Khorne

Anime Reviews

Lista anime recensiti 17 settembre 2008

Archiviato in: Anime Reviews — khorn3 @ 09:42

Benvenuti nel mio blog, in cui troverete una descrizione di tutto ciò che riguardi i disegni animati giapponesi e che mi sia mai passato sotto mano!

In questo post trovere in elenco tutti gli anime recensiti in ordine alfabetico, per poterli avere subito a colpo d’occhio: qualsiasi recensione è linkata in questa lista tutta cliccabile a vostro piacere.

Rimane comunque valido strumento la funzione “cerca” qui a destra, in caso di bisogno!

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2×2 = Shinobuden , 3×3 Eyes , 5 centimeters per second

A

Abenobashi Magical Shop , Afro Samurai , Akagi , Akane Maniax , Akira , Amaenaideyo , Amatsuki , Angel Sanctuary , Angel’s Tail , Ani*Kuri 15 , Animation Runner Kuromi , Appleseed , Appleseed Ex Machina , Armored Trooper VOTOMS: Pailsen Files , Avatar: The Last Airbender , Ayakashi , Ayakashi – Japanese Classic Horror , Azumanga Daioh

B

Baccano! , Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto , Bakuretsu Tenshi , Bamboo Blade , Baoh Raihousha , Bartender , Basilisk , Battle Programmer Shirase , Beyond The Clouds , Black Cat , Black Lagoon , Blood: the last vampire , Blue Drop , Bokurano , Bokusatsu Tenshi Dokuro-Chan , Boogiepop Phantom , Bottle Fairy , Bounen no Xamdou , Bubblegum Crisis , Bubblegum Crisis: Tokyo 2040

C

Canvas: Motif of Sepia , Chaos; HEad , Chi’s Sweet Home , Chobits , Chrno Crusade , Claymore , Code Geass: Lelouch of the Rebellion , Code Geass: Lelouch of the Rebellion R2 , Combustible Campus Guardress , Comedy , Comic Party , Comic Party Revolution , Cowboy Bebop , Cromartie High School , Cybernetics Guardian

D

Daicon III & IV , Dai Mahou Touge , Darker Than Black , Dead Leaves , DearS , Death Note , Demon City Shinjuku , Dennou Coil , Detective Academy Q , Detroit Metal City , Di Gi Charat , Dogs:  Stray Dogs Howling in the Dark , Doujin Work , Druaga no Tou: the Aegis of Uruk

E

Ebichu , Ef – A Tale of Memories , Ef – A Tale of Melodies , Eiken , El Cazador de la Bruja , Elfen Lied , Ergo Proxy , Escaflowne: The Movie , Eureka Seven , Excel Saga

F

Fate: stay night , Final Approach , First Squad: The Moment of Truth , FLCL , Freedom , Fruits Basket , Full Metal Alchemist , Full Metal Panic , Full Metal Panic: FUMOFFU , Futakoi , Futakoi Alternative

G

Gakuen Alice , Gankutsuou , Gantz , Ga-Rei Zero , Genius Party , Genshiken , G-Gundam , Ghiblies , Ghost Hound , Ghost Hunt , Ghost in the Shell , Ghost in the Shell: Solid State Society , Ghost in the Shell 2 – Innocence , Ghost in the Shell: Stand Alone Complex , Ghost in the Shell: Stand Alone Complex 2nd GiG , Gilgamesh , Girls Bravo , Goku Sayonara Zetsubou Sensei , Golden Boy , Grappler Baki , Grappler Baki 2 , Grave of the Fireflies , Great Teacher Onizuka , Green Green , Gun X Sword , Gunbuster , Gunbuster 2 , Gungrave , Gunslinger Girl , Gyagu Manga Biyori

H

Hajime no Ippo , Hajime no Ippo: New Challenger , Hanbun no Tsuki ga Noboru Sora , Hani Hani – Operation Sanctuary , Hatenkou Yuugi , Hayate no Gotoku , He is my Master , Hellsing , Heroic Age , Hidamari Sketch, Hidamari Sketch X365 , Highlander: Search for Vengeance , Higurashi no Naku Koro ni , Higurashi No Naku Koro Ni Kai , Hikaru no Go , Honey & Clover , Hoshi No Koe , Howl’s Moving Castle , Hunter X Hunter , Hunter X Hunter OVA Serie 1 , Hunter X Hunter OVA Serie 2 , Hunter X Hunter OVA Greed Island Final , Hyakko

I

Ichigo 100% , Ichigo Mashimaro , Ikkitousen , Ikkitousen: Dragon Destiny , Ikkitousen: Great Guardians , Ima, Soko ni Iru Boku , Initial D , Innocent Venus

J

Jin-Roh: The Wolf Brigade , Jojo’s Bizarre Adventures

K

Kaiba , Kaleido Star , Kamen no Maid Guy , Kamisama Kazoku , Kannagi , Kanojo to Kanojo no Neko , Karas , Kare Kano , Kiki’s delivery service , Kimi Ga Nozomu Eien , King of Bandit Jing , Kino no Tabi , Kite , Kite Liberator , Koi Kaze , K-ON! , Kurenai, Kurozuka , Kyoukara Ore Wa!! , Kyou no Go no Ni , Kyouran Kazoku Nikki

L

La Maison en Petit Cubes , Laputa , Last Exile , Law of Ueki , Legend of the Galactic Heroes , Lovely Complex , Lucky Star , Lucky Star OVA , Lupin III: The Castle of Cagliostro

M

Macross Frontier , Mahou Sensei Negima , Mai Hime , Mai Otome , Mai Otome 0 – S.ifr , Majin Tantei Nogami Neuro , Majokko Tsukune-chan , Manabi Straight! , Maria+Holic , Master of Mosquiton , Melody of Oblivion , Memories , Metropolis , Mezzo Danger Service Agency , Michiko to Hatchin , Millennium Actress , Minami-Ke , Mind Game , Mizuiro , Mnemosyne , Mobile Suit Gundam 1 , Mononoke Hime , Monster , Moonlight Mile , Moyashimon , Murder Princess , Mushishi , Muteki Kanban Musume , My Neighbors The Yamadas

N

Nana , Nausicaä of the Valley of the Wind , Neko no Ongaeshi , Neo Tokyo , Neon Genesis Evangelion , Ninja Scroll , Nodame Cantabile , Nodame Cantabile: Paris Chapter , Noein , Nuku Nuku DASH , Nuku Nuku OAV

