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	<title>Khorne</title>
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		<title>Khorne</title>
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		<title>Lupin III: The Castle of Cagliostro</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 00:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[TMS Entertainement]]></category>
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		<description><![CDATA[Beh, che presentazione ha bisogno Lupin?
Lupin III: The Castle of Cagliostro


Chiunque sia nato negli anni &#8216;80 e &#8216;90 in Italia sicuramente conosce la serie di Lupin III. Per i pochi che negli ultimi vent&#8217;anni hanno abitato sulla luna, penso sia sufficiente sapere che il succitato è nipote del mitico Lupin, ladro gentiluomo, da cui ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1477&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Beh, che presentazione ha bisogno Lupin?</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Lupin III: The Castle of Cagliostro</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="Lupin III: The Castle of Cagliostro" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/lupin3castle4.gif" alt="" width="200" height="106" /><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size:small;">Chiunque sia nato negli anni &#8216;80 e &#8216;90 in Italia sicuramente conosce la serie di Lupin III. Per i pochi che negli ultimi vent&#8217;anni hanno abitato sulla luna, penso sia sufficiente sapere che il succitato è nipote del mitico Lupin, ladro gentiluomo, da cui ha ereditato anche genio criminale, cortesia e galanteria con il gentil sesso. Con i suoi degni compari Jigen e Goemon mette a segno i colpi più impossibili, sempre inseguito dall&#8217;ispettore dell&#8217;Interpol Zenigata.<br />
Dette tali ovvietà, passiamo al presente OVA: questa volta Lupin ha a che fare con la piccola nazione di Cagliostro, uno stato indipendente che nasconde ingenti ricchezze e dove si narra che vengano prodotte banconote false migliori delle originali.<br />
Per mettere le mani su un tesoro nascosto, il conte di Cagliostro ha arrangiato un matrimonio, che gli permetterà alfine di sbloccare la chiave per tali averi: inutile dire che Lupin è decisamente poco d&#8217;accordo! Riuscirà però a salvare la poverina dal suo triste destino? E provvederà anche a portarsi a casa qualche&#8230; regalino?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ordunque, si potrebbe bollare il tutto come &#8220;il solito Lupin&#8221;. Questo sarebbe però ingiusto nei confronti di questo OVA, che è stato creato trent&#8217;anni fa da coloro che poi avrebbero fondato lo Studio Ghibli (e fa un effetto molto strano vedere il viso di Lupin a cui tutti siamo abituati circondato da facce che ricordano </em>Nausicäa</em> o <em>The Wings of Honneamise</em>): infatti qui si tratta di uno dei migliori Lupin che mi sia capitato di vedere &#8211; sebbene io abbia apprezzato a suo tempo la lunga serie trasmessa in TV, ma non ne sia esattamente un fanatico.<br />
In questo anime abbiamo tutti gli elementi che hanno reso grande il nostro eroe: i due compagni di viaggio, con ruoli marginali ma che comunque aggiungono vita; Fujiko, che come sempre non si capisce da che parte sta (e che dice con chiare lettere il suo rapporto con Lupin); Zenigata, che manifesta appieno il rapporto di odio/stima che c&#8217;è tra lui e i vari fuorilegge con cui ha a che fare.<br />
A questo aggiungiamo una storia semplice ma intrigante e otteniamo un prodotto di tutto rispetto (se si è disposti ad accettare arrampicate impossibili e marchingegni fantasioli &#8211; ma in fin dei conti lui è come lo 007 del crimine). </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Sui personaggi c&#8217;è davvero poco da dire che già non sia universalmente risaputo: un commento può esser fatto sui personaggi esterni al gruppo di protagonisti: in questo caso la mano del futuro Studio Ghibli si vede tantissimo, e anche il modo di comportarsi e le varie personalità si sviluppano in base a ciò che in seguito si sarebbe potuto riconoscere come lo stile che contraddistingue tale casa produttrice.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il disegno, per l&#8217;infinita quantità di tempo passata da allora, è davvero di ottima qualità: è chiaro che qualche segno degli anni lo mostra qui e là, ma in ogni caso è gobidilissimo e piacevole (soprattutto a causa del curioso mix Lupin/Ghibli di cui ho parlato sopra).<br />
L&#8217;audio non è invasivo ma abbastanza piacevole.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, vale la pena vedere l&#8217;ennesima avventura del Re del Furto? Se si cerca una trama complessa, no. Se si cercano idee originali e inedite, ovviamente no. Se però si vuole un po&#8217; di quel buon Lupin che tanto ci ha appassionato da bambini, e che in questa versione si ripresenta meglio disegnato e più curato, allora sicuramente la visione vale l&#8217;ora e mezzo di tempo che occupa.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 8. Per chi ha amato Lupin questo voto può andare molto più in alto.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi ritiene che i vecchi lavori possano offrire comunque una ventata di freschezza; chi di Lupin, Goemon, Jigen, Fujiko e Zazà non ne ha mai abbastanza; chi vuol vedere Lupin senza giacca rosa.</span></p>
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		<title>One Outs</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 18:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Madhouse Studios]]></category>
		<category><![CDATA[8.5]]></category>
		<category><![CDATA[giorni nostri]]></category>
		<category><![CDATA[psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[serio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la passione per le scommesse si trasforma in un&#8217;ottima arma sportiva:
One Outs


