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Anime Reviews

Genius Party Beyond 21 febbraio 2010

Filed under: Studio 4°C — khorn3 @ 02:49
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…Lo Studio 4°C si cimenta nuovamente con l’animazione sperimentale.

Genius party Beyond


Questo è il “sequel” di Genius Party: la stessa casa produttrice ha deciso di rimettersi all’opera creando cinque corti, della durata variabile tra i 13 e i 19 minuti, scollegati tra loro; com’è ovvio, ognuno dei corti ha le sue caratteristiche distintive.

Senza entrare nel dettaglio di ognuno dei lavori dico innanzitutto che, paragonato al primo lavoro, si trovano un po’ di spunti di riflessione in meno. Questo non vuol dire che i corti siano brutti (a mio parere solo uno può esser classificato come tale, mentre ce n’è uno un po’ inutile e gli altri tre sono valevoli, ognuno a modo suo), ma in quest’occasione ci si è orientati di più sull’aspetto dell’animazione -in alcuni casi impressionante e psichedelica- e meno sul lato riflessivo o indagatorio.
Questo di per sé non pregiudica in toto il prodotto, che visivamente parlando se la cava meglio del suo predecessore: puntare meno sulla riflessione e più sull’impatto immediato, per dei corti, può essere una tattica vincente. Nuovamente, la riuscita varia a dipendenza dei lavori.

L’animazione è ottima in Dimension Bomb e Toujin Kit, gradevole in Gala, carente in Moondrive e brutta in Wanwa the Doggy. L’audio segue più o meno gli stessi canoni (con l’eccezione di Toujin Kit, che di musica semplicemente non ne ha); se si cercano esperienze visive o acustiche, alcuni dei lavori qui contenuti potrebbero interessare.

Voto: 8. Segue il suo predecessore anche nel voto, anche se con caratteristiche vagamente diverse: rimane gradevole da seguire, occupa poco tempo e sicuramente fornisce qualcosa di diverso dal solito.

Consigliato a: chi si diverte con gli esperimenti fatti dai maestri dell’animazione; chi apprezza piccole storie senza pretese; chi si vuol fondere il cervello con Dimension Bomb.

 

Ani*Kuri 15 7 febbraio 2010

…15 minuti per 15 cortometraggi di 15 maestri d’animazione differenti.

Ani*Kuri 15


La NHK ha chiesto a 15 tra i più famosi produttori di anime dei nostri giorni di realizzare ognuno un cortometraggio della durata di un singolo minuto: nessun’altra indicazione è stata data. Con che idee verranno fuori i maestri del nostro tempo?

Con questa semplice introduzione, si assiste alla proiezione di cinque micrometraggi, di 60 secondi ciascuno. Sono ovviamente di tanti tipi diversi: alcuni comici, altri tristi, altri ancora semplici esercizi di stile: devo dire di averne graditi particolarmente 5, ed averne trovati altri 7 non spettacolari ma godibili: solo in tre casi sono rimasto piuttosto deluso dal risultato. Per un lavoro del genere, ritengo sia una buona media: spesso produzioni sperimentali come queste producono visioni di qualità abbastanza scadente.

Devo dire che, comunque, sono rimasto un po’ perplesso dalla scelta degli studi coinvolti nel progetto. Sicuramente sarà stato per problemi di contratto o per mancati accordi, ma alcune delle più grandi case produttrici sono rimaste fuori. Niente Studio Ghibli, niente SHAFT, niente J.C. Staff, niente Sunrise; vero, ci sono altre grandi case (come la mia amata Gainax, che ha anche fatto quello che secondo me è il miglior corto di tutti), ma sarei stato felice di vedere i lavori di altri artisti.

La grafica, ovviamente, è altalenante. Alcuni lavori hanno un tratto molto bello, in maniere molto diverse le une dalle altre: un paio degli episodi sono invece raffazzonati, alcuni volutamente (e quindi l’effetto è interessante), altri meno (e quindi l’effetto è ‘na patacca).
L’audio è generalmente ben curato, toccando l’eccellenza in un paio di pezzi.

Insomma, si può dire che Ani*Kuri 15 è un esperimento ben riuscito: non ritengo sia un capolavoro di alcun genere, ma in fin dei conti non è facile convogliare delle emozioni in soli 60 secondi: in molti casi, qui ci si è riusciti.

