Khorne

Anime Reviews

Lista anime recensiti 17 Settembre 2008

Archiviato in: Anime Reviews — khorn3 @ 09:42

Benvenuti nel mio blog, in cui troverete una descrizione di tutto ciò che riguardi i disegni animati giapponesi e che mi sia mai passato sotto mano!

In questo post trovere in elenco tutti gli anime recensiti in ordine alfabetico, per poterli avere subito a colpo d’occhio: qualsiasi recensione è linkata in questa lista tutta cliccabile a vostro piacere.

Rimane comunque valido strumento la funzione “cerca” qui a destra, in caso di bisogno!

#

2×2 = Shinobuden , 3×3 Eyes , 5 centimeters per second

A

Abenobashi Magical Shop , Afro Samurai , Akagi , Akane Maniax , Akira , Amaenaideyo , Amatsuki , Angel Sanctuary , Angel’s Tail , Appleseed , Appleseed Ex Machina , Armored Trooper VOTOMS: Pailsen Files , Ayakashi , Ayakashi – Japanese Classic Horror , Azumanga Daioh

B

Baccano! , Bakumatsu Kikansetsu Irohanihoheto , Bakuretsu Tenshi , Bamboo Blade , Baoh Raihousha , Bartender , Basilisk , Battle Programmer Shirase , Beyond The Clouds , Black Cat , Black Lagoon , Blood: the last vampire , Blue Drop , Bokurano , Bokusatsu Tenshi Dokuro-Chan , Boogiepop Phantom , Bounen no Xamdou , Bubblegum Crisis , Bubblegum Crisis: Tokyo 2040

C

Canvas: Motif of Sepia , Chaos; HEad , Chi’s Sweet Home , Chobits , Chrno Crusade , Claymore , Code Geass: Lelouch of the Rebellion , Code Geass: Lelouch of the Rebellion R2 , Combustible Campus Guardress , Comedy , Comic Party , Comic Party Revolution , Cowboy Bebop , Cromartie High School

D

Dai Mahou Touge , Darker Than Black , DearS , Death Note , Dennou Coil , Detective Academy Q , Detroit Metal City , Di Gi Charat , Doujin Work , Druaga no Tou: the Aegis of Uruk

E

Ebichu , Ef – A Tale of Memories , Ef – A Tale of Melodies , Eiken , El Cazador de la Bruja , Elfen Lied , Ergo Proxy , Eureka Seven , Excel Saga

F

Fate: stay night , Final Approach , FLCL , Fruits Basket , Full Metal Alchemist , Full Metal Panic , Full Metal Panic: FUMOFFU , Futakoi , Futakoi Alternative

G

Gakuen Alice , Gankutsuou , Gantz , Ga-Rei Zero , Genshiken , G-Gundam , Ghiblies , Ghost Hound , Ghost Hunt , Ghost in the Shell , Ghost in the Shell: Solid State Society , Ghost in the Shell 2 – Innocence , Ghost in the Shell: Stand Alone Complex , Ghost in the Shell: Stand Alone Complex 2nd GiG , Girls Bravo , Goku Sayonara Zetsubou Sensei , Golden Boy , Grappler Baki , Great Teacher Onizuka , Green Green , Gun X Sword , Gunbuster , Gunbuster 2 , Gungrave , Gunslinger Girl , Gyagu Manga Biyori

H

Hajime no Ippo , Hanbun no Tsuki ga Noboru Sora , Hani Hani – Operation Sanctuary , Hatenkou Yuugi , Hayate no Gotoku , He is my Master , Hellsing , Heroic Age , Hidamari Sketch, Hidamari Sketch X365 , Higurashi no Naku Koro ni , Higurashi No Naku Koro Ni Kai , Hikaru no Go , Honey & Clover , Hoshi No Koe , Hunter X Hunter , Hunter X Hunter OVA Serie 1 , Hunter X Hunter OVA Serie 2 , Hunter X Hunter OVA Greed Island Final , Hyakko

I

Ichigo 100% , Ichigo Mashimaro , Ikkitousen , Ikkitousen: Dragon Destiny , Ikkitousen: Great Guardians , Initial D , Innocent Venus

J

Jin-Roh: The Wolf Brigade , Jojo’s Bizarre Adventures

K

Kaiba , Kaleido Star , Kamen no Maid Guy , Kamisama Kazoku , Kannagi , Kanojo to Kanojo no Neko , Karas , Kare Kano , Kiki’s delivery service , Kimi Ga Nozomu Eien , King of Bandit Jing , Kite , Koi Kaze , Kurenai, Kurozuka , Kyoukara Ore Wa!! , Kyou no Go no Ni , Kyouran Kazoku Nikki

L

Laputa , Last Exile , Law of Ueki , Lovely Complex , Lucky Star , Lucky Star OVA

M

Macross Frontier , Mahou Sensei Negima , Mai Hime , Mai Otome , Majin Tantei Nogami Neuro , Manabi Straight! , Master of Mosquiton , Melody of Oblivion , Memories , Metropolis , Mezzo Danger Service Agency , Michiko to Hatchin , Millennium Actress , Minami-Ke , Mind Game , Mizuiro , Mnemosyne , Mononoke Hime , Monster , Moonlight Mile , Moyashimon , Murder Princess , Mushishi , Muteki Kanban Musume

N

Nana , Nausicaä of the Valley of the Wind , Neon Genesis Evangelion , Ninja Scroll , Nodame Cantabile , Nodame Cantabile: Paris Chapter , Noein , Nuku Nuku DASH , Nuku Nuku OAV

O

Onegai Teacher , Only Yesterday , Ouran High School Host Club , Outlaw Star , Over Drive

P

Pale Cocoon , Pani Poni Dash , Paprika , Paranoia Agent , Penguin Musume Heart , Perfect Blue , PlanetES , Popotan , Potemayo , Princess Tutu , Project Arms , Puchi Puri Yuushi , Puni Puni Poemy

R

Re: Cutey Honey , Read or Die , Real Drive , REC , Record of Lodoss War OAV , Record of Lodoss War TV , Rental Magica , Rocket Girls , Rozen Maiden , Rurouni Kenshin , Rurouni Kenshin: Reminescence

S

Saishuuheiki Kanojo , Samurai Champloo , Sayonara Zetsubou Sensei , School Rumble , School Rumble: San Gakki , Scrapped Princess , Seirei No Moribito , Serial Experiments LainSeto no Hanayome , Seto no Hanayome OVA , Shakugan No Shana , Shigofumi , Shigurui , Shingetsutan Tsukihime , Shion no Ou , Shounan Jun’ai-Gumi , Sketchbook ~full color’s~ , Skullman , Sola , Soukyuu No Fafner , Special A , Speedgrapher , Spice and Wolf , Stellvia of the Universe , Strait Jacket , Sword of the Stranger