Kojima Hiromichi è un grande battitore di baseball, che però gioca in una quadra decisamente scarsa. Durante un campo d&#8217;allenamento in cui cercano di trovare un lanciatore che possa aiutare la squadra a risollevarsi dalla perenne ultima posizione, incontrano un misterioso scommettitore: Tokuchi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1471&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Quando la passione per le scommesse si trasforma in un&#8217;ottima arma sportiva:</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>One Outs</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="One Outs" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/oneouts1.jpg" alt="" width="200" height="113" /><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size:small;">Kojima Hiromichi è un grande battitore di baseball, che però gioca in una quadra decisamente scarsa. Durante un campo d&#8217;allenamento in cui cercano di trovare un lanciatore che possa aiutare la squadra a risollevarsi dalla perenne ultima posizione, incontrano un misterioso scommettitore: Tokuchi Toua, che è uno specialista dell&#8217;One Outs.<br />
In pratica, il gioco consiste in una sfida tra battitore e lanciatore: se il lanciatore riuscirà a fare tre strike, oppure se il battitore colpisce la palla ma non riesce a lanciarla oltre la distanza del campo interno (quello tra le quattro basi, per intenderci), vincerà. Viceversa, se il lanciatore mancasse il riquadro dello strike oppure se il battitore riuscisse a mandare la palla abbastanza lontano, sarebbe quest&#8217;ultimo a vincere.<br />
Tokuchi è il mitico lanciatore imbattibile del gruppo di gente di strada dove gioca, con 500 partite e nessuna sconfitta: la sfida con Kojima è imperdibile!<br />
A seguito dell&#8217;esito della stessa, Tokuchi si unisce alla squadra dei Lycaons, la disastrosa squadra di Kojima: grazie ai suoi finissimi giochi psicologici e alla sua capacità di confondere l&#8217;avversario tanto quanto l&#8217;alleato e di girare le situazioni e le persone come più gli aggrada, inizia a giocare con un contratto tutto particolare: per ogni battitore da lui eliminato riceverà 5 milioni di yen (circa 50&#8242;000 dollari), ma per ogni punto che gli avversari segneranno con lui al lancio dovrà pagare 50 milioni di yen (circa 500&#8242;000 dollari).<br />
Riuscirà a mantenere il sangue freddo nonostante le importanti somme in gioco? Potrà utilizzare tutto il suo acume anche anche contro il padrone della squadra, che ha tutto l&#8217;interesse a far sì che Tokuchi perda il più possibile?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Come si può capire, One Outs è un anime che segue molto da vicino la logica dei due precedenti lavori dello stesso autore Yuzo Sato, Akagi e Kaiji: un personaggio geniale che viene posto in situazioni apparentemente impossibili, e che deve trarsi d&#8217;impiccio usando furbizia, inganno e manipolazione. Ci sono tuttavia notevoli differenze tra i protagonisti: mentre nei primi due lavori Akagi e Kaiji erano due &#8220;brutte persone&#8221;, con il demone del gioco e con un comportamento assolutamente reprensibile, Tokuchi appare essere un arrogante sbruffone ma in realtà risulta essere una brava persona &#8211; perlomeno con coloro che lui apprezza.<br />
La sua genialità è data da un&#8217;ottima conoscenza della psicologia umana, e ogni tanto è divertente vederlo generare dubbi e preoccupazioni negli avversari, mandandoli in confusione in maniera apparentemente semplice ma estremamente efficace.<br />
Gli altri personaggi della serie sono praticamente delle comparse, rendendo l&#8217;intera serie un <em>one-man show</em>: questo però non da fastidio, perché il protagonista trova modi sempre nuovi per risolvere le situazioni spinose.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Le trame di per sé sono sempre legate a particolari situazioni sportive che, per un motivo o per l&#8217;altro, vedono Tokuchi senza alcuna apparente speranza di vittoria: questo può essere a causa del perfido proprietario, che punta a fargli accumulare un gran debito, oppure qualche giocatore che pare avere tutte le armi giuste contro di lui: questo porta ad un impegno anche maggiore di Tokuchi, che ama le sfide e le scommesse apparentemente invalicabili.<br />
Va inoltre detto che, sebbene io non segua assolutamente il baseball, molte regole vengono imparate durante la visione delle venticinque puntate rendendo più avvincente il tutto: le regole più intuitive vengono semplicemente mostrate, mentre quelle più complesse e tecniche vengono appositamente spiegate dalla solita voce narrante che ci segue oramai da tre serie. Entro la fine dell&#8217;anime ci si troverà a conoscere parecchi dettagli molto interessanti, e si riesce a notare che questo sport è decisamente complesso: One Outs avrebbe potuto esser fatto teoricamente con molti sport, ma con il baseball si trova nel suo elemento naturale in virtù dei mille accorgimenti tattici che si devono considerare nella preparazione delle partite, dall&#8217;ordine di battuta ai codici segnalatori per le comunicazioni. Questo risulta anche utile per comprendere almeno un minimo uno sport che, alle nostre latitudini, è praticamente sconosciuto.<br />
Bisogna infine aggiungere un dettaglio per nulla scontato: la gran parte degli scontri con le altre squadre si svolge su tre partite consecutive, e questo non permette al protagonista di trovare il trucchetto e vincere solo con la fortuna del momento, dato che nell&#8217;incontro del giorno successivo tale meccanismo non funzionerebbe: la continua ricerca di modi sempre più complessi di girare le carte a proprio favore prende pertanto un&#8217;importanza ancor maggiore.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il disegno, fortunatamente, è molto migliorato rispetto ai precedenti lavori disegnati dalla stessa persona: Akagi e Kaiji erano davvero brutti da vedere, mentre One Outs -sebbene non sia un capolavoro di animazione futuristica- si lascia tranquillamente guardare.<br />
Opening e ending sono gradevoli e di buona qualità, sebbene non mi abbiano colpito più di tanto.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, come si può capire One Outs a me è piaciuto parecchio: mi rendo conto che non è un anime per tutti in virtù dei suoi tempi lunghi e dell&#8217;apparente inattività dei personaggi (dato che il gioco vero e proprio è un lato assolutamente marginale): se però piacciono i giochetti psicologici e le persone che riescono a condizionare gli altri a loro insaputa, sicuramente questo potrà affascinare.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 8,5. Se prossimi lavori seguiranno la curva di miglioramento che c&#8217;è stata finora, presto potrebbe arrivare un capolavoro!</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi piace vedere gente confusa e ingannata; chi vuole imparare un po&#8217; di regole su di uno sport senza dover per forza guardare una serie che parli soltanto del lato agonistico; chi vuol conoscere un allenatore davvero inutile.</span></p>
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		<title>K-ON!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 21:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kyoto Animation]]></category>
		<category><![CDATA[6.5]]></category>
		<category><![CDATA[divertente]]></category>
		<category><![CDATA[giorni nostri]]></category>
		<category><![CDATA[slice of life]]></category>

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		<description><![CDATA[Il club di musica leggera potrà prosperare nelle mani di un gruppo di giovani e sciroccate ragazze?
K-ON!


Due ragazze, Ritsu e Mio, sono delle matricole nel loro liceo, e vorrebbero far parte del club di musica leggera: purtroppo, tutti gli altri membri hanno finito la scuola e son rimaste solo loro. Senza un minimo di quattro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1466&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Il club di musica leggera potrà prosperare nelle mani di un gruppo di giovani e sciroccate ragazze?</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>K-ON!</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="K-ON!" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/k-on4.gif" alt="" width="175" height="131" /><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size:small;">Due ragazze, Ritsu e Mio, sono delle matricole nel loro liceo, e vorrebbero far parte del club di musica leggera: purtroppo, tutti gli altri membri hanno finito la scuola e son rimaste solo loro. Senza un minimo di quattro persone il club verrà sciolto, e quindi costoro si mettono alla ricerca di due nuovi membri! Riescono a trovare Tsumugi, una ragazza molto quieta che originariamente voleva entrare nel club corale, e Yui, una ragazza sbadata fino all&#8217;inverosimile che non sa nemmeno suonare uno strumento, ma che nella sua disastrosa incostanza si rivela decisamente appassionata. Inizia così l&#8217;avventura dell&#8217;eterogeneo gruppo, dai primi strimpellamenti ai concerti davanti all&#8217;intero corpo studentesco!</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Va subito detto che le tredici puntate che compongono K-ON! sono interamente dedicate ad un genere ben preciso, lo <em>slice of life</em>: solo coloro che amassero tale sottoclasse dell&#8217;animazione dovrebbe avvicinarsi a questa serie.<br />
Segnalato ciò, si può pertanto capire che la trama è praticamente inesistente: sopra è stato detto tutto ciò che si deve sapere, e accade nella prima puntata. Nelle altre si seguono le quotidiane vicende del gruppo tra prove,  vita privata e amicizia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ovviamente, uno dei cardini di una serie di questo genere sono i personaggi: dai creatori di una cannonata come <em>Lucky Star</em>, ci si poteva aspettare una geniale caratterizzazione.<br />
Purtroppo i personaggi ben presto risultano essere prigionieri di sé stessi: le battute sono ripetitive e le situazioni sono cicliche oltre l&#8217;inverosimile, rendendo quasi fastidiosa la continua riproposizione delle stesse gag. O c&#8217;è Mio (la &#8220;seria&#8221; del gruppo) che dice qualcosa che viene prontamente smentita da tutte le altre, o la stessa Mio viene terrorizzata da qualcosa, oppure si crea la situazione in cui tutti dovrebbero fare qualcosa e invece sorseggiano té mangiando pasticcini.<br />
È innegabile, alcune risatine sono riuscite a strapparmele: erano tuttavia un&#8217;infinità meno di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il secondo punto che mi ha abbastanza deluso è il poco spazio che l&#8217;ambito musicale occupa in questa serie: capisco che uno <em>slice of life</em> prende una situazione qualsiasi e la usa come scusa per narrare vicende semplici e quotidiane, ma essendo K-ON! totalmente incentrato sul club della musica leggera, mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento acustico. Le canzoni che ci sono son belle (ma su questo torneremo dopo), però si sentono in tutto DUE canzoni e basta. Qualche prova, qualche riff, qualche piccolo pezzo accennato mentre ci si allena&#8230; nulla. Non dico che mi aspettavo un lavoro rigoroso e professionale come in <em>Nodame Cantabile</em>, ma c&#8217;è una via di mezzo!</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Come detto, le musiche sono una delle cose che hanno salvato la serie. È vero, hanno poco tempo, ma se piace il genere (ovviamente) la realizzazione è davvero buona e le canzoni sono orecchiabili senza alcun problema. Anche l&#8217;opening e l&#8217;ending sono di pregevole fattura, e risultano simpatiche.<br />
L&#8217;aspetto grafico non è da meno: da una gran mano a salvare parecchie situazioni dove la comicità risulta carente, con un tratto buffo e che fa ridere in ogni caso.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, cosa rimane dopo aver visto K-ON! ? Rimane la sensazione di aver visto qualcosa di simile ad una scatola avvolta in una bellissima carta con un fantastico fiocco, ma vuota. La presentazione è notevole, l&#8217;idea è buona, le possibilità molte&#8230; e ci si trova a vedere quattro battute ripetute all&#8217;infinito, che fanno ridere ma alla lunga risultano stantìe. Anche <em>Hidamari Sketch</em> prende un&#8217;idea simile (con l&#8217;arte al posto della musica leggera), ma fa un lavoro molto migliore nella caratterizzazione dei personaggi.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 6,5. Nonostante quanto sopra scritto non lo si può definire una pataccata infame&#8230; ma ci son davvero rimasto un po&#8217; male. Per fortuna che ogni tanto compare Krauser II&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi ama la musica leggera; chi non ha problemi con battute ripetute <em>ad nauseam</em>; chi vuole vedere una statua vestita ogni volta in modo diverso.</span></p>
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		<title>Slam Dunk</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 19:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toei Animation]]></category>
		<category><![CDATA[8.5]]></category>
		<category><![CDATA[divertente]]></category>
		<category><![CDATA[giorni nostri]]></category>

