Quando il futuro non è roseo, e il dark si fa strada.
Ergo Proxy

Real Mayer è la nipote del reggente di Romdeau Dome, una città ipertecnologica totalmente isolata dal resto del mondo oramai contaminato, ostile e quasi inabitabile. La vita è regolata da robot e Autorave, che si sono via via fatti più umani nelle fattezze e negli atteggiamenti.
Da qualche tempo un nuovo virus Cogito, si impadronisce delle menti di questi “robot-assistenti”, rendendoli capaci di pensiero indipendente e quindi pericolosi: vengono pertanto eliminati da una squadra apposita.
A seguito di una segnalazione in tal senso Real incontra un mostro che di robotico non ha nulla, e di cui nessuno sembra sapere nulla: fare domande non è permesso, e il segreto deve rimanere totale. Dopo un attacco nel suo bagno in cui Real viene attaccata da un mostro e difesa da un altro essere misterioso, la sua storia si intreccia fittamente con Vincent, un immigrato che di lavoro va a caccia di autorave infetti.
Scoperta dopo scoperta, la storia si complica e si fa sempre più sinistra…
Questo anime è stato chiaramente pensato per un pubblico occidentale: i ripetuti riferimenti alla cultura europea, il fatto che la Geneon USA ci abbia messo mano, lo stile stesso del disegno e mille piccoli dettagli fanno notare che è molto occidentalizzato come anime. Questo non infastidisce, ma all’occhio abituato ai classici disegni giapponesi colpisce parecchio.
L’ambientazione è oscura e triste: lo stile cyberpunk è pienamente presente in Ergo Proxy, e si fa notare in tutta la sua oppressività.
La storia stessa è molto intricata ma non totalmente incomprensibile: nonostante un paio di dettagli non spettacolari e qualche inspiegato rallentamento (come le due puntate di sogni, fondamentalmente inutili, verso la fine) scorre bene e rimane interessante. L’ambiente stesso, come detto, supporta molto bene la trama stessa, fondendosi in maniera ottimale.
I personaggi, purtroppo, non spiccano altrettanto. I due personaggi principali non brillano per originalità (l’eroina decisa e testarda, lo sfigato inabile e timido), e ogni tanto si comportano in maniera non troppo logica (soprattutto Real, che si fida quando non dovrebbe e non si fida quando dovrebbe…). Menzione a parte per Pino, una bambina autorave infetta che fa compagnia ai due protagonisti: è un personaggio meraviglioso, di una semplicità disarmante ma che risulta più genuina e apprezzabile dei suoi alleati umani.
Anche i momenti in cui Ergo Proxy tenta di fare un po’ di filosofia spicciola sono abbastanza noiosi: i ragionamenti sono giusti e logici, ma non sono il tipo di ragionamento che lascia qualcosa. Sembrano inutili filosofeggiamenti fini a sé stessi: peccato.
I disegni, come detto prima, sono particolari ed inusuali: questo non vuol assolutamente dire che non siano belli. Dopo il disorientamento iniziale li ho trovati molto belli, e si nota una cura del dettaglio molto minuziosa.
Per quanto concerne le musiche… beh, si consideri che il main theme è stato realizzato dai Radiohead; non hanno sicuramente badato a spese. La canzone iniziale è difatti estremamente piacevole, a l’audio durante le puntate -anche se lunghi periodi di silenzio permeano molte situazioni- sono di buona fattura.
Il finale lascia la porta spalancata per un seguito, e io lo spero vivamente: le premesse che sono state create in questa serie potrebbero portare ad un ottimo seguito, molto interessante.
Voto: 8. Non eccelso, ma piacevole prodotto. Tecnica ineccepibile, peccato per lo scarso impegno nei protagonisti e nelle parti più “ragionate”.
Consigliato a: chi vuole un anime dall’ambiente depressivo; chi vuole un anime che non si immerga nei soliti riferimenti filonipponici a noi incomprensibili; chi vuol vedere un robot con un virus che suona il pianoforte, ridendo e cantando.