T

Tengen Toppa Gurrenn Lagann , Tenjou Tenge , Terra e , Texhnolyze , The Melancholy of Haruhi Suzumiya , The Third , This Ugly and Beautiful WorldToki wo Kakeru Shoujo , Tokimeki Memorial: Only Love , Tokyo Godfathers , Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou , Tokyo Majin Gakuen Kenpuchou Dai Ni Maku , Tonari No Totoro , Toshokan Sensou , Trigun , Trinity Blood , Trouble Chocolate , Tsukuyomi Moon Phase , Twelve Kingdoms

U

Ultimate Survivor Kaiji , Utawarerumono

V

Vampire Hunter D: Bloodlust , Vandread , Venus Versus Virus , Vexille , Video Girl Ai

W

Welcome to the NHK! , World Destruction

X

X , xxxHoLic , xxxHoLic: Kei

Y

Yakushiji Ryoko no Kaiki Jikenbo , Yamato Nadeshiko Shichi Henge , You’re Under Arrest , Yumeria

Z

Zaion – I wish you were here , Zoku Sayonara Zetsubou Sensei

 

Comic Party Revolution 7 Luglio 2009

Archiviato in: Oriental Light and Magic — khorn3 @ 09:13
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La continuazione di Comic Party: ci porterà più vicini al mondo doujin, o più lontano?

Comic Party Revolution

Questo anime da tredici puntate continua laddove Comic Party si era interrotto: Kazuki è oramai un disegnatore convinto, che vive in funzione delle fiere espositive di tal genere. È attorniato da amiche cosplayer e da amiche/concorrenti, e con loro prosegue lungo la via del disegno amatoriale.

La storia non cambia per nulla, ma le vicende cambiano il protagonista: prima il punto focale dell’anime erano i doujin, la loro creazione, la loro filosofia e il loro fascino (sebbene in maniera abbastanza superficiale); in questa seconda serie tutto ciò viene quasi totalmente tralasciato -tranne qualche attimo nella penultima puntata, quando si da un’occhiata di sfuggita al disegno professionale-, e tutto ruota attorno alle coprotagoniste, che a turno ricevono l’attenzione di questa o quella vicenda.
Questo toglie buona parte del già non eccessivo fascino che la prima serie aveva, poiché elimina la quasi totalità delle discussioni che possono interessare chi ama il genere, diventando uno slice of life piatto e noioso. Mi son trovato a saltar diversi pezzi, poiché già guardando la preview della puntata precedente si capiva esattamente tutto ciò che sarebbe capitato nella successiva!

I personaggi, come detto, non sono esattamente brillanti. C’è qui e là qualche tentativo abortito di romance, ma ciò non prende mai piede: nessuno di loro sviluppa il benché minimo lato del suo carattere, rimanendo fossilizzato nella sua posizione iniziale.

I disegni sono un pochino migliorati dalla serie precedente, rivelando in parte l’origine dating-sim di questa serie: in alcune immagini le ragazze son ben disegnate, e qui e là un pochino di fanservice si fa vedere. La qualità non rimane comunque altissima, in ogni caso.
L’audio è completamente dimenticabile, con opening ed ending anonime, e quasi nessuna musica durante le puntate.

Insomma, questa seconda serie ha preso la prima e ha tolto tutto ciò che la rendeva sopportabile: ha tolto la parte vaaaaaaaagamente istruttiva e ha riempito le puntate di inutilità e discussioni preconfezionate e polverose. Speravo di poter vedere qualche vicenda legata al mondo doujin, ma in questo caso mi sono sbagliato.

Voto: 4,5. Se la prima serie rimane comunque guardabile, da questa credo sia meglio stare alla larga.

Consigliato a: chi ama che si accenni anche solo vagamente al ComiKet e al Tokyo Big Sight; chi non disprezza gli slice of life con il carisma di una tubatura; chi vuole incontrare una mascotte-pesce-mafioso-sigaromunito, unico vero personaggio con carattere della serie.

 

Bounen no Xamdou 5 Luglio 2009

Archiviato in: BONES — khorn3 @ 11:05
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Altresì detto “Xam’d of the Lost Memories”, un anime andato in onda solo su PS3.

Bounen no Xamdou

Ci troviamo in un immaginario futuro, su un immaginario pianeta dove la guerra e l’oppressione son di casa. Akiyuki è un normale studente 16enne, ma rimane coinvolto in un attentato dinamitardo organizzato dal Nord, e in lui si impianta un misterioso essere simil-alieno. La città viene attaccata da tali cosiddetti “human-form”, e lui viene recuperato da Nakiami, una miteriosa ragazza tatuata in faccia che per evitare la sua morte lo porta a bordo di una nave che si occupa di invii postali, insegnandoli a controllare il suo nuovo potere per evitare di trasformarsi in pietra.

Come si puo notare, la trama iniziale è parecchio curiosa e misteriosa: il punto focale di questo anime è difatti la storia, parecchio articolata e con mille misteri.
In tal senso, bisogna dire che alcune delusioni vengono a galla: i misteri son molti e ci si trova in un’ambientazione sconosciuta, ma per la quasi totalità del tempo si viene lasciati nella totale oscurità. Su 25 puntate 20 passano nel più completo mistero, con ben pochi avvenimenti e un generale immobilismo che spazientisce; negli ultimi 5 episodi accade di tutto, compressando miliardi di informazioni in poco tempo. Gli anim che hanno dei misteri mi piacciono, ma quando essi vengono mantenuti a oltranza diventa controproducente perché lo spettatore non riesce a capire il motivo per il quale alcune cose accadono.
Alcuni misteri inoltre rimangono insoluti: l’intero motivo della guerra in corso, l’esatta natura degli Xam’d, le ragioni che spingono i personaggi a muoversi in tal modo sono abbastanza flebili. Alla fine viene data qualche motivazione, ma rimane ampiamente insufficiente per motivare il tutto.

Se c’è una cosa che è ben riuscita, invece, è l’ambientazione in sé: ci troviamo nel futuro, ma ci sono alcuni aspetti della cultura steampunk che rimangono presenti. La presenta di immensi motori meccanici, una società ucronica che controlla e opprime; questi elementi vengono ben mischiati a tecnologie future e situazioni complicate dovute alle guerre in corso (sebbene esse, come sopra detto, non vengano mai ben chiarite). Questo porta un generico alone d’interesse attorno alla serie, e aiuta anche nei momenti più bui e noiosi a continuare la visione.
Va detto però che, nonostante l’inizio con qualche battuta e l’ultima mezza puntata che tenta di riportare la luce nella serie, questo anime è decisamente opprimente e depressivo: le vicende che capitano sono via via più drammatiche, con scelte dolorose per i personaggi, abbandoni non voluti e decessi relativamente imprevisti: di certo non è una serie leggera, e va guardata sapendo che si assisterà ad una storia prettamente drammatica.