O

One Outs , Onegai Teacher , Only Yesterday , Ouran High School Host Club , Outlaw Star , Over Drive

P

Pale Cocoon , Panda Kopanda , Pani Poni Dash , Paprika , Paranoia Agent , Penguin Musume Heart , Perfect Blue , PlanetES , Pom Poko , Popotan , Porco Rosso , Potemayo , Princess Tutu , Project Arms , Project ICE , Puchi Puri Yuushi , Puni Puni Poemy

R

Re: Cutey Honey , Read or Die , Real Drive , REC , Record of Lodoss War OAV , Record of Lodoss War TV , Redline , Rental Magica , Rocket Girls , Royal Space Force: the Wings of Honneamise , Rozen Maiden , Rurouni Kenshin , Rurouni Kenshin: Reminescence

S

Saishuuheiki Kanojo , Samurai 7 , Samurai Champloo , Sayonara Zetsubou Sensei , School Rumble , School Rumble: San Gakki , Scrapped Princess , Seirei No Moribito , Serial Experiments LainSeto no Hanayome , Seto no Hanayome OVA , Shakugan No Shana , Shigofumi , Shigurui , Shikabane Hime , Shingetsutan Tsukihime , Shion no Ou , Shounan Jun’ai-Gumi , Sketchbook ~full color’s~ , Skip Beat! , Skullman , Slam Dunk , Sola , Solty Rei , Soukyuu No Fafner , Soul Eater , Special A , Speedgrapher , Spice and Wolf , Spirited Away , Steamboy , Stellvia of the Universe , Strait Jacket , Summer Wars , Sword of the Stranger

T

Tales From Earthsea , Tengen Toppa Gurren Lagann , Tengen Toppa Gurren Lagann: Guren-Hen , Tengen Toppa Gurren Lagann: Lagann-hen, Tenjou Tenge , Terra e , Texhnolyze , The Big O , The Melancholy of Haruhi Suzumiya , The Third , This Ugly and Beautiful WorldToki wo Kakeru Shoujo , Tokimeki Memorial: Only Love , Tokyo Godfathers , Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou , Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku , Tonari No Totoro , Toradora! , Toshokan Sensou , Trigun , Trinity Blood , Trouble Chocolate , Tsukuyomi Moon Phase , Twelve Kingdoms

U

Ultimate Survivor Kaiji , Utawarerumono

V

Vampire Hunter D: Bloodlust , Vandread , Venus Versus Virus , Vexille , Video Girl Ai , Vision of Escaflowne

W

Welcome to the NHK! , Whisper of the Heart , Wicked City , World Destruction , Wrath of the Ninja

X

X , Xenosaga , xxxHoLic , xxxHoLic: Kei

Y

Yakushiji Ryoko no Kaiki Jikenbo , Yamato Nadeshiko Shichi Henge , You’re Under Arrest , Yumeria

Z

Zaion – I wish you were here , Zoku Sayonara Zetsubou Sensei

 

Ani*Kuri 15 7 febbraio 2010

…15 minuti per 15 cortometraggi di 15 maestri d’animazione differenti.

Ani*Kuri 15


La NHK ha chiesto a 15 tra i più famosi produttori di anime dei nostri giorni di realizzare ognuno un cortometraggio della durata di un singolo minuto: nessun’altra indicazione è stata data. Con che idee verranno fuori i maestri del nostro tempo?

Con questa semplice introduzione, si assiste alla proiezione di cinque micrometraggi, di 60 secondi ciascuno. Sono ovviamente di tanti tipi diversi: alcuni comici, altri tristi, altri ancora semplici esercizi di stile: devo dire di averne graditi particolarmente 5, ed averne trovati altri 7 non spettacolari ma godibili: solo in tre casi sono rimasto piuttosto deluso dal risultato. Per un lavoro del genere, ritengo sia una buona media: spesso produzioni sperimentali come queste producono visioni di qualità abbastanza scadente.

Devo dire che, comunque, sono rimasto un po’ perplesso dalla scelta degli studi coinvolti nel progetto. Sicuramente sarà stato per problemi di contratto o per mancati accordi, ma alcune delle più grandi case produttrici sono rimaste fuori. Niente Studio Ghibli, niente SHAFT, niente J.C. Staff, niente Sunrise; vero, ci sono altre grandi case (come la mia amata Gainax, che ha anche fatto quello che secondo me è il miglior corto di tutti), ma sarei stato felice di vedere i lavori di altri artisti.

La grafica, ovviamente, è altalenante. Alcuni lavori hanno un tratto molto bello, in maniere molto diverse le une dalle altre: un paio degli episodi sono invece raffazzonati, alcuni volutamente (e quindi l’effetto è interessante), altri meno (e quindi l’effetto è ‘na patacca).
L’audio è generalmente ben curato, toccando l’eccellenza in un paio di pezzi.

Insomma, si può dire che Ani*Kuri 15 è un esperimento ben riuscito: non ritengo sia un capolavoro di alcun genere, ma in fin dei conti non è facile convogliare delle emozioni in soli 60 secondi: in molti casi, qui ci si è riusciti.

Voto: 8,5. Quindici minuti ben spesi, a mio parere.

Consigliato a: chi apprezza i cortometraggi; chi vuol vedere lavori originali ed insoliti; chi vuol finalmente vedere il debutto negli anime di DOMO-KUN!!!!

 

Dead Leaves 7 febbraio 2010

Archiviato in: J. C. STAFF — khorn3 @ 07:12
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…50 minuti che definire frenetici è decisamente riduttivo.

Dead Leaves


Retro (chiamato così perché al posto della testa ha un vecchio televisore) e Pandy (perché ha una macchia attorno all’occhio destro che la fa sembrare un panda) si svegliano in mezzo ad una città, nudi e senza alcun ricordo. Decidono di effettuare una serie di rapine e crimini assortiti, per i quali vengono inseguiti da tutta la polizia della città: riescono ad annichilire praticamente tutte le forze dell’ordine, ma in seguito ad un incidente vengono catturati e mandati nella prigione di Dead Leaves, situata si quel che resta della luna, apparentemente esplosa in eventi precedenti alla storia qui narrata.
Riusciranno i due eroi a fuggire dalla prigione di massima sicurezza? Cosa si nasconde dietro all’apparente istituto penitenziario?

