, ogni tanto, nei titoli delle puntate); i commenti che la protagonista fa sulla sua serie preferita (inesistente) sono banali. Anche il comportamento che costei tiene è abbastanza squallido, facendo quasi vedere che un amante degli anime risulta uno sfigato incapace di pensare ad altro, dissociato dalla realtà. Non che ciò non sia vero, ma eviterei di mettere tale messaggio in un anime che presumibilmente verrà visto dalle persone che si pigliano in giro…
Gli altri comprimari non sono nulla di che: si presentano con varie peculiarità ma le perdono abbastanza in fretta, diventando parte dello sfondo. Inoltre, generalmente tali personaggi sono utili per mostrare quantità esagerate di pantyshot e tette ballonzolanti, tanto per offendere ancora un po’ l’intelligenza dello spettatore.

Il disegno non è nulla di che, ma nel 2008 ci si potrebbe aspettare qualcosina di un po’ meglio; le musiche sono relativamente anonime, con un’opening abbastanza carina e un’ending abbastanza bruttina.

Insomma, Penguin Musume Heart tenta di essere un anime semi-nonsense con riferimenti otaku, e manca il suo bersaglio di migliaia di chilometri. L’umorismo colpisce un paio di volte all’inizio (non posso dire non aver mai ridacchiato), e poi diventa stantìo e ripetitivo, facendo sembrare le puntate lunghe un’eternità, anche se son solo di dieci minuti.

Voto: 5. Se cercate qualcosa di divertente, guardate altrove. Se cercate riferimenti otaku, guardate altrove.

Consigliato a: chi cerca una buona quantità di fanservice; chi ride delle battute anche se vengono dette 500 volte; chi vuol sentire le suonerie più terribili del mondo degli anime.

 

Terra e 19 Aprile 2009

Archiviato in: Tokyo Kids — khorn3 @ 07:33
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Nel futuro, umani con superpoteri cacciati e sterminati da una società ipercontrollatrice!

Terra e

Ci troviamo in un lontano futuro, su un lontano pianeta. Centinaia di anni fa la terra divenne invivibile a causa dell’inquinamento creato dall’uomo: venne pertanto iniziato un programma di pulizia del pianeta, e l’umanità andò a vivere su altre colonie in giro per lo spazio. Per prevenire che l’umanità ripetesse gli stessi errori, si instaurò un governo estremamente autoritario: i figli vengono infatti allevati sistematicamente da parenti adottivi, e a 14 anni vien fatto il lavaggio del cervello con la cancellazione della maggior parte dei ricordi, per poi esser gettati nella vita adulta come membri produttivi della società.
Capita tuttavia che alcuni nascano con dei poteri particolari, in più: telepatia, telecinesi e quant’altro. Questi bambini vengono però velocemente eliminati dal sistema, perché porterebbero squilibrio in una società oramai ammaestrata: da centinaia d’anni però i Mu, come questa razza “diversa” viene chiamata, tentano di salvare i loro compagni e portarli con sé nella loro nave, in attesa di trovare il momento in cui potranno salpare e tornare alla terra, dove tutto iniziò!

L’inizio pare promettente, dato che si instaura quasi subito un ambiente oppressivo e di paura: sembra di trovarsi in 1984, dove il governo controlla ogni cosa e ogni passo dei cittadini.
Subito dopo, però, la trama inizia ad avere delle crisi di identità. Inizialmente il punto è salvare quanti più Mu possibili dalle grinfie degli umani, unitamente alla presa di coscienza di Jomy; in seguito, dopo un paio di avvenimenti i Mu pigliano e se ne vanno in cerca della terra, e tanti saluti ai Mu che muoiono. Dopo ciò inizia la ricerca della terra, fino a quando non incrociano un altro pianeta abbandonato: decidono allora di fermarsi lì, e buonanotte anche alla terra: ne si discute ancora, ma pare che il posto sia confortevole.
Dopo altri incidenti viene in mente ai Mu che si erano dimenticati su Ataraxia i loro compagni, e quindi tornano indietro: già che son lì prendono anche le coordinate della terra, che la prima volta se le erano dimenticate. Dopo NON aver salvato altri Mu, infine partono verso la terra per l’evoluzione finale della serie.
La parte buona è che questi collegamenti, visti sul momento, sono apparentemente logici: a guardarli di fila, però, si vede che hanno molto poco senso e continuano a cambiare il fulcro principale della storia.