Sui personaggi, invece, ho impressioni miste: da una parte si può vedere che è stato fatto un buon lavoro nel crearli, dato che ci sono molti personaggi diversi che -sebbene abbastanza abituali- si intersecano bene tra loro; d’altra parte lo sviluppo è abbastanza aleatorio e incostante. In una serie in cui alcuni personaggi dovrebbero imparare a rapportarsi con l’umanità tutta e altri dovrebbero capire come gestire il loro teoricamente sconfinato potere, questo difficilmente può venire perdonato. Akiyuki per 25 puntate gira con’sto braccio mostruoso a farsi curare da Nakiami non appena va fuori controllo, e poi a puntata 26 misteriosamente grazie alla classica “frase rivelatrice” capisce tutto e diventa superfigo… non quadra per nulla.
I coprotagonisti fanno invece una figura un po’ migliore, soprattutto i genitori dei protagonisti: sembrano parecchio reali con i loro problemi e la loro disperazione, e mi son trovato a tenere più per loro che non per chi guidava la storia.

L’aspetto grafico è ottimamente curato, con disegni all’altezza dell’anno di produzione (2008) ed effetti 3D davvero imponenti; anche sulla musica viene fatto un ottimo lavoro, con openind ed ending brillanti e ben ritmate che son piacevoli da ascoltare. Soprattutto la canzone di chiusura mi ha sorpreso, cantata in perfetto inglese e davvero bella.

In conclusione, un paragone è d’obbligo: questo anime, creato dalla BONES, è praticamente la fotocopia di un loro altro lavoro, Eureka Seven; stessa struttura narrativa, stesso tipo di personaggi, stessa nave viaggiante che va a spasso in mezzo ad un mondo in guerra, stessi misteri.
Il paragone va tuttavia a palese vantaggio della serie sopra citata, poiché Bounen no Xamdou non riesce a curare i propri personaggi a dovere, rendendo la trama singhiozzata e frammentata: la logica inoltre qui e là ha qualche mancanza, e questo è davvero un peccato.

Voto: 6,5. Mi aspettavo di più da questa serie, che rimane comunque relativamente piacevole da guardare; peccato che la copia sia riuscita parecchio peggio dell’originale, Eureka Seven.

Consigliato a: chi ha amato gli altri lavori della BONES, e non vuole perderseli; chi non è infastidito da misteri che vengono mantenuti senza spiegazioni per tutta la serie; chi vuol conoscere la vecchina con la mira più brillante di tutti i tempi.

 

Grappler Baki 25 Giugno 2009

Archiviato in: Group TAC Co., Ltd. — khorn3 @ 10:55
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Un ragazzo che tenta di diventare il più forte del mondo.

Grappler Baki

Hanma Baki è un 15enne che ha un solo obiettivo: diventare il combattente più forte del mondo ed arrivare a battere suo padre, Yujiro, considerato l’essere vivente più potente del pianeta. Per arrivare a tale traguardo segue un intenso programma di allenamento, ma quando si confronta con un vero combattente capisce che non è quella la sua via: l’unico modo per imparare è attraverso il vero combatitmento!
Inizia pertanto il suo viaggio di apprendimento contro sfidanti sempre più forti, per arrivare al suo fine ultimo. Ma ce la farà? Sarà in grado di abbattere un uomo che abbatte grizzly a mani nude?

Come si può leggere sopra, la storia è estremamente semplice. A dire il vero, io sono arrivato quasi a complicarla un po’, con quanto sopra scritto: la realtà è che dall’inizio alla fine baki fa a botte con qualcuno o qualcosa, per un generico desiderio di diventare più forte. Punto e basta.

Con una storia totalmente inesistente, una grande parte deve essere fatta dai personaggi in gioco: qui Baki è l’unico protagonista, e gli altri sono tutti delle comparse.
Purtroppo non si dimostra all’altezza della situazione: nella prima parte della serie, quando è 15enne, verrebbe soltanto da prenderlo a calci nei denti per il suo comportamento. Nella seconda parte, quando di anni ne ha 20, smette di essere così antipatico ma non ha comunque un briciolo di carisma con cui poter recuperare la serie.
L’unico altro personaggio che ha un ruolo ricorrente nella serie è Yujiro, il padre: bisogna dire che lui è un cattivo come si deve, infame fino all’ultimo, che non si ferma davanti a nulla per dimostrare di essere il più forte. Risulta antipatico ma è giusto che sia così: peccato che non ci sia da nessuna parte nell’anime un antagonista che possa affrontarlo come si deve.

Eliminati i personaggi, che non fanno il loro lavoro come si dovrebbe, ci si può concentrare sull’altro punto focale di un anime simile: i combattimenti. Considerando che si fa a mazzate una media di 10-12 minuti per ognuna delle 24 puntate, ciò è decisamente importante: in questo caso, i risultati sono alterni.
Ci sono alcuni spezzoni di combattimento che sono godibili ed interessanti: purtroppo, però, essi sono viziati da un paio di difetti basilari. Il primo è che Baki è totalmente indistruttibile ed immortale: qualsiasi cosa gli venga fatta, si rialza ringhiando e non accusando apparenti limitazioni. Rotte quattro costole? Fa nulla! Estirpati i nervi di una spalla? Non si sentono! Fratturata una spalla? Funziona lo stesso!
Si può ben immaginare come un simile atteggiamento tolga parecchio divertimento alle risse, che potrebbero essere ben più interessanti con un po’ di umanità in più dei partecipanti.
Inoltre, l’animazione lascia abbastanza a desiderare: entrerò nei dettagli più sotto, ma qui si può comunque dire che le battaglie sarebbero state più carine con un’animazione più fluida e dei muscoli meno esasperati. Ogni tanto i personaggi sembrano composti da mattoni anziché da muscoli, e non è il massimo da vedere.
Va infine detto che in Grappler Baki si fa un gran parlare di anatomia umana, ma essa viene prontamente ignorata in ogni occasione possibile (nervi recisi che vengono aggiustati in due minuti, gente che esegue suplex con costole rotte,…): la coerenza decisamente è ad anni-luce da qui.

Parlando di grafica, si può solo dire una cosa: non si fa così. La prima parte è disegnata in maniera a dir poco scandalosa: lo stile può piacere o non piacere, ma la qualità stessa dei disegni e dell’animazione è di livelli infimi. Nella seconda parte le cose migliorano non poco, ma non si arriva alla soglia della sufficienza: pensare che questo anime è uscito un anno DOPO Hajime no Ippo fa venire i brividi, perché sembra un contemporaneo dell’Uomo Tigre.
L’audio passa relativamente inosservato, con opening ed ending che non sono malaccio ma non dicono nulla di che: senz’infamia e senza lode.