La storia, in pratica, non è nulla più di una fuga da una prigione. C’è una parvenza di trama in sottofondo, in cui si parla di clonazione e creazione di armi senzienti, ma non è nulla più di una scusa per far esplodere un altro po’ di cose.
Dead Leaves è infatti, senza dubbio alcuno, l’anime più frenetico, confusionario, esplosivo e schizoide che mi sia mai capitato di vedere: anche lavori come FLCL o Mind Game, in confronto, sembrano tranquille passeggiate al parco. Penso che ci siano al massimo tre minuti in tutto in cui non ci siano sparatorie, esplosioni, lotte ed inseguimenti: l’intero tempo di proiezione è tempestato di tali elementi, sempre più assurdi ed incredibili.

I personaggi, come si sarà già potuto capire dalla sommaria descrizione dei due protagonisti, sono quantomeno assurdi: i prigionieri sono geneticamente mutati e pertanto c’è gente che ha proboscidi da elefanti, testicoli in fronte, teste da Moai, trapani in mezzo alle gambe,… qualsiasi cosa senza senso possa venirvi in mente, c’è. Ovviamente non c’è alcun approfondimento dei caratteri, in quanto non ce n’è alcun bisogno: per far esplodere tutto non è necessario.

La grafica è, a dir poco, inusuale: gli amanti del classico stile giapponese potrebbero trovare decisamente inaccettabile tale tratto, ma personalmente l’ho trovato – seppur non tra i miei modi di disegno preferiti – adeguato al tenore iperadrenalinico che Dead Leaves presenta. A volte il tutto diventa fin troppo confuso per essere compreso, ma dopo qualche minuto l’occhio si abitua e la visione diventa sorprendentemente accettabile.
Le musiche non hanno invece quasi alcun ruolo, anche perché la quasi totalità del tempo c’è qualcosa che sta esplodendo o qualcuno che sta urlando. Qui e là, tuttavia, qualche finezza acustica viene presentata: sentire funiculì funiculà in un anime è qualcosa di quantomeno inusuale.

In definitiva, si può dire che Dead Leaves mette le cose in chiaro sin da subito: è un OVA dove le cose saltano in aria, vengono affettate o crivellate di colpi. Nient’altro.
Uno stile un po’ più accurato nel disegno o una qualsivoglia logica nella trama avrebbero potuto giovare alla visione, ma penso che ciò non sia mai stato nelle intenzioni dei produttori.

Voto: 7. Va a far compagnia a Redline: buono per l’aspetto fracassone, e nulla più.

Consigliato a: chi vuol spegnere il cervello per 50 minuti, e veder deflagrare tutto: chi vuol vedere un anime violento, volgare, sboccato, stupido, becero ma non per questo orrendo; chi vuol vedere il ciclo vitale più veloce della storia: dal concepimento alla morte per vecchiaia in qualche ora.

 

Dogs: Stray Dogs Howling in the Dark 7 febbraio 2010

Archiviato in: David Production — khorn3 @ 04:35
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…Un’oretta di pistole e sparatorie, nel mondo della malavita.

Dogs: Stray Dogs Howling in the Dark


Questo breve anime si compone di quattro OVA di circa quindici minuti, che raccontano la storia di quattro personaggi legati in maniera differente ad un mondo che con la legalità non ha molto a che spartire. C’è chi è un assassino a pagamento, chi una spadaccina in addestramento, chi un informatore segreto e via dicendo: in ognuna delle puntate si segue la vicenda di uno di loro, che si intreccia con quelle degli altri. Ma chi sono questi quattro personaggi? Come mai sono finiti in questo mondo? Cosa stanno cercando?

Le quattro brevi storie narrate sono abbastanza semplici e lineari: viene presentato un personaggio, si fa capire un po’ chi è e da dove arriva, lo si fa combattere e poi tutto si conclude. In meno di un quarto d’ora per ognuno non c’è molto spazio per fare altro: i personaggi risultano pertanto parecchio abbozzati, e le loro reali motivazioni non traspariscono quasi mai.
Fino a qua non c’è nulla di male, ma bisogna dire che in tre delle quattro storie si ripete lo stesso errore: all’inizio si preannuncia una tamarraggine estrema (cosa positiva), poi si incontra un cattivo che pare quasi demoniaco (cosa positiva)… e poi finisce tutto con qualche colpo di pistola nelle gambe, forse qualche morto qui e là e il cattivone che si pente e fa il discorsetto di presa di coscienza prima di lasciarci le penne (cosa MOLTO negativa). È peccato perché tutte le vicende iniziano con un buon passo, e anche un breve sviluppo avrebbe potuto essere più interessante ed affascinante.

I combattimenti in sé sono abbastanza gradevoli: togliendo la seconda storiella (che ha un taglio decisamente più comico delle altre tre), ci sono qui e là scene di decente/buona qualità che coinvolgono pistole, spade e pugnali: non ci si deve aspettare il miracolo, ma qualche sequenza interessante si riesce a trovare senza troppa fatica.

Il disegno è buono, il movimento è fluido, l’occhio ne è contento: le musiche risultano invece un pochino anonime.

Insomma, vale la pena guardarsi Dogs: Stray Dogs Howling in the Dark? Se si ha un’oretta da occupare a cervello spento, potrebbe esser preso in considerazione. La più grande lamentela che mi sento di fare, tuttavia, è che più che una serie sembra un teaser che preannuncia qualcosa di più grosso: questi quattro OVA sono infatti stati creati come prequel del relativo manga, che va avanti da parecchio tempo.
Questo in sé non è un difetto (vedasi ad esempio il buon lavoro fatto con Ga-Rei Zero), ma in questo caso si viene davvero lasciati con un assaggino di un mondo che si capisce essere estremamente più grande, e poco più.

Voto: 6,5. Non è malaccio, in fin dei conti: l’inconsistenza delle trame e l’incompletezza giocano però un grosso ruolo.

Consigliato a: chi apprezza gli ambienti di illegalità e malessere; chi cerca sparatorie e accoltellamenti; chi vuol conoscere il bar Buon Viaggio, dove pare che tutte le storie del mondo s’incontrino.

 

Legend of the Galactic Heroes 7 febbraio 2010

Archiviato in: Kitty Films — khorn3 @ 02:48
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…Le vicende di un’era futura, tra eroismo, guerra e politica.