Voto: 8,5. Quindici minuti ben spesi, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i cortometraggi; chi vuol vedere lavori originali ed insoliti; chi vuol finalmente vedere il debutto negli anime di DOMO-KUN!!!!

 

Steamboy 30 novembre 2009

Filed under: Studio 4°C,Sunrise — khorn3 @ 08:49
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…Otomo alle prese con il passato: un esperimento decisamente curioso!

Steamboy


Ci troviamo nel 1866, in Inghilterra. Il mondo sta venendo conquistato dalla potenza del vapore, che muove macchine impressionanti: la Grande Esibizione di Londra è alle porte, e chissà quali meraviglie mostrerà al mondo.
Ray Steam è un ragazzino che lavora come manutentore di macchine a vapore in una tessitoria di Manchester. È figlio e nipote di due grandi scienziati, Lloyd e Edward Steam: essi sono però lontani, in giro per il mondo ad effettuare esperimenti e scoperte sul mondo delle macchine a vapore, e lui è a casa con la madre. Nel tempo libero si diletta nel costruire un monociclo a vapore (se non c’è una simil-moto assurda in una storia, Otomo non è contento…), fino al giorno in cui riceve un pacco dal nonno: esso contiene un misterioso pezzo, che viene subito reclamato con violenza dalla compagnia per il quale i due scienziati lavorano. Ray fugge come ordinatogli dal nonno, ma potenti mezzi vengono messi sulle sue tracce e riescono a catturarlo: a cosa serve tale componente? Come mai tanto dispendio d’energie per recuperarlo? Cosa si nasconde dietro al duro lavoro del padre e del nonno?

Iniziamo dapprima a valutare la cosa più negativa di questo film da due ore e sei minuti: la trama. Inizialmente la stessa sembra decisamente intrigante, con misteriose organizzazioni e parenti con segreti da nascondere: in breve tempo diventa un minestrone di situazioni senza senso e di personaggi che agiscono a caso. Il protagonista stesso, Ray, si muove senza enfasi o energia in mezzo ad una storia che via via si dimostra sempre più confusa e senza un punto d’arrivo preciso: soprattutto nell’ultima mezz’ora gli avvenimenti perdono qualsiasi senso, e si assiste ad un rovinoso crollo di quanto rimaneva di personaggi in gioco.

Questi ultimi, infatti, non si distanziano molto dai livelli della trama: in principio essi sembrano decisi e ben delineati, per diventare confusi ed indecisi quando dovrebbero invece agire: di alcuni non si capisce del tutto l’utilità (Scarlett immagino dovrebbe servire a far ragionare lo spettatore sull’utilizzo errato che si può fare della scienza – argomento sul quale sembra fallimentarmente vertere l’anime – ma in realtà risulta soltanto fastidiosa ed inutile per l’intera durata della proiezione.
Altri invece sono contradditori con sé stessi: I tre membri della famiglia Steam creano alleanze ed inimicizie tra loro senza apparente motivo, per cambiare le stesse ogni cinque minuti senza apparente motivo.

A questo punto ci si potrà dire: ma c’è un motivo per il quale vale la pena vedere Steamboy? La risposta è sì, e tale motivo risiede nell’impressionante grafica e tecnica utilizzata nella realizzazione del film. È vero, di serie con una buona grafica ce ne son tante, ma qui si arriva a dei livelli davvero impressionanti di dettaglio e coinvolgimento visivo. Per quanto la storia sia una mezza pataccata, non si riescono a togliere gli occhi dalle assurde ed intriganti macchine a vapore che dominano buona parte delle scene, unitamente a paesaggi davvero ben realizzati. Normalmente il comparto grafico per me è solo relativamente importante, ma in questo caso (soprattutto se si può vedere una versione in alta definizione) l’aspetto tecnico diventa predominante e riesce a zittire buona parte dei dubbi che si formano nella testa, soffocandoli con un semplice “oooh che bello”.

L’audio è invece nella norma, senza particolari virtuosismi: fa il suo dovere e nulla più.