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		<description><![CDATA[101 puntate per narrare la rinascita di una squadra di basket.
Slam Dunk


Sakuragi Hanamichi è un bulletto da periferia al suo primo anno di liceo, che vanta nel precedente anno il ben poco invidiabile record di 50 delusioni amorose. Quando una bella ragazza gli corre incontro e lo invita dopo scuola a parlare con suo fratello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1461&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">101 puntate per narrare la rinascita di una squadra di basket.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Slam Dunk</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="Slam Dunk" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/slam_dunk1.jpg" alt="" width="150" height="113" /><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size:small;">Sakuragi Hanamichi è un bulletto da periferia al suo primo anno di liceo, che vanta nel precedente anno il ben poco invidiabile record di 50 delusioni amorose. Quando una bella ragazza gli corre incontro e lo invita dopo scuola a parlare con suo fratello per via della sua notevole altezza (188 cm), è al settimo cielo: che sia l&#8217;inizio della sua sognata storia d&#8217;amore?<br />
Purtroppo per lui, in maniera molto traumatica -e comica- viene a scoprire che il fratello di Haruko, Akagi Takenori, è il capitano della squadra di basket che cerca nuovi giocatori per sollevare la sua carente squadra, e mirare a vincere nella sua ultima possibilità (Akagi è oramai al terzo anno, come il suo unico decente compagno di squadra Kogure) il campionato nazionale sebbene finora non sia mai andato oltre le eliminatorie regionali.<br />
Sakuragi inizia a giocare soltanto per fare colpo su Haruko, ma con il passare del tempo, con il miglioramento degli allenamenti e con l&#8217;aggiunta di alcuni nuovi elementi alla squadra il suo interesse passa dall&#8217;aspetto puramente sentimentale a quello più agonistico, per poi arrivare al desiderio di miglioramento personale: fino a dove riuscirà ad arrivare la sorprendente squadra della Shohoku?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Come si può notare, la trama è decisamente semplice: un anime incentrato puramente su di uno sport ben raramente ha colpi di scena particolarmente intricati. Questa serie, composta dal faraonico numero di 101 puntate, inizia in maniera parecchio lenta: nelle prima decina di puntate il ritmo è davvero lento, e i personaggi non sembrano essere particolarmente simpatici.<br />
Ma allora cosa ha fatto diventare Slam Dunk uno dei <em>must</em> per ogni vero appassionato di anime? In buona parte, la caratterizzazione dei personaggi e le partite vere e proprie.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Parlando di queste ultime, si nota infatti che il tono e il ritmo della serie si trasforma in maniera incredibile non appena la Shohoku entra nel campo contro un avversario. Le partite sono in gran parte estremamente avvincenti e con mille difficoltà e colpi di scena nel corso del gioco. Come d&#8217;abitudine negli anni &#8216;90 ogni partita è estremamente dettagliata, e qui forse si denota l&#8217;unico difetto di queste ultime: l&#8217;eccessiva lunghezza di alcuni scontri. Si arriva ad avere lo &#8220;scontro-climax&#8221; della durata di DICIASSETTE puntate (una partita è composta da due tempi di 20 minuti&#8230;), con OTTO puntate (cioé quasi tre ore) che riguardano gli ultimi 6 minuti! è generalmente bello assistere a degli scontri in cui ogni punto è frutto di tattica, sofferenza e cuore; quando però questo si dilata all&#8217;infinito la pesantezza un po&#8217; si fa sentire.<br />
A parte questo, tuttavia, in ogni puntata non aspettavo altro se non l&#8217;inizio di una partita, e le sezioni tra gli scontri (che non sono moltissime &#8211; il basket è estremamente presente, e non fa solo da contorno ad altre problematiche) fanno attendere con impazienza il prossimo contendente.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Inutile dire che le partite sarebbero noiose e banali se giocatori ed avversari non fossero di tutto rispetto. Iniziamo con la squadra protagonista, la Shohoku, e il suo strambo nuovo acquisto: Sakuragi. È un personaggio che è assieme geniale e fastidioso, lasciandomi sentimenti contrastanti quando penso a lui. Ha l&#8217;irritantissimo vizio di definirsi un genio assoluto in ogni cosa che fa, e questo circa 25 volte a puntata: questo è davvero snervante soprattutto nelle prime 40-45 puntate, quando egli è a tutti gli effetti un impedito totale sul campo da gioco. Quando inizia a giocare meglio la cosa si fa più sopportabile, soprattutto perché in alcune cose è davvero un talento naturale e la sua velocità d&#8217;apprendimento è impressionante: rimane in ogni caso noioso quando tenta di paragonarsi ad elementi chiaramente migliori di lui. Va tuttavia detto a sua discolpa che l&#8217;impegno che ad un certo punto inizia a mettere negli allenamenti è davvero segno di costanza e le sue qualità naturali sono innegabili, e quando la determinazione prende il posto della spacconaggine il suo personaggio diventa estremamente più gradevole.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Gli altri due elementi importanti della squadra sono il capitano Akagi e il super-asso, Rukawa Kaede: il primo è il vero e proprio pilone su cui la Shohoku ruota, ed in molti casi dimostra poderose qualità da leader nonostante in fin dei conti sia un giovincello (sebbene non lo sembri). Va inoltre detto che, quando i suoi sogni iniziano a realizzarsi, si inizia a tenere ancor di più alla sorte della squadra: si vede infatti un ragazzo con una portentosa determinazione, vessato per tre anni dalla cronica mancanza di una squadra decente, che all&#8217;ultimo vede la luce e gioca il tutto per tutto: davvero encomiabile.<br />
Rukawa, invece, ha un carattere totalmente diverso: freddo e distaccato con tutti, si sbottona solo per insultare e mandare a quel paese Sakuragi (che, spesso, se lo merita). Il suo valore in campo è indubbio, e molte appassionanti rimonte ed azioni epiche sono dettate dal suo spaventoso bagaglio tecnico (mentre Akagi punta più sulla sua prestanza fisica, dato che è un armadio).</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Gli altri due componenti della squadra, contrariamente ai primi tre, hanno un inserimento più laborioso nel team (soprattutto Miagi, un po&#8217; meno Ryota) ma poi l&#8217;aspetto personale viene un po&#8217; perso, rimanendo soprattutto due validi elementi per la costruzione delle appassionanti azioni di partita. Qui e là hanno le loro sfide personali, ma risultano messi un po&#8217; in ombra dalle vicende di Sakuragi, Akagi e Rukawa.<br />
Gli altri &#8220;gregari&#8221; hanno vari ruoli, e sono tutti personaggi molto gradevoli e che fanno bene il loro lavoro: menzione speciale per Kogure, e per il suo momento di gloria pienamente meritato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Anche gli avversari non sono da meno: in ogni squadra che la Shohoku affronta ci sono elementi pericolosi, ma un paio rimangono presenti e diventano &#8220;nemici giurati&#8221; per i nostri protagonisti. Ad esempio Uozumi, Fukuda e soprattutto Sendo sono giocatori della Ryonan che fanno sputar sangue ai nostri eroi, senza tuttavia esser antipatici: infatti qui non ci sono nemici o cattivi, ma solo avversari in un sano spirito di sportività.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">La grafica, a mio parere, è davvero notevolissima per essere un anime del 1993: sopratutto i giocatori in campo sono ottimamente disegnati (non è facile avere corpi in movimento così dinamici che rimangano proporzionati), e anche le scenette disegnate in <em>super-deformed</em> sono spesso esilaranti.<br />
Anche l&#8217;audio è ben fatto, con le varie opening ed ending generalmente piacevoli (alcune più, altre meno).</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, è giusto ritenere Slam Dunk un caposaldo dell&#8217;animazione nipponica degli anni &#8216;90? Sicuramente sì. Ha qualche difetto e la lunghezza della serie può scoraggiare, ma una sportività notevole mischiata ad ottimi personaggi ed un umorismo che non è originalissimo ma non stanca mai rendono sicuramente il lungo viaggio con questa curiosa ma potente squadra emozionante e piacevole. Dispiace solo che la storia si tronchi in maniera un po&#8217; brusca, senza un finale definito.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Un&#8217;ultima osservazione: è anche simpatico vedere che le varie regole del basket vengono man mano introdotte e spiegate dal buffo Dr. T, che fa capire opportunità e problemi di varie tattiche d&#8217;attacco e difesa. Questo porta lo spettatore ad avvicinarsi anche allo sport in sé, ed è sempre una buona idea.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 8,5. Per il carattere di alcuni personaggi e per l&#8217;epicità di alcune sequenze sarei tentato a dar di più, ma bisogna riconoscere qualche difetto di ritmo e di carattere in alcuni personaggi che un po&#8217; si fa sentire.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi ama gli anime sportivi; chi segue gli anime dove si impara ad apprezzare i personaggi; chi vuol vedere degli intervalli in mezzo alle puntate con un engrish notevole.</span></p>
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		<title>Neo Tokyo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Madhouse Studios]]></category>
		<category><![CDATA[6.5]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[serio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre storie totalmente scollegate tra loro, da tre grandi maestri:
Neo Tokyo