Insomma, è tutto da buttare? Beh, non proprio. Qualche pezzo di combattimento me lo son goduto con piacere, ed un paio di avversari erano interessanti: peccato per la caterva di madornali errori che ne hanno minato la credibilità.

Voto: 5. L’idea di un anime sul full-contact e sulle più svariate tecniche di combattimento avrebbe anche potuto essere carine, ma la produzione ha sbagliato un po’ di tutto.

Consigliato a: chi non si offende per dei disegni brutti; chi accetta di vedere gente che si pesta continuamente senza un perché; chi vuol vedere una delle MILF più provocanti del mondo degli anime.

 

Millennium Actress 21 Giugno 2009

Archiviato in: Madhouse Studios — khorn3 @ 11:18
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Una caccia all’amore lunga un’intera vita:

Millennium Actress

Fujiwara Chioko è un’attrice in pensione, che fu una delle più amate nel Giappone degli anni ‘50. Ritirata ora a vita privata, viene nuovamente intervistata da Genya Tachibana, in occasione della chiusura degli studi dove lei aveva lavorato per tanti anni: dal racconto della sua vita, e dalle memorie che riaffiorano, compaiono molte cose mai sapute da nessuno. Quali sono le motivazioni che hanno spinto Chioko a diventare un’attrice in un primo momento, e ad abbandonare tutto in seguito?

La prima cosa che va detta di Millennium Actress è che ha un montaggio parecchio complesso. La storia si basa sui racconti della vita di Chioko, ma nel contempo si racconta molto di più: si altalenano le memorie con i film da lei interpretati, e con eventi storici di presunte vite precedenti. Tutto ciò, unito al fatto che Genya e il suo assistente interagiscono con l’ambiente man mano che il racconto prosegue, può sembrare inizialmente fuorviante: dopo una 20ina di minuti stavo cominciando a spazientirmi, credendo di trovarmi davanti ad una storia con buchi di trama ed inconsistenze di continuity.
È solo quando si arriva alla seconda parte del film che le cose iniziano ad andare al loro posto: si capisce che non si sta parlando di ricordi O di film O di passato, ma di tutti e tre insieme.
La trama si svolge infatti attraverso i film ma anche attraverso gli anni, e quando si riesce a vedere l’ottica del racconto una simile completezza apporta molto più pathos alle situazioni, dato che ogni scena ha ben tre significati.
Il finale abbastanza inaspettato porta inoltre ad una conclusione parecchio emozionante, azzeccatissima.

I personaggi sono pochi: Genya e il suo assistente inizialmente risultano quasi fastidiosi nella scena generale, ma quando anche loro riescono a trovare una ragion d’essere all’interno della storia la loro presenza (o perlomeno quella di Genya) risulta più giustificata: alla fine ci si ritrova ad aver seguito anche una sottotrama che coinvolge il regista, e la stessa è sorprendentemente graziosa.
La protagonista è sicuramente Chioko: il suo disperato rincorrere un amore sconosciuto attraverso le nazioni, gli anni e le ere porta molto sentimento nella storia, che si dimostra infatti emotivamente molto carica, man mano che la trama prosegue. Lo svolgimento della sua intera vita viene qui messo sotto i riflettori, e la logica non abbandona mai le sue azioni. Fa le cose con un perché, e dimostra una forza d’animo non comune. Ottimo personaggio.

I disegni sono belli, ricordando quasi lo stile dello Studio Ghibli: chi apprezza quelli, apprezzerà anche questo.
L’audio è abbastanza anonimo: ci sono un paio di melodie gradevoli, ma nel complesso il sonoro ha un ruolo abbastanza ininfluente.

Insomma, cosa rimane dopo aver visto Millennium Actress? Sicuramente l’impressione di aver visto un ottimo lavoro che affronta i sentimenti senza cadere nella banalità, e che tocca seppur di sfuggita molti diversi aspetti della vita, dei sogni e delle speranze che ognuno può avere. La prima parte risulta a mio parere poco cristallina, poiché non è facile inserirsi in una struttura narrativa parecchio complessa: quando si comincia a capire cosa accade, il tutto migliora di moltissimo.

Voto: 8,5. Non vado più in alto solo perché la parte iniziale entra con difficoltà: la qualità del prodotto è tuttavia fuori discussione.

Consigliato a: chi ama le storie sentimenali o d’amore, ma non vuole le solite pataccate melense; chi vuol personaggi sostanzioni e interessanti; chi ammira la gente che ha la pazienza di perseguire un obiettivo per l’intera vita… e oltre.

 

Hyakko 14 Giugno 2009

Archiviato in: Nippon Animation — khorn3 @ 10:15
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Quattro neo-amiche in una classe tutta particolare:

Hyakko

Ayumi, Tatsuki, Torako e Suzume sono quattro nuove scolare di un immenso liceo: a causa di vari contrattempi (e principalmente per colpa di Torako) si ritrovano sgridate tutte quante insieme, e scoprono anche di essere della stessa classe. Inizia così un’amicizia tra personalità diversissime, ma che con il tempo pare consolidarsi: a questo punto, tuttavia, il resto della classe inizia a farsi notare…

Va detta subito una cosa: questo è un divertente slice of life nel più classico dei termini. Gli amanti di questo genere inizino già a procurarselo, chi non li ama lasci perdere subito: questo è al 100% appartenente a tale genere.
In quanto tale, non esiste una vera e propria storia dietro agli avvenimenti, ma essi sono parte della vita della classe 1-6.

Come è chiaro, non essendoci una storia devono essere i personaggi a tenere in piedi la baracca: in questo caso si può dire che ce la fanno in maniera egregia. Inizialmente pare che il mondo si chiuda sulle quattro iniziali protagoniste, e soprattutto sui litigi Torako/Tatsuki: fortunatamente, dopo poco si inizia a far la conoscenza di tutti i particolari elementi che girano nella scuola, e le loro caratteristiche influiscono anche sulle dinamiche di comportamento all’interno del principale quartetto.
L’opera di personalizzazione delle protagoniste e delle comprimare (e il paio di comprimari) è infatti egregia: alcuni sono i classici personaggi che ci si aspetta di trovare in una serie simile, ma altri sono quantomeno inusuali e fanno iniziare a ridacchiare anche solo quando compaiono a schermo senza nessun ruolo effettivo nella scena principale.
Anche la scelta artistica, di cui si parla anche sotto, ha la sua importanza: a parte i personaggi in sé, tanti piccoli dettagli aggiungono comicità alla comicità. Un docente che piange sangue a seguito di immani beceraggini da parte di qualche alunno, lingue che si trasformano in serpenti quando la rabbia diventa estrema e via dicendo, se usati in maniera azzeccata possono essere elementi che prendono una buona battuta e ne fanno una ancor migliore: in questo caso, ce la fanno benissimo proprio perché non sono espedienti usati troppo spesso, e quindi non cadono nella banalità.