Insomma, Steamboy è un film da evitare, per la sua trama, o da vedere, per la sua grafica? È una dura scelta. Io mi son goduto la visione tentando di distaccare la mente dall’intricata e illogica trama che si dipanava dinnanzi a me, ed in questo modo lo show è risultato godibile; chiunque cercasse una storia con un minimo di spessore o dei personaggi degni del ruolo di protaonisti, dovrebbe guardare altrove.

Voto: 6. Ero tentato ad innalzarlo fino al 6,5 per la spaventosa realizzazione visiva, ma gli abissi nella trama si fanno davvero sentire parecchio.

Consigliato a: chi vuol far scintillare gli occhi spegnendo il cervello; chi adora le ambientazioni del passato con elementi steampunk qui e là; chi si vuol chiedere quale era il concetto di sicurezza sul lavoro, nel 1800.

 

Genius Party 17 agosto 2009

Filed under: Studio 4°C — khorn3 @ 08:56
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…Quando lo Studio 4°C unisce gli sforzi di diversi autori, per una serie di corti.

Genius Party

Questo OVA è composto da sette diversi “corti”, creati da differenti autori di grande fama: tra le altre produzioni create da tali personaggi, figurano titoli come tutta la serie di Macross, Cowboy Bebop, Samurai Champloo, Animatrix,… insomma, di certo non roba da poco!

Ovviamente ognuno dei sette corti ha trama, disegno e passo diverso, ma una cosa è tenuta in comune: tutti tentano di portare un concetto allo spettatore, al fine di farlo riflettere. Alcuni tendono maggiormente al comico, altri al tragico, altri ancora inondano di concetti e parole: bisogna comunque tenere sempre le orecchie ben aperte per riuscire a seguire i discorsi. Si passa dal parlare dell’esistenza di Dio al discutere di un amore mai nato, dal meditare sul futuro della proliferazione umana al riflettere su quanti “noi stessi” esistono all’interno della nostra mente, e via dicendo. I vari corti possono essere presi come storielle a sé senza particolare profondità, ma a quel punto risulteranno decisamente noiosi: bisogna pensarci su un po’ per poter trarre qualcosa di buono dalla visione.

Anche il disegno cambia per ogni corto, ma personalmente (a parte due episodi, “Shangai Dragon” e “Baby Blue”) ho trovato la qualità abbastanza bassa, dovuta probabilmente all’approccio sperimentale dell’opera. L’audio è invece curato molto meglio, con una colonna sonora interessante.

Insomma, è difficile descrivere una serie di corti così diversi tra loro: si può tuttavia dire che Genius Party è un progetto sperimentale abbastanza ben riuscito, che tramite diversi punti di vista di diversi autori consegna allo spettatore degli spunti di riflessione, alcuni più semplici ed altri più intricati, per far funzionare un po’ il cervello. Questo non può mai essere un male.

Voto: 8. Sperimentale al massimo, e non tutti i corti sono troppo apprezzabili: si lascia però guardare con piacere, e un paio di vicende sono decisamente interessanti.

Consigliato a: chi ama gli esperimenti; chi vuol vedere cosa fanno sette autori famosi quando vien lasciata loro carta bianca; chi si chiede cosa sarebbe la prima cosa che un bambino non troppo sveglio desidererebbe, se avesse la possibilità di avere tutto ciò che vuole.

 

First Squad: The Moment of Truth 17 agosto 2009

Filed under: Studio 4°C — khorn3 @ 12:07
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…Nella seconda guerra mondiale, occultismo e presenze dall’inferno vengono combattute per sconfiggere le SS!

First Squad: The Moment of Truth

Ci troviamo nel 1942. La guerra sul fronte russo/tedesco sta oramai continuando da diverso tempo, e le forze in campo tentano di usare ogni mezzo per sopraffarre l’avversario.
Nadya è una giovane medium russa che ha il potere di prevedere il futuro. Dopo un assalto aereo, torna spaesata al Cremlino: scopre in tal sede di esser stata allevata per anni presso una scuola militare al fine di creare delle truppe che possano resistere anche alla morte.
Le truppe tedesche stanno ora per evocare dei malvagi spiriti dal passato, per poter cambiare le sorti della battaglia: l’abilità di Nadya di prevedere i “momenti della verità”, cioé i momenti in cui la storia viene decisa, potrà portarla a salvare l’uomo giusto al momento giusto. Ma riuscirà a farlo da sola? Oppure dovrà richiamare dall’oltretomba i suoi ex-commilitoni? Riusciranno a combattere contro uno spirito che da 700 anni medita vendetta?