Non è però solo la trama in sé a barcollare: anche i dettagli che la compongono spesso e volentieri lasciano perplessi. In primis, come detto sopra si parla di un governo che definire autoritario è dir poco: si capisce che i Mu con i loro superpoteri riescano a sfuggire al loro controllo, ma più volte si vedono atti di insubordinazione o mancanze di sicurezza di livelli devastanti, per nulla in tono con l’ambiente. Figuriamoci che la sala che contiene uno degli elementi-cardine della serie e della società stessa è su una base orbitale usata come scuola ed è guardata solo da due guardie che fanno la ronda, con la consolle a disposizione del primo che passa!
In secondo luogo, la natura stessa della società dei Mu mi ha lasciato molto perplesso: Viene più volte ricordato che essi da 300 anni sono perseguitati e cacciati. Possibile che nessuno di loro abbia sviluppato uno straccio di abilità combattiva? Essi stessi dicono che fermare il cuore di un uomo è semplice, perché non lo fanno quando sono in pericolo? E dato che sanno che molti umani hanno ricevuto un addestramento anti-psionico, perché non lanciano semplicemente 15 coltelli verso il nemico con la telecinesi? L’acciaio è acciaio e basta… niente. Nulla di tutto ciò pare aver mai toccato la mente dei Mu, nei secoli di persecuzione. Mah.
Mille altre cose non quadrano, ma sarebbe inutile fare la lista completa: basti però dire che tutto ciò nuoce parecchio alla credibilità della storia, dato che le cose avrebbero potuto essere risolte in maniera molto più semplice.

I personaggi sono un altro elemento su cui Terra E pare contare molto: essi hanno però uno sviluppo abbastanza casuale. Quasi tutti i personaggi principali tentano di evolversi durante la serie, e questo è positivo: tuttavia, quelli che dovrebbero evolversi di più (Jomy e Keith) lo fanno senza una direzione precisa. Succede un fatto e loro reagiscono in maniera casuale: inizialmente sembra, soprattutto per Keith, che ci sia una direzione nei suoi cambiamenti. Il proseguio della storia però mostra il contrario, e le spiegazioni contenute nel deludente finale non soddisfano. Parlando di quest’ultimo, tutti i personaggi entrano in volemosebbene-mode, nonostante fino a 10 minuti prima una razza avesse giurato morte all’altra: tutta la sequenza finale ha senso pari a zero, soprattutto contando che si sta parlando di una società anestetizzata.

Il disegno non è malaccio, in linea con la qualità del 2007: la CG poteva forse esser curata un po’ meglio, ma non da gran fastidio. Carine le musiche, fanno il loro lavoro anche se non sono memorabili.

Insomma, cosa rimane di Terra e (altresì conosciuto come Toward the Terra)? Rimane una serie che dopo un inizio apparentemente carino corre in circolo cercando una trama e dei protagonisti, e fallendo in entrambi i casi.

Voto: 5. Scarsa trama, scarso sviluppo, scarsa sci-fi.

Consigliato a: chi non si offende se le mire dei protagonisti cambiano ogni due puntate; chi vuole una storia con un arco narrativo di circa 30 anni, con personaggi che rimangono immutati tutto il tempo e bambini che crescono da 2 a 15 anni in 20 minuti; chi vuol conoscere un topo spaziale telepatico.

 

Mind Game 12 Aprile 2009

Archiviato in: Studio 4°C — khorn3 @ 11:44
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Disegni casuali e storia casuale per un film casuale.

Mind Game

Nishi è un perdente. Ha una personalità debole, e non è mai riuscito a dichiarare il proprio amore alla ragazza che da anni vorrebbe, a causa della sua debolezza caratteriale.
In seguito ad un fortuito incontro con quest’ultima, dopo parecchio tempo che non si vedevano, si ritrovano al ristorante della famiglia di lei (oramai prossima al matrimonio) a chiacchierare. La pace viene però turbata da due Yakuza che hanno conti da regolare col padre di Myon… e nella confusione, Nishi rimane ucciso. Solo dopo un colloquio con Dio decide di riprovare a vivere dando tutto sé stesso per non sprecare più alcuna occasione. Ma come regolerà i conti con la Yakuza? E le ancor più incredibile vicende che lo vedranno coinvolto riusciranno a distruggere il suo ritrovato ottimismo?