Questo anime si compone, come detto, di tre storie diretta da tre grandi maestri dell&#8217;animazione giapponese per una durata complessiva di circa tre quarti d&#8217;ora: andiamo ad esaminarle più nel dettaglio.
Labyrinth Labyrinthos
Sachi è una bambina che sta giocando a nascondino con il suo gatto Cicerone, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1458&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Tre storie totalmente scollegate tra loro, da tre grandi maestri:</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Neo Tokyo</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="Neo Tokyo" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/maniemanie2.jpg" alt="" width="150" height="113" /><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size:small;">Questo anime si compone, come detto, di tre storie diretta da tre grandi maestri dell&#8217;animazione giapponese per una durata complessiva di circa tre quarti d&#8217;ora: andiamo ad esaminarle più nel dettaglio.</span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>Labyrinth Labyrinthos</strong><br />
Sachi è una bambina che sta giocando a nascondino con il suo gatto Cicerone, mentre la mamma prepara la cena: trovando il gatto in un orologio a pendolo, scopre il passaggio per un mondo assurdo e fantastico, dove tutto muta e cambia in un istante.<br />
Questo primo racconto è quasi completamente privo di senso: una volta finita la visione dell&#8217;opera completa si capisce che il suo significato è &#8220;introdurre&#8221; gli altri due lavori, sebbene in maniera molto indiretta, ma durante la visione si assiste in pratica ad una decina di minuti quasi senza senso. Sembra quasi di assistere ad un esercizio di stile da parte di Rintaro (creatore di <em>Capitan Harlock</em> e <em>Galaxy Express 999</em>), che però lascia molto poco allo spettatore. È un peccato, perché data la faraonica quantità di cambi di scena lo spettatore si trova a cercare un filo conduttore che in realtà è flebilissimo.</span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>The Running Man</strong><br />
Siamo in un oscuro futuro. Zach Hugh è uno dei più grandi corridori della Death Race, la corsa più pericolosa del mondo, corsa in piste quasi perpendicolari al terreno (su cui le vetture si tengono unicamente a causa della forza centrifuga) con bolidi potentissimi. Egli è oramai una leggenda, ed un giornalista dal gusto vagamente <em>noir</em> si reca all&#8217;autodromo per scrivere un pezzo su di lui&#8230; e per vedere la sua ultima gara.<br />
Questa storia ha decisamente più senso rispetto alla prima, ma manca di profondità. Gli eventi che accadono sono abbastanza semplici (d&#8217;altra parte, è dura fare un grande approfondimento in 11 minuti), ma non per questo spiacevoli: qualche scenetta qui e lì con un po&#8217; di sangue, inoltre, non fa mai male. Ci sono però alcune sequenze che secondo me male si intersecano nella narrazione principale, e che un po&#8217; rovinano il gusto del &#8220;corridore maledetto&#8221; inserendo altri elementi secondo me non necessari.<br />
Questo lavoro è diretto da Yoshiaki Kawajiri, e lo stile si riconosce: il produttore di <em>Ninja Scroll, Vampire Hunter D: Bloodlust</em> e <em>X</em> non passa inosservato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>Construction Cancellation Order</strong><br />
In ultimo, si arriva al lavoro principale, che occupa metà del tempo di produzione: il contributo di Katsuhiro Otomo (Akira, Memories, Steamboy&#8230; dicono nulla?) a quest&#8217;opera.<br />
Una grossa multinazionale sta costruendo un faraonico progetto in una nazione tropicale. Purtroppo, un colpo di stato ha fatto sì che il lavoro debba essere immediatamente fermato: purtroppo, l&#8217;unica persona a dirigere i lavori -che sono effettuati interamente da robot- non sembra raggiungibile, e bisogna fermare i lavori per impedire di buttare ulteriori soldi in un già epocale buco finanziario.<br />
Viene pertanto inviato un impiegato, Tsutomu Sugioka, a provvedere allo stop ai lavori: al suo arrivo si vede accolto dal robot #1, direttore lavori del sito di costruzione 444.<br />
Rapidamente ci si rende conto che bloccare il lavoro non risulterà semplice come pare: il robot pare ignorare qualsiasi comando in tal senso, ed inoltre preme i lavori in maniera sempre più folle per mantenere una teorica scadenza con ulteriori costi! Man mano si può seguire il decadimento del povero impiegato da direttore lavori a prigioniero, e del robot negli antri della pazzia cibernetica.<br />
Il lavoro è chiaramente molto semplice (si sta sempre ancora parlando di proiezioni di una 20ina di minuti), ma in questo caso -sebbene il finale avrebbe potuto essere un po&#8217; migliore- si riescono a dare molte informazioni in poco tempo, creare un ambiente interessante, un antagonista al protagonista temibile e delle scene molto intriganti.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Come riassunto di tutto ciò, si può pertanto dire che per i miei gusti solo un lavoro su tre è riuscito appieno: i primi due hanno varie lacune che ne rendono poco interessante la visione, mentre l&#8217;ultimo risulta godibile in maniera notevole.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Dal punto di vista artistico, sono rimasto assolutamente impressionato. Questi tre anime sono del 1986, ma la grafica è notevolissima anche per gli odierni standard: pensandola con gli occhi di allora, è quanto di più vicino ad un capolavoro visivo si possa immaginare. Molta meno attenzione è stata invece data alla parte sonora: un peccato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, vale la pena di guardare Neo Tokyo? Beh, dato che dura 40 minuti direi di sì, soprattutto per l&#8217;ultima storia. È un lavoro che mostra i suoi anni e che sicuramente tredici anni fa è stato un progetto innovativo, ma al giorno d&#8217;oggi altri lavori simili sono secondo me più meritevoli (Memories, per esempio). Questo non toglie che un&#8217;occhiata gliela si può dare comunque.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 6,5. I primi due lavori sono ben fatti, ma senz&#8217;anima: l&#8217;ultim, invece, nella sua semplicità colpisce il bersaglio.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi ama i cortometraggi; chi apprezza piccoli lavori di grandi artisti; chi vuol vedere un robot decisamente malmesso ma sicuramente ligio al suo dovere.</span></p>
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		<title>My Neighbors The Yamadas</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 21:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Studio Ghibli]]></category>
		<category><![CDATA[8]]></category>
		<category><![CDATA[divertente]]></category>
		<category><![CDATA[giorni nostri]]></category>
		<category><![CDATA[slice of life]]></category>