L’ambientazione in cui si svolge questo film (interamente parlato in russo, nella sua versione originale) è decisamente curiosa: abbiamo la seconda guerra mondiale che impazza nello sfondo, ma cavalieri medievali e spade sono all’ordine del giorno. Il connubio è tuttavia ben creato, e risulta intrigante.
La trama in sé è abbastanza originale: raramente i buoni vanno a cercare alleati nelle file dei trapassati, ma in questo caso ciò viene fatto. L’unica cosa che può veramente lasciar perplessi è che, più che un film, alla fine risulta essere quasi un trailer: vengono messi in gioco tutti gli elementi della storia, viene dato l’inizio alle ostilità, vengono effettuati i primi scontri… e poi il tutto finisce. Mi auguro che una serie venga a seguire, perché sarebbe peccato buttare così un’ambientazione che fornisce parecchi spunti.

I personaggi sono ben fatti: Nadya passa da un inizio di totale confusione (dopo il bombardamento) ad una risoluzione ferrea. Il cambiamento potrebbe parere subitaneo, e il trucco del “avevi perso la memoria, in realtà sei un supersoldato” non mi è mai piaciuto molto, però la transizione non infastidisce più di tanto. Gli altri membri del gruppo sono un po’ anonimi (anche perché non c’è tempo per svilupparli), ma formano un bel gruppo d’attacco che ha la possibilità di creare un bel macello sul campo di battaglia.
I combattimenti sono infatti ben fatti, anche se non hanno fatto urlare al miracolo assoluto: sono comunque gradevoli e son ben piazzati all’interno della storia.

Un altro punto interessante di First Squad è l’introduzione, qui e là, di brevi pezzi di finte interviste a sopravvissuti di guerra (non disegnati, ma in carne ed ossa). Per quanto la trama sia chiaramente fantasiosa, tutto ciò aiuta a dare l’impressione di assistere ad un documentario più che ad un’opera di finzione, e questo porta ad immedesimarsi meglio nella storia.

I disegni sono di ottima qualità e sono animati bene: le musiche non mi hanno particolarmente colpito, ma il sottofondo è comunque ben realizzato.

In definitiva, First Squad: The Moment of Truth è un simpatico film su un passato alternativo all’interno della seconda guerra mondiale, che fornisce sempre milioni di spunti per rivisitazioni. Qui e lì qualche perplessità sulla logica della trama può esistere, ma si lascia comunque apprezzare soprattutto per le parti d’azione e per alcune idee davvero simpatiche: un simil-templare a cavallo che salta in una trincea a decapitare a spadate i soldati russi è davvero qualcosa che bisogna vedere.

Voto: 8. Speriamo ce ne sia ancora, e della stessa qualità.

Consigliato a: chi apprezza le ambientazioni storiche rimaneggiate; chi ama gli anacronismi voluti; chi vuole ascoltarsi un po’ di russo parlato su disegni giapponesi.

 

Mind Game 12 aprile 2009

Filed under: Studio 4°C — khorn3 @ 11:44
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Disegni casuali e storia casuale per un film casuale.

Mind Game

Nishi è un perdente. Ha una personalità debole, e non è mai riuscito a dichiarare il proprio amore alla ragazza che da anni vorrebbe, a causa della sua debolezza caratteriale.
In seguito ad un fortuito incontro con quest’ultima, dopo parecchio tempo che non si vedevano, si ritrovano al ristorante della famiglia di lei (oramai prossima al matrimonio) a chiacchierare. La pace viene però turbata da due Yakuza che hanno conti da regolare col padre di Myon… e nella confusione, Nishi rimane ucciso. Solo dopo un colloquio con Dio decide di riprovare a vivere dando tutto sé stesso per non sprecare più alcuna occasione. Ma come regolerà i conti con la Yakuza? E le ancor più incredibile vicende che lo vedranno coinvolto riusciranno a distruggere il suo ritrovato ottimismo?