Mind Game inizia i suoi 100 minuti di durata in maniera molto particolare, con una storia che parrebbe abbastanza confusa: si chiarisce però sin da subito quanto sopra detto, e quindi la trama in sé non è un grande problema: è tutto il resto a quadrar ben poco.
Dopo gli eventi sopra narrati, che occupano la prima 20ina di minuti, l’anime si evolve in maniera totalmente causale e sconclusionata: disegni, avvenimenti ed intermezzi sono senza senso apparente, e difficilmente si riescono a giustificare come eventi che servono per la crescita dei personaggi: almeno metà del film è imho inutile ai fini narrativi. Ci troviamo pertanto con un anime che non ha una trama accettabile… bisognerà pertanto cercare nel messaggio un motivo d’esistere. Il messaggio che potrebbe riassumere il tutto è quello he si legge nei primissimi minuti a schermo: “la vita è cosa ne fai tu di essa”. È un concetto sacrosanto e mai troppo ripetuto, ma ci sono tanti altri film e tante altre serie che riescono a far passare questo messaggio in maniera più piacevole e articolata. Forse solo gli ultimi sviluppi sono degni di nota (prima che si svolga la scena conclusiva), con Nishi che prende finalmente in mano la situazione e decide cosa fare del suo destino, ma non basta per giustificare tutto il resto.

I personaggi sono forse una delle poche cose che in questo anime potrebbero salvarsi: bisogna dire che Nishi fa una prevedibile ma buona evoluzione. Gli altri tre protagonisti sono abbastanza inutili sebbene ognuno abbia i suoi pensieri, ma fondamentalmente reggono il gioco a Nishi.

Per usare un francesismo, i disegni fanno davvero cagare. Sono brutti parecchio, per scelta dei produttori: qui e là ci sono infatti alcune splendide immagini, ma il 99% del tempo ci si ritrova con dei disegni di qualità estremamente bambinesca, un po’ come Kaiba. Bisogna dire che in alcune sequenze tale stile ci sta anche bene, perché rende il tutto ancor più visionario: sono però eccezioni, e generalmente l’occhio soffre parecchio.
La colonna sonora è invece curata meglio, con parecchi pezzi di molti stili differenti che fanno da sottofondo ai momenti principali della serie.

Insomma, a me Mind Game proprio non è piaciuto. C’è chi lo paragona ad FLCL per l’apparente mancanza di senso che nasconde messaggi più impliciti, ma in questo caso non viene proprio la voglia di cercarli. Un disegno carentissimo e una struttura confusionaria e dispersiva fa passare tutto l’interesse che potrebbe esserci in un film creato da dei pazzi che però non hanno saputo convogliare al meglio le loro idee.

Voto: 5. Credo sia uno di quegli anime che o si ama o si odia, e quindi capirei se altre persone lo trovassero geniale: io sono però dall’altra parte della barricata, e mi sarei potuto risparmiare la visione.

Consigliato a: chi non è infastidito dai brutti disegni; chi cerca una storia che punta verso lo sviluppo di un personaggio positivo; chi ha sempre amato la storia di Giona.

 

Hatenkou Yuugi 16 Marzo 2009

Archiviato in: Studio DEEN — khorn3 @ 10:18
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Un gruppo casuale di personaggi misteriosi in cerca di qualcosa da fare.

Hatenkou Yuugi

Ci troviamo in un’ambientazione apparentemente fantasy ma con alcuni elementi moderni (pistole, accendini,…). Razhel, una ragazzina 14enne, viene cacciata di casa dal padre “per viaggiare e vedere il mondo esterno”: avventurandosi nelle strade incontra Alzeid, un albino apparentemente senza emozioni, e decide di rendergli la vita interessante e piena di avvenimenti. In tal modo lo strampalato duo (che poi diventerà un trio) inizia a viaggiare per le terre, in cerca della donna che uccise il padre di Alzeid ma soprattutto di nuove avventure.