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		<description><![CDATA[Un film su una normale famiglia. Né più, né meno.
My Neighbors The Yamadas

Gli Yamada sono una tipica famiglia giapponese: nonna, padre, madre, figlio, figlia. Ognuno di loro ha il proprio caratterino, e nell&#8217;ora e quaranta di proiezione si assisterà a numerosi avvenimenti che li coinvolgono.
Come si può capire, ci troviamo di fronte all&#8217;archetipo dello slice [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1453&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Un film su una normale famiglia. Né più, né meno.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>My Neighbors The Yamadas</strong></span></p>
<p><img class="alignnone" title="My Neighbors The Yamadas" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/neighboryamadas1.jpg" alt="" width="150" height="99" /></p>
<p><span style="font-size:small;">Gli Yamada sono una tipica famiglia giapponese: nonna, padre, madre, figlio, figlia. Ognuno di loro ha il proprio caratterino, e nell&#8217;ora e quaranta di proiezione si assisterà a numerosi avvenimenti che li coinvolgono.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Come si può capire, ci troviamo di fronte all&#8217;archetipo dello <em>slice of life</em>: non c&#8217;è alcuna storia continuativa, e ci si ritrova di fronte a molteplici episodi della durata variabile tra i trenta secondi e i dieci minuti; tutto sta pertanto nelle mani di chi queste vicende le vive e le racconta.<br />
I personaggi, pertanto, ricoprono particolare importanza: i due protagonisti principali risultano essere i due genitori, ma anche gli altrihanno i loro spazi. In così poco tempo chiaramente non c&#8217;è spazio per uno sviluppo vero e proprio dei caratteri, ma si impara a conoscere abbastanza bene ognuno di loro; è stupefacente notare come in così poco tempo si riesca a capire i caratteri di chi compare sullo schermo in maniera quasi empatica, senza nemmeno bisogno di spiegazioni.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Le vicende in sé passano dal decisamente divertente al moderatamente scialbo, con una decente predilezione per la prima categoria. Si sta parlando di eventi di vita di tutti i giorni nella maniera più letterale del termine, e pertanto non ci si potrà aspettare sicuramente un gran colpo di scena ad ogni momento: ogni tanto si riesce tuttavia ugualmente a rimanere colpiti da qualche battuta (generalmente qualche uscita becera del figlio, solitamente abbastanza tranquillo). In altri casi, invece, la battuta finale non arriva e la vicenduola rimane senza mordente.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">I disegni sono estremamente particolari: essendo del 1999, sicuramente la Ghibli aveva tutto il <em>budget</em> necessario per fare qualsiasi cosa&#8230;ed è stato scelto uno stile assolutamente essenziale, come se si vedesse l&#8217;animazione di  uno sketch in via di produzione. Questo inizialmente colpisce, ma in seguito si nota che l&#8217;animazione in sé è invece molto ben fatta: ciò porta ad un curioso connubio tra disegno abbozzato ed espressività e motilità dei personaggi di buona qualità, dando un risultato davvero interessante.<br />
Le musiche non permeano ogni angolo del film ma quando ci sono risultano appropriate al tono sereno e rilassante che si viene a creare, e sono di ottima qualità.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, vale la pena vedere questo insolito lavoro? Secondo me sì, se si apprezzano le serie tranquille e pacifiche che parlano di vita di tutti i giorni in maniera diretta e quieta. È un ottimo spaccato di vita di una &#8220;buona famiglia&#8221;, e personalmente l&#8217;ho apprezzato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 8. Mezzo punto interamente per gli ultimi cinque minuti, col discorsino del capofamiglia e la versione giapponese di <em>que séra séra</em> cantata dall&#8217;intera famiglia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi vuole serenità e relax; chi vuole farsi un paio di risate con situazioni di vita di tutti i giorni; chi vuole conoscere il cane più inutile di sempre.</span></p>
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		<title>Hajime no Ippo: New Challenger</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 14:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Madhouse Studios]]></category>
		<category><![CDATA[8]]></category>
		<category><![CDATA[divertente]]></category>
		<category><![CDATA[giorni nostri]]></category>

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		<description><![CDATA[La seconda serie sul pugile col pugno d&#8217;acciaio:
Hajime no Ippo: New Challenger