Legend of the Galactic Heroes


Ci troviamo in un distante futuro, a migliaia di anni da oggi. Il viaggio interstellare è oramai una realtà, e la galassia conosciuta è abitata da due grandi nazioni, in guerra tra loro: da una parte c’è l’Impero, governato dalla dinastia dei Goldenbaum come una monarchia, mentre dall’altra parte c’è l’Alleanza dei Pianeti Liberi, guidata da un parlamento eletto democraticamente. Le due inconciliabili realtà si danno guerra oramai da moltissimi anni, ma ci sono due astri nascenti che porteranno ad una svolta definitiva: nell’Impero il giovane conte Reinhard von Lohengramm sta guadagnando importanza con le sue conquiste militari, ed uguale strada sta prendendo Yang Wenli sul fronte dell’Alleanza. Quando questi due titani si scontreranno, a quali esiti porterà? E quale è, in definitiva, il governo che meglio può guidare una galassia? Quante altre variabili bisognerà tenere in conto nei giochi di potere delle forze in campo?

Questo lungo anime di 110 puntate racconta molte cose. Di per sé è la storia di una guerra, e di ciò che accade dopo di essa: in realtà nasconde molto altro, forse anche più importante.
Si viene infatti posti davanti a domande tutt’altro che stupide, e paragoni tra democrazia ed autocrazia scevri da preconcetti. Vengono mostrati pregi e difetti dei vari tipi di governo in maniera semplice ma funzionale: inizialmente sembra che i Goldenbaum siano il male, con il loro sistema sociale che ricorda la Francia pochi anni prima della rivoluzione, e che la democrazia si portatrice di libertà: con l’andare della storia, si capisce tuttavia che un’autocrazia guidata da un buon reggente può funzionare molto meglio di un collettivo litigioso, corrotto ed assetato di potere. I protagonisti stessi (soprattutto Yang Wenli) si chiedono talvolta quale sia la strada giusta per la pace ultima, ed è una domanda che non può non toccare anche lo spettatore.
Vengono inoltre mostrate anche altre derivazioni del potere: ci sono fazioni più piccole che però, come nel mondo attuale, hanno un’importanza molto maggiore della loro effettiva grandezza. Un forte potere economico o un credo religioso manipolato a dovere possono guidare a loro volontà entità molto più massicce, e penso che non ci sia bisogno di fare esempi ai giorni nostri per potersene rendere conto.
In alcune puntate vengono anche tenute mini-lezioni di storia, alcune molto interessanti: è facile vedere come ci siano parallelismi con la nostra storia recente (regicidio, nazismo, apartheid e via dicendo) che posono mostrare in maniera chiara come si può arrivare a certe aberrazioni nonostante la partenza da un sistema democratico e funzionante.

Parlando della guerra in sé, bisogna dire una cosa: se si cercano battaglie spaziali con effetti grandiosi e atti eroici, questa è la serie sbagliata. I combattimenti sono mostrati in maniera quasi esclusivamente tattica (non per nulla i due protagonisti sono degli strateghi, e non dei guerrieri), e le battaglie non si vincono con mosse azzardate ma con l’astuzia. I combattimenti corpo a corpo sono abbastanza rari, ma quando hanno luogo sono abbastanza sanguinari: generalmente, però, di sangue ne si vede poco (anche se i morti nelle battaglie si contano a decine di migliaia).
Va inoltre detto che, oltre che sul campo di battaglia, la guerra viene anche condotta in altri modi: come già accennato prima ci sono molti pezzi sullo schacchiere internazionale, ognuno con i propri interessi: solo colui che riesce a giostrare meglio tutti gli attori potrà vedere il proprio punto di vista vincitore sulla lunga distanza.

Ci sono una valanga di personaggi (che fortunatamente vengono spesso ricordati mediante sottotitolo con il nome), e nei 3-4 anni di durata della storia narrata si avvicendano in molteplici ruoli a dipendenza del corso della storia: quelli importanti sono circa una trentina, e sono molto ben realizzati.
Iniziamo parlando dei due protagonisti: essi sono assieme molto simili e molto differenti. Entrambi fini strateghi, ed entrambi capiscono da subito che l’unico modo di governare è con giustizia: i metodi e le motivazioni, però, sono quasi diametralmente opposti. Con il passare del tempo si impara a conoscerli, e anche a livello personale ci sono molte discrepanze; Reinhard è una specie di bambino prodigio con uno scopo che si è autoimposto, ma con varie altre mancanze dal punto di vista emotivo. Wenli è invece una persona con i piedi per terra, poco interessato alle comuni vicende giornaliere ma occupato ad esaminare il mondo che lo circondava: portato dagli eventi a diventare qualcosa che, di per sé, non era sua intenzione, mantiene sempre e comuque il suo spirito critico per valutare e commentare la realtà di un’era di grandi mutamenti.

I coprotagonisti non sono da meno: se dalla parte di Reinhard la sua brillantezza porta ad oscurare quasi tutti i suoi vicini (con l’eccezione dei tre-quattro più fedeli ammiragli, che comunque hanno ruoli importanti solo in alcuni momenti specifici), Wenli ha invece -da buon democratico- un gruppo di fidati consiglieri ed amici che con il loro punto di vista aiutano a calibrare meglio le scelte fatte. È anche vero che alcuni di loro sono molto semplici e monotoni nelle loro decisioni (chi andrebbe sempre in battaglia, chi aspetterebbe sempre e via dicendo), ma risultano comunque simpatici e godibili. Va inoltre detto che in tutta la serie ci sono molte morti, anche tra protagonisti eccellenti: si consideri pertanto che nessuno è al sicuro. Nessuno.

Il disegno, per dirla tutta, è inizialmente davvero orrido. È una serie le cui prime puntate hanno oramai più di vent’anni, è vero, ma uno sforzo in più poteva essere fatto. Con il passare del tempo il tratto migliora, e alla fine risulta tranquillamente guardabile.
Per la musica è stata fatta una scelta coraggiosa, e secondo me azzeccatissima: l’intera colonna sonora è composta di musica classica, e non dei soliti tre o quattro pezzi che siamo tutti abituati a sentire. Si ha pertanto un audio di assoluta qualità, che accompagna con gusto le varie vicende.