L’umorismo è infatti un altro lato particolarmente curato in Hyakko: raramente ci si trova a sghignazzare (anche se un paio di forti risate me le ha strappate qui e là), ma le continue buffe situazioni portano ad un’aura generica di divertimento e allegria che, a parte un breve ma sicuramente non fastidioso periodo quasi alla fine, fanno guardare le puntate con il sorriso.

La grafica è tecnicamente nella norma per essere un anime del 2008, ma un grosso lavoro di caratterizzazione è stato fatto anche a livello di disegno sui vari personaggi: questo è molto importante perché in questo modo si enfatizzano i vari caratteri presenti, portando ad una miglior riuscita degli sketch.
Il sonoro è gradevole sebbene non eccelso: piacevole opening e simpatica ending, che tuttavia non eccellono particolarmente.

Insomma, che altro dire di Hyakko? È un buono, buonissimo, ottimo slice of life. È un genere nato in tempi relativamente recenti, e quindi è parecchio difficile da realizzare poiché non può basarsi su molti esempi collaudati: in questo caso, tuttavia, la Nippon Animation è riuscita a prendere molti spunti dai lavori precedenti e creare un riuscitissimo mix che fa arrivare all’ultima delle 13 puntate con il pensiero di “già finito? Ne voglio ancora!”.

Voto: 8,5. La nota non inganni: per gli amanti del genere, è assolutamente imperdibile. Non va più in alto solo perché è un genere estremamente settoriale, che non piace a moltissimi.

Consigliato a: chi adora altri lavori come Hidamari Sketch, Ichigo Mashimaro o Lucky Star; chi si diverte con un po’ di citazioni tratte da vita reale e, in parte, dagli anime; chi vuol vedere, entro i primi dieci minuti di puntata 1, caviglie quasi rotte e aggressioni ad ignari docenti.

 

Comic Party 9 Giugno 2009

Archiviato in: Oriental Light and Magic — khorn3 @ 10:08
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Un giovane studente trascinato nel mondo dei doujin:

Comic Party

Kazuki è un normale studente di Tokyo, che negli anni ha dimostrato bravura nel disegnare. Il suo iperattivo amico Taishi decide quindi di reclutarlo a forza per il suo progetto: creare un doujin (manga amatoriale), e con esso conquistare il mondo! Chiaramente bisognerà tuttavia iniziare dalle manifestazioni locali, per farsi un nome ed imparare l’arte. Le tredici puntate seguono pertanto le storie del duo di amici e del loro entourage di appassionati… nonché la disperazione di Mizuki, la loro amica che proprio non sopporta l’ambiente otaku!

Il punto principale, ovviamente, è l’aspetto della creazione di un doujin. Fin quasi alla fine, esso è abbastanza ben realizzato: si vengono a sapere tanti piccoli aspetti del funzionamento di una manifestazione come il Comiket, il processo creativo è abbastanza ben creato, e quando vengono spiegati i modi di vendere ed attrarre i clienti pare di essere ad una lezione di marketing. Non si scende mai troppo nel dettaglio o troppo nel tecnico, in fin dei conti non è un anime per esperti del campo, ma un po’ di roba utile si riesce a trovare.
Purtroppo, nel finale tale aspetto viene un tantinello a cadere: creare un doujin da zero in sette giorni, crearne le copie con la più marcia delle fotocopiatrici, aggraffarlo tutto all’ultima notte e poi presentarsi con il presunto capolavoro ad una manifestazione pare quasi insultante per chi un simile lavoro lo fa davvero. In altri anime come Genshiken si può rilevare molto meglio la passione, la fatica e la costanza che ci vogliono per una simile attività: qui nel finale viene tutto un po’ sminuito, un po’ come se creare un doujin fosse un lavoro che chiunque può fare.

La pseudo-romance che si “sviluppa” tra Kazuki e Mizuki è quantomeno insopportabile: segue le peggiori abitudini dei più scarsi anime, facendo venire il nervoso e basta.
Infatti, il punto più debole di Comic Party sono proprio i suoi personaggi: ci si ritrova con un protagonista dalla spina dorsale fatta di pastafrolla, il suo amico che fa solo venir voglia di investirlo con un’auto ogni volta che parla, l’amica d’infanzia che ama segretamente il protagonista ma non sa come dirglielo,… tutto questo porta solo ad un appiattimento di qualsiasi problematica, ed infatti le puntate in cui l’attenzione si sposta dai doujin allo “sviluppo personale” sono bruttine e noiosette.

I disegni sono abbastanza squallidi: nel 2001 si poteva fare di molto meglio. Anche le musiche non restano per nulla impresse, con opening ed ending mediocri.

Insomma, un fallimento? Beh, non del tutto. Le parti più “tecniche” e quelle legate alle manifestazioni in sé sono fatte in maniera simpatica e fanno vedere un seppur minuscolo scampolo del mondo del disegno amatoriale in Giappone; è un vero peccato che non ci siano dei personaggi consistenti a reggere la situazione, e molto potenziale rimane inespresso.

Voto: 6. Concedo la sufficienza solo perché si va a toccare il mondo otaku che tanto mi sta simpatico… anche se non sempre gli si fa onore.

Consigliato a: chi vorrebbe tanto andare al Comiket, ma non si può permettere un viaggio in Giappone; chi vuol sapere le varie fasi della creazione di un doujin; chi vuol farsi tirare i nervi da un personaggio con il dialetto di Osaka più forte che si sia mai sentito.

 

Michiko to Hatchin 7 Giugno 2009

Archiviato in: ManGlobe — khorn3 @ 08:48
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La storia di un viaggo nel Sudamerica, alla ricerca di un uomo introvabile.

Michiko to Hatchin

Michiko Malandro è una detenuta di un carcere di massima sicurezza, a causa dei suoi mille guai con la legge. Hana Morenos è una bambina orfana adottata dalla famiglia di un prete, che la tratta peggio di un cane: è lo zerbino di casa, e non può permettersi di dire nulla.
Michiko riesce ad evadere dalla prigione per mantenere una promessa fatta al padre di Hana, del quale lei fu innamorata: proteggere la figlia ad ogni costo. Lei non crede tuttavia che Hiroshi Morenos sia morto come hanno annunciato i giornali: una volta recuperata Hana (ribattezzata Hatchin), le due partono alla ricerca di tracce che portino all’attuale locazione di Hiroshi.