Questa seconda serie da ventisei puntate inizia dopo il termine dell&#8217;ultimo OVA, in cui Ippo aveva difeso il titolo nazionale giapponese contro Sanada. Oramai il suo &#8220;compito&#8221; è la difesa della cintura, contro i continui assalti dei contendenti: riuscirà a mantenere il suo posto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1449&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">La seconda serie sul pugile col pugno d&#8217;acciaio:</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Hajime no Ippo: New Challenger</strong></span></p>
<p><strong><img class="alignnone" title="Hajime no Ippo: New Challenger" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/HnINC-2.gif" alt="" width="200" height="113" /><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size:small;">Questa seconda serie da ventisei puntate inizia dopo il termine dell&#8217;ultimo OVA, in cui Ippo aveva difeso il titolo nazionale giapponese contro Sanada. Oramai il suo &#8220;compito&#8221; è la difesa della cintura, contro i continui assalti dei contendenti: riuscirà a mantenere il suo posto sul ring? E come se la caveranno gli altri contendenti a lui vicini, nelle loro personali sfide?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Come si può capire, anche in questo nuovo capitolo di una delle serie sportive da me predilette la trama non ha un grande rilievo: in fin dei conti si sta parlando di boxe, e quindi non ci sono tanti fronzoli accanto a ciò.<br />
Iniziamo dalla novità più rilevante: tutto l&#8217;anime non è più incentrato su Ippo e sulle sue battaglie, ma verte soprattutto su altri boxeur a lui vicini o meno. Ippo ha un solo combattimento vero e proprio, mentre gli altri sono svolti tra altri sportivi che possono diventare successivamente suoi possibili avversari o di cui ci si interessa momentaneamente, ma lui personalmente non entra più in campo come vero e proprio protagonista: anche lo spettacolare incontro-cardine, che domina l&#8217;ultima parte della serie, vede come protagonista Takamura (che finalmente, dopo la prima serie in cui era solo una comparsa e un primo combattimento in questo in cui è l&#8217;ombra di sé stesso, di mostra di che pasta è fatto divenendo a tutti gli effetti il vero campione di questa serie).</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Sui combattimenti in sé ci sono diverse cose da dire: alcune positive, altre meno. Sicuramente dal punto di vista positivo si trova una miglior grafica, che meglio aiuta a convogliare i sentimenti dei partecipanti ai combattimenti: il rovescio della medaglia è che, seppur con un&#8217;ottima animazione, spesso nel momento dei colpi si ricorre al noioso trucchetto della &#8220;telecamera che vibra&#8221; di modo che non si capisca quasi cosa sia successo: uno dei maggiori piaceri delle scazzottate della prima serie era vedere l&#8217;impatto dei colpi e gli effetti devastanti che essi avevano, e qui ciò ci viene negato.<br />
In secondo luogo, alcuni potrebbero gradire il fatto che per decidere il vincitore non c&#8217;entrino più soltanto meri fattori di allenamento e abilità, ma che spesso ci siano elementi esterni (fisici o psicologici) che influiscono: personalmente, tuttavia, ho trovato tali espedienti ben poco interessanti, dato che vorrei vedere i miei eroi che nel meglio delle loro abilità fanno tutto quanto in loro potere per vincere, e non gente con la caghetta o persone che non vogliono colpire gli avversari per moviti vari!</span></p>
<p><span style="font-size:small;">I personaggi che popolano la serie sono quasi tutti quelli già conosciuti ed apprezzati nella prima serie, con alcune differenze.<br />
In primis, si può notare che al difuori del ring l&#8217;umorismo è notevolmente aumentato: già in precedenza Hajime no Ippo era un anime con una certa carica di comicità (grazie soprattutto alla demenza di Takamura e di Aoki), ma qui in questo ambito si sono superati. In alcuni punti ho riso di gusto come raramente anche delle serie dichiaratamente comiche riescono a fare, con battute ed espressioni davvero epiche. L&#8217;unico contrappasso da pagare per tale aumentata ironia è il fatto che Ippo, da sempliciotto, nella prima parte della serie sembra quasi diventare un idiota; personalmente la cosa mi è dispiaciuta un po&#8217;, ma certe battute erano davvero impareggiabili (ovviamente se si apprezzano le battutacce di dubbio gusto &#8211; stiamo sempre ancora parlando principalmente di Aoki e Takamura!).<br />
C&#8217;è tuttavia un aspetto che era un grande punto di forza delle prime 76 puntate e che qui è praticamente scomparso: gli avversari. Non che non ce ne siano, ma sono delle macchiette che servono solo come comparse, per quanto forti e devastanti, per presentare questo o quel problema con cui i protagonisti si devono scontrare. Inizialmente avevamo fenomenali contendenti del calibro di Mashiba, Vorg, Sendo&#8230; pezzi da 90 che venivano schierati contro Ippo e che davano corposità e massiccio interesse alle sfide. Qui invece non c&#8217;è nessuno che riesca anche solo minimamente a reggere la scena in tal modo: anche l&#8217;ultimo sfidante di Takamura, Hawk, in questo senso non vale che un&#8217;unghia di quanto erano i vecchi avversari. Davvero un peccato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il disegno, come detto sopra, è parecchio migliorato: ogni tanto sembra quasi troppo &#8220;plasticoso&#8221;, ma ciò accade davvero raramente e in linea di massima è un piacere da vedere. L&#8217;audio rimane di buona qualità, e i momenti <em>clou</em> vengono debitamente sottolineati con l&#8217;apporto musicale adeguato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, è stato fatto un passo indietro con questa seconda, attesissima serie di Hajime no Ippo? Purtroppo sì, anche se non di molto. È sempre un gran piacere da guardare, ci son sempre delle grandi scazzottate e ci si diverte sempre un bel po&#8217;; siamo però usciti dai canoni del mezzo capolavoro per tornare nelle ordinarie file della buona serie, dove però si riescono ad intercettare alcuni difettucci qua e là.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 8. Alcuni pezzi mi han lasciato un tantino perplesso, ma il combattimento finale di Takamura (eroe!) fa mantenere solidità all&#8217;intera serie mantenendola un vero piacere per gli amanti dei combattimenti.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi ha amato la prima serie; chi non si offende se il protagonista è quello che combatte meno di tutti; chi vuol vedere la famiglia con il peggior umorismo DI SEMPRE.</span></p>
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		<title>Xenosaga</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 20:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toei Animation]]></category>
		<category><![CDATA[5.5]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[robottoni]]></category>
		<category><![CDATA[serio]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un videogioco, una serie di fantascienza.
Xenosaga