Insomma, Legend of the Galactic Heroes è un anime che sicuramente dà da pensare e non si focalizza sul dualismo buoni/cattivi, ma porta tutte le motivazioni dei vari personaggi coinvolti con un occhio critico e ponderato. È una serie sicuramente molto lenta, e ci sono puntate intere in cui non vien fatto null’altro che un discorso: qui e là avrebbe potuto essere un po’ compattato, e sarebbe potuto risultare un po’ più breve e sicuramente più leggero. Se si riesce tuttavia a sorvolare il disegno carente e la lentezza, si ha sicuramente un punto di vista inusuale ed interessante sui sistemi di governo che esistono, sulle loro forze e debolezze, il tutto accompagnato da buoni personaggi che risultano simpatici e a cui ci si affeziona. Non ci si faccia ingannare dalla prima decina di puntate, in cui si viene bombardati da miriadi di nomi apparentemente senza motivo e dove non si capisce nemmeno chi siano i protagonisti: una volta che la storia decolla, sarà un viaggio di qualità.

Voto: 9. Un anime che fa pensare è sicuramente buono: se lo fa narrando vicende epiche di un’era di tumulto, ancor meglio.

Consigliato a: chi ama la storia, e sa che conoscendola si potrebbero evitare molti errori; chi non si lascia spaventare da lunghi discorsi e manovre politiche; chi ha 42 ore da utilizzare per acculturarsi, indirettamente, sul mondo di oggi.

 

Whisper of the Heart 6 febbraio 2010

Archiviato in: Studio Ghibli — khorn3 @ 11:52
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…La tranquilla crescita di un’adolescente degli anni ‘90.

Whisper of the Heart


Ci troviamo in Giappone, una quindicina d’anni fa; XXX sta finendo le medie e, a parte una gran passione per i libri, non ha particolari interessi. Non sa ancora cosa farà del suo futuro, ma la cosa non pare interessarla molto: il solo quesito che si pone è l’identità di XXX, che pare aver letto tutti i libri da lei scelti in biblioteca prima di lei.
Questo la porterà a confrontarsi con le prospettive del suo futuro: sta davvero prendendo la strada che vuole? Chi dovrà accompagnarla nel suo percorso di crescita?

La trama, come si può facilmente intuire, non è il punto centrale di questo OVA della durata di circa due ore: è in realtà una vicenda che parla dell’evoluzione di XXX da bambina a ragazza, in vari ambiti.
In primis c’è l’aspetto delle passioni, degli interessi, del futuro: il confronto con una persona più sicura di lei la porta a doversi fare delle domande, e a scoprire di non avere le risposte che pensava di aver in tasca da sempre.
Anche l’aspetto sentimentale, ovviamente, gioca il suo ruolo. L’incontro con XXX segue i più classici canoni dello sviluppo di un rapporto, passando dall’antipatia, all’amore-odio, finendo con la negazione del sentimento ed infine con l’accettazione dello stesso: questo viene però effettuato in maniera delicata e intelligente, rendendo meno banale il tutto e lasciandolo pienamente godibile.

A tal punto, si possono spendere due parole anche sui personaggi e sull’ambientazione. Questi due elementi risultano praticamente inscindibili per un semplice motivo: dal tempo in cui Whisper of the Heart è ambientato ad oggi il mondo, soprattutto quello giovanile, è cambiato in maniera radicale. Con un pizzico di nostalgia si può tranquillamente dire che una bella storia come quella qui raccontata non potrebbe più accadere al giorno d’oggi, semplicemente perché la contaminazione tecnologica dei rapporti tra i giovani ha modificato radicalmente i rapporti tra questi ultimi. Questa non vuole essere una condanna o una critica, poiché ad ognuno spetta decidere se tale cambiamento sia stato positivo o negativo: è però un dato di fatto che rende irripetibile una vicenda come questa.
Detto ciò, si può comunque aggiungere che tutti gli attori rilevanti che si recano in scena fanno egregiamente il loro lavoro. I due protagonisti hanno un carattere in formazione (dato ovvio, vista l’età) ma particolarità già formate che li rendono differenti seppur compatibili.
I coprotagonisti, inoltre, aiutano bene a sviluppare l’ambiente che coinvolge gli eventi narrati: i genitori di XXX, così come le sue amicizie – e senza dimenticare la strampalata famiglia di XXX! -, aiutano la seppur semplice storia e rendono ancor più completo il tutto.

Il disegno è negli standard dello Studio Ghibli, con alcune immagini davvero notevoli e l’animazione che oramai si fa riconoscere nello stile senza particolari problemi: la colonna sonora è estremamente curiosa, basandosi principalmente sulla canzone “Country Roads” che quasi tutti conoscono. Questo, oltre che divertente, è anche importante ai termini della trama: tale pezzo ha infatti una certa rilevanza durante tutta la visione.

Insomma, Whisper of the Heart può essere considerato un classico dello stile Ghibli. La storia non è niente di eccezionale, anzi; il fulcro sta però altrove, e in tale ambito la riuscita è decisamente alta. Non sarà magari una delle visioni più memorabili della storia, ma si lascia guardare con piacere: magari qualche giovane potrebbe trovarne anche qualche buon consiglio, seppur lievemente anacronistico.

Voto: 8. Godibile, anche se non lascia il segno.

Consigliato a: chi vuol vedere da dove è nata la storia che è alla base dell’OVA The Cat Returns, sempre dello Studio Ghibli; chi apprezza le storie semplici e dal buon cuore; chi vuol sentire varie versioni di Country Roads, in diverse lingue, senza stancarsene mai.

 

Tales From Earthsea 30 gennaio 2010

Archiviato in: Studio Ghibli — khorn3 @ 04:42
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…In un mondo fantasy, carestie e draghi sono forieri di cattive notizie. Ma a cosa son dovuti?

Tales from Earthsea


Nel mondo di Earthsea, molti cattivi presagi si stanno palesando. Draghi che combattono nei cieli, epidemie tra il bestiame, siccità, impossibilità di seminare: tutto sembra andar male.
In questo caos Arren, il figlio del re, in preda ad un raptus uccide il reggente e fugge: nella sua fuga, incontra un mago che diventerà il suo compagno di viaggio, in un mondo oramai in declino, allo scopo di trovare sé stesso. Ma l’incontro è stato davvero fortuito? Cosa può volere Sparrowhawk da lui? Oppure è stato davvero un incontro previsto dal destino per rimettere il principe decaduto sulla retta via?