La prima cosa che colpisce, sin dai primissimi minuti, è l’ambientazione: è raro che un anime sia ambientato fuori dal Giappone, e ancora più raro è che sia ambientato in un paese immaginario che rispecchia in tutto e per tutto il Brasile o i paesi adiacenti. L’ambientazione è fatta benissimo, e gli autori hanno accuratamente ricreato un ambiente credibile: le insegne sono tutte in spagnolo, la colonna sonora (di cui parlerò più avanti) è cantata nelle lingue del luogo e ne segue lo stile, e via dicendo. Ci sono inoltre alcuni tratti superlativi, che creano un mix unico: ad esempio la Vespa sovradimensionata e sovralimentata di Michiko, oppure la capigliatura immensa di Atsuko, o ancora il fatto che le auto della polizia sono dei maggiolini.

Dopo aver espresso la soddisfazione per l’ambiente in cui Michiko to Hatchin è ambientato, passiamo alla trama: qui alcuni problemi iniziano a farsi notare. Si capisce sin da subito che è una serie “on the road”, con un viaggio che dura per tutte le ventidue puntate. Si deve tuttavia purtroppo constatare che questa serie è vittima della stessa pecca che toccava Samurai Champloo (creato dalla stessa casa produttrice, e si nota parecchio): un inizio al fulmicotone, dei personaggi carismatici, un’idea originale, un’ambientazione con possibilità infinite… e poi per tutta la serie non succede nulla di particolare. Qui è la stessa cosa: dopo il primo paio di puntate si fa la conoscenza con i vari personaggi ed essi sono ben realizzati, ma poi le vicende che capitano durante il viaggio non portano alcun effettivo cambiamento alla trama, che per tutto il tempo rimane unicamente “trova Hiroshi”, con le due poveracce che viaggiano verso nonsisacosa.
Il finale, inoltre, è stato per me molto deludente: non dico che non me l’aspettassi, ma dopo 22 puntate di inseguimento si poteva sperare in qualcosa di più.

I protagonisti, in un anime di questo genere, sono il punto focale della situazione: essendo sempre in viaggio pochi elementi esterni possono esser mantenuti lungo la serie, e quasi tutto il tempo ci si ritrova a guardare Michiko e Hatchin. Inizialmente il loro rapporto è estremamente conflittuale, anche perché hanno due caratteri diametralmente opposti, ma alla fine (come prevedibile) si sviluppa un sentimento molto simile a quello madre-figlia. Il percorso per arrivarci, tuttavia, non è molto chiaro: non c’è mai alcun vero sviluppo tra di loro, che quando sono a contatto irrimediabilmente litigano ma che quando son lontane si cercano. Questo è uguale all’inizio della serie come alla fine, inficiando pertanto tutto un possibile discorso di sviluppo personale, che c’è ma è molto minore di quanto avrebbe potuto essere. Bisogna però dire che quando si trovano ad avere a che fare con le loro specialità (Combattimento ed intimidazione quelle di Michiko, diplomazia e cucina quelle di Hatchin), sono un piacere da vedere in azione.

I co-protagonisti (Satoshi, Atsuko e via dicendo) agiscono in maniera abbastanza erratica ed incomprensibile: la poliziotta si mette ad aiutare Michiko dopo aver passato anni a ridere di lei in cella, per poi metterle i bastoni tra le ruote ed in seguito aiutarla di nuovo; Satoshi vuole uccidere tutti, poi li vuole aiutare, poi li vuole ri-uccidere,… questi continui cambi di logica lasciano spiazzati, e non si riesce mai bene a capire che cosa pensano i personaggi.

La serie, oltre che essere di viaggio, è abbastanza incentrata sull’azione: questa è di ottimo livello, i combattimenti sono fatti molto bene e sono piacevoli da guardare: ne avrei addirittura preferito un maggior numero, perché quando Michiko si mette a menare non c’è speranza per nessuno!

Il disegno è particolare, e per i miei gusti molto piacevole: come detto, l’animazione è brillante (d’altra parte, già nel 2004 con Samurai Champloo i personaggi erano animati benissimo).
Le musiche sono un grande punto a favore di questo anime, dato il grande lavoro di adattamento all’ambientazione di cui parlavo prima. Musiche molto strane per un anime, ma fors’anche per questo molto belle. L’unica canzone un po’ fuori dal contesto è l’ending, ma è perdonabilissimo.

Insomma, alla fine del viaggio cosa rimane? Ottima domanda. Rimane secondo me una serie dalla buona idea, con degli sprazzi molto piacevoli (alcuni rari scambi di frasi tra Michiko e Hatchin sono soprendentemente azzeccati), ma che avrebbe potuto diventare molto meglio se si fosse lavorato di più su trama e personaggi. Rimane comunque piacevole da guardare ed i 23 minuti di durata delle puntate volano con velocità.

Voto. 7. Piacevole, ma poco più. Per una serie che parla di un viaggio, El Cazador de la Bruja è sicuramente meglio riuscito.

Consigliato a: chi ama i road-movie; chi apprezza le protagoniste che sanno farsi rispettare; chi vuol vedere un personaggio in un anime che non sa il giapponese, e si perde nel quartiere giapponese di una città.

 

Hikaru no Go 3 Giugno 2009

Archiviato in: Pierrot — khorn3 @ 10:27
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È possibile creare un anime di settantacinque puntate su di un gioco sedentario come il go? Pare di sì!

Hikaru no Go

Hikaru è un normale ragazzino di undici anni. Un giorno, mentre sta frugando con una sua amica nel ripostiglio del nonno, vede una vecchia e polverosa tavola di go: stranamente essa ha su una macchia che solo lui può vedere… poco dopo aver notato questo dettaglio, si manifesta dinnanzi a lui lo spirito di Sai. Egli fu un abilissimo giocatore dell’antico Giappone, che centinaia di anni prima aveva accompagnato Shuusaku (il più leggendario giocatore di go di tutti i tempi); vedere la macchia sulla tavola da go vuol dire essere predestinati ad un grande successo in tale disciplina. Peccato che Hikaru non sappia nemmeno da che parte si comincia a giocare… inizia pertanto la loro avventura nel mondo di tale riflessivo gioco, inizialmente per accontentare la voglia di giocare di Sai -e il suo desiderio di riuscire a trovare la Mossa Divina- ma in seguito anche per vedere i progressi straordinari che Hikaru riesce a fare, una volta trovato un obiettivo da perseguire.