Mind Game inizia i suoi 100 minuti di durata in maniera molto particolare, con una storia che parrebbe abbastanza confusa: si chiarisce però sin da subito quanto sopra detto, e quindi la trama in sé non è un grande problema: è tutto il resto a quadrar ben poco.
Dopo gli eventi sopra narrati, che occupano la prima 20ina di minuti, l’anime si evolve in maniera totalmente causale e sconclusionata: disegni, avvenimenti ed intermezzi sono senza senso apparente, e difficilmente si riescono a giustificare come eventi che servono per la crescita dei personaggi: almeno metà del film è imho inutile ai fini narrativi. Ci troviamo pertanto con un anime che non ha una trama accettabile… bisognerà pertanto cercare nel messaggio un motivo d’esistere. Il messaggio che potrebbe riassumere il tutto è quello he si legge nei primissimi minuti a schermo: “la vita è cosa ne fai tu di essa”. È un concetto sacrosanto e mai troppo ripetuto, ma ci sono tanti altri film e tante altre serie che riescono a far passare questo messaggio in maniera più piacevole e articolata. Forse solo gli ultimi sviluppi sono degni di nota (prima che si svolga la scena conclusiva), con Nishi che prende finalmente in mano la situazione e decide cosa fare del suo destino, ma non basta per giustificare tutto il resto.

I personaggi sono forse una delle poche cose che in questo anime potrebbero salvarsi: bisogna dire che Nishi fa una prevedibile ma buona evoluzione. Gli altri tre protagonisti sono abbastanza inutili sebbene ognuno abbia i suoi pensieri, ma fondamentalmente reggono il gioco a Nishi.

Per usare un francesismo, i disegni fanno davvero cagare. Sono brutti parecchio, per scelta dei produttori: qui e là ci sono infatti alcune splendide immagini, ma il 99% del tempo ci si ritrova con dei disegni di qualità estremamente bambinesca, un po’ come Kaiba. Bisogna dire che in alcune sequenze tale stile ci sta anche bene, perché rende il tutto ancor più visionario: sono però eccezioni, e generalmente l’occhio soffre parecchio.
La colonna sonora è invece curata meglio, con parecchi pezzi di molti stili differenti che fanno da sottofondo ai momenti principali della serie.

Insomma, a me Mind Game proprio non è piaciuto. C’è chi lo paragona ad FLCL per l’apparente mancanza di senso che nasconde messaggi più impliciti, ma in questo caso non viene proprio la voglia di cercarli. Un disegno carentissimo e una struttura confusionaria e dispersiva fa passare tutto l’interesse che potrebbe esserci in un film creato da dei pazzi che però non hanno saputo convogliare al meglio le loro idee.

Voto: 5. Credo sia uno di quegli anime che o si ama o si odia, e quindi capirei se altre persone lo trovassero geniale: io sono però dall’altra parte della barricata, e mi sarei potuto risparmiare la visione.

Consigliato a: chi non è infastidito dai brutti disegni; chi cerca una storia che punta verso lo sviluppo di un personaggio positivo; chi ha sempre amato la storia di Giona.

 

Detroit Metal City 19 febbraio 2009

Filed under: Studio 4°C — khorn3 @ 11:59
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Death metal, pop scandinavo e delirio a non finire.

Detroit Metal City

Negishi è un ragazzo che vive a Tokyo, lontano dalla famiglia, ed è un chitarrista che ama la musica pop scandinava. Per motivi misteriosi, è tuttavia finito ad essere il cantante e chitarrista del gruppo death metal più famoso della città, i Detroit Metal City, e per non incorrere nelle ire della sua produttrice è costretto a far violenza a sé stesso salendo sul palco e cantando di morte, stupro e violenza mentre egli vorrebbe solo canzoni d’amore e dolcezza! Come farà a sopravvivere con questa terribile doppia personalità? Riuscirà a mantenere nonostante tutto il gruppo sulla cresta dell’onda musicale?