Questo film da quasi due ore è ispirato ad una serie di racconti di una scrittrice americana, nel fantastico mondo di Earthsea. Nelle prime parti della proiezione si assiste ad un mondo crepuscolare, in decadenza, dove la natura sta riconquistando ciò che l’uomo aveva costruito: la fiducia nel futuro pare scarsa nella popolazione, e la disperazione sembra essere ad ogni angolo.
Il tutto crea un ambiente cupo ma avvincente, con mille misteri che si intersecano tra loro: putroppo, nella seconda parte la trama non riesce a far fronte agli impegni che si trova a dover confrontare.
Molte delle domande che ci si pone rimangono infatti senza risposta, e questa è una colpa grave. Come mai c’erano carestie ed epidemie? Boh. A cosa erano dovuti i draghi che combattevano nei primi minuti di proiezione? Mah. Quale è il motivo ultimo che spinge Arren ad uccidere suo padre? Chissà. Alcune risposte possono essere immaginate, ma le risposte sono assolutamente insoddisfacenti: si passa da una trama che coinvolge la globalità dell’ambientazione in cui si svolge la vicenda ad una storia di crescita personale del protagonista, nemmeno troppo ben congegnata.

Questo non vuol dire che l’intera storia sia da buttare: ci sono parti interessanti e scorci davvero carini, ma non bastano davvero a reggere tutto. I personaggi sono carini ma nulla più, e mancano nel conquistare la simpatia dello spettatore come gli usuali protagonisti dei lavori dello Studio Ghibli riescono a fare. Sembra quasi che, contrariamente agli usuali lavori nei quali si ha una trama molto basilare ma una caratterizzazione eccellente, qui si sia tentato di fare il contrario: purtroppo il risultato non è altrettanto eccelso.

L’animazione, come d’abitudine, è di buona qualità con un paio di punti che brillano per realizzazione visiva: le musiche sono un altro punto forte di questo OVA, dato che aiutano molto bene a caratterizzare l’ambientazione medievale/fantasy in cui la vicenda si svolge. Non sono poche le situazioni in cui uno splendido panorama, combinato con ottima musica, riescono a rapire il cuore dello spettatore.

Insomma, non esito a dire che Tales from Earthsea sia uno dei lavori meno riusciti dello Studio Ghibli. Questo non lo condanna in maniera definitiva, e la visione è comunque moderatamente piacevole – soprattutto per l’ottima ambientazione in cui la vicenda si svolge: manca però un vero fulcro della trama, che non si rivela mai e che fa trascinare quest’ultima stancamente verso un prevedibile finale (con un mancato colpo di scena).

Voto: 6,5. Va in graduale calando, man mano che lo si guarda.

Consigliato a: chi vuol vedere il primo anime del figlio del poderoso Hayao Miyazaki; chi ama gli ambienti fantasy tendenti alla tristezza; chi è interessato a vedere l’arcimago che usa meno magia di tutte le storie esistenti.

 

Cybernetics Guardian 8 gennaio 2010

Archiviato in: AIC ASTA — khorn3 @ 10:31
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…In un vicino futuro, la tecnologia riuscirà a trarre potere dal pensiero?

Cybernetics Guardian


A causa di una fenomenale scoperta, nel 1995 diventò possibile utilizzare il pensiero umano per muovere delle macchine: questo aprì nuove frontiere nelle protesi e in mille altre applicazioni. Siamo oramai nel 2019, e la città di Cyberwood è un agglomerato di metallo e vetro, modello di progresso. Esiste però il problema di una vasta zona, denominata Cancer (con grande umanità), in cui vivono reietti, criminali e tagliagole d’ogni specie: qualsiasi tentativo di ripristinare l’ordine in tale zona è stato soffocato col sangue. Un laboratorio scientifico ha pertanto inventato una nuova suit, che fornisce grande protezione e permette di rendere inoffensive le persone senza ucciderle: al momento del test, tuttavia, molteplici interventi esterni creano un sabotaggio e la persona all’interno della tuta, John, rimane ferita e in seguito si trasforma in un gigantesco mostro. Quali forze sono all’opera? Riuscirà John a tornare in sé?

In questo breve OVA di circa 40 minuti si assiste ad una storia che è già stata raccontata mille volte. Un personaggio diventa suo malgrado cattivo, poi incontra la donna che ama, torna buono e, una volta in sé, fa giustizia. La trama non è null’altro che questo, con qualche spruzzata di politica (che nulla aggiunge) e di occultismo (che nulla aggiunge) a fare da contorno. All’inizio le idee date in merito alla possibilità di convertire l’energia del corpo in energia meccanica sono anche interessanti, ma vengono subito accantonate del tutto: idem dicasi per Cancer, che viene solo visto di sfuggita e mai riesce a prendere parte nella storia.

I personaggi sono ovviamente molto semplici, perché non c’è alcuna speranza di svilupparli nella breve visione. Fanno quel che devono, vanno dove devono, ma non riescono a far molto altro.
La violenza viene invece spesso utilizzata: in fin dei conti, ci ritroviamo con un gigantesco gorillone semi-meccanico stile king-kong del futuro che si arrampica sui palazzi e strappa teste in giro! Purtroppo non tutte le scene son mostrate con la crudezza che ci si poteva aspettare, e ogni tanto si rimane delusi. Altre immagini son ben fatte, con arti che volano un po’ da tutte le parti e fa sempre piacere, ma si sarebbe potuto fare di più: essendo un lavoro corto, la violenza è un modo semplice ed immediato per lasciare un’impressione sullo spettatore.

Il disegno è altalenante: alcune immagini sono decisamente scarsine, altre sono nella norma ed altre ancora sono quantomeno piacevoli. L’audio mi ha sorpreso, con una piacevole colonna sonora a base di j-rock/j-hard rock che si fa apprezzare in vari momenti.

Insomma, non c’è molto altro da dire su Cybernetics Guardian: passa in un lampo, e difficilmente lascia un segno. Non si riesce bene a capire cosa sarebbe dovuto diventare nelle idee dei realizzatori: rimane un lavoretto anonimo, non terribile ma che poco ha da offrire allo spettatore.

Voto: 5,5. C’è di peggio, ma per guardarmi un piccolo OVA di violenza a ’sto punto mi vedo il mai troppo citato Baoh.