Questo anime di sole dieci puntate è tratto da un manga, e la traslazione è stata fatta in uno dei modi peggiori possibili. Non viene spiegato assolutamente nulla, se non quanto sopra scritto, ed il resto viene dato per scontato. Peccato che chi non abbia letto prima la versione cartacea si trovi totalmente spaesato: son dovuto andare a indagare su wikipedia per capire chi fossero alcuni personaggi che improvvisamente erano amiconi dei protagonisti senza alcun motivo.
La storia in sé non sussiste: nelle dieci puntate ci sono otto vicende stand-alone, e nessun punto dei già pochi donati all’inizio viene sviluppato. Ogni tanto c’è qualche flashback che lascia supporre un passato dei personaggi, ma il tutto si ferma lì e si vedono i tre protagonisti che vagano senza meta arrivando in una città, si fanno i cazzi degli altri, hanno un attimo di dramma personale, si scoprono più amici di prima e ripartono a fine puntata. Basta.
Volendo trovare un punto positivo, lo si può vedere nell’ambientazione: come detto prima si tratta di un “medioevo moddato”, e il poco che ne si riesce a vedere pare ben realizzato.

I personaggi stessi hanno uno sviluppo solo parziale: il loro rapporto non viene mai ben chiarito (ne manca il tempo), alcuni eventi dovrebbero cambiare i rapporti tra loro ma ciò non accade, ed il tutto viene totalmente trascurato: anche su questo lato, un buco nell’acqua. Ci sono un paio di sequenze di combattimento dove i personaggi fanno qualche buona mossa, ma rimangono dettagli isolati.

La grafica, per essere del 2008, è abbastanza carente: il sonoro se la cava meglio, con OP/ED nella norma ma musica durante le puntate molto godibile.

Insomma, Hatenkou Yuugi è un lavoro che probabilmente potrà essere carino per chi ha letto il manga, ma è totalmente inutile a chi non ha mai seguito le vicende che la storia tenta di narrare: buchi di trama di dimensioni ragguardevoli rendono la visione piatta e noiosa, salvata solo da qualche sprazzo di decenza qui e là.

Voto: 5. Mi sento derubato del tempo dedicato a questa serie.

Consigliato a: chi ha seguito il manga di Hatenkou Yuugi, e quindi capirà cosa accade senza doversi andare a fare una cultura a parte; chi apprezza le storie di spada&magia, dove però spada&magia compaiono poco; chi vuole conoscere l’orsetto di peluche fetish bendato con i lacci in pelle.

 

Stellvia of the Universe 8 Gennaio 2009

Archiviato in: XEBEC — khorn3 @ 10:06
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Una battaglia per la salvezza della terra contro le minacce naturali dello spazio profondo.

Stellvia of the Universe

Nel 2167, una gigantesca ondata elettromagnetica causata dall’esplosione di una stella a 20 anni-luce di distanza colpì la terra, causando dei danni inenarrabili e mandando sull’orlo dell’estinzione la civiltà umana: la stessa tuttavia si salvò, e ricostruì la civiltà dalle sue ceneri. Ci troviamo ora nel 2356, e si è nella fervente attesa dell’arrivo della “seconda ondata”. Una seconda onda distruttiva, più lenta ma più potente, partì difatti dall’esplosione: dopo 189 anni di preparativi e di calcoli, l’umanità è pronta ad affrontare questo secondo impatto e tentare di salvare i pianeti del sistema solare. Ce la faranno? Cosa aspetta l’umanità dopo un così lungo periodo passato inseguendo un solo obiettivo?

Questo anime è diviso in due parti estremamente distaccate, talmente tanto che sembrano quasi due serie diverse. Il primo arco narrativo dura sedici puntate e arriva fino all’impatto della second wave, mentre il secondo (le ultime dieci puntate) parla del post-impatto.