La storia di per sé non è nulla di eccezionale, ma da una buona base per spiegare il motivo per il quale Hikaru si interessa al go: inoltre, avere uno spirito come Sai con lui ventiquattr’ore al giorno rende anche molto più credibili i pazzeschi progressi nella sua abilità di gioco (non dimentichiamo che lui è predestinato, dopotutto, e avere Sai che insegna ogni giorno è il meglio del meglio!).
Sin da subito si capisce chi sarà l’antagonista indiretto nell’intera serie: Akira, il prodigioso figlio del più grande giocatore vivente di go, che viene stracciato dall’abilità di Sai (nascosto dietro le fattezze di Hikaru per ovvi motivi).
Un’altra cosa molto piacevole è che in un anime di go si parla di go, e non di mille altre cose: niente storie d’amore, niente problemi vari che complichino tutto, quasi nessuna interruzione dal seguire il proseguire attraverso i vari gradi verso il professionismo. Il fatto stupefacente è che nonostante il go sia un gioco che definire lento è dir poco, e nonostante 75 puntate siano tante da riempire, le uniche puntate che sembrano davvero lente sono quelle in cui non si gioca! Ottimo lavoro è infatti riconoscibile nel rendere interessante e dinamico uno sport che non lo è per nulla; la decina di puntate verso la fine in cui Hikaru decide di non giocare più a go sono infatti di gran lunga i più noiosi. È vero che era un passaggio necessario per la crescita del personaggio, ma avrebbero potuto comprimerlo e ricominciare a giocare prima!
Per fortuna il finale e il successivo OVA puntano più al gioco e meno alle chiacchiere: sebbene la serie non finisca per nulla (il manga è andato avanti per diversi ulteriori capitoli), si giunge ad una “conclusione” abbastanza soddisfacente – sebbene sarebbe stato interessante vedere il torneo delle tre nazioni che si stava prospettando all’orizzonte!

Parlando di personaggi, bisogna dire che uno dei lati più interessanti è il rapporto tra Hikaru e Sai. Raramente capita che due menti debbano dividere lo stesso corpo in tal modo, e in Hikaru no Go i contrattempi non passano di certo inosservati: come può un ragazzino di unidici anni giocare come il più esperto dei professionisti? Inoltre, quando Hikaru decide di imparare sul serio a giocare e seguire la via di Akira, la gente attorno a lui vede un peggioramento abissale: da genio diventa l’ultimo della classe, perché deve imparare da zero. Questa è una “macchia” che lo segue lungo tutta la serie, e di certo fa onore al rigore logico seguito dagli altri personaggi.
I coprotagonisti sono ben studiati, sebbene non molto profondi: il loro avvicinarsi ed allontanarsi ad Hikaru non è dettato da stupide scuse quali un trasloco o un nuovo studente, che sono dei pretesti oramai vecchi.
In questo caso, invece, questo segue le vicende e i successi/insuccessi del protagonista: quando punta al professionismo deve per forza abbandonare il vecchio club di go, e i personaggi ad esso correlati passano ovviamente in secondo piano; quando passa gli esami, chi non ce l’ha fatta rimane indietro e via dicendo. Questo è valido anche per le nuove sfide ed i nuovi incontri.

Il disegno inizialmente è davvero terrificante, e verso la fine diventa quasi accettabile: decisamente lo Studio Pierrot in questo ambito non si è sforzato per nulla. Le musiche sono invece fatte in maniera apprezzabile, con opening/ending simpatiche e musiche durante le puntate che aiutano a creare un’atmosfera più dinamica ed evitare l’”effetto-mortorio” che una normale partita di go potrebbe avere sull’osservatore casuale.

Insomma, cosa pensare di Hikaru no Go? È sicuramente una serie lenta e calma, ma non arriva quasi mai al punto di diventar noiosa. Presenta uno splendido gioco come il go in maniera istruttiva e piacevole, portando nel contempo personaggi interessanti e sfide avvincenti.
Va inoltre segnalata la SPETTACOLARE idea, alla fine delle puntate, di inserire un piccolo angolo gestito dall’avventente professionista di go Yukari Umezawa, che puntata per puntata parte dalle regole più semplici fino a dare consigli sul controllo del territorio e sulla gestione degli attacchi nemici sul campo di battaglia del go. Questo aiuta a capire meglio cosa succede durante le puntate, dato che non è particolarmente divertente vedere i personaggi trasalire per una mossa di cui non si comprende assolutamente il senso, ed inoltre insegna anche ai più profani la base del gioco.
Senza contare che lei è un gran bel vedere, ovviamente.

Voto: 8. Ha i suoi alti e bassi, ma fare così tante puntate senza diventar noiosi è un pregio notevole.

Consigliato a: chi ama i giochi da tavola; chi non cerca folle azione, ma si accontenta anche di qualcosa di più riflessivo; chi vuol sapere, d’ora in poi, con quale nick entrare in una partita online di go/shogi.

 

Kite 1 Giugno 2009

Archiviato in: Arms Corporation — khorn3 @ 10:17
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Violenza, criminalità, pistole e vendetta.

Kite

Sawa è una liceale a cui sono stati ammazzati i genitori. È in seguito stata presa in custodia Akai, un loschissimo figuro che lavora in polizia ma segretamente gestisce un gruppo di assassini. In seguito alla promessa di trovare gli assassini dei suoi genitori, inizia anche lei ad uccidere per mestiere: ma oltre ad approfittare di lei, Akai si interessa del caso? Cosa si nasconde dietro ai gesti dei vari personaggi? Chi ha in mano la verità?

Va innanzitutto detta una cosa: di Kite sono reperibili due versioni, una censurata e director’s cut. La prima dura circa 45 minuti e taglia tutte le scene di sesso esplicito, che invece nella seconda ci sono e ammontano a circa una decina di minuti: se del caso, quindi, reperite il file che più si addice ai vostri gusti. Nella versione censurata, comunque, non viene tagliato alcun elemento della trama.

Parlando di trama, la stessa è molto semplice. A ben pensarci ci sono anche alcuni buchi nella storia (che non svelerò per evitare spoiler), ma dopotutto si inizia a vedere Kite con l’intenzione di guardare un’oretta di violenza, corpi che esplodono e pungiglioni che trafiggono arti: di certo non ci si mette a cercare chissà cosa nella narrazione. Va tuttavia detto che nella seconda parte ci sono un paio di momenti in cui si rimane decisamente spiazzati, e il finale lascia asssolutamente di sasso: questo è un punto secondo me positivo.

I personaggi sono parecchio caratterizzati ma molto poco sviluppati: si capisce subito chi sono i bastardi (anche se verrebbe da dire “tutti”, visto l’ambiente in cui ci si trova), ed essi si comportano come tali. Anche la protagonista non è certo un personaggio che parla granché, ed infatti buona parte del tempo lo passa sparando o infilzando qualcuno.
Parlando di violenza, si può di certo dire che le scene d’azione sono ben fatte: sono poco credibili in alcuni punti, ma la spettacolarità compensa la mancanza di realismo in maniera più che abbondante. I proiettili esplosivi sono un punto aggiuntivo a favore dello splatter, che regna incontrastato in Kite. Data la grande violenza, anche la versione censurata è pertanto sconsigliata agli impressionabili e ai più giovani: anche senza le parti di sesso, rimane una produzione destinata ad un pubblico adulto.