Consigliato a: chi ama gli ambienti distopici lievemente cyberpunk; chi vuol vedere cosa può fare uno scimmione semidemoniaco nel futuro; chi si chiede quanti cavi si possono infilare in un cranio.

 

Wrath of the Ninja 7 gennaio 2010

Archiviato in: J. C. STAFF — khorn3 @ 11:15
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…Ninja, ninja e ancora ninja!

Wrath of the Ninja


In un tempo in cui il Giappone è pieno di samurai e ninja, una grande guerra è scoppiata. Le tre più grandi scuole di ninja della nazione sono state obliterate dal mostruoso potere di un crudele tiranno, che sta tentando di ottenere il potere del re dei demoni per i propri biechi scopi. Gli ultimi tre sopravvissuti delle varie scuole sono in possesso di antiche armi che si narra possano bandire anche il male più oscuro: sarà vero? Riusciranno a realizzare il loro disperato piano per la salvezza dell’umanità?

Come si può notare, la trama non è esattamente l’emblema dell’originalità. Durante il film, che dura circa un’ora e mezzo, ci sono tuttavia una quantità impressionante di avvenimenti: talmente tanti, infatti, che il tutto diventa caotico e pressoché incomprensibile. Ogni tre minuti si cambia posto, si ottengono nuove alleanze, qualcuno di importante (i.e. conosciuto due minuti prima e visto per otto secondi netti) muore o si riceve qualche sconvolgente rivelazione. Questo porta l’intera struttura narrativa, che sarebbe stata anche ben congegnata se utilizzata in una serie di 6 o addirittura 13 puntate, ad essere dunque traballante e poco interessante.

I personaggi principali, come detto sono tre: in realtà c’è Kasumi che è la protagonista assoluta, Hyuga che è il coprotagonista -seppur con meno importanza- e Hagakure che li segue tranquillo e picchia quel che c’è da picchiare. La personalizzazione è parecchio carente, soprattutto a causa del problema sopra elencato: durante tutta l’assurda corsa che devono fare per arrivare al finale, non c’è tempo per capire altro che due cose: la prima è che Hyuga ci prova con Kasumi (e questo si capisce dal terzo minuto), la seconda è che Kasumi è un maschiaccio (e questo si capisce dal primo minuto). Fine.
Gli altri (numerosi) personaggi che vengono incontrati sono dei baleni che attraversano lo schermo, troppo fulminei per ricordarne anche solo il nome.

In un anime sui ninja, i combattimenti non possono mancare: essi hanno fortune alterne. Sono parecchi (come è giusto che sia), e alcuni son fatti in maniera simpatica – e bella sanguinolenta – mentre altri risultano meno interessanti. Sono generalmente parecchio brevi, ma qui e là c’è qualche piccola chicca visiva che si fa apprezzare: di certo il sangue non è stato risparmiato.
I nemici sono abbastanza anonimi, e anche il supercattivone non fa molto: si capisce che è cattivo, che è molto cattivo, e nulla più. Questo tuttavia non stupisce: se non hanno dato tempo ai protagonisti, figuriamoci ai loro antagonisti…

Il disegno è forse il punto migliore di questo OVA: gradevole nonostante abbia oramai circa vent’anni, è animato in maniera pulita e fluida. Il sonoro è invece quasi del tutto assente.

Insomma, Wrath of the Ninja è quasi una prova generale per il fratellone che comparve quattro anni dopo, il notevolissimo Ninja Scroll: si nota qualche buon appiglio qua e là, ma troppi sono i difetti che ne fallano la visione rendendola, di fatto, poco interessante.

Voto: 5. La fretta è cattiva consigliera.

Consigliato a: chi ama tanto, tanto, tanto i ninja; chi vuole un po’ di sangue buttato sullo schermo; chi vuol vedere cervelli esplodere in volo.

 

Neko no Ongaeshi 16 dicembre 2009

Archiviato in: Studio Ghibli — khorn3 @ 10:44
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…Un’imberbe ragazzina catapultata nel mondo dei gatti!

Neko no Ongaeshi


Haru è una normalissima liceale, con i più caratteristici tratti distintivi: si sveglia sempre tardi per andare a scuola, salta colazione, è infatuata di un ragazzo già occupato e, fondamentalmente, non ha grandi scopi nella vita.
Un giorno, tornando a casa da scuola, salva un gatto da un camion che stava per travolgerlo: quest’ultimo, in segno di ringraziamento… si alza in piedi e si inchina, parlandole in maniera galante e forbita! Haru chiaramente rimane basìta, e durante la notte la situazione non fa che diventar più stramba.
Davanti a casa sua si svolge infatti una processione di gatti su due zampe, che accompagnano il re del regno dei gatti: si scopre che il gatto salvato altri non era che il principe di tale regno, e che Haru verrà adeguatamente ricompensata.
Inutile dire che il concetto di “gratitudine” per un gatto è decisamente diverso da quello di un umano: cosa dovrà aspettarsi Haru? Come farà a liberarsi dalla scomodissima (seppur non malevola) situazione in cui si trova? Dove potrà cercare alleati?

La storia di Neko no Ongaeshi (altresì chiamato The Cat Returns) è decisamente curiosa ed inusuale (anche perché questa storia nasce come semi-spinoff di Whisper of the Heart – a voi scoprire come i due sono collegati!), ma risulta piacevole da seguire.Come d’abitudine non ci sono dei veri cattivi, e si seguono le vicissitudini di Haru in un mondo a lei alieno (e che la avvicina sempre più in un felino) mentre tenta in primis di orientarsi, ed in seguito di tornare a casa. Qualche simpatica sorpresa qui e là si nasconde, ma non arriverei a parlare di colpi di scena.

I personaggi sono forse la parte più piacevole di questo film: come detto sopra non ci sono personaggi “da odiare”, e l’ambiente risulta leggero nonostante il grave problema in cui Haru si trova. I coprotagonisti sono fenomenali: la classica accoppiata gentiluomo (o meglio, gentilgatto) e buzzurro funziona come non mai. Sulla protagonista, purtroppo, bisogna dire una cosa: sebbene in un paio di momenti venga ricordato che per risolvere il suo problema lei debba capire chi è veramente, alla fine dice “ho capito”, ma in realtà tale sviluppo viene totalmente saltato. È un peccato, perché questo porta l’anime a mancare di qualcosa che rimanga, come sensazione o come messaggio, e lo rende un po’ meno intrigante di altri suoi fratelli.