Nella prima parte ci sono talmente tante cose sbagliate che è difficile sapere da che parte iniziare: si potrebbe cominciare dal fatto che dopo 189 anni di preparativi, la Great Mission coglie il personale totalmente impreparato, e si deve ricorrere a studenti arrivati da due mesi sulla base spaziale per affrontare un pericolo che, se preso alla leggera, porterà alla distruzione del mondo.
Il fatto che i personaggi imparino praticamente subito a volare potrebbe esser giustificato dall’utilizzo di simulatori a terra (come viene più volte citato): quello che non quadra è però come mai la protagonista, Shima, sia quasi l’unica ad avere una qualsivoglia evoluzione, ed essa sia gestita parecchio male. In pratica, in qualsiasi cosa lei è totalmente negata, poi succede qualcosa e diventa un genio totale: va bene che è dotata, ma un minimo di logica sarebbe stato carino.
Si potrebbe poi continuare con l’assoluto orrore tecnologico che permea le puntate: penso che anche il più ignorante nel campo della fisica eviterebbe certi errori. Navicelle che si accelerano nello spazio grazie a variazioni gravitazionali (?), navicelle che cambiano la forma delle ali per essere più aerodinamiche (!), fuochi d’artificio sparati nello spazio siderale (!!)… questa è solo una minima parte delle bestiate che si possono incontrare. Va inoltre indicato che il sistema di guida delle navicelle è totalmente casuale: in pratica, le navicelle vengono guidate giocando a una specie di Tetris 3D.
Inoltre, 350 anni nel futuro i piloti dovranno programmarsi da soli il computer di bordo, e questo dovrà essere fatto durante il volo: la logica di tutto ciò mi pare però quantomeno sfuggente, ma vabbé.

Dopo una prima parte così disastrosa, mi aspettavo il peggio: alla fine della “minaccia della second wave“, però, ci sono alcune puntate di inattesa qualità. Per qualche puntata ci si ritrova difatti a parlare degli orrori della guerra visti da gente che oramai la guerra non sa più cos’è, e che è come un brutto incubo; si tocca l’argomento della solitudine dei migliori, del loro distacco dalla “gente comune” e di come la loro presenza cambi i rapporti con le persone; queste cose vengono trattate in maniera non approfondita, ma è comunque un grande passo in avanti. Anche le romance, che compaiono più o meno tutte insieme, non sono poi così male: ci si evita perlomeno il solito tira-e-molla classico di ogni serie.

Con il proseguire del secondo arco narrativo, però, la situazione torna quasi al livello antecedente. Le storie d’amore degenerano nei peggiori cliché esistenti, il lato tecnico risulta assurdo come sempre (chiudere un’alterazione dimensionale sparandoci dentro non so quanto sia funzionale), la fisica è totalmente casuale (buchi neri creati a 1 km da unità volanti non le attirano nemmeno per un secondo), la trama è un tantinello barcollante e gli unici pseudo-colpi di scena non aggiungono nulla alla storia.

I personaggi, come detto, sono abbastanza piatti e banali: qualcuno ha una o due puntate di protagonismo, ma poi torna nell’ombra come tutti gli altri. Shima è l’unica che ha i riflettori addosso per tutto il tempo (anche Kouta nella seconda parte, ma tanto non fa mai nulla e quindi è inutile), e comunque non rivela un granché.

La grafica è un po’ sotto tono: non che sia brutta, però non è nulla di particolare. Sia le animazioni dei personaggi che quelli delle navi non sono propriamente spettacolari, ma si lasciano guardare.
La musica è invece un po’ più curata, con opening ed ending davvero carine.

Insomma, Stellvia of the Universe (altresì detto Uchuu no Stellvia) è un anime senza molto senso. Non è per gli amanti delle storie d’amore, perché quelle che ci sono sono banali; non è per gli amanti della scienza, perché morirebbero d’infarto; non è per gli amanti dei robottoni, perché ce ne sono solo due e potevano anche essere due cannoli canditi che sarebbe stato uguale; non è per gli amanti dell’azione, perché ce n’è poca; insomma, mi pare che non sia consigliabile a nessuna sezione particolare di audience. Ha qualche buono spunto qui e là, ma si perde in mezzo al resto.

Voto: 5. Non scendo più in basso perché le puntate a metà serie mi avevano davvero sorpreso in maniera positiva, e quindi qualcosa di buono l’hanno portato.

Consigliato a: chi non si offende se nella fantascienza viene malmenata ogni legge fisica; chi vuole una storia semplice e dal lieto fine; chi si chiede se è possibile schermare GIOVE con un campo elettromagnetico gigante (!!!).