Questa serie, composta da 12 puntate di soli 13 minuti, mi ha spazzato via il cervello già solo con la sigla iniziale. Quando iniziano a verificarsi i vari avvenimenti che portano avanti le ministorielle, mi sono piegato in due dal ridere come non facedo da parecchio tempo.
La trama delle vicende è bene o male sempre la solita: Negishi non vorrebbe più impersonarsi con Krauser II -un uomo che le leggende narrano abbia ucciso i suoi genitori e poi ne abbia stuprato i cadaveri-, ma in seguito si trova costretto a calarsi nella parte nuovamente… con sempre maggior convinzione. Questo non toglie tuttavia che gli sketch siano totalmente ilari (anche se un po’ volgarotti, contando che viene ululata a pieni polmoni la parola più volgare della lingua giapponese), e tutto ciò che capita porta a situazioni sempre più idiote e con commenti dei fan assolutamente meravigliosi.

I personaggi non hanno chiaramente il tempo di svilupparsi, ma alcuni risultano spettacolari a primo impatto: Negishi in primis è azzeccatissimo, soprattutto mentre canta di morte e intanto pensa alla sua famiglia lontana; il batterista è un indemoniato satanico che ogni volta che apre bocca dice innominabili oscenità bofonchiate sottovoce; la manager è una donna che definire grezza è ancora riduttivo (il modo migliore che ha per dire “mi piace” è “mi fa bagnare talmente tanto che una trota potrebbe vivermi nella BEEEEP”), e che quindi innalza ulteriormente il livello di beceraggine di questa serie.

I disegni, in tutta onestà, sono bruttini soprattutto all’inizio. Una volta fatta l’abitudine risultano accettabili, ma è innegabile che in questo comparto lo Studio 4C° ha lasciato parecchio a desiderare, a parte in alcuni live dove la grafica è decisamente migliore. Ciò ricorda però altri lavori come Cromartie High School: i disegni sono scarsi, ma l’accoppiata di essi con la totale stupidità delle azioni produce un mix curiosamente funzionante.
La colonna sonora è, per gli amanti del genere, di primissimo ordine: parecchie canzoni metallare sono ascoltabilissime (in primis la grandiosa opening), e anche quelle pop sono ben fatte (come la ending, che il povero protagonista non riesce mai a cantare per intero durante la serie).

Insomma, se avete un paio d’orette da buttare in un anime assolutamente divertentissimo, che comprende volgarità, metal, concerti becerissimi e trovate trash che più trash non si può… non guardate oltre, perché l’Imperatore è giunto dall’inferno per voi!

Voto: 9,5. Era davvero tanto che non ridevo così.

Consigliato a: chi ama il metal; chi ama ridere; chi vuole conoscere il Porco Schiavo Masochista del Capitalismo.

 

Comedy 26 dicembre 2008

Filed under: Studio 4°C — khorn3 @ 07:10
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Un cortometraggio di dieci minuti, sognante e inquietante.

Comedy

Siamo circa ad un paio di secoli fa. Un villaggio di campagna è minacciato dalle truppe inglesi, che stanno per arrivare a mettere a ferro e fuoco tutto: una bambina del villaggio corre al vecchio castello abbandonato poiché si narra che in tale luogo viva un leggendario guerriero, capace di sconfiggere intere armate da solo. Lo stesso però chiede unicamente di essere pagato in libri antichi (al tempo una vera rarità)… riuscirà a salvare il villaggio?

Questo lavoro dello Studio 4°C, anche chiamato Kiseki, è quantomeno curioso. Ovviamente in dieci minuti non si riesce ad avere una connessione con i personaggi, ma risultano comunque immediatamente molto affascinanti; il seppur breve arco narrativo porta inoltre ad un’inquietante scoperta verso la fine del cortometraggio.

L’animazione è curiosa, con un tratto molto caratteristico: può piacere o meno, e a me è risultata congeniale. La musica è quasi assente, e quindi difficilmente valutabile.

Insomma, Comedy è un piccolo esempio di animazione peculiare, davvero godibile nella sua brevità. Non porta elementi rivoluzionari al mondo degli anime, ma la sua particolare impostazione lo fa sicuramente ricordare anche in mezzo a tante altre serie, forse più blasonate ma più convenzionali.

Voto: 8. Da vedere: in ogni caso, son solo dieci minuti!

Consigliato a: chi apprezza una storia di meno di un quarto d’ora; chi vuol vedere quanto può essere potente un guerriero… particolare; chi vuole chiedersi perché si chiama Comedy, se da ridere c’è ben poco.