Il disegno è gradevole e l’animazione è fluida, ma bisogna dire che per essere del 2002 il tratto è un po’ approssimativo. Sia ben chiaro, questo non vuol dire che sia brutto da guardare – ma ci son altri lavori, anche di case produttrici meno blasonate, che in quegli anni han prodotto disegni migliori.
L’audio è come al solito di buona qualità, con una sigla finale che ho trovato molto bella e che ben rispecchia l’ambiente tutto sommato spensierato e giocoso dell’anime che va a concludere.

Insomma, Neko no Ongaeshi – The Cat Returns è un anime che si lascia guardare con piacere, ma che non lascia il segno nella mente di chi guarda: l’ora e un quarto di proiezione vola senza intoppi, ma una volta arrivati al termine difficilmente ci si accorge di non esser rimasti vittime del senso di magia che possono lasciare altri lavori come Spirited Away o Totoro.

Voto: 7,5. Simpatico, gradevole, allegro, spensierato… e poco più.

Consigliato a: chi vuole un pochino di sincero relax; chi vuole un film senza grandi storie e crudeli nemici; chi vuol sapere cosa fanno i gatti lontano dai nostri occhi.

 

Pom Poko 15 dicembre 2009

Archiviato in: Studio Ghibli — khorn3 @ 11:15
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…Procioni mutaforma con testicoli magici? Ok, sembra orrendo ma… eccoli qui!

Pom Poko


I procioni sono una compagnia abbastanza classica del Giappone rurale. Durante la fase del grande sviluppo cittadino, ovviamente, i territori dedicati a foreste e campagne si ridussero molto; lo spazio per gli animali del bosco diventò pertanto molto limitato.
Una tribù di procioni abita nelle vicinanze di Tokyo, in una collina boscosa: quando la grande città decide di radere al suolo l’intera zona per creare una città-dormitorio dove ospitare tutti i lavoratori della più grande megalopoli esistente, i lavori iniziano a distruggere tutto ciò che di conosciuto il gruppo conosce: essi decidono pertanto di passare al contrattacco con le curiose ma potenti armi a loro disposizione.
Quando sono fuori dalla portata degli occhi umani, infatti, i procioni possono camminare su due zampe e parlare come noi: inoltre, una parte di loro ha notevoli poteri di mutaforma, portandoli a poter diventare più o meno qualsiasi cosa – alberi, ponti, fantasmi, umani, quel che si vuole. Ovviamente solo i migliori riescono ad essere credibili, e per le cose più maestose bisogna essere in tanti: creare incidenti e infondere paura, tuttavia, è facile! Riusciranno tuttavia a fermare il progresso? Se sì, a quale costo? Che ne sarà della loro pacifica vita di campagna?

La storia inizia in maniera decisamente comica, con i pigri e bonaccioni procioni intenti più che altro a giocare e a divertirsi che non a interessarsi davvero del problema davanti ai loro occhi: nonostante un paio di guerrafondai, essi puntano più che altro a scherzi, burle e trucchetti per tentare di liberarsi degli umani. Quando iniziano a rendersi conto che la situazione è davvero grama (dato che il cibo inizia a scarseggiare, e i loro compagni cominciano a finire sotto le macchine cercando di alimentarsi…) il tono dell’ambiente cambia prima che ce ne si possa render conto: si passa da un coloratissimo e meraviglioso corteo agli attacchi disperati contro la polizia, con una facilità che risulta assieme naturale e terribile. Questo porta la prima parte ad essere abbastanza divertente e piena di simpatiche trovate mutaforma, mentre la seconda risulta decisamente più greve e disperata.

I personaggi stessi non rimangono particolarmente impressi: essi formano più che altro un collettivo da cui spuntano solo un paio di personalità più forti, ma che si avvalgono comunque dell’apporto dei sostenitori. Questo li porta a non riuscire mai a convincere appieno quando tentano di “fare i duri”, anche perché dopo pochi secondi il tutto frana e tornano a far gruppo e a discutere insieme della situazione.

La chiave di lettura per poter apprezzare questo anime è, secondo me, il significato che esso porta con sé: l’evidente concetto è quello della salvaguardia della natura, ma c’è un secondo livello d’interpretazione.
Risulta infatti molto sovrapponibile la situazione dei nostri sfortunati protagonisti con quella delle persone che effettivamente vivevano nelle campagne vicine alle grandi città, e che vennero fondamentalmente spazzate via con il boom degli accentramenti urbani; il proseguio e il finale della storia porta a dimostrare che si può fare quel che si vuole, che ci si può battere, che ci si può illudere, ma alla fine il progresso – sia esso positivo o negativo – riuscirà ad arrivare dove intende: l’unica è adattarsi o soccombere. In questo caso il messaggio è chiaramente ispirato alle zone rurali urbanizzate, ma può esser legato a vari altri ambienti, in cui il triste ma realistico discorso di per sé non cambia.

Il disegno non è malaccio, ma non colpisce particolarmente. Gli unici momenti di vero spettacolo sono quelli di trasformazione di massa, in cui sembra di esser stati teletrasportati in Paprika nei suoi momenti più deliranti. L’audio non mi ha particolarmente colpito, ma le canzoni (comprese quelle per bambini che sono intersecate nella storia) risultano simpatiche.

Insomma, Pom Poko è un lavoro che può non piacere a tutti: le tematiche possono non interessare particolarmente, e in fin dei conti la storia di animaletti che si trasformano (con particolare attenzione alla mutaformabilità dei loro apparati riproduttori…) può anche non essere per tutti i palati. Io l’ho gradita abbastanza, sebbene non sia probabilmente tra i capolavori sfornati dal seppur sempre affidabile Studio Ghibli.

Voto: 8. La Ghibli se la cava anche senza Miyazaki, che in Pom Poko non ha messo mano… ma da loro mi aspettavo qualcosinaina in più.

Consigliato a: chi ha passioni ambientaliste o ama la semplice e rilassata vita di una volta, e gli piange il cuore a vederla sparire; chi vuole un anime per ridere e intristirsi quasi allo stesso tempo; chi vuol posteggiare la logica e tuffarsi nel mondo della mitologia tradizionale giapponese, di cui ci son molti accenni.