Ci troviamo diverse migliaia di anni nel futuro. La terra è oramai un lontano ricordo: l&#8217;umanità vive in giro per le galassie, avendo sviluppato il sistema di viaggiare più veloci della luce.
Purtroppo una grande minaccia incombe sulle popolazioni dello spazio: delle terribili creature aliene, gli Gnosis, sono arrivati da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1444&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Da un videogioco, una serie di fantascienza.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Xenosaga<br />
<img class="alignnone" title="Xenosaga" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/XenoSagaA.jpg" alt="" width="150" height="113" /><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ci troviamo diverse migliaia di anni nel futuro. La terra è oramai un lontano ricordo: l&#8217;umanità vive in giro per le galassie, avendo sviluppato il sistema di viaggiare più veloci della luce.<br />
Purtroppo una grande minaccia incombe sulle popolazioni dello spazio: delle terribili creature aliene, gli Gnosis, sono arrivati da chissà dove e sembrano avere soltano interesse nel distruggere l&#8217;umanità e recuperare delle strane reliquie, chiamate Zohar.<br />
I protagonisti della serie vengono colti in uno di questi assalti, mentre stavano trasportando una reliquia: ma perché questi misteriosi esseri insistono negli attacchi? Riucirà Kos-Mos, la superarma senziente, a capovolgere le sorti della battaglia? E tutto ciò potrebbe esser correlato alla guerra che 14 anni prima sconvolse l&#8217;ordine galattico?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Inizio premettendo di non aver mai giocato al videogioco da cui questa serie è tratta, e pertanto la valutazione verrà effettuata unicamente sulla visione distaccata dal prodotto di base.<br />
Come si può vedere, in principio viene messa parecchia carne al fuoco. Il problema è che, in questa serie di sole tredici puntate, la carne al fuoco è davvero troppa! Probabilmente, nella fretta di infilare nel poco spazio tutte le nozioni necessarie, ne è venuto fuori un minestrone pressoché incomprensibile. Ripensandoci a posteriori posso dire di aver più o meno capito la storia, ma durante la visione di chiaro c&#8217;era davvero poco.<br />
Si inizia parlando della superminaccia degli Gnosis e dell&#8217;importanza di recuperare le reliquie, e poi tutto ciò viene prontamente dimenticato; in seguito, si va a scoprire un po&#8217; cosa era successo negli anni passati, con il supporto di alcuni nuovi personaggi; successivamente, intrigo politico! Che male non ci sta mai. Alla fine si cestina tutto quanto sopra elencato per far comparire un ultracattivo di cui s&#8217;era vagamente accennato prima, per avere una conclusione tutta esplosioni e discorsi buonisti, senza gran senso.<br />
Si può vedere di fondo come le varie cose siano collegate, ma è un indizio lasciato alla necessariamente fervida immaginazione dello spettatore perché di tempo per spiegare cosa sta accadendo non ce n&#8217;è.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Lo sviluppo dei personaggi segue purtroppo lo stesso ritmo: correndo attraverso i compiti a loro assegnati, i protagonisti e i loro accompagnatori non riescono ad avere un sufficiente spazio per evolversi o spiegarsi. Qui e là si ha qualche <em>flashback</em> (pienamente prevedibile, di solito) che dovrebbe spiegare qualcosa in merito alle motivazioni o ai rapporti di un personaggio con qualcun&#8217;altro. Tutto ciò risulta invece soltanto tedioso, perché spiega cose che già si son capite (per forza, se no non si sarebbe riuscito ad afferrare nulla della trama) oppure eventi che alla fine sono irrilevanti.<br />
Ogni tanto qualcuno tenta di sviluppare la propria personalità, ma anche in questo caso si cade nella banalità più totale.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Xenosaga, nella sua versione animata, fa qualche accenno a delle problematiche decisamente interessanti: inizialmente si parla di integrazione dei cyborg e di altre creature simili nella società umana, con prese di posizione abbastanza tipiche ma comunque condivisibili. In seguito viene sfiorato in lontananza anche qualche accenno di religione, ma tutti questi possibili approfondimenti -che avrebbero sicuramente giovato alla profondità della serie- risultano affrettati quanto le altre sezioni dell&#8217;anime.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">I disegni non sono nulla di speciale: per essere del 2005 ci si può aspettare molto di più. Anche la CG non è granché, e i combattimenti non colpiscono particolarmente.<br />
L&#8217;opening è curiosa e graziosa, senza parole nella canzone ma interessante; l&#8217;ending avrebbe potuto essere davvero orecchiabile se non fosse stata cantata con un engRish davvero terrificante.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, Xenosaga è un fallimento su tutta la linea? Beh, non mi spingerei così oltre: sicuramente esistono prodotti peggiori. Il massacrante ritmo che è stato imposto alle puntate, tuttavia, ha richiesto un prezzo altissimo alla trama, ai personaggi e alla gradevolezza della visione.<br />
Probabilmente il gioco, avendo molto più tempo per potersi sviluppare, riesce a fare molto meglio in tutti questi aspetti: tristemente, questo lavoro come <em>stand-alone</em> non riesce a reggersi in piedi.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 5,5. Qualche momentino quasi interessante, nella prima parte, c&#8217;era anche: purtroppo si è fermato lì.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi ha giocato al gioco, e non si offende a vedere solo una frazione degli avvenimenti narrati; chi ama robottoni e belle donne che sparano raggi laser a caso senza un preciso perché; chi si chiede perché, quando si ha un&#8217;arma potentissima, non la si usa ogni volta che si può.</span></p>
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		<title>Ima, Soko ni Iru Boku</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 16:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anime International Company, Inc.]]></category>
		<category><![CDATA[8.5]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[tragico]]></category>

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		<description><![CDATA[In alcune serie, la luce alla fine del tunnel semplicemente non c&#8217;è.
Ima, Soko ni Iru Boku