 

Memories 31 ottobre 2008

Filed under: Bandai Visual Co., Ltd.,Studio 4°C — khorn3 @ 05:20
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Un OVA alquanto inusuale:

Memories

Questo OVA di quasi due ore è diviso in tre storie completamente separate, e realizzate da tre autori diversi: le valuterò pertanto separatamente tirando le conclusioni alla fine.

Parte 1: Magnet Rose

Attorno al 2090, facciamo la conoscenza di un gruppo di astronauti che si occupano della pulizia dei relitti spaziali attorno alla terra. I quattro lavoratori, tornando alla base, ricevono un SOS da un relitto in una zona poco frequentata, e decidono di andare a soccorrere il malcapitato.
Si ritrovano davanti ad un’astronave dall’apparenza abbandonata della grandezza di un asteroide, ed entrano per cercare sopravvissuti, rimanendo non poco sorpresi all’entrata. Sembra difatti che l’interno della nave sia preso direttamente da una villa ottocentesca… chi ha mandato l’SOS? Ciò che vedono è ciò che davvero è?

In questo anime si ha un inizio di ottima fantascienza (sopratuttto per le questioni tecniche e fisiche: la parte scientifica è particolarmente ben curato), ed in seguito ci si ritrova immersi in un ambiente che pare quello del film Shining. La qualità di disegni, tecnica e narrativa è davvero altissimo: basti pensare che chi l’ha prodotto ha fatto anche lavori dello stampo di Akira, Paprika e Perfect Blue, con la colonna sonora realizzata da Yoko Kanno con in aggiunta dei pezzi di opera lirica di Maria Callas (ed è tutto dire).

Parte 2: The Stink Bomb

Attorno ai giorni nostri, un dipendente di una ditta farmaceutica tenta di farsi passare il raffeddore con una medicina sperimentale. Purtroppo l’effetto non è quello sperato, e il malcapitato si ritrova suo malgrado un corpo dai poteri mortali senza poterci fare niente, e come se non bastasse i militari hanno tutta l’intenzione di fermare il suo viaggo a Tokyo…

Questa parte ha un senso di humor nero decisamente più pronunciata rispetto alla prima sezione. La trama è interessante e curiosa (è diretto dalla stessa persona che ha diretto Neon Genesis Evangelion e Ghost in the Shell, mica quisquilie), anche se forse lo sviluppo risulta un po’ irreale; dal punto di vista tecnico anche in questo caso nulla da eccepire e il finale, anche se forse un po’ scontato, è davvero simpatico.

Parte 3: Cannon Fodder

In un tempo imprecisato, ci si trova in tempo di guerra. La città non è che un agglomerato di cannoni e fabbriche di proiettili, e ognuno lavora per rifornire la macchina bellica. Seguiamo quindi una giornata di una famigliola con i suoi vari compiti: chi va a scuola, chi lavora in fabbrica, chi fa funzionare i cannoni.

In questo caso, ci troviamo dinnanzi ad un lavoro molto sperimentale sia per stile del disegno sia per montaggio del lavoro stesso. Sicuramente nella mente di chi ha realizzato questa parte c’era l’intenzione di un lavoro di denuncia e di riflessione, ma personalmenteho trovato soltanto un ennesimo prodotto che critica la way of life della Germania durante la seconda guerra mondiale, e di tutte le situazioni simili. Una guerra senza motivo, una vita senza scopi, una libertà nulla: sono argomenti importanti, ma la solita minestra riscaldata dopo un po’ annoia.

In definitiva, i tre lavori sono -secondo me- messi in ordine di qualità: il primo è un capolavoro assolutamente imperdibile, soprattutto per chi ama il mistero e la fantascienza; il secondo è ironico e ben realizzato, anche se abbastanza irreale; il terzo è molto sperimentale e può comunque piacere, anche se non ha incontrato i miei gusti.
In ogni caso il tutto dura un paio d’ore, che possono benissimo reggere alti e bassi dei vari episodi.

Voto: 8,5. Più alto (e molto) per il primo episodio, più basso (un po’) per l’ultimo.

Consigliato a: chi ama Otomo Katsuhiro e i suoi lavori; chi vuole un paio d’ore di storie quantomeno inusuali, di vario genere; chi vuole farsi venire i brividi al suono di musica d’opera.

 

 
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