I disegni, per essere del 1998, non sono malaccio: non sono nulla di che, ma le carenze nel disegno e nell’animazione “normale” spariscono quando la gente inizia a menarsi. In questo, Kite non si distanzia da Mezzo DSA, altro prodotto degli stessi creatori.
Il sonoro è invece praticamente inesistente: nessuna opening, nessuna ending, nessuna musica particolare. Non valutabile.

Insomma, perché guardare Kite? Beh, per avere tre quarti d’ora di sangue, cattiveria e tradimento (e sesso, a dipendenza se è la director’s). Io non posso negare di essermi divertito e, nonostante riconosca tutte le limitazioni di un prodotto certamente lontano anni-luce dalla perfezione, devo dire che son stato contento di aver dato una possibilità anche ad un prodotto usualmente fuori dai miei standard.

Voto: 7,5. Bang, bang! Aaargh! Bastardo! Bang bang! Zack!

Consigliato a: chi adora l’ultraviolenza; chi non si offende per qualche scena di sesso (o non ha i genitori che guardano da dietro la schiena); chi vuol scoprire quale è il personaggio di Hollywood che ha un gemello segreto.

 

Nausicaä of the Valley of the Wind 31 Maggio 2009

Archiviato in: Studio HIBARI — khorn3 @ 11:44
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Il primo lavoro dello studio Ghibli: la nascita di un mito.

Nausicaä of the Valley of the Wind

Ci troviamo in un lontano futuro. Mille anni fa la tecnologia collassò su sè stessa, causando quasi l’estinzione del genere umano. Ci si ritrova ora in un mondo principalmente desertico, dove una foresta composta di spore e funghi velenosi e mefitici, che avvelenano chiunque ci si avvicini e che sono la casa di immensi insetti.
La valle del vento, di cui Nausicaä è la principessa, è fortunatamente immune alla desertificazione creata dalla foresta della rovina, come viene comunemente chiamata: il vento che arriva dall’oceano e soffia costantemente tiene lontane le spore, e permette alla tranquilla comunità che la abita di rimanere relativamente al sicuro.
Purtroppo la pace non è destinata a durare per sempre: un velivolo militare un’altra nazione si schianta nella valle, portando con sé il pericoloso cargo che aveva a bordo: l’embrione di uno dei giganti che portarono i Sette Giorni di Fuoco, i giorni in cui la civiltà venne totalmente distrutta. A questo punto, la pacifica gente della valle del vento viene assaltata da un esercito desideroso di mettere mano ad un potere così gigante… ma per cosa? Sconfiggere le altre nazioni o combattere la foresta della rovina? E a quale costo?

La prima cosa che colpisce di questo film animato della durata di due ore è l’ambientazione: ci si ritrova in un mondo simil-medioevale, che viene tuttavia arricchito da elementi di tecnologia moderna e di fanta-tecnologia. Può parere strano e discordante, ma l’ambiente che si crea è magico e sin dai primi minuti fa calare perfettamente nel mondo di fantasia che ci viene presentato.
Andando avanti nella storia, ci si rende conto di quanta attenzione sia stata prestata al singolare ecosistema in cui ci si ritrova: la spiegazione relativa alle motivazioni degli insetti e della stessa foresta della rovina è geniale e credibilissima.

La storia è semplice, ma non per questo banale: Nausicaä vuole semplicemente che la sua gente possa vivere in pace, e si batte fino all’ultimo per tale scopo e per convivere con la natura che li circonda. Il modo in cui lei fa di tutto per il suo popolo è notevole, e aggiunge ulteriore interesse alla trama. In fin dei conti il ritrovamento del gigante risulta essere solo una specie di pretesto per inviare l’intera serie di avvenimenti, e il piacere sta nel seguire l’avventura che i personaggi vivono. Bisogna dire che il tono è molto serio: non c’è sangue o violenza esplicita, ma di gente – anche innocente – ne muore parecchia, e l’intera storia vede la protagonista affrontare gravi problemi e difficili decisioni.
Forse il finale risulta un po’ affrettato, ed è un po’ un peccato: sarebbe stato simpatico avere una conclusione che arrivi meno di corsa, ma ciò non risulta fuori posto al punto da infastidire.

Parlando dei personaggi, Nausicaä fa chiaramente la parte del leone essendo la protagonista: tiene perfettamente lo schermo, è simpatica, positiva, intelligente: è la protagonista perfetta. Sa quel che deve fare e non si fa scoraggiare dalle avverse circostanze, lavorando con costanza per raggiungere quanto necessario per raggiungere il miglior risultato possibile.
Anche gli altri personaggi “buoni” sono gradevoli. Partendo dai vecchiettini per arrivare al superspadaccino, essi vengono presentati solo in maniera parziale ma quanto si vede basta per far capire che non sono solo comparse usate per riempire lo schermo.
Sui “cattivi”, invece, bisogna dire che qualche lieve carenza c’è: della principessa Kushana non si riesce in definitiva a capire l’esatta attitudine, ed è un peccato poiché inizialmente sembrava un personaggio con ampie possibilità di sviluppo. Idem si può dire del suo viscido tirapiedi, che trama nell’ombra ma alla fine non combina nulla per tutta la serie.

La grafica è decisamente datata: questo film ha oramai venticinque anni, e qui e là si nota. Va tuttavia segnalato che, sebbene l’animazione non sia il top, alcuni disegni sono quasi mozzafiato.
Le musiche sono curatissime e molto, molto piacevoli e azzeccate.

Che altro dire di Nausicäa e la Valle del Vento? Poco altro, credo: è un anime che non offre tematiche illuminanti (se non, forse, una riflessione sulla stupidità della guerra), non ha una trama elaborata e ubriacante, non ha chissà quale rivlelazione in sé. È tuttavia un’Avventura con la A maiuscola, che per due ore fa sognare in un mondo diverso, con una meravigliosa protagonista e una natura che, dopotutto, forse non cerca unicamente di uccidere l’uomo, nonostante ciò che esso ha fatto a lei.

Voto: 9. Vedendo gli anni trascorsi, ha tenuto benissimo il passare del tempo: adoro gli anime fatte dai sognatori per i sognatori.

Consigliato a: chi vuol vedere com è nato il mito di Miyazaki; chi apprezza storie semplici ma intriganti; chi si chiede quanto può essere figo un vecchietto con barba bianca e due spade.