Shu è un ragazzo qualsiasi, che ha avuto una giornataccia perdendo malamente un incontro di kendo e vedendo la ragazza dei suoi sogni andare via con un altro. Tornando a casa vede, sul comignolo di una fabbrica abbandonata, una ragazza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1440&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">In alcune serie, la luce alla fine del tunnel semplicemente non c&#8217;è.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Ima, Soko ni Iru Boku<br />
<img class="alignnone" title="Ima, Soko ni Iru Boku" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/nowandthen4.jpg" alt="" width="150" height="112" /><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Shu è un ragazzo qualsiasi, che ha avuto una giornataccia perdendo malamente un incontro di kendo e vedendo la ragazza dei suoi sogni andare via con un altro. Tornando a casa vede, sul comignolo di una fabbrica abbandonata, una ragazza seduta che fissa il tramonto: decide pertanto di andare a farle compagnia.<br />
D&#8217;improvviso, tuttavia, dal nulla compaiono delle specie di dragoni metallici che tentano di rapire la poveretta, che si chiama Lala Ru; Shu decide di tentare di proteggerla, con l&#8217;esito di venir teletrasportato insieme a tutti quanti i presenti in un mondo alternativo, dall&#8217;aspetto postapocalittico! Egli viene gettato in prigione ed in seguito arruolato come soldato nell&#8217;esercito del perfido e psicopatico re Hamdo, che punisce ogni minimo sgarro con la morte.<br />
Riuscirà Shu a salvare Lala Ru dalle grinfie del malefico regnante? Ma chi è in realtà la misteriosa ragazza? E come si potrà fare a fermare la follìa distruttrice che sta falcidiando l&#8217;intero pianeta?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Nei primi minuti la serie pare una delle tante sulla crescita di un ragazzo, ma rapidamente si capisce che il tono è totalmente diverso: è infatti uno degli anime con meno speranza e positività che mi sia capitato di vedere, paragonabile probabilmente solo a <em>Grave of the Fireflies</em> (che tratta anche argomenti simili).<br />
Si assiste infatti ad una micidiale guerra, che però si differenzia da molte altre che vengono rappresentate solitamente: in questo caso è una guerra di pezzenti che uccidono altri pezzenti con la speranza che prima o poi il tutto finisca. Una guerra tra poveri e tra disperati, comandati da qualcuno che si disinteressa totalmente alle loro vite.<br />
Non viene rispettato alcun diritto umano, non c&#8217;è pietà, non c&#8217;è salvezza: per rifornire i ranghi che si assottigliano a seguito delle battaglie i soldati sono obbligati a razziare altri villaggi, uccidere gli uomini (potrebbero ribellarsi) e prendere bambini, ragazzi e donne. I giovani diventeranno nuovi soldati-bambino, e le donne verranno ingravidate per fornire -sul lungo periodo- ulteriori truppe: in seguito, i nuovi rapiti andranno a razziare un altro villaggio e via dicendo, in un infinito vortice di oppressione e violenza.<br />
Se tutto ciò sembra fin troppo orribile, si può tuttavia pensare che è ciò che accade anche al giorno d&#8217;oggi in alcune guerre tra le popolazioni più povere del pianeta: il fatto che nessuno ne parli mai non nasconde il problema, che questo anime porta alla luce in maniera abbastanza diretta.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Andando nello specifico della storia, si può dire che la trama non è particolarmente complessa ma funziona e porta a comprendere bene l&#8217;entità della disperazione che colpisce i vari personaggi che si muovono all&#8217;interno delle puntate.<br />
I due protagonisti, ironicamente, sono quelli che hanno meno sviluppo e i cui personaggi sono meno interessanti: Shu è il solito fastidioso protagonista che rimane positivo nonostante le incredibili nefandezze che accadon attorno a lui, e Lala Ru è semplicemente un personaggio muto e immobile, che serve solo ad avere un obiettivo su cui Hamdo si focalizza, e permette lo svolgimento della trama.<br />
I coprotagonisti, invece, portano alla luce interessanti aspetti: praticamente chiunque ha una storia tragica alle spalle, e i diversi modidi relazionarsi con le perdite e gli abusi subiti sono ben realizzati.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Nella prima parte della storia si assiste alla vita di Shu e di coloro che sono attorno a lui nella fortezza di Hamdo, Hellywood: è secondo me la parte più interessante poiché in molte diverse maniere si vede come ognuno tenti di aggrapparsi alle poche speranze residue, e come provi a vivere senza pensare agli orrori che vengono giornalmente commessi.<br />
Nella seconda metà della serie, con l&#8217;uscita di Shu e Lala Ru dalla fortezza, ci sono un paio di puntate un po&#8217; sotto tono: tutta la serie ha un passo relativamente lento (senza tuttavia arrivare al punto di diventare noioso), e con l&#8217;entrata in scena della cittadina di Zari Bars ogni tanto alcune scene vengono un po&#8217; troppo dilungate. I problemi cambiano, risultando secondo me un po&#8217; meno interessanti di quelli inizialmente affrontati, ma probabilmente ciò accade perché il concetto di &#8220;violenza vs pace&#8221; è trattato in molti altri lavori, e pertanto colpisce di meno.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il disegno non è niente di eccezionale: l&#8217;anime risale a dieci anni fa, ma in effetti ci sono altri lavori degli stessi anni con uno stile molto migliore. Anche le musiche non mi hanno particolarmente colpito, con opening ed ending carine ma che mal si adattano all&#8217;ambiente cupo e senza speranza che la serie trasmette.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma: Ima, Soko ni Iru Bok (anche chiamato Now and Then, Here and There) è secondo me un ottimo lavoro che tratta argomenti che difficilmente si incontrano altrove, e che magari può anche far riflettere qualcuno su quanto l&#8217;essere umano può diventare crudele nelle dovute circostanze. Ci sono alcuni difetti (personaggi non eccezionali, storia un po&#8217; lenta, finale deboluccio), ma rimane comunque una serie che vale la pena di vedere se si riesce a sopportare di guardare tredici puntate senza mai sorridere nemmeno una volta.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 8,5. Insolita serie che mi ha spiazzato, e che in alcuni punti mi ha davvero colpito.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi pensa che la guerra sia cosa buona e giusta; chi desidera un po&#8217; di tristezza e tragedia proiettata sullo schermo; chi vuol vedere quanto a lungo un bastone di legno può durare in una serie.</span></p>
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		<title>Bottle Fairy</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 19:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>khorn3</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un breve e candido anime sulle abitudini giapponesi viste dagli occhi delle fate.
Bottle Fairy


Kururu, Chiriri, Sarara e Hororo sono quattro fatine grandi più o meno 10-15 centimetri, che desiderano diventare umane e vivono a casa di un ragazzo (dal nome sconosciuto, sempre e solo chiamato Sensei-san), per fare il loro &#8220;apprendistato&#8221; ed imparare gli usi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=khorn3.wordpress.com&blog=4568139&post=1436&subd=khorn3&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Un breve e candido anime sulle abitudini giapponesi viste dagli occhi delle fate.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Bottle Fairy<br />
<img class="alignnone" title="Bottle Fairy" src="http://www.anime-source.com/banzai/images/reviews/bottlefairy1.jpg" alt="" width="150" height="112" /><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Kururu, Chiriri, Sarara e Hororo sono quattro fatine grandi più o meno 10-15 centimetri, che desiderano diventare umane e vivono a casa di un ragazzo (dal nome sconosciuto, sempre e solo chiamato <em>Sensei-san</em>), per fare il loro &#8220;apprendistato&#8221; ed imparare gli usi ed i costumi del popolo giapponese. Riusciranno del loro intento? In che modo vedranno, da un mondo totalmente diverso, il mondo che conosciamo?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Questo anime è composto da tredici brevi puntate, di una dozzina di puntate l&#8217;una: ognuna è dedicata ad un singolo mese, più una puntata conclusiva. Passando mese dopo mese, si elencano le varie scadenze che un bambino/ragazzo medio incontrerà nel suo anno di vita in Giappone: Natale, Capodanno, San Valentino, gli esami, le vacanze estive,&#8230; è una buona base per conoscere come vengono affronate le più comuni festività che si incontrano nelle terre nipponiche (in buona parte molto diverse dalle nostre). Altre trame non ce ne sono: le quattro protagoniste, mese dopo mese, usano la loro intensa immaginazione per vivere in maniera tutta loro i vari avvenimenti con cui entrano in contatto.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Purtroppo l&#8217;umorismo in tali situazioni è abbastanza carente: il tono è estremamente leggero (ed immagino che il target di questo anime siano i bambini), ma raramente ci scappa anche un solo sorriso. Il ritmo è lento e gli avvenimenti sono pochi, rendendo il tutto parecchio lento &#8211; va bene fare una serie rilassata, ma soprattutto con un&#8217;utenza giovane bisogna mantenere alta l&#8217;attenzione!<br />
Inoltre gli sketch non sono esattamente brillanti, con un solo personaggio che qui e là riesce a strappare un paio di sorrisi: Hororo, la svampita del gruppo, che ogni tanto effettivamente riesce a tirar fuori qualcosa di buono. Buona parte degli scherzi è basata su incomprensioni linguistiche, particolarmente facili con la lingua del sol levante, ma anche capendoli (grazie alle spiegazioni dei gentili subber) non sono propriamente divertenti: altre serie, usando lo stesso sistema, riescono a fare un lavoro molto migliore.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il disegno è accettabile in virtù dello stile dell&#8217;anime, anche se non si tratta esattamente di capolavori. L&#8217;opening (e, seppur in misura minore, l&#8217;ending) è estremamente azzeccata per l&#8217;ambiente che si sviluppa durante la serie, mentre le musiche durante le puntate sono praticamente inesistenti: peccato.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Insomma, Bottle Fairy vale il paio d&#8217;orette di tempo che occupa? Purtroppo, tirando le somme, credo che la risposta sia più no che sì. È interessante l&#8217;aspetto &#8220;educativo&#8221; che può fornire ad una persona che è a digiuno di abitudini ed usi giapponesi, ma purtroppo non può offire altro: i personaggi sono banalotti seppur simpatici, la trama non esiste e la parte comica è forse la parte più mancata di tutte.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Voto: 5,5. Purtroppo non raggiunge la sufficienza, sebbene qui e lì qualche punto di carineria ci sia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Consigliato a: chi vuole farsi una piccola cultura sulle feste dei bambini; chi adora i personaggi teneri e non troppo svegli; chi vuol vedere delle fate sotto vetro.</span></